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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

03/06/19

SAN GIORGIO A CREMANO - "Da Massimo in poi...". Il 4 giugno, la presentazione del progetto "Una cineteca per la Campania" a Villa Bruno


SAN GIORGIO A CREMANO  -  Una giornata intera dedicata al grande MassimoTroisi e il progetto di una Cineteca per la Campania che digitalizzerà il ricco patrimonio cinematografico di proprietà dell'Ente. Sono gli eventi che l'amministrazione,  guidata dal sindaco Giorgio Zinno, attraverso l'assessore alla Cultura Pietro De Martino, mette in campo nella ricorrenza del 25esimo anniversario della scomparsa dell'illustre attore, il 4 giugno.  
Nel ricordo del compianto cittadino saranno due gli appuntamenti previsti martedì 4 giugno.  Il primo alle ore 10.00 presso il cimitero cittadino, dove si svolgerà la consueta cerimonia pubblica con la deposizione di fiori sulla tomba a lui dedicata. Di pomeriggio, alle ore 18.30  cittadini, appassionati e amanti di Massimo e del suo cinema sono invitati nella biblioteca Padre Alagi, in Villa Bruno per l'evento: "Da Massimo in poi..."
Un incontro che va oltre il ricordo di Massimo. Infatti prima vi sarà un commosso ritratto dell'attore , del suo successo professionale e della sua vita privata con immagini e interviste inedite, alla presenza di Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale italiana dell'Università Federico II di Napoli. Successivamente, grazie all'associazione OCV (Osservatorio Cinematografico Vesuviano), verrà proiettato il primo corto digitalizzato nell'ambito del progetto "Una Cineteca per la Campania". Si tratta di una delle prime opere del regista premio Oscar, Paolo Sorrentino che partecipò al Premio Massimo Troisi nel 1998.
Un evento che introduce la più ampia e prestigiosa attività che l'Osservatorio, presieduto da Alessandra Borgia, sta realizzando per la città di San Giorgio a Cremano e che consiste nella trasformazione in digitale di tutte le pellicole, tra cui lavori inediti realizzati da registi, oggi noti e pluripremiati come Paolo Sorrentino appunto, Saverio Costanzo - autore dell'Amica Geniale, Paolo Virzì ed Edoardo De Angelis. Tutti artisti che hanno partecipato nel corso degli anni alle diverse edizioni del Premio Troisi e i cui lavori sono ora di proprietà dell'ente, costituendone un immenso e inedito patrimonio culturale.
Nel corso dell'incontro "Da Massimo in poi..."   saranno proiettati anche altri due corti, tra cui quello di Pasquale Cangiano, giovane regista sangiorgese che con il suo "Le Sconfessioni",  è stato selezionato per progetti di legalità nelle scuole italiane.   
E non è tutto. Durante l'evento verrà anche annunciata la prima edizione del "Cremano Film Festival", una kermesse che l'amministrazione realizzerà con l 'obiettivo di mettere in evidenza le capacità e i talenti cinematografici del territorio, arricchendo sempre più la schiera di artisti e professionisti nostrani. 
"Questa ricorrenza è l'occasione per raccontare i progetti che stiamo realizzando nell'ambito cinematografico e culturale - spiega il sindaco Giorgio Zinno. Un patrimonio di tutti che resterà per sempre in eredità alla città e che pertanto deve essere valorizzato e preservato. Troisi rappresenta indubbiamente un'eccellenza che può fare anche da volano per il riconoscimento di un più ampio patrimonio artistico sviluppatosi nella nostra città.  "Massimo Troisi non era solo un attore - aggiunge Pietro De Martino - e non era solo un comico. Le sue doti artistiche investono anche la regia, la scrittura e la drammaturgia. Per questo intendiamo offrire una visione più ampia e completa della sua grande genialità. perchè come disse Ettore Scola, "Era un intellettuale che restituiva nobiltà all'animo meridionale".

01/06/19

LIBRI - L'emozione di "Una furtiva lacrima", tra struggimento e disincanto

di Maria Ricca

BENEVENTO - Una serata speciale per un libro speciale. È “Una furtiva lacrima”, primo romanzo del drammaturgo e regista Manlio Santanelli, al centro dell' incontro promosso alla Libreria Guida dalla giornalista Elide Apice ed animato dall'intensa e funambolica interpretazione di Roberto Azzurro. Dopo l'introduzione, gli interventi  di chi scrive e del dott. Lucio Luciano, direttore dell'Asl n.1, che ha analizzato nel profondo i nuclei tematici dell'opera. Che si legge tutta d’un fiato, com’è  nello stile perfetto del romanzo nato dal “flusso di coscienza”. Ed è un ultimo lungo incontro fra Maestro ed allievo, che diventa una sorta di percorso, quasi un romanzo di formazione, per il protagonista che vive, suo malgrado, una sorta di avventura e finisce per ritrovare se stesso.
Manlio Santanelli, con una scrittura intensa ed accattivante, leggera e travolgente, coinvolge il lettore nel viaggio ideale compiuto dal personaggio, Giorgio Rinaldi, giovane, ma non giovanissimo collaboratore del Maestro Tarquinio Follini, regista ed autore.
E l’immedesimarsi  con il protagonista è inevitabile.
Chi legge entra effettivamente nella vicenda e segue i passi di Giorgio Rinaldi, come nello scorrere di un film, come seguito dalla macchina da presa, che sono gli occhi di chi guarda, ne avverte i turbamenti, non può fare a meno di condividerne emozioni e sensazioni.
Ma andiamo con ordine.
Giorgio Rinaldi, il protagonista, è un uomo disincantato, che ne ha viste già troppe. Lavora nel mondo del cinema, dove, come a teatro, si è detto,  tutto è finto,  ma niente è falso. E’ al fianco di Tarquinio Follini, suo maestro e mentore, in un mondo difficile a cui Giorgio approda, sfuggendo alla grigia esistenza tranquilla di impiegato da posto fisso, in cui l’accorata attenzione dei genitori, del padre, soprattutto, avrebbe voluto relegarlo.
E’ al mare, ad Ischia, con la frivola Linda, quando è raggiunto dalla telefonata che nessuno vorrebbe mai ricevere.
Gli amici lo avvertono che Tarquinio è in Normandia, a Caen, in una “clinica della speranza”, dove è approdato, per tentare le ultime cure per la più innominabile delle malattie. E’ verosimilmente il suo ultimo viaggio. Anche Flora, la compagna, lo ha lasciato al suo destino. Gli amici si dileguano. Tocca a Giorgio raggiungerlo.
Arriva, in effetti,  il momento di restituire quanto ottenuto dalla vita,  e Giorgio parte.
L’arrivo nel paesino francese dove si apre l’asettica clinica, un Ospedale Santuario, ove Giorgio può soggiornare per restare accanto all’amico, è l’approdo in una realtà sospesa, dove tutto appare lieve, dove le infermiere sono amorevolmente professionali, angeli che si muovono per alleviare le pene altrui ed hanno una soluzione per tutto.
Certo non vi è umanità, nel senso in cui siamo abituati ad intenderla, tutto  regolato da un preciso “do ut des”, economicamente parlando, ma  il confronto con la sanità nostrana è impietoso.
Da noi, si sa, almeno nella sanità pubblica, spesso l’individuo comune che approdi ad un nosocomio, si trova a fare i conti con una sorte di girone dantesco, malgrado la professionalità dei medici e la buona volontà degli infermieri.
Il compito di Giorgio è difficile, ma non impossibile e lui riesce a restituire al Maestro qualche ora di buonumore, ricordando aneddoti divertenti del loro passato comune, sopportando la sua drammatica ironia, “Sto morendo al di sopra delle mie possibilità”, dice, ad esempio Tarquinio, e così via.
Si immagini quale può essere il loro rapporto:  come si legge nelle note critiche,  Giorgio è un  intellettuale meridionale, Tarquinio è  meneghino di nascita,  ma è aperto agli stimoli di una cultura internazionale, i due si intendono a meraviglia. Vi è una complicità goliardica, ma sempre rispettosa, reciprocamente, e c’è ancora la voglia di commentare tutto, dalla bellezza delle infermiere che si alternano al capezzale dell’ammalato, alle vicende del loro passato, in un’amara consapevolezza di cose dette e non dette.
In serata Giorgio è accolto dalla virginale bellezza del letto candido che è riservato a lui, nella camera degli ospiti, nella quale si trattiene fino a notte fonda per scrivere le sue sceneggiature, modificare copioni, e così via.
Di mattina, però, per gli ospiti, l’ospedale è off-limits. Ed è proprio qui, fuori da quell’ambiente asettico, dov’è costretto a trascorrere le sue mattinate, in attesa di rientrare nel tardo pomeriggio, in clinica dall’amico, c’è un mondo inesplorato che attende Giorgio e le sue esigue finanze. E  di questo mondo il protagonista diviene sempre più consapevole.
Novello Leopold Bloom, Giorgio non si muove attraverso le strade di Dublino come l’Ulisse di Joyce, ma attraverso le vie del sonnolento paesino di Caen /Kon/, quasi impronunciabile, e vive il suo flusso di coscienza.
Non ha nulla da fare, eppure, ogni giorno sperimenta nuove sensazioni.
Innanzitutto c’è un irresistibile duello da combattere, quello che Giorgio ingaggia dapprima inconsapevolmente, poi consapevolmente con il Capitano, per aggiudicarsi  l’unica copia del giornale italiano, che Giorgio vuole portare ogni giorno a Tarquinio, per consolazione…
Il Capitano è l’unico italiano in zona, rimasto in Francia per amore, anche dopo la dipartita precoce della sua compagna e di lui Giorgio diverrà amico e con lui condividerà con lui riflessioni ed ironie.
Altri personaggi curiosi, poi,  popolano l’universo a metà fra la sofferenza e l’anelito alla vita.
Vi è la signora salernitana, che veglia il marito, è che vorrebbe fare della figlia una starlette del cinema e per questo tenta di avvicinare Giorgio, che cortesemente tenta di ridimensionarne le aspettative.
Vi è la seducente infermiera Evelyn.
Vi è soprattutto Mireille, infermiera specializzata anche lei.
E’ con lei che Giorgio entra in contatto. E’ lei che si rivela appassionata cultrice di cinema, è lei che veglia il Maestro Tarquinio ed è con lei che Giorgio, naturalmente, tenta un approccio coinvolgente.
I due si vedono, si incontrano…Ma, ad un certo punto,  Mireille gli rivela inaspettatamente di essere innamorata di Tarquinio, affascinata dalla sua personalità.
“Una furtiva lagrima” , dall’ Elisir d’Amore di Donizetti, come quella che solca il volto di Adina e rivela il suo amore per Nemorino, è la rivelazione della passione per il Maestro, che resta carismatico anche nel proprio letto d’ospedale. La splendida romanza di Donizetti è stata interpretata, alla fisarmonica e in voce da Eduarda Iscaro.
 “Giorgio – si legge -  a quel punto si sentì inspiegabilmente perso.
Dal centro degli eventi che aveva occupato finora realizzò di essere stato scagliato alla sua periferia, la stessa distanza lo separava da Tarquinio come da Mireille, era un attore che per due atti di uno spettacolo ha creduto di manovrarne lo sviluppo e nel terzo si vede relegato al ruolo di generico, se tutto va bene gli toccherà dare l’annuncio di rito. Il pranzo è pronto.”
E’ il terremoto. Quando Giorgio lo rivela al Maestro, quest’ultimo nega con tutte le sue forze l’estrema possibilità offertagli dalla vita
Quasi impazzisce Tarquinio. Si alza dal proprio letto, vaga per la stanza, si agita moltissimo, dà di matto. E’ un crescendo, fin quando non gli viene somministrato un sedativo.
Giorgio si sente profondamente colpevole. Ma è il professor Angelini, l’esimio medico curante di Tarquinio, a spiegare a Giorgio quanto avvenuto.
Semplicemente l’ io del  Maestro, dopo aver salito le scale della vita è arrrivato adesso alla sua parabola discendente, ne è consapevole, è proiettato verso la fine, ed ora non è più disposto a riaprire questo processo.
E, infatti, Tarquinio, a questo punto, chiede, esige con forza di andar via, di ritornare a Roma. Nessuno si può opporre alla sua volontà. Non si può che accontentarlo.
Mireille, che pure, presa dalla sindrome di “Io ti salverò”, si dichiara disposta a curarlo, a seguirlo, ad amarlo nonostante tutto e tutti, dovrà  accompagnare i due uomini per un tratto.
Alla fine Giorgio, rimasto sullo sfondo, descriverà, come in un film, la scena dell’addio fra i due. Il Maestro impaziente di andar via, lei commossa e dolente.
Cambia lo scenario.
Qualche tempo dopo Giorgio  rivedrà Mireille, giunta inaspettatamente a Roma.
Quando lei chiederà perché le sue lettere a Tarquinio non hanno ricevuto risposta e e anzi sono tornate indietro, lui non si sentirà di dirle la verità, ovvero che Tarquinio non l’ha più nominata. Dirà invece che il Maestro, vinto dal Gran Cimento della Morte, poco prima dell’ultimo dell’anno, si era sempre rammaricato di aver avuto l’opportunità di un incontro felice come quello con Mireille solo troppo tardi. Lei pare appagata.
Il resto è naturale. Giorgio e Mireille trascorrono dapprima la sera, poi la notte insieme a casa di lui, si amano, forse si consolano a vicenda, nell’atto fisico.
All’indomani lei parte, per sempre.
“Tout passe, tout lasse, tout casse e tout se remplace”.
Giorgio, alla fine di questo romanzo di formazione,  non è più quello che era all’inizio del libro, è estremamente consapevole del dolore dell’esistenza, della sua fugacità, ma anche della necessità di attraversarla con un filo di sagace ironia.
E senza voltarsi indietro.
Applausi ed in programma la presentazione del nuovo libro di Manlio Santanelli, a breve, dal titolo "Miranda".

29/05/19

SCUOLA E CULTURA - Il Liceo Urbani chiude il "Maggio dei Monumenti" a Villa Tufarelli

di Maria Ricca

S. GIORGIO A CREMANO - Pomeriggio di “full immersion” nella Storia e nella Cultura, per gli allievi della classe IV CS del  Liceo “Urbani” di San Giorgio a Cremano, diretto dalla preside Mariarosaria De Luca.
Scenario la settecentesca Villa Tufarelli, animata dalla folta presenza di docenti e studenti, nell’ultimo atto del percorso collegato all’Alternanza Scuola Lavoro, sul tema “Cittadini del sito Unesco", e inserito nella  manifestazione “Maggio dei Monumenti”. 
Il Sindaco Zinno , l’assessore comunale alla Cultura De Martino, il Sindaco Vincenzo Cuomo di Portici, nell’incontro coordinato dal responsabile dell’Ufficio Stampa del Comune Valeria Di Giorgio, hanno accolto gli allievi del territorio per l'evento, ripreso dalle telecamere di Rai Tre Regione.
Per il Liceo “Urbani” è toccato all’alunno Elia Cortini illustrare il progetto studentesco, che si è proposto di sviluppare nelle nuove generazioni la consapevolezza del valore del grande patrimonio storico dei siti tutelati dall’ Unesco. Con disinvoltura ed entusiasmo, lo studente ha ripercorso, nei tratti salienti, il contenuto delle lezioni, guidate ed articolate dalla docente Loredana Di Franco, sul tema del “Tempo”, che tutto trasforma e tutto deteriora, come le opere d’arte, che però  l’amore e la cura dell’uomo possono riportare a nuova vita. Proprio come è accaduto per “Villa Tufarelli – ha sottolineato l’alunno – che fu costruita per essere bella, ma poi, trascurata, decadde; grazie all’amore, al lavoro e alla passione della famiglia Tufarelli che nella prima metà del '700 la acquistò e la riqualifico, la Villa riconobbe il suo splendore, che ha conservato e che conserva tutt’ora."

Convincente l’intervento, che ha riscosso il plauso unanime. L’invito al Liceo “Urbani” è stato a proseguire nell’impegno nelle prossime edizioni del “Maggio dei monumenti” di  San Giorgio ed in consimili progetti. In quest’ambito gli studenti, anche con la collaborazione delle docenti Maria De Marinis e Roberta Varriale,  hanno svolto inoltre il ruolo di guide per un giorno, dopo aver approfondito ugualmente la storia delle altre dimore del Miglio d’Oro, come “Villa Bruno” e “Villa Vannucchi”. 

15/05/19

TEATRO - Serena Autieri e "La menzogna", per il finale di stagione di Palcoscenico Duemila

di Emilio Spiniello

Al teatro Massimo di Benevento, il duo Serena Autieri e Paolo Calabresi.
“La Menzogna”, una commedia di Florian Zeller, per la regia e l’adattamento di Piero Maccarinelli, ha chiuso la rassegna teatrale “Palcoscenico Duemila”.
L’uno vuol farsi desiderare dall’altro, una coppia che vuole mettere alla prova il sentimento d’amore reciproco. Per questo scattano in scena meccanismi relazionali fatti di  tradimento, verità e menzogna in amore.
I confini e i lineamenti della trama si confondono nella narrazione, che appare soprattutto energica ed intrigante.
Due coppie di amici hanno in comune un aspetto particolare: l’adulterio.
Dietro questi compagni “affiatati”, si nascondono frustrazioni e risentimenti, bugie e sensualità.
Paolo e Alice, Lorenza e Michele, di scena in scena, giocano ruoli opposti rispetto a chi davvero sta mentendo. Lo spettatore si abbandona e non è “obbligato” a distinguere la verità dalla menzogna.
Battute, allusioni, metafore e giri di parole fanno da cornice ad uno spettacolo leggero e piacevole, reso tale anche dalla bravura degli attori in scena, i quali danno piena idea dei loro personaggi ambigui.
Amici – amanti danno corpo ad un intrigo di ipocrisie, paure ed insicurezze.
Platea non pienissima.

14/05/19

IL ROMANZO - “Cento grammi di sole” e quelle scelte di vita, nel segno del coraggio

recensione di Emilio Spiniello

Il romanzo "Cento grammi di sole" di Fabiana Zollo è un regalo per l’anima, soprattutto quella sensibile, quella esposta ai graffi delle delusioni. Annusiamo il paradigma di vicende attuali, che potrebbero riguardare noi tutti. Scelte di vita, certo, a volte difficili, ma sicuramente coraggiose ed inevitabili. Il bivio, in questa seconda fatica letteraria dell’autrice sannita, ci lascia inizialmente spiazzati e senza fiato. Un viaggio che rende partecipe il lettore, lo fa immergere e dubitare di quel vissuto che diviene esperienza e quindi passato. Il sorriso della protagonista ci travolge, ci fa compagnia nella costanza parallela degli eventi, a volte infausti. L’essenza del sorridere, non come mero esercizio abituale, ma vero propulsore di spinta per quella speranza di svolta intrinseca del guardare avanti, oltre l’ostacolo: sempre. Con tenacia e determinazione, Ronnie, la protagonista, attorniata dagli affetti, ci scuote e nel contempo ci rassicura in questo suo percorso di consapevolezza dei suoi sentimenti e delle intime relazioni. Non siamo invincibili nella nostra corazza. Ciò è sottolineato perfettamente dal linguaggio e dalla narrazione impressi, eppure, in “direzione ostinata e contraria”, ci dirigiamo gradualmente verso quello splendore conclusivo, delicato ed intimistico, che ognuno si augura di avere nella propria vita. Un po’ come l’impulso dei brillamenti solari sulla Terra, esplosioni di luce ed energia. Il lettore trova piacevolezza nel modo di essere e di mostrarsi della protagonista, con grazia e freschezza, senza veli o ipocrisie, ma con tutti i dubbi e le insicurezze frutto della giovane età. Per svoltare, forse, «divoriamoci il mondo», abbozzando un sorriso, come ci insegna a fare Ronnie.
Per far si che questo volume diventi realtà e venga stampato è possibile preordinare la copia all’indirizzo https://bookabook.it/libri/cento-grammi-sole/

13/05/19

INIZIATIVE CULTURALI - In ricordo di Aldo Moro e in nome del Maggio dei Monumenti, gli studenti del Liceo "Urbani" protagonisti attivi del territorio

Miriam Tieri, premiata con una borsa di studio
di Maria Ricca

SAN GIORGIO A CREMANO - Aldo Moro. Figura nobilissima del Novecento, martire politico. A quarant’anni dalla morte nasce la volontà di celebrarlo ancora, perché non sia, per i più giovani, solo il protagonista di uno dei tanti capitoli del loro libro di storia, ma un esempio vivo e significativo, nel segno della cittadinanza attiva e del culto delle istituzioni. E infatti proprio i ragazzi,  quando si riesce in loro ad accendere la scintilla dell’interesse per i protagonisti delle vicende nazionali più significative, rispondono in maniera attiva ed appassionata.
Angelica Visco, premiata con una targa
E’ accaduto agli studenti del Liceo Statale “Urbani”, retto dalla dirigente Mariarosaria De Luca, che durante l’anno scolastico hanno incontrato Giorgio Balzoni, giornalista parlamentare ed allievo dello statista, autore del volume “Aldo Moro, il professore”, in cui si ricorda lo spessore umano e politico dell’onorevole e soprattutto il bel rapporto che seppe instaurare con i suoi allievi. Un modello per docenti e discenti di ogni età e tema ideale per il  concorso di idee rivolto ai giovani e bandito dal Centro Studi Genovesi, con la Pro loco del Comune.
Concorso "Aldo Moro"
Sabato 11 maggio la premiazione,  tenutasi in apertura della XXI settimana della Cultura e del Territorio, in Villa Bruno.
La competizione ha visto la bella affermazione delle studentesse Miriam Tieri e Angelica Visco della quinta D del Liceo “Urbani”, autrici, rispettivamente, di una commovente lettera, idealmente dedicata ad Aldo Moro, che è valsa la borsa di studio messa in palio, e di un elaborato personale sulla sua figura,  premiato con targa speciale.  Medaglie di partecipazione anche per gli altri studenti della classe: Carmen Petrone, Rita Pisani, Giorgia Spiedo, Marcella Tufano, Alessia Battaglia, Luca Saviano, Claudia Alviani e Greta Ferraro della V BL.
Concorso "Aldo Moro"
Sincera commozione vi è stata per le vincitrici, che hanno dimostrato sensibilità e sincerità nelle loro produzioni letterarie, durante l’incontro, presentato dalla prof.ssa Maria Falbo, attiva operatrice culturale sul territorio. Viva soddisfazione per le docenti Loredana Di Franco, che ha promosso ed organizzato la partecipazione agli incontri,  e Simona Giacometti, che ha guidato i suoi studenti nel percorso storico-culturale, alla riscoperta della  straordinaria eredità intellettuale  di Aldo Moro.
Uguale entusiasmo, in parallelo,  vi è stato per la scoperta del patrimonio artistico ed architettonico del territorio, nell’altro percorso, curato, nell’ambito della prima edizione cittadina del “Maggio dei Monumenti”, sempre dalla docente Di Franco, con le prof.sse Maria De Marinis e Roberta Varriale. Gli studenti della classe IV CS del Liceo “Urbani” hanno approfondito gli aspetti storico-culturali cittadini, attraverso un approccio multidisciplinare al sapere e alla lettura diretta dei siti di interesse , acquisendo conoscenze ed informazioni, per poi trasferirle ai visitatori, valorizzando le vicende e gli eventi significativi, succedutisi in San Giorgio.  
"Maggio dei Monumenti"
In una prima fase dell’anno scolastico, i giovani hanno incontrato storici ed architetti della città, per acquisire da loro informazioni e contenuti. Infine, a conclusione del percorso, sabato 11 maggio, gli allievi hanno atteso i visitatori presso il Convento delle Suore Crocifissse, in Villa Tufarelli, in Villa Bruno e nella Chiesa di San Giorgio Vecchio, per far loro da guida qualificata ai palazzi storici dell’area comunale, nucleo di arte e tradizione.
L’iniziativa, nata nel segno “della conoscenza per generare il senso di appartenenza”, come ha sottolineato il Sindaco Zinno, ha visto “il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni”, nei percorsi di apprendimento e di istruzione, così come nell’iter “Città e Memoria”, curato dall’assessore comunale alla Cultura De Martino. Emozioni condivise da studenti e docenti, nel segno di una didattica mirata all’acquisizione di competenze sempre più mirate e realmente spendibili. 

29/04/19

MUSICA E MEMORIAL – Arturo Vernillo e il “Grande Salto…”, fra ricordi ed emozioni



di Maria Ricca

BENEVENTO - "Dev'essere una serata allegra. Una serata di chiacchiere e risate  di ricordi e di progetti, come sarebbe piaciuta a lui.", hanno detto tutti. E così è stato. Fra canzoni ed emozioni, domenica 28 aprile, al San Marco, colleghi, amici ed una sala gremita di appassionati della musica, hanno partecipato ad “Arturo Vernillo, il grande salto”, ricordando il “vulcanico” interprete della scena musicale degli anni Novanta e Duemila, leader dei “Jenia Proget”, mille collaborazioni eccellenti, con artisti nazionali e diversi Cd incisi.
Una vita piena di energia, troppo presto spezzata, e di grandi soddisfazioni, riproposta, nello spettacolo, per volontà di Stefania Pagano, sua “vocalist” ed interprete prediletta, che ha condiviso con Vernillo uno straordinario percorso di vita artistica.
Prima, l'introduzione, affidata al M° Enrico Salzano, critico ed esperto musicale, custode di molti documenti audio e video, relativi ad Arturo Vernillo e al suo gruppo, (a cui assegnò, con la Pagano,  il Premio “La Musica a Benevento: I Protagonisti”), e la presentazione iniziale del giornalista Alfredo Salzano dell’emittente Tv 7, editore Mario Del Grosso, con la brava Claudia Covino. 
Poi, la conduzione amabile e vivace  di Donatella Loffredo, che, con gli interventi dell'irresistibile  “guastatore” Carmine  Rich Ricciolino, ha idealmente portato il pubblico nel “salotto Arturo”, fra luci e fiori.
Sullo sfondo, la gigantografia e la figura forte e protettiva dell'artista, in un'espressione ironica e consapevole, che lo descrive perfettamente, e le immagini delle sue esibizioni più significative. Al piano il M° Pietro Iannace, al server audio e luci, naturalmente, Michele Pietrovito.
Quindi, via via, di seguito, gli interventi di Tony Russi, Mario Citarella, Fabio Panella, Giuseppe Francesca, Claudio Donato, Angelo Zitani, Giovanni Castiello, Elena Furno, Antonio Mandato, Maria Grazia De Nigris, Alessandro Girardi, Fransin Nardone, Eleonora Capobianco, Nunzia Raucci, Nico Izzo, Vincenza Villani, Adelia Julia Demon.
La voce morbida e suggestiva di Stefania Pagano ha accompagnato i momenti salienti di una splendida serata di ricordi e di rimpianti, certo, ma anche di conferma che l'eredità di affetti e di professionalità vince su tutto, poiché, quando si è ben seminato, dice il poeta Gibran “...la vita e la morte sono una cosa sola, come il fiume e il mare.”



28/04/19

TEATRO - "Coletta Esposito, in arte Medea": il fascino universale perverso dell' "amour fou", da Euripide al ventre di Napoli

ph Marco D'Ambrosio - foto Facebook
di Maria Ricca

NAPOLI - Leroina tragica, che si macchia del più odioso dei crimini, è Medea. Una Medea che abita a porta Medina, però, nel ventre di Napoli. E che per questo, allasprezza delloriginale euripideo, unisce quella passionalità disperata, che è propria solo di certe anime lacerate, cresciute alla scuola della vita. Coletta Esposito, in arte Medeaè la lettura che dellimmortale testo greco, ripreso in chiave partenopea da Francesco Mastriani, dà la regista Laura Angiulli, nella pièce in scena fino al 5 maggio al San Ferdinando, Galleria Toledo, produzioni. Volto e voce della protagonista sono di Alessandra DElia. Cipriano è Pietro Pignatelli. Convincenti e seducenti nei rispettivi ruoli. 
Di nero vestita, Coletta è una figlia della Madonna,  un animale ferito che, a suo modo, cerca riscatto da una vita già spoglia ed infelice dalla sua origine. Abbandona un matrimonio combinato con un anziano benefattore, per inseguire disperatamente lunico uomo che può, nella perversione della sua ricerca damore, costituire il punto di riferimento che cerca.
Borghesuccio quasi benestante, Cipriano Barca ha il fascino delluomo sicuro di sé e agli occhi di Coletta-Medea è amore  a prima vista. Ne è affatturata e lo affattura. I due si allacciano in un tango appassionato, che è la chiave del loro rapporto perverso. Coletta si veste del rosso di un amour fou e si unisce a Cipriano in maniera tragica e malata, quanto intima e struggente. Nasce una figlia.
La scenografia di Rosario Squillace, che sospende in alto i mobili della casa tanto sognata da lei, per sé e l’”uomo suo, lascia cadere in terra, però,  solo il grande letto matrimoniale, simbolo di un rapporto unicamente carnale.
Vi resterà, infatti, sola Coletta. Lincantesimo si spezza e Cipriano le preferirà Teresina, unaCirce ben più astuta della protagonista, seduttiva, ma ancor vergine, sposa perfetta, lei sì, più rassicurante, della passionale e possessiva figlia della Madonna. A Coletta il pusillanime  Barca immagina di poter portar via anche la bambina, per allevarla con la donna che presto sarà sua moglie e che di certo, per lui,  diventerà una madre più affidabile.
Tutto è perduto, ormai, chiosa il coro greco, che avvolge i  protagonisti. E lì che Coletta si trasforma in Medea, recando, infine, quale regalo di nozze allo sposo, il cadavere della loro bimba e pugnalando sullaltare la sposa.
Lignobile gesto condanna per sempre la donna, abbandonata nel più vile dei modi.
Il fascio di luce che avvolge la protagonista, nella scena finale,  sigla uninterpretazione mozzafiato e il dolore, che lattraversa, penetra e avvolge tutti, nel teatro, dove tutto è finto e niente è falso,  davvero.   E che sia il 431 a.C. o il 1792, come in questo applaudito allestimento, poco importa.  Medea, oggi,  può abitare anche alla porta accanto. Basta sfogliare le pagine di cronaca e non restare indifferenti. 

12/04/19

L'EVENTO - "Premio Strega" prima tappa in città, sperando nella finale della sua versione "europea" a Benevento

Tiziana Panella, garbata e brillante conduttrice della  serata cittadina dedicata al riconoscimento


di Maria Ricca

BENEVENTO - Il sogno è quello di portare almeno il “Premio Strega Europeo” a Benevento. E’ l’auspicio più bello, quello che il Sindaco Mastella offre in apertura di serata alle domande della giornalista Tiziana Panella, conduttrice al San Marco della tappa beneventana (direttore artistico Renato Giordano),  dedicata alla presentazione dei dodici autori concorrenti alla settantatreesima edizione del Premio Strega e ripresa dall'emittente Tv 7, con le interviste di Alfredo Salzano.
In sottofondo, “La valigia dell’attore” di De Gregori, ad accompagnare la prima “uscita” per gli scrittori partecipanti al “premio letterario italiano più importante”, come il sindaco stesso lo definisce.
Ma se appare difficile, se non davvero impossibile, immaginare negli anni che verranno una finalissima del “Premio Strega” al Teatro Romano, piuttosto che al Ninfeo di Villa Giulia, si “combatte” almeno per quello che sarebbe “un grande dono”.
“Non è da escludere -  a domanda risponderà, poi, nel corso della serata,  il Presidente della Fondazione Bellonci Giovanni Solimine. Dobbiamo verificare se ci sono le condizioni, per portare il “Premio Strega Europeo” dal Salone Internazionale del Libro di Torino a Benevento, nella città del liquore che gli dà il nome. Vedremo…”
E’ intanto “per me un’emozione ed  onore” - esordisce Tiziana Panella, elegantissima in rosso sul palco del San Marco, “condurre questa serata. Ed è meraviglioso sottolineare che per la prima volta in lizza, per l’attribuzione del riconoscimento, ci siano sette scrittrici e cinque scrittori, con una prevalenza al femminile, che indubbiamente fa piacere. Sfilano sul palcoscenico via via i dodici autori, che conversano, con la giornalista, dei contenuti della propria opera. E lei sa stuzzicarli, amabilmente e con grande ironia, e sa far loro dire, dopo un’amabile conversazione, per quale motivo il  libro scritto dovrebbe conquistare il riconoscimento.
Sono Valerio Aiolli, Paola Cereda, Benedetta Cibrario, Mauro Covacich, Claudia Durastanti, Pier Paolo Giannubilo, Marina Mander, Eleonora Marangoni, Cristina Marconi, Marco Missiroli, Antonio Scurati, Nadia Terranova. Tutti reduci da una piacevolissima tappa nel tardo pomeriggio, al Teatro Romano dove, nonostante la pioggia, accolti da Ferdinando Creta, direttore dell'Area Archeologica della struttura, hanno ammirato il monumento, salutato gli studenti ed i giornalisti presenti e  brindato con con un bicchiere di Falanghina nel segno di Sannio Città Europea del Vino 2019. I giovani dell'Ademàs, guidati da Antonella Strumolo, hanno letto passi dei libri. 
Fra una presentazione ed un’altra, al San Marco, ancora interventi istituzionali.
L’assessore comunale alla Cultura Rossella Del Prete ricorda che vi sarà da quest’anno una sezione della Biblioteca cittadina dedicata al Premio Strega ed invita gli autori a lasciare del proprio libro una copia firmata con dedica.
Il Presidente della “Strega Alberti” Giuseppe D'Avino sottolinea il legame inscindibile tra l’azienda ed il riconoscimento e la valenza indiscutibile di tutti i libri in gara.
Eugenio Tangerini, Responsabile Ufficio relazioni esterne e attività di responsabilità sociale d'impresa della BPER Banca, ribadisce l’importanza per l’Istituto di Credito di essere vicini alla cultura, perché la lettura è un bene sociale da difendere, creando un valore che è responsabilità sociale poi ridistribuire. "Una banca che sa leggere ne vale due", dice,  e la BPER è vicina alla Fondazione Bellonci nel sostenere il Premio.
Domani, a Casal di Principe, al “Teatro della legalità" gli autori incontreranno gli studenti delle scuole della Campania che compongono la giuria del Premio Strega giovani, in un'altra fondamentale tappa nel segno della crescita delle coscienze. 
Un riconoscimento, dunque, è questo, che negli anni ha saputo colpire l’immaginario, divenendo protagonista di film e persino di graphic novel, come sottolinea  infine, Stefano Petrocchi , direttore della Fondazione Bellonci, che ha ricordato come il  Premio Strega sia divenuto naturalmente , una “cosa preziosa del Paese”.



11/04/19

INTERVISTE - Michelangelo Fetto riporta in scena "La Marcolfa", riletta e reinterpretata. Il ricordo di Antonio Sorgente


Il 12 e il 13 aprile al Mulino Pacifico, l'opera con un nuovo cast e nuovi attori. 

di Maria Ricca

Torna l’appuntamento con il teatro ironico d’autore. Protagonista ancora la Solot, che venerdì 12 e sabato 13 aprile, al Mulino Pacifico, presenta “La Marcolfa”, settimo appuntamento della Stagione Teatrale 2018/19, al Mulino Pacifico. 
Dello spettacolo, nato dalla penna di Dario Fo, e qui riproposto in una nuova versione interpretata da Antonio Intorcia, Michelangelo Fetto, Rosario Giglio, Massimo Pagano, Assunta Maria Berruti e Carlotta Boccaccino.
Sottolinea il regista Michelangelo Fetto: “E’ un capolavoro di mestiere teatrale, di tecnica infallibile fatta di ritmi e di battute efficaci ed esilaranti, di richiamo alla splendida tecnica tutta italiana della farsa, diretta discendente della Commedia dell’Arte.
Il  grande gioco teatrale della metafora si sposta oggi verso un’altra violenza sociale, meno politica ma più intimista, se vogliamo. Si tratta di una satira della prepotenza e dello sfruttamento, da parte di chi detiene il potere, nei confronti del disarmato essere - semplicemente – umani”.
-“La Marcolfa” di Dario Fo torna in scena nel vostro allestimento, anche quest'anno. Quali novità rispetto alle edizioni precedenti?
“La novità de “La Marcolfa”  è innanzitutto nel cast, che prevede questa volta l’ingresso di Massimo Pagano, protagonista de “Il ragazzo di campagna” di Luigi De Filippo (presentata dal mese scorso in tournée dalla Solot e da “I due della città del sole”, n.d.r.).  Si tratta, naturalmente, di una grossa addizione qualitativa per la nostra compagnia. Addizione non nuova, perché Pagano ha già partecipato a nostre produzioni in passato. Con lui attori ed attrici strepitosi, fra cui Assunta Maria Berruti e Carlotta Bccaccino. Infine,  c’è un approccio diverso alla commedia, che è stata ritoccata, ritradotta, arricchita con nuove canzoni.”
-Ricorderete il prof. Antonio Sorgente in queste serate. Fu lui a collaborare alla prima "traduzione" in beneventano dell'opera di Fo…
“Antonio Sorgente per noi è stato un Maestro, è stato un amico, innanzitutto, ha avuto gran parte nella scelta di fare questo spettacolo, anche se il testo che portiamo in scena non è propriamente quello che ha tradotto lui, perché la Compagnia è cambiata nel corso degli anni e ho dovuto attagliare l’opera a quelle che erano le caratteristiche dei nuovi attori. Certo, intendiamo ricordarlo nel corso di queste due serate. Riteniamo un dovere tributargli  un omaggio , non formale , ma d’affetto.  Antonio Sorgente è nel nostro cuore e resterà nel nostro cuore per sempre.
-Realizzate pièces di teatro di opinione, di teatro classico napoletano ed ironico-grottesco, come “La Marcolfa” ed offrite  serate di taglio artistico ogni volta diverso. Come si "conciliano gli opposti" nella vostra produzione e qual è il bilancio della vostra stagione?
“Antipodi” nella nostra proposta? Io credo che il teatro abbia una sola discriminante, la qualità. Se la gente è in grado di riconoscere la qualità, siamo tranquilli. Del resto il Mulino Pacifico resta aperto sette giorni su sette. A breve firmeremo la convenzione  con il Comune che nei fatti è già “in fieri”. La nostra scuola di teatro va avanti da decine di anni. Far finta che tutto questo non sia mai esistito è assurdo. Per fortuna la gente continua a seguire il nostro teatro,  i ragazzi ci seguono  e questa è una cosa che ci conforta, che ci dà la forza per andare avanti, di portare avanti i nostri spettacoli , anche oltre le mura patrie beneventane. Di questo siamo orgogliosi.
-Mai come quest'anno l'offerta teatrale e di eventi artistici in città è stata così ampia, con la sovrapposizione di avvenimenti. Non c'è il rischio di spiazzare il pubblico, che è sempre lo stesso e non sa come dividersi? Una programmazione fatta di concerto sarebbe auspicabile…
“Certo , oggi  manca completamente ogni abbozzo di programmazione.  Sulla coincidenza  degli eventi, poi, tocca sempre al pubblico, che è meno stupido e meno infantile di quanto si possa credere, operare una scelta. Le masse non si orientano, le masse si convincono con la qualità.”
-Continuerà la collaborazione con “I due della città del sole” e in che termini?
“Sicuramente continuerà la collaborazione con “I due della città del sole” , con cui c’è stato sempre questo fruttuoso scambio di esperienze artistiche, di coproduzioni. Sono allo studio altre iniziative. Tutto proseguirà fin quando avremo il piacere di stare insieme,  che in questo momento c’è fino in fondo. Per cui “Il ragazzo di campagna” è stata la prima di una serie di sperimentazioni, da qui e per i prossimi cinque anni.”

05/04/19

TEATRO - Monica Guerritore ed il mito di Giovanna D'Arco, in scena per "Città Spettacolo" d'inverno

di Emilio Spiniello


BENEVENTO - Una vita fatta missione quella di Giovanna D’Arco , l’eroina francese del XV secolo condannata per eresia ed arsa viva.
Figlia di contadini e analfabeta, animata da visioni religiose, la giovanissima Giovanna d'Arco, interpretata dall’ottima Monica Guerritore, rende vivide le sue imprese e le sue gesta per liberare la Francia dagli Inglesi.
Una delle più stimate e amate attrici del nostro Paese ha reso intenso uno spettacolo di acclarato successo, di cui è autrice, regista ed interprete, accolta al teatro De Simone di Benevento, nell’ambito della Rassegna “Città Spettacolo Teatro” Inverno.
In scena le immagini, i pensieri e i testi poetici e filosofici, a partire dagli atti del Processo, i brani di Nietzsche e Brecht, i versi di Maria Luisa Spaziani e il “De Immenso” di Giordano Bruno, nel mentre si ascoltano le parole di condanna del tribunale inquisitore.
Al centro della scena cupa soltanto un palo, che sarà per lei luogo di morte.
In primo piano emergono i sentimenti, l’umanità e la forza di Giovanna D’Arco, fiaccata nel fisico ma non nella mente, portati sul palcoscenico con l’armatura e la corazza di grande animo spirituale e passione senza tempo. Corpo e cuore danno il senso di un linguaggio universale di riscatto e coraggio.
La contemporaneità si fonde nella drammaturgia, quando compaiono i “volti di libertà” di alcuni grandi personaggi come Jan Palach Palach, Martin Luther King, il giovane cinese di piazza Tienanmen e Che Guevara: tutti simboli di resistenza.
L’attrice romana si meritava sicuramente la presenza di maggior pubblico in sala, peccato. Prossimo appuntamento con il teatro sabato 13 aprile, ore 21:00, con Antonella Morea in “Mamma” di Annibale Ruccello.

IL PROGETTO - L'Erasmus + del Liceo "Urbani" riparte per la Spagna

di Maria Ricca

S. GIORGIO A CREMANO - E’ già tempo di ripartire per i giovani del gruppo “Erasmus plus”, per il secondo “step” della mobilità collegata al progetto “On the Move for Social Inclusion”, “In marcia per l’inclusione sociale”, che unisce gli studenti del Liceo “Urbani” di San Giorgio a Cremano, scuola capofila, ai coetanei della Spagna, della Grecia, della Turchia e del Portogallo.
 Dopo il “kick off” del dicembre scorso, che vide le delegazioni europee riempire di allegria, nel segno dell’accoglienza, le sale del Comune di San Giorgio a Cremano, ricevute dal Sindaco Zinno, con la Dirigente Scolastica Mariarosaria De Luca e la  docente referente Mariarosaria Morra, il giorno 6 aprile 2019  il gruppo italiano  volerà a Vitoria Gasteiz, la città più verde di Spagna, capoluogo di fatto della comunità autonoma dei Paesi Baschi.
A ricevere gli studenti Roberta Capasso, Vincenzo Riccio, Vincenzo Esposito, Marta Manna, Alessia Musella, Stefano Esposito, accompagnati dai docenti Mariarosaria Morra e Gennaro Capalbo, saranno questa volta insegnanti ed alunni spagnoli, che ricambieranno l’ospitalità ricevuta in dicembre. Furono quelli giorni di grande entusiasmo per le comitive straniere, che ebbero l’opportunità di visitare la nostra cittadina vesuviana e poi i luoghi più significativi del capoluogo partenopeo, con escursioni a Pompei, Sorrento e Salerno e tappe importanti alla scoperta delle tradizioni caratteristiche del territorio.
Di quella esperienza è stato realizzato uno splendido video, che, su produzione e montaggio dell’alunno  Mario De Vito, con disseminazione dello studente Vincenzo Riccio, sottofondo musicale ed interpretazione canora dal vivo dell’allieva Eleonora Pocch, regia della prof.ssa Morra, raccoglie i momenti più emozionanti e significativi di quell’esperienza. Così come la rivista “MadMagz”, all’indirizzo “www.madmagz.com/magazine/1499062#” realizzata on line dai ragazzi, che racchiude “the stories of the Erasmus + experience”, le storie dell’esperienza Erasmus + .
Si parte, dunque, adesso alla volta della “European Green Capital”, Vitoria Gasteiz, appunto.  Circondata da un “Anello Verde”, quasi un  grande raccordo anulare dedicato a bici, pedoni e biodiversità, la città  “conserva un centro storico medievale praticamente intatto, a  forma di  mandorla,  costellato da chiese e palazzi medievali, raggiungibili grazie ad un saliscendi di gradini e scale mobili, e così particolare da ispirare persino lo scrittore Ken Follett.
Ma è la piazza-teatro denominata Placa della Virgen Blanca” a suscitare l’interesse di visitatori e turisti.
L’esperienza più bella sarà ancora quella della condivisione, però, com’è negli intenti del progetto “Erasmus plus”, per una crescita reciproca oltre pregiudizi e dversità. Un’esperienza che resterà nei cuori  e nelle menti dei giovanissimi.



LIBRI - "Napoli velata e sconosciuta", l'anima di Partenope rivelata da Maurizio Ponticello


di Maria Ricca

Serata di riflessioni e suggestioni alla Libreria Guida di Benevento, in compagnia di Maurizio Ponticello, scrittore, storico e giallista, appassionato indagatore di miti, riti e tradizioni della splendida Partenope, che mai completamente si svela. Organizzazione a cura della giornalista Elide Apice, per l'associazione Culture e Letture.
“Napoli è pudica”. Ecco, questo è la prima definizione, fra mille altre,  che profondamente colpisce nel volume di Maurizio Ponticello
Pudica, ovvero, virtuosa, costumata, morigerata, casta, come reciterebbe qualsiasi “thesaurus”, in qualsiasi risorsa digitale o dizionario telematico.
Com’è conciliabile questa definizione di “compostezza”, con l’immagine che quotidianamente ci rimandano i mezzi di comunicazione e non solo?
Sabato e domenica sera, nel cuore della città, poco distante dall’universo allegramente caotico di Piazza Bellini, uno spettacolo, più volte riproposto dal suo autore, l’attore Roberto Azzurro, dal titolo “Una lampa”, "urla" che bisogna
bruciare tutto, di Napolo.
E in sette canti l'attore, con Fabio Brescia, declina quello che di Napoli non va: la violenza verbale e la maleducazione di giovani e meno giovani, i disservizi che ben conosciamo, il dramma della criminalità e gli episodi della cronaca recente, fino al matrimonio “illustre” di Tony e Tina, per così dire, dell’universo neo-melodico, santificato da cortei  grotteschi per le vie della periferia e anticipati da flash mob in Piazza del Plebiscito, addirittura al centro, di cui  tutti fingono di non sapere niente.
E allora ti dici che sì,  forse ha ragione chi vorrebbe fare di Partenope, “Una lampa”, un’unica vampata, per distruggere tutto e ricominciare daccapo.
Poi, però, ti ritrovi a partecipare, da docente, nell’ambito di un progetto Unesco, alla riscoperta dei luoghi più significativi della città…
Magari leggi le pagine di “Riscetamento” dello scrittore Luca Delgado, che sceglie di vivere e lavorare a Napoli, pur avendo la possibilità di andare ben oltre il proprio territorio, e aderisci al suo progetto di riscoperta della profondità e della bellezza dell’appartenere  ad una comunità così particolare e così appassionata…
E ti viene voglia di ripensarci, di ritrovare quelle motivazioni che ti hanno fatto innamorare della città.
Anche per difenderla da chi la vorrebbe ormai “perduta”. E sono tanti, e nemmeno per quel desiderio di “affossare” il Sud, come molti pensano, ma proprio perché ne sono convinti.
Poi leggi il libro di Maurizio Ponticello, “Napoli velata e sconosciuta” e il volume ti appare  come una sorta di “epifanìa” , alla Joyce, sulla natura vera della città e finalmente comprendi perché ne sei irresistibilmente  affascinata. Ben prima di Ozpetek, che adotta il titolo del libro, ma non sa svilupparne i contenuti, Ponticello racconta i misteri della città
E’ vero, Napoli è “pudica” e “ rimossi i primi veli intrisi di sangue – dice l’Autore -  e quelli avvizziti dai luoghi comuni che le mozzano il fiato, in barba a come la si vede, in fondo al tunnel c’è una luce che abbaglia. E però, più si crede di averla messa a nudo e più spuntano vesti e pepli inimmaginati. E così via, forse all’infinito.”
Una dama guerriera, di evi immemori, sottolinea Ponticello, un mosaico composto da migliaia di tessere, tutte variopinte.
Quindi l’Autore ci conduce attraverso un viaggio che definisce “funambolico ed interdisciplinare”, realizzato con il Metodo Tradizionale, che consente un approccio totalmente differente rispetto ad uno studio di genere e può portare quindi a conclusioni diametralmente opposte a quelle correnti.
Viene in mente il “metodo mitico” di Thomas Stearns Eliot, che raccontava l’aridità della  realtà attuale, ne “La terra desolata”, mettendola in contrapposizione con la fertilità del passato.
Ma qui è tutt’altro: attraverso la riscoperta dei miti incarnati nella realtà partenopea, che l’Autore ripropone, l’anima della città è svelata a chi la contesta.
“Un’anima ce l’ha questa città da primati”, dice Ponticello, e però  non basta narrarla.
E allora, l’Autore decide, con provocazione intellettuale, di dare un senso a queste storie.
E racconta…
Napoli sarebbe una  Sirena su cui poggerebbe la città tutta, una figura femminile distesa da Capo Napoli, ad est della città, con le membra nel centro storico, adiacente via Nilo, e ad occidente i piedi, Piedigrotta o piede della grotta, Pederotta.
Un grande corpo da vivere , un organismo mitico, ricorda l’Autore, che ritorna nelle espressioni verbali: sopra il Vomero, fuori alla Caracciolo, giù Napoli, su Napoli,   da Posillipo. C’è sempre l’idea di muoversi su di un corpo, entrare e uscire da un corpo vivo e vivente,  percorrendolo in ogni direzione.
Napoli sarebbe  un’ immensa scacchiera urbana, quindi, speculare agli avvenimenti, che  riproduce il mondo nei suoi “opposti complementari”, il bianco e il nero, appunto, con alternanza di luce e di ombre, di pieno e di vuoto, di fuoco e di acqua, di secco e di umido, forze fauste e forze  infauste.
Il simbolo della tavola degli scacchi indica l’eterno confronto tra le forze del bene e quelle del male.
Il viaggio di Ponticello prosegue, realizzando, attraverso queste trattazioni, tanti libri in un unico, stesso  libro.
Un cofanetto prezioso, uno scrigno, com’è stato detto, praticamente, che racchiude Pitagora e Vitruvio, il mito di Virgilio Marone che a Napoli sarebbe  sepolto, e poi  “ ’O scarpunciello da’ Maronna”, “Priapo e l’estasi divina”,  “Gli antri e il sesso del Satyricon”, “La Madonna dal pede rotto”, la Madonna di Piedigrotta, I Segni della Festa delle feste,  Orge e tarantelle ai piedi di Giano.
E, quindi, dice l’Autore, Napoli, oltre ad avere dignità da regina, è un labirinto in cui perdersi, ed è così straordinariamente ricca da non avere fondo. Anche di un solo luogo di Napoli preso a modello, dice Ponticello, si può discutere, sezionando il capello in quattro senza trovare approdi o certezze.
Insomma, conclude l’Autore, “Napoli si nasconde, e recita a soggetto nel suo immenso teatro, il luogo delle visioni che è la città stessa in cui le divinità si rappresentano: la indiscussa capitale della cultura sapienziale dell’intero bacino del Mediterraneo.”

04/04/19

TEATRO - "I Modestissimi" in "Niente è come sembra...un anno dopo"

Donatella Loffredo e Michele Pietrovito  firmano uno spettacolo tutto da vedere, nel quale si intrecciano vari personaggi che renderanno comici ed esilaranti molti momenti.

di Claudio Donato

"Palcoscenico in Campania.it" ha incontrato Donatella Loffredo, regista e sceneggiatrice insieme a Michele Pietrovito (nella foto) di "Niente è come sembra...Un anno dopo", in scena al Massimo sabato 6 , alle 20,30 e domenica 7 aprile, alle 17 e alle 20,30.
"Il nostro modo di lavorare -afferma Donatella - cerca di  mettere in risalto le caratteristiche di ogni singolo componente, giocando su peculiarità caratteriali e fisiche. In questo modo  vengono fuori dei personaggi un po' sopra le righe".
Loffredo sottolinea un particolare: "Il nostro è un progetto che nasce circa 13 anni fa: all'epoca il primo obiettivo fu quello di sensibilizzare le persone del rione. Il nostro modo di lavorare è quello di riadattare testi noti e, tranne il primo anno, dove ci fu solo una data; poi è stato un susseguirsi di eventi e consensi. Ogni anno portiamo a teatro circa 2000 persone attraverso tre repliche"
"Anno dopo anno c'è stata l'idea di prendere il meglio di ogni commedia, unendola in un unico atto. In tutto questo, cerchiamo sempre, attraverso la comicità, di lanciare messaggi sociali".
"Sono sempre molto critica con me stessa  e mi dispiace quando non arriva il senso di ciò che c'è dietro al nostro lavoro. Non bisogna dimenticare che si tratta di persone che dopo aver lavorato una giornata, si sottopongono ad ore di prove con un impegno tale che non è secondo a chi lo fa come professione esclusiva, con risultati a mio parere lusinghieri".

L'EVENTO - Social Film Festival ArTelesia: ecco le date estive



BENEVENTO - Si terrà a Benevento dal 18 al 21 luglio 2019 l’evento conclusivo del Social Film Festival ArTelesia, organizzato dall’Associazione Libero Teatro. Il Festival del cinema sociale, infatti, non si risolve nelle quattro giornate estive, ma si sviluppa in tutto il corso dell’anno attraverso eventi quali “SFFA School and University”, tuttora in corso, DrinKorto, rassegna e selezione di cortometraggi da parte della Giuria popolare, svoltasi presso la Libreria Masone. Il programma di massima prevede giornate di proiezioni di film e cortometraggi in concorso, e di pellicole cult in omaggio a maestri del cinema, la serata di gala condotta da Pino Strabioli e un evento social di rilievo. Tanti gli artisti che parteciperanno all’XI edizione del Festival, alcuni dei quali, registi o protagonisti dei film in concorso. Nelle matinées e nelle serate di proiezione, sono stati particolarmente apprezzati i cortometraggi: “They Sell” per la regia di Andrea Purgatori e con la partecipazione di Alessandro Haber; “The Graffiti” di Aurélien Laplace, che vede come protagonista il brillante Francois Berland; “L’affitto” di Antonio Miorin con attrice protagonista Luisa Ranieri; “Amici comuni” di Marco Castaldi, che vede protagonista Giuseppe Zeno; “Promiseland” di Francesco Colangelo che annovera nel cast Valeria Solarino e Giulia Michelini. Tra i numerosi lungometraggi in concorso molto interessante per la Giuria tecnica “Stato di ebbrezza” di Luca Biglione, tratto dalla storia vera di Maria Rossi, comica emiliana che ha lottato contro la dipendenza dall’alcol. Nel cast Francesca Inaudi, Andrea Roncato, Mietta, la colonna sonora di Demo Morselli. In attesa della presentazione ufficiale dell’evento, sarà possibile essere aggiornati sulle news visitando il sito www.socialfilmfestivalartelesia.it o la pagina Facebook del Festival.