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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

15/05/19

TEATRO - Serena Autieri e "La menzogna", per il finale di stagione di Palcoscenico Duemila

di Emilio Spiniello

Al teatro Massimo di Benevento, il duo Serena Autieri e Paolo Calabresi.
“La Menzogna”, una commedia di Florian Zeller, per la regia e l’adattamento di Piero Maccarinelli, ha chiuso la rassegna teatrale “Palcoscenico Duemila”.
L’uno vuol farsi desiderare dall’altro, una coppia che vuole mettere alla prova il sentimento d’amore reciproco. Per questo scattano in scena meccanismi relazionali fatti di  tradimento, verità e menzogna in amore.
I confini e i lineamenti della trama si confondono nella narrazione, che appare soprattutto energica ed intrigante.
Due coppie di amici hanno in comune un aspetto particolare: l’adulterio.
Dietro questi compagni “affiatati”, si nascondono frustrazioni e risentimenti, bugie e sensualità.
Paolo e Alice, Lorenza e Michele, di scena in scena, giocano ruoli opposti rispetto a chi davvero sta mentendo. Lo spettatore si abbandona e non è “obbligato” a distinguere la verità dalla menzogna.
Battute, allusioni, metafore e giri di parole fanno da cornice ad uno spettacolo leggero e piacevole, reso tale anche dalla bravura degli attori in scena, i quali danno piena idea dei loro personaggi ambigui.
Amici – amanti danno corpo ad un intrigo di ipocrisie, paure ed insicurezze.
Platea non pienissima.

14/05/19

IL ROMANZO - “Cento grammi di sole” e quelle scelte di vita, nel segno del coraggio

recensione di Emilio Spiniello

Il romanzo "Cento grammi di sole" di Fabiana Zollo è un regalo per l’anima, soprattutto quella sensibile, quella esposta ai graffi delle delusioni. Annusiamo il paradigma di vicende attuali, che potrebbero riguardare noi tutti. Scelte di vita, certo, a volte difficili, ma sicuramente coraggiose ed inevitabili. Il bivio, in questa seconda fatica letteraria dell’autrice sannita, ci lascia inizialmente spiazzati e senza fiato. Un viaggio che rende partecipe il lettore, lo fa immergere e dubitare di quel vissuto che diviene esperienza e quindi passato. Il sorriso della protagonista ci travolge, ci fa compagnia nella costanza parallela degli eventi, a volte infausti. L’essenza del sorridere, non come mero esercizio abituale, ma vero propulsore di spinta per quella speranza di svolta intrinseca del guardare avanti, oltre l’ostacolo: sempre. Con tenacia e determinazione, Ronnie, la protagonista, attorniata dagli affetti, ci scuote e nel contempo ci rassicura in questo suo percorso di consapevolezza dei suoi sentimenti e delle intime relazioni. Non siamo invincibili nella nostra corazza. Ciò è sottolineato perfettamente dal linguaggio e dalla narrazione impressi, eppure, in “direzione ostinata e contraria”, ci dirigiamo gradualmente verso quello splendore conclusivo, delicato ed intimistico, che ognuno si augura di avere nella propria vita. Un po’ come l’impulso dei brillamenti solari sulla Terra, esplosioni di luce ed energia. Il lettore trova piacevolezza nel modo di essere e di mostrarsi della protagonista, con grazia e freschezza, senza veli o ipocrisie, ma con tutti i dubbi e le insicurezze frutto della giovane età. Per svoltare, forse, «divoriamoci il mondo», abbozzando un sorriso, come ci insegna a fare Ronnie.
Per far si che questo volume diventi realtà e venga stampato è possibile preordinare la copia all’indirizzo https://bookabook.it/libri/cento-grammi-sole/

13/05/19

INIZIATIVE CULTURALI - In ricordo di Aldo Moro e in nome del Maggio dei Monumenti, gli studenti del Liceo "Urbani" protagonisti attivi del territorio

Miriam Tieri, premiata con una borsa di studio
di Maria Ricca

SAN GIORGIO A CREMANO - Aldo Moro. Figura nobilissima del Novecento, martire politico. A quarant’anni dalla morte nasce la volontà di celebrarlo ancora, perché non sia, per i più giovani, solo il protagonista di uno dei tanti capitoli del loro libro di storia, ma un esempio vivo e significativo, nel segno della cittadinanza attiva e del culto delle istituzioni. E infatti proprio i ragazzi,  quando si riesce in loro ad accendere la scintilla dell’interesse per i protagonisti delle vicende nazionali più significative, rispondono in maniera attiva ed appassionata.
Angelica Visco, premiata con una targa
E’ accaduto agli studenti del Liceo Statale “Urbani”, retto dalla dirigente Mariarosaria De Luca, che durante l’anno scolastico hanno incontrato Giorgio Balzoni, giornalista parlamentare ed allievo dello statista, autore del volume “Aldo Moro, il professore”, in cui si ricorda lo spessore umano e politico dell’onorevole e soprattutto il bel rapporto che seppe instaurare con i suoi allievi. Un modello per docenti e discenti di ogni età e tema ideale per il  concorso di idee rivolto ai giovani e bandito dal Centro Studi Genovesi, con la Pro loco del Comune.
Concorso "Aldo Moro"
Sabato 11 maggio la premiazione,  tenutasi in apertura della XXI settimana della Cultura e del Territorio, in Villa Bruno.
La competizione ha visto la bella affermazione delle studentesse Miriam Tieri e Angelica Visco della quinta D del Liceo “Urbani”, autrici, rispettivamente, di una commovente lettera, idealmente dedicata ad Aldo Moro, che è valsa la borsa di studio messa in palio, e di un elaborato personale sulla sua figura,  premiato con targa speciale.  Medaglie di partecipazione anche per gli altri studenti della classe: Carmen Petrone, Rita Pisani, Giorgia Spiedo, Marcella Tufano, Alessia Battaglia, Luca Saviano, Claudia Alviani e Greta Ferraro della V BL.
Concorso "Aldo Moro"
Sincera commozione vi è stata per le vincitrici, che hanno dimostrato sensibilità e sincerità nelle loro produzioni letterarie, durante l’incontro, presentato dalla prof.ssa Maria Falbo, attiva operatrice culturale sul territorio. Viva soddisfazione per le docenti Loredana Di Franco, che ha promosso ed organizzato la partecipazione agli incontri,  e Simona Giacometti, che ha guidato i suoi studenti nel percorso storico-culturale, alla riscoperta della  straordinaria eredità intellettuale  di Aldo Moro.
Uguale entusiasmo, in parallelo,  vi è stato per la scoperta del patrimonio artistico ed architettonico del territorio, nell’altro percorso, curato, nell’ambito della prima edizione cittadina del “Maggio dei Monumenti”, sempre dalla docente Di Franco, con le prof.sse Maria De Marinis e Roberta Varriale. Gli studenti della classe IV CS del Liceo “Urbani” hanno approfondito gli aspetti storico-culturali cittadini, attraverso un approccio multidisciplinare al sapere e alla lettura diretta dei siti di interesse , acquisendo conoscenze ed informazioni, per poi trasferirle ai visitatori, valorizzando le vicende e gli eventi significativi, succedutisi in San Giorgio.  
"Maggio dei Monumenti"
In una prima fase dell’anno scolastico, i giovani hanno incontrato storici ed architetti della città, per acquisire da loro informazioni e contenuti. Infine, a conclusione del percorso, sabato 11 maggio, gli allievi hanno atteso i visitatori presso il Convento delle Suore Crocifissse, in Villa Tufarelli, in Villa Bruno e nella Chiesa di San Giorgio Vecchio, per far loro da guida qualificata ai palazzi storici dell’area comunale, nucleo di arte e tradizione.
L’iniziativa, nata nel segno “della conoscenza per generare il senso di appartenenza”, come ha sottolineato il Sindaco Zinno, ha visto “il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni”, nei percorsi di apprendimento e di istruzione, così come nell’iter “Città e Memoria”, curato dall’assessore comunale alla Cultura De Martino. Emozioni condivise da studenti e docenti, nel segno di una didattica mirata all’acquisizione di competenze sempre più mirate e realmente spendibili. 

29/04/19

MUSICA E MEMORIAL – Arturo Vernillo e il “Grande Salto…”, fra ricordi ed emozioni



di Maria Ricca

BENEVENTO - "Dev'essere una serata allegra. Una serata di chiacchiere e risate  di ricordi e di progetti, come sarebbe piaciuta a lui.", hanno detto tutti. E così è stato. Fra canzoni ed emozioni, domenica 28 aprile, al San Marco, colleghi, amici ed una sala gremita di appassionati della musica, hanno partecipato ad “Arturo Vernillo, il grande salto”, ricordando il “vulcanico” interprete della scena musicale degli anni Novanta e Duemila, leader dei “Jenia Proget”, mille collaborazioni eccellenti, con artisti nazionali e diversi Cd incisi.
Una vita piena di energia, troppo presto spezzata, e di grandi soddisfazioni, riproposta, nello spettacolo, per volontà di Stefania Pagano, sua “vocalist” ed interprete prediletta, che ha condiviso con Vernillo uno straordinario percorso di vita artistica.
Prima, l'introduzione, affidata al M° Enrico Salzano, critico ed esperto musicale, custode di molti documenti audio e video, relativi ad Arturo Vernillo e al suo gruppo, (a cui assegnò, con la Pagano,  il Premio “La Musica a Benevento: I Protagonisti”), e la presentazione iniziale del giornalista Alfredo Salzano dell’emittente Tv 7, editore Mario Del Grosso, con la brava Claudia Covino. 
Poi, la conduzione amabile e vivace  di Donatella Loffredo, che, con gli interventi dell'irresistibile  “guastatore” Carmine  Rich Ricciolino, ha idealmente portato il pubblico nel “salotto Arturo”, fra luci e fiori.
Sullo sfondo, la gigantografia e la figura forte e protettiva dell'artista, in un'espressione ironica e consapevole, che lo descrive perfettamente, e le immagini delle sue esibizioni più significative. Al piano il M° Pietro Iannace, al server audio e luci, naturalmente, Michele Pietrovito.
Quindi, via via, di seguito, gli interventi di Tony Russi, Mario Citarella, Fabio Panella, Giuseppe Francesca, Claudio Donato, Angelo Zitani, Giovanni Castiello, Elena Furno, Antonio Mandato, Maria Grazia De Nigris, Alessandro Girardi, Fransin Nardone, Eleonora Capobianco, Nunzia Raucci, Nico Izzo, Vincenza Villani, Adelia Julia Demon.
La voce morbida e suggestiva di Stefania Pagano ha accompagnato i momenti salienti di una splendida serata di ricordi e di rimpianti, certo, ma anche di conferma che l'eredità di affetti e di professionalità vince su tutto, poiché, quando si è ben seminato, dice il poeta Gibran “...la vita e la morte sono una cosa sola, come il fiume e il mare.”



28/04/19

TEATRO - "Coletta Esposito, in arte Medea": il fascino universale perverso dell' "amour fou", da Euripide al ventre di Napoli

ph Marco D'Ambrosio - foto Facebook
di Maria Ricca

NAPOLI - Leroina tragica, che si macchia del più odioso dei crimini, è Medea. Una Medea che abita a porta Medina, però, nel ventre di Napoli. E che per questo, allasprezza delloriginale euripideo, unisce quella passionalità disperata, che è propria solo di certe anime lacerate, cresciute alla scuola della vita. Coletta Esposito, in arte Medeaè la lettura che dellimmortale testo greco, ripreso in chiave partenopea da Francesco Mastriani, dà la regista Laura Angiulli, nella pièce in scena fino al 5 maggio al San Ferdinando, Galleria Toledo, produzioni. Volto e voce della protagonista sono di Alessandra DElia. Cipriano è Pietro Pignatelli. Convincenti e seducenti nei rispettivi ruoli. 
Di nero vestita, Coletta è una figlia della Madonna,  un animale ferito che, a suo modo, cerca riscatto da una vita già spoglia ed infelice dalla sua origine. Abbandona un matrimonio combinato con un anziano benefattore, per inseguire disperatamente lunico uomo che può, nella perversione della sua ricerca damore, costituire il punto di riferimento che cerca.
Borghesuccio quasi benestante, Cipriano Barca ha il fascino delluomo sicuro di sé e agli occhi di Coletta-Medea è amore  a prima vista. Ne è affatturata e lo affattura. I due si allacciano in un tango appassionato, che è la chiave del loro rapporto perverso. Coletta si veste del rosso di un amour fou e si unisce a Cipriano in maniera tragica e malata, quanto intima e struggente. Nasce una figlia.
La scenografia di Rosario Squillace, che sospende in alto i mobili della casa tanto sognata da lei, per sé e l’”uomo suo, lascia cadere in terra, però,  solo il grande letto matrimoniale, simbolo di un rapporto unicamente carnale.
Vi resterà, infatti, sola Coletta. Lincantesimo si spezza e Cipriano le preferirà Teresina, unaCirce ben più astuta della protagonista, seduttiva, ma ancor vergine, sposa perfetta, lei sì, più rassicurante, della passionale e possessiva figlia della Madonna. A Coletta il pusillanime  Barca immagina di poter portar via anche la bambina, per allevarla con la donna che presto sarà sua moglie e che di certo, per lui,  diventerà una madre più affidabile.
Tutto è perduto, ormai, chiosa il coro greco, che avvolge i  protagonisti. E lì che Coletta si trasforma in Medea, recando, infine, quale regalo di nozze allo sposo, il cadavere della loro bimba e pugnalando sullaltare la sposa.
Lignobile gesto condanna per sempre la donna, abbandonata nel più vile dei modi.
Il fascio di luce che avvolge la protagonista, nella scena finale,  sigla uninterpretazione mozzafiato e il dolore, che lattraversa, penetra e avvolge tutti, nel teatro, dove tutto è finto e niente è falso,  davvero.   E che sia il 431 a.C. o il 1792, come in questo applaudito allestimento, poco importa.  Medea, oggi,  può abitare anche alla porta accanto. Basta sfogliare le pagine di cronaca e non restare indifferenti. 

12/04/19

L'EVENTO - "Premio Strega" prima tappa in città, sperando nella finale della sua versione "europea" a Benevento

Tiziana Panella, garbata e brillante conduttrice della  serata cittadina dedicata al riconoscimento


di Maria Ricca

BENEVENTO - Il sogno è quello di portare almeno il “Premio Strega Europeo” a Benevento. E’ l’auspicio più bello, quello che il Sindaco Mastella offre in apertura di serata alle domande della giornalista Tiziana Panella, conduttrice al San Marco della tappa beneventana (direttore artistico Renato Giordano),  dedicata alla presentazione dei dodici autori concorrenti alla settantatreesima edizione del Premio Strega e ripresa dall'emittente Tv 7, con le interviste di Alfredo Salzano.
In sottofondo, “La valigia dell’attore” di De Gregori, ad accompagnare la prima “uscita” per gli scrittori partecipanti al “premio letterario italiano più importante”, come il sindaco stesso lo definisce.
Ma se appare difficile, se non davvero impossibile, immaginare negli anni che verranno una finalissima del “Premio Strega” al Teatro Romano, piuttosto che al Ninfeo di Villa Giulia, si “combatte” almeno per quello che sarebbe “un grande dono”.
“Non è da escludere -  a domanda risponderà, poi, nel corso della serata,  il Presidente della Fondazione Bellonci Giovanni Solimine. Dobbiamo verificare se ci sono le condizioni, per portare il “Premio Strega Europeo” dal Salone Internazionale del Libro di Torino a Benevento, nella città del liquore che gli dà il nome. Vedremo…”
E’ intanto “per me un’emozione ed  onore” - esordisce Tiziana Panella, elegantissima in rosso sul palco del San Marco, “condurre questa serata. Ed è meraviglioso sottolineare che per la prima volta in lizza, per l’attribuzione del riconoscimento, ci siano sette scrittrici e cinque scrittori, con una prevalenza al femminile, che indubbiamente fa piacere. Sfilano sul palcoscenico via via i dodici autori, che conversano, con la giornalista, dei contenuti della propria opera. E lei sa stuzzicarli, amabilmente e con grande ironia, e sa far loro dire, dopo un’amabile conversazione, per quale motivo il  libro scritto dovrebbe conquistare il riconoscimento.
Sono Valerio Aiolli, Paola Cereda, Benedetta Cibrario, Mauro Covacich, Claudia Durastanti, Pier Paolo Giannubilo, Marina Mander, Eleonora Marangoni, Cristina Marconi, Marco Missiroli, Antonio Scurati, Nadia Terranova. Tutti reduci da una piacevolissima tappa nel tardo pomeriggio, al Teatro Romano dove, nonostante la pioggia, accolti da Ferdinando Creta, direttore dell'Area Archeologica della struttura, hanno ammirato il monumento, salutato gli studenti ed i giornalisti presenti e  brindato con con un bicchiere di Falanghina nel segno di Sannio Città Europea del Vino 2019. I giovani dell'Ademàs, guidati da Antonella Strumolo, hanno letto passi dei libri. 
Fra una presentazione ed un’altra, al San Marco, ancora interventi istituzionali.
L’assessore comunale alla Cultura Rossella Del Prete ricorda che vi sarà da quest’anno una sezione della Biblioteca cittadina dedicata al Premio Strega ed invita gli autori a lasciare del proprio libro una copia firmata con dedica.
Il Presidente della “Strega Alberti” Giuseppe D'Avino sottolinea il legame inscindibile tra l’azienda ed il riconoscimento e la valenza indiscutibile di tutti i libri in gara.
Eugenio Tangerini, Responsabile Ufficio relazioni esterne e attività di responsabilità sociale d'impresa della BPER Banca, ribadisce l’importanza per l’Istituto di Credito di essere vicini alla cultura, perché la lettura è un bene sociale da difendere, creando un valore che è responsabilità sociale poi ridistribuire. "Una banca che sa leggere ne vale due", dice,  e la BPER è vicina alla Fondazione Bellonci nel sostenere il Premio.
Domani, a Casal di Principe, al “Teatro della legalità" gli autori incontreranno gli studenti delle scuole della Campania che compongono la giuria del Premio Strega giovani, in un'altra fondamentale tappa nel segno della crescita delle coscienze. 
Un riconoscimento, dunque, è questo, che negli anni ha saputo colpire l’immaginario, divenendo protagonista di film e persino di graphic novel, come sottolinea  infine, Stefano Petrocchi , direttore della Fondazione Bellonci, che ha ricordato come il  Premio Strega sia divenuto naturalmente , una “cosa preziosa del Paese”.



11/04/19

INTERVISTE - Michelangelo Fetto riporta in scena "La Marcolfa", riletta e reinterpretata. Il ricordo di Antonio Sorgente


Il 12 e il 13 aprile al Mulino Pacifico, l'opera con un nuovo cast e nuovi attori. 

di Maria Ricca

Torna l’appuntamento con il teatro ironico d’autore. Protagonista ancora la Solot, che venerdì 12 e sabato 13 aprile, al Mulino Pacifico, presenta “La Marcolfa”, settimo appuntamento della Stagione Teatrale 2018/19, al Mulino Pacifico. 
Dello spettacolo, nato dalla penna di Dario Fo, e qui riproposto in una nuova versione interpretata da Antonio Intorcia, Michelangelo Fetto, Rosario Giglio, Massimo Pagano, Assunta Maria Berruti e Carlotta Boccaccino.
Sottolinea il regista Michelangelo Fetto: “E’ un capolavoro di mestiere teatrale, di tecnica infallibile fatta di ritmi e di battute efficaci ed esilaranti, di richiamo alla splendida tecnica tutta italiana della farsa, diretta discendente della Commedia dell’Arte.
Il  grande gioco teatrale della metafora si sposta oggi verso un’altra violenza sociale, meno politica ma più intimista, se vogliamo. Si tratta di una satira della prepotenza e dello sfruttamento, da parte di chi detiene il potere, nei confronti del disarmato essere - semplicemente – umani”.
-“La Marcolfa” di Dario Fo torna in scena nel vostro allestimento, anche quest'anno. Quali novità rispetto alle edizioni precedenti?
“La novità de “La Marcolfa”  è innanzitutto nel cast, che prevede questa volta l’ingresso di Massimo Pagano, protagonista de “Il ragazzo di campagna” di Luigi De Filippo (presentata dal mese scorso in tournée dalla Solot e da “I due della città del sole”, n.d.r.).  Si tratta, naturalmente, di una grossa addizione qualitativa per la nostra compagnia. Addizione non nuova, perché Pagano ha già partecipato a nostre produzioni in passato. Con lui attori ed attrici strepitosi, fra cui Assunta Maria Berruti e Carlotta Bccaccino. Infine,  c’è un approccio diverso alla commedia, che è stata ritoccata, ritradotta, arricchita con nuove canzoni.”
-Ricorderete il prof. Antonio Sorgente in queste serate. Fu lui a collaborare alla prima "traduzione" in beneventano dell'opera di Fo…
“Antonio Sorgente per noi è stato un Maestro, è stato un amico, innanzitutto, ha avuto gran parte nella scelta di fare questo spettacolo, anche se il testo che portiamo in scena non è propriamente quello che ha tradotto lui, perché la Compagnia è cambiata nel corso degli anni e ho dovuto attagliare l’opera a quelle che erano le caratteristiche dei nuovi attori. Certo, intendiamo ricordarlo nel corso di queste due serate. Riteniamo un dovere tributargli  un omaggio , non formale , ma d’affetto.  Antonio Sorgente è nel nostro cuore e resterà nel nostro cuore per sempre.
-Realizzate pièces di teatro di opinione, di teatro classico napoletano ed ironico-grottesco, come “La Marcolfa” ed offrite  serate di taglio artistico ogni volta diverso. Come si "conciliano gli opposti" nella vostra produzione e qual è il bilancio della vostra stagione?
“Antipodi” nella nostra proposta? Io credo che il teatro abbia una sola discriminante, la qualità. Se la gente è in grado di riconoscere la qualità, siamo tranquilli. Del resto il Mulino Pacifico resta aperto sette giorni su sette. A breve firmeremo la convenzione  con il Comune che nei fatti è già “in fieri”. La nostra scuola di teatro va avanti da decine di anni. Far finta che tutto questo non sia mai esistito è assurdo. Per fortuna la gente continua a seguire il nostro teatro,  i ragazzi ci seguono  e questa è una cosa che ci conforta, che ci dà la forza per andare avanti, di portare avanti i nostri spettacoli , anche oltre le mura patrie beneventane. Di questo siamo orgogliosi.
-Mai come quest'anno l'offerta teatrale e di eventi artistici in città è stata così ampia, con la sovrapposizione di avvenimenti. Non c'è il rischio di spiazzare il pubblico, che è sempre lo stesso e non sa come dividersi? Una programmazione fatta di concerto sarebbe auspicabile…
“Certo , oggi  manca completamente ogni abbozzo di programmazione.  Sulla coincidenza  degli eventi, poi, tocca sempre al pubblico, che è meno stupido e meno infantile di quanto si possa credere, operare una scelta. Le masse non si orientano, le masse si convincono con la qualità.”
-Continuerà la collaborazione con “I due della città del sole” e in che termini?
“Sicuramente continuerà la collaborazione con “I due della città del sole” , con cui c’è stato sempre questo fruttuoso scambio di esperienze artistiche, di coproduzioni. Sono allo studio altre iniziative. Tutto proseguirà fin quando avremo il piacere di stare insieme,  che in questo momento c’è fino in fondo. Per cui “Il ragazzo di campagna” è stata la prima di una serie di sperimentazioni, da qui e per i prossimi cinque anni.”

05/04/19

TEATRO - Monica Guerritore ed il mito di Giovanna D'Arco, in scena per "Città Spettacolo" d'inverno

di Emilio Spiniello


BENEVENTO - Una vita fatta missione quella di Giovanna D’Arco , l’eroina francese del XV secolo condannata per eresia ed arsa viva.
Figlia di contadini e analfabeta, animata da visioni religiose, la giovanissima Giovanna d'Arco, interpretata dall’ottima Monica Guerritore, rende vivide le sue imprese e le sue gesta per liberare la Francia dagli Inglesi.
Una delle più stimate e amate attrici del nostro Paese ha reso intenso uno spettacolo di acclarato successo, di cui è autrice, regista ed interprete, accolta al teatro De Simone di Benevento, nell’ambito della Rassegna “Città Spettacolo Teatro” Inverno.
In scena le immagini, i pensieri e i testi poetici e filosofici, a partire dagli atti del Processo, i brani di Nietzsche e Brecht, i versi di Maria Luisa Spaziani e il “De Immenso” di Giordano Bruno, nel mentre si ascoltano le parole di condanna del tribunale inquisitore.
Al centro della scena cupa soltanto un palo, che sarà per lei luogo di morte.
In primo piano emergono i sentimenti, l’umanità e la forza di Giovanna D’Arco, fiaccata nel fisico ma non nella mente, portati sul palcoscenico con l’armatura e la corazza di grande animo spirituale e passione senza tempo. Corpo e cuore danno il senso di un linguaggio universale di riscatto e coraggio.
La contemporaneità si fonde nella drammaturgia, quando compaiono i “volti di libertà” di alcuni grandi personaggi come Jan Palach Palach, Martin Luther King, il giovane cinese di piazza Tienanmen e Che Guevara: tutti simboli di resistenza.
L’attrice romana si meritava sicuramente la presenza di maggior pubblico in sala, peccato. Prossimo appuntamento con il teatro sabato 13 aprile, ore 21:00, con Antonella Morea in “Mamma” di Annibale Ruccello.

IL PROGETTO - L'Erasmus + del Liceo "Urbani" riparte per la Spagna

di Maria Ricca

S. GIORGIO A CREMANO - E’ già tempo di ripartire per i giovani del gruppo “Erasmus plus”, per il secondo “step” della mobilità collegata al progetto “On the Move for Social Inclusion”, “In marcia per l’inclusione sociale”, che unisce gli studenti del Liceo “Urbani” di San Giorgio a Cremano, scuola capofila, ai coetanei della Spagna, della Grecia, della Turchia e del Portogallo.
 Dopo il “kick off” del dicembre scorso, che vide le delegazioni europee riempire di allegria, nel segno dell’accoglienza, le sale del Comune di San Giorgio a Cremano, ricevute dal Sindaco Zinno, con la Dirigente Scolastica Mariarosaria De Luca e la  docente referente Mariarosaria Morra, il giorno 6 aprile 2019  il gruppo italiano  volerà a Vitoria Gasteiz, la città più verde di Spagna, capoluogo di fatto della comunità autonoma dei Paesi Baschi.
A ricevere gli studenti Roberta Capasso, Vincenzo Riccio, Vincenzo Esposito, Marta Manna, Alessia Musella, Stefano Esposito, accompagnati dai docenti Mariarosaria Morra e Gennaro Capalbo, saranno questa volta insegnanti ed alunni spagnoli, che ricambieranno l’ospitalità ricevuta in dicembre. Furono quelli giorni di grande entusiasmo per le comitive straniere, che ebbero l’opportunità di visitare la nostra cittadina vesuviana e poi i luoghi più significativi del capoluogo partenopeo, con escursioni a Pompei, Sorrento e Salerno e tappe importanti alla scoperta delle tradizioni caratteristiche del territorio.
Di quella esperienza è stato realizzato uno splendido video, che, su produzione e montaggio dell’alunno  Mario De Vito, con disseminazione dello studente Vincenzo Riccio, sottofondo musicale ed interpretazione canora dal vivo dell’allieva Eleonora Pocch, regia della prof.ssa Morra, raccoglie i momenti più emozionanti e significativi di quell’esperienza. Così come la rivista “MadMagz”, all’indirizzo “www.madmagz.com/magazine/1499062#” realizzata on line dai ragazzi, che racchiude “the stories of the Erasmus + experience”, le storie dell’esperienza Erasmus + .
Si parte, dunque, adesso alla volta della “European Green Capital”, Vitoria Gasteiz, appunto.  Circondata da un “Anello Verde”, quasi un  grande raccordo anulare dedicato a bici, pedoni e biodiversità, la città  “conserva un centro storico medievale praticamente intatto, a  forma di  mandorla,  costellato da chiese e palazzi medievali, raggiungibili grazie ad un saliscendi di gradini e scale mobili, e così particolare da ispirare persino lo scrittore Ken Follett.
Ma è la piazza-teatro denominata Placa della Virgen Blanca” a suscitare l’interesse di visitatori e turisti.
L’esperienza più bella sarà ancora quella della condivisione, però, com’è negli intenti del progetto “Erasmus plus”, per una crescita reciproca oltre pregiudizi e dversità. Un’esperienza che resterà nei cuori  e nelle menti dei giovanissimi.



LIBRI - "Napoli velata e sconosciuta", l'anima di Partenope rivelata da Maurizio Ponticello


di Maria Ricca

Serata di riflessioni e suggestioni alla Libreria Guida di Benevento, in compagnia di Maurizio Ponticello, scrittore, storico e giallista, appassionato indagatore di miti, riti e tradizioni della splendida Partenope, che mai completamente si svela. Organizzazione a cura della giornalista Elide Apice, per l'associazione Culture e Letture.
“Napoli è pudica”. Ecco, questo è la prima definizione, fra mille altre,  che profondamente colpisce nel volume di Maurizio Ponticello
Pudica, ovvero, virtuosa, costumata, morigerata, casta, come reciterebbe qualsiasi “thesaurus”, in qualsiasi risorsa digitale o dizionario telematico.
Com’è conciliabile questa definizione di “compostezza”, con l’immagine che quotidianamente ci rimandano i mezzi di comunicazione e non solo?
Sabato e domenica sera, nel cuore della città, poco distante dall’universo allegramente caotico di Piazza Bellini, uno spettacolo, più volte riproposto dal suo autore, l’attore Roberto Azzurro, dal titolo “Una lampa”, "urla" che bisogna
bruciare tutto, di Napolo.
E in sette canti l'attore, con Fabio Brescia, declina quello che di Napoli non va: la violenza verbale e la maleducazione di giovani e meno giovani, i disservizi che ben conosciamo, il dramma della criminalità e gli episodi della cronaca recente, fino al matrimonio “illustre” di Tony e Tina, per così dire, dell’universo neo-melodico, santificato da cortei  grotteschi per le vie della periferia e anticipati da flash mob in Piazza del Plebiscito, addirittura al centro, di cui  tutti fingono di non sapere niente.
E allora ti dici che sì,  forse ha ragione chi vorrebbe fare di Partenope, “Una lampa”, un’unica vampata, per distruggere tutto e ricominciare daccapo.
Poi, però, ti ritrovi a partecipare, da docente, nell’ambito di un progetto Unesco, alla riscoperta dei luoghi più significativi della città…
Magari leggi le pagine di “Riscetamento” dello scrittore Luca Delgado, che sceglie di vivere e lavorare a Napoli, pur avendo la possibilità di andare ben oltre il proprio territorio, e aderisci al suo progetto di riscoperta della profondità e della bellezza dell’appartenere  ad una comunità così particolare e così appassionata…
E ti viene voglia di ripensarci, di ritrovare quelle motivazioni che ti hanno fatto innamorare della città.
Anche per difenderla da chi la vorrebbe ormai “perduta”. E sono tanti, e nemmeno per quel desiderio di “affossare” il Sud, come molti pensano, ma proprio perché ne sono convinti.
Poi leggi il libro di Maurizio Ponticello, “Napoli velata e sconosciuta” e il volume ti appare  come una sorta di “epifanìa” , alla Joyce, sulla natura vera della città e finalmente comprendi perché ne sei irresistibilmente  affascinata. Ben prima di Ozpetek, che adotta il titolo del libro, ma non sa svilupparne i contenuti, Ponticello racconta i misteri della città
E’ vero, Napoli è “pudica” e “ rimossi i primi veli intrisi di sangue – dice l’Autore -  e quelli avvizziti dai luoghi comuni che le mozzano il fiato, in barba a come la si vede, in fondo al tunnel c’è una luce che abbaglia. E però, più si crede di averla messa a nudo e più spuntano vesti e pepli inimmaginati. E così via, forse all’infinito.”
Una dama guerriera, di evi immemori, sottolinea Ponticello, un mosaico composto da migliaia di tessere, tutte variopinte.
Quindi l’Autore ci conduce attraverso un viaggio che definisce “funambolico ed interdisciplinare”, realizzato con il Metodo Tradizionale, che consente un approccio totalmente differente rispetto ad uno studio di genere e può portare quindi a conclusioni diametralmente opposte a quelle correnti.
Viene in mente il “metodo mitico” di Thomas Stearns Eliot, che raccontava l’aridità della  realtà attuale, ne “La terra desolata”, mettendola in contrapposizione con la fertilità del passato.
Ma qui è tutt’altro: attraverso la riscoperta dei miti incarnati nella realtà partenopea, che l’Autore ripropone, l’anima della città è svelata a chi la contesta.
“Un’anima ce l’ha questa città da primati”, dice Ponticello, e però  non basta narrarla.
E allora, l’Autore decide, con provocazione intellettuale, di dare un senso a queste storie.
E racconta…
Napoli sarebbe una  Sirena su cui poggerebbe la città tutta, una figura femminile distesa da Capo Napoli, ad est della città, con le membra nel centro storico, adiacente via Nilo, e ad occidente i piedi, Piedigrotta o piede della grotta, Pederotta.
Un grande corpo da vivere , un organismo mitico, ricorda l’Autore, che ritorna nelle espressioni verbali: sopra il Vomero, fuori alla Caracciolo, giù Napoli, su Napoli,   da Posillipo. C’è sempre l’idea di muoversi su di un corpo, entrare e uscire da un corpo vivo e vivente,  percorrendolo in ogni direzione.
Napoli sarebbe  un’ immensa scacchiera urbana, quindi, speculare agli avvenimenti, che  riproduce il mondo nei suoi “opposti complementari”, il bianco e il nero, appunto, con alternanza di luce e di ombre, di pieno e di vuoto, di fuoco e di acqua, di secco e di umido, forze fauste e forze  infauste.
Il simbolo della tavola degli scacchi indica l’eterno confronto tra le forze del bene e quelle del male.
Il viaggio di Ponticello prosegue, realizzando, attraverso queste trattazioni, tanti libri in un unico, stesso  libro.
Un cofanetto prezioso, uno scrigno, com’è stato detto, praticamente, che racchiude Pitagora e Vitruvio, il mito di Virgilio Marone che a Napoli sarebbe  sepolto, e poi  “ ’O scarpunciello da’ Maronna”, “Priapo e l’estasi divina”,  “Gli antri e il sesso del Satyricon”, “La Madonna dal pede rotto”, la Madonna di Piedigrotta, I Segni della Festa delle feste,  Orge e tarantelle ai piedi di Giano.
E, quindi, dice l’Autore, Napoli, oltre ad avere dignità da regina, è un labirinto in cui perdersi, ed è così straordinariamente ricca da non avere fondo. Anche di un solo luogo di Napoli preso a modello, dice Ponticello, si può discutere, sezionando il capello in quattro senza trovare approdi o certezze.
Insomma, conclude l’Autore, “Napoli si nasconde, e recita a soggetto nel suo immenso teatro, il luogo delle visioni che è la città stessa in cui le divinità si rappresentano: la indiscussa capitale della cultura sapienziale dell’intero bacino del Mediterraneo.”

04/04/19

TEATRO - "I Modestissimi" in "Niente è come sembra...un anno dopo"

Donatella Loffredo e Michele Pietrovito  firmano uno spettacolo tutto da vedere, nel quale si intrecciano vari personaggi che renderanno comici ed esilaranti molti momenti.

di Claudio Donato

"Palcoscenico in Campania.it" ha incontrato Donatella Loffredo, regista e sceneggiatrice insieme a Michele Pietrovito (nella foto) di "Niente è come sembra...Un anno dopo", in scena al Massimo sabato 6 , alle 20,30 e domenica 7 aprile, alle 17 e alle 20,30.
"Il nostro modo di lavorare -afferma Donatella - cerca di  mettere in risalto le caratteristiche di ogni singolo componente, giocando su peculiarità caratteriali e fisiche. In questo modo  vengono fuori dei personaggi un po' sopra le righe".
Loffredo sottolinea un particolare: "Il nostro è un progetto che nasce circa 13 anni fa: all'epoca il primo obiettivo fu quello di sensibilizzare le persone del rione. Il nostro modo di lavorare è quello di riadattare testi noti e, tranne il primo anno, dove ci fu solo una data; poi è stato un susseguirsi di eventi e consensi. Ogni anno portiamo a teatro circa 2000 persone attraverso tre repliche"
"Anno dopo anno c'è stata l'idea di prendere il meglio di ogni commedia, unendola in un unico atto. In tutto questo, cerchiamo sempre, attraverso la comicità, di lanciare messaggi sociali".
"Sono sempre molto critica con me stessa  e mi dispiace quando non arriva il senso di ciò che c'è dietro al nostro lavoro. Non bisogna dimenticare che si tratta di persone che dopo aver lavorato una giornata, si sottopongono ad ore di prove con un impegno tale che non è secondo a chi lo fa come professione esclusiva, con risultati a mio parere lusinghieri".

L'EVENTO - Social Film Festival ArTelesia: ecco le date estive



BENEVENTO - Si terrà a Benevento dal 18 al 21 luglio 2019 l’evento conclusivo del Social Film Festival ArTelesia, organizzato dall’Associazione Libero Teatro. Il Festival del cinema sociale, infatti, non si risolve nelle quattro giornate estive, ma si sviluppa in tutto il corso dell’anno attraverso eventi quali “SFFA School and University”, tuttora in corso, DrinKorto, rassegna e selezione di cortometraggi da parte della Giuria popolare, svoltasi presso la Libreria Masone. Il programma di massima prevede giornate di proiezioni di film e cortometraggi in concorso, e di pellicole cult in omaggio a maestri del cinema, la serata di gala condotta da Pino Strabioli e un evento social di rilievo. Tanti gli artisti che parteciperanno all’XI edizione del Festival, alcuni dei quali, registi o protagonisti dei film in concorso. Nelle matinées e nelle serate di proiezione, sono stati particolarmente apprezzati i cortometraggi: “They Sell” per la regia di Andrea Purgatori e con la partecipazione di Alessandro Haber; “The Graffiti” di Aurélien Laplace, che vede come protagonista il brillante Francois Berland; “L’affitto” di Antonio Miorin con attrice protagonista Luisa Ranieri; “Amici comuni” di Marco Castaldi, che vede protagonista Giuseppe Zeno; “Promiseland” di Francesco Colangelo che annovera nel cast Valeria Solarino e Giulia Michelini. Tra i numerosi lungometraggi in concorso molto interessante per la Giuria tecnica “Stato di ebbrezza” di Luca Biglione, tratto dalla storia vera di Maria Rossi, comica emiliana che ha lottato contro la dipendenza dall’alcol. Nel cast Francesca Inaudi, Andrea Roncato, Mietta, la colonna sonora di Demo Morselli. In attesa della presentazione ufficiale dell’evento, sarà possibile essere aggiornati sulle news visitando il sito www.socialfilmfestivalartelesia.it o la pagina Facebook del Festival.








30/03/19

TEATRO - Tullio Solenghi e Massimo Lopez, fra imitazioni ed amarcord "ipnotizzano" il pubblico


di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Una coppia artistica affiatata che ha dato il meglio di sé in due ore di spettacolo, un vero show live dove hanno riproposto i personaggi cari al pubblico. Sul palco del teatro Massimo di Benevento sono arrivati Massimo Lopez e Tullio Solenghi, mattatori del nuovo appuntamento di “Città Spettacolo – Teatro”.
Risate, tante, soprattutto nelle parentesi dedicate alle imitazioni: Papa Bergoglio e Papa Ratzinger, Gino Paoli, Frank Sinatra, Ornella Vanoni, Domenico Modugno, Pippo Baudo, oppure Maurizio Costanzo, Giampiero Mughini e Simon & Garfunkel.
Accompagnati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio, formata da Fabio Gangi al pianoforte, Ezio Rossi al basso e Marco Serra alla batteria, i due hanno proposto uno show fatto di parodie, imitazioni, sketch, gag e improvvisazioni. Momento profondo ed emozionante, sul finale, dedicato all’indimenticata Anna Marchesini, loro storica partner del Trio.
“La scintilla del ritorno insieme è scattata durante il programma “Tale e Quale Show”, invitati proprio da Carlo Conti”, hanno detto Lopez e Solenghi.
Una complicità unica ed una empatia spassosa, caratteristica principale delle due “vecchie volpi da palcoscenico”.

23/03/19

TEATRO - "Il fulmine nella terra", il racconto emotivo del sisma in Irpinia

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - "Ci si abitua. Si sa”. 90 secondi lunghissimi, la durata del violento sisma che colpì l’Irpinia il 23 novembre del 1980. Un contesto molto diverso dal nostro, visto attraverso le musiche, i film, la televisione, l’Italia, soprattutto il Meridione dell’entroterra fatto di agricoltura. Era il Belpaese di “Disco Bambina” con Heather Parisi, dell’oro vincente di Pietro Mennea e i trionfi musicali di Miguel Bosè.
L’attore Orazio Cerino al Mulino Pacifico di Benevento, sede della Solot – Compagnia Stabile, con una leggerezza narrativa unica, sottolineata dallo stesso padrone di casa, Michelangelo Fetto, e con una palpitante interpretazione,  ha raccontato, attraverso il suo monologo tetrale,  il violento sisma da molti ricordato e le conseguenze che ebbe. Tanti erano dinanzi alla tv per seguire Juve-Inter , quando alle 19.34 una magnitudo 7 della scala Richter spazzò tutto via e nulla è tornò come prima. La Campania e la Basilicata  in ginocchio, disarmate dinanzi a cotanta ferocia dettata dalla natura imprevedibile.
In sala viene riprodotto il boato audio prodotto dalla “scossa infinita”. Utile il sarcasmo per evidenziare le inadempienze e le inefficienze di quell’Italia che a mala pena conosceva quei posti di montagna. I ritardi, le storie e le vicende personali di chi si è aggrappato alla mano di Dio, eppure non è sopravvissuto al disastro, raccontato tardi ed in malo modo, in un contesto di generale impreparazione.
L’arrivo dei giornalisti sui luoghi della tragedia, segna la cupa sterzata di quello che non era stato compreso nelle sue proporzioni.
La narrazione si intreccia riproponendo i telegiornali dell’epoca, gli interventi istituzionali, come quello del Capo dello Stato Sandro Pertini che criticò fortemente l’organizzazione degli aiuti.
Vengono fuori le vicende dei paesi rasi al suolo come Sant’Angelo dei Lombardi, San Mango, Teora; i soccorsi arrivati tardi, come accadde a Calabritto, Senerchia, Laviano.
Lo spettacolo, finalista al Roma Fringe Festival 2015, scritto e diretto da
Mirko Di Martino  (direttore del Teatro dell’Osso di Napoli) , ha fatto rivivere a molte persone presenti quei momenti drammatici vissuti sulla propria pelle.
Un teatro per rievocare, condividere e ricostruire la memoria di un dramma collettivo che causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.

19/03/19

MUSICA - I racconti del Sud nello sguardo musicale del "Canzoniere della Ritta e della Manca"

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Il calore e l’energia della musica popolare hanno coinvolto il pubblico partecipante al nuovo appuntamento del cartellone di “Benevento Città Spettacolo”, la stagione invernale diretta sempre da Renato Giordano.  Ad esibirsi, sul palco del teatro De Simone, il gruppo musicale beneventano “Il Canzoniere della Ritta e della Manca”, formatosi nel 1985. La storica band è composta da Pio Grasso, Saverio Coletta, Giancarlo Sabbatini, Lello Campanelli, Ezio Cerulo, Tony Stefanelli e Marisa Rapuano.
I ritmi, le melodie e i brani ispirati ai canti popolari contadini hanno animato la serata impreziosita da alcune ‘perle in musica’, decisamente apprezzate in sala:  Suspiria mia,  Brigante se more (arrangiata dal gruppo), Balla balla, Malevento, Mare Nostrum, Tarantella del Gargano, Di l'amuri, Marone in festa,  Lu ruscio de lu mare (arrangiata), L'acqua e la rosa (omaggio a Eugenio Bennato), Jesce sole,  L'arsura, Terra, La vita è na taranta, Un futuro a Sud.
Bis finale fortemente voluto ed applausi convinti.
Prossimo appuntamento il 22 marzo, con l’attore Mario Zamma in “Sbussolati”.