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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

19/03/19

MUSICA - I racconti del Sud nello sguardo musicale del "Canzoniere della Ritta e della Manca"

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Il calore e l’energia della musica popolare hanno coinvolto il pubblico partecipante al nuovo appuntamento del cartellone di “Benevento Città Spettacolo”, la stagione invernale diretta sempre da Renato Giordano.  Ad esibirsi, sul palco del teatro De Simone, il gruppo musicale beneventano “Il Canzoniere della Ritta e della Manca”, formatosi nel 1985. La storica band è composta da Pio Grasso, Saverio Coletta, Giancarlo Sabbatini, Lello Campanelli, Ezio Cerulo, Tony Stefanelli e Marisa Rapuano.
I ritmi, le melodie e i brani ispirati ai canti popolari contadini hanno animato la serata impreziosita da alcune ‘perle in musica’, decisamente apprezzate in sala:  Suspiria mia,  Brigante se more (arrangiata dal gruppo), Balla balla, Malevento, Mare Nostrum, Tarantella del Gargano, Di l'amuri, Marone in festa,  Lu ruscio de lu mare (arrangiata), L'acqua e la rosa (omaggio a Eugenio Bennato), Jesce sole,  L'arsura, Terra, La vita è na taranta, Un futuro a Sud.
Bis finale fortemente voluto ed applausi convinti.
Prossimo appuntamento il 22 marzo, con l’attore Mario Zamma in “Sbussolati”.

17/03/19

MOSTRE - Nasce "Blow-up Factory", spazio culturale, tra fotografia, musica e poesia



di Emilio Spiniello

BENEVENTO - In tanti fino a notte fonda hanno varcato la soglia del circolo fotografico “Blow-up Factory”, nuovo spazio culturale di Benevento, fondato da Michele Salvezza, Michele Coretti e Alessandro Grimaldi. In tanti si sono complimentati con gli ideatori, per un’iniziativa che si fonda sulle solide basi della competenza.
Nella sede di rampa Montevergine n°8, l’apertura ufficiale a base di fotografia, musica, poesia, cibo per l’anima e voglia di fare.
Un ingresso particolare, infatti alle pareti  sono stati esposti alcuni esperimenti fotografici degli allievi che hanno frequentato i precedenti laboratori.
La serata è stata arricchita anche dalla presenza del collettivo “Caspar – Campania Slam Poetry”, con una performance poetica.
Michele Salvezza, docente e fondatore assieme agli altri due colleghi, ci ha parlato della sua felice esperienza al circolo cinematografico “Labus”, in piazza Orsini, ispirata ai vecchi cineclub.
“In questo locale – ha detto Salvezza – ci dedichiamo al lavoro sulla fotografia, riprendendo i noti circoli fotografici dai quali sono usciti i grandi fotografi italiani del ‘900. Creare uno spazio reale,  una comunità, per scambiarsi conoscenze, esperienze e progettare insieme, legandoci al nostro territorio e al paesaggio”, ha proseguito.
“Uno spazio dove collegare le persone e generare attività a sfondo culturale, un luogo aperto alle esperienze legate al vecchio modo di fotografare, con l’intento altresì di creare gruppi di persone per andare alle mostre nazionali,  fare uscite fotografiche di gruppo ed esperienze collettive”.
Da oggi, quindi, un nuovo spazio calpestabile e reale che va sostenuto dall’intera città.

16/03/19

TEATRO "La sentinella di Elsinore" e l'impotente struggersi nella battaglia della vita


di Maria Ricca

NAPOLI - Perdersi a contare le stelle, ad una ad una, per anestetizzare mente e cuore nella visione dell’infinito e provare ad addormentare il dolore della perdita di una compagna amatissima. Correre come una scheggia impazzita e come se non ci fosse un domani, per attribuire ad una dannata fatalità  la morte di un padre ammirato, guida sicura nel mare dell’esistenza. Troppo difficile accettare che vi sia una responsabilità propria o altrui in tutto questo. Meglio rifiutare il confronto con la realtà e urlare al mondo la propria disperazione, muovendosi come un amnimale ferito al di qua e al di là di una scenografia essenziale quanto complicata, sicuramente claustrofobica. Come i protagonisti de “La sentinella di Elsinore”, lo spettacolo in scena al Teatro dei 63 di Napoli ancora stasera alle 21 e  domani alle 18, produzione firmata Airots, con testo e regia di Giuliana Pisano, allestimento scenico di Salvatore D’Onofrio. In scena due diverse disperazioni. Quella più “lunare” di Bernardo, che sogna l’infinito e parla con i fantasmi, e quella più immediata e feroce di Amleto, privato del potere dall’infamia dello zio e dalla fragilità di una madre succube, ma incapace di credersi ingannato, quanto piuttosto sfortunato. 
Serve l’apparizione dello spettro del padre, come nell’originale shakespeariano, che chiede vendetta, lasciando intuire quanto accaduto e che non di fatalità si è trattato, ma di volontà criminale precisa, per spingere i due all’azione . E così il re defunto, interrogato da uno stralunato Bernardo sul destino dei suoi cari trapassati, parla attraverso le labbra del figlio, che prima lo sfugge, poi ne accoglie lo sfogo e le direttive. C’è da vendicarsi dello zio traditore, senza coinvolgere la debole madre, ma bisogna fare attenzione. Quello stesso popolo, pronto ad esaltarti, può voltarti in un attimo le spalle e i nemici possono avviare l’infame macchina del fango per negare la verità. C’è da decidere cosa fare, da che parte stare. “Se sia più nobile soffrire i colpi della vita o armarsi contro i torti subiti…” Meglio allora contemplare, come sceglie di fare la sentinella. Meglio fuggire, come preferisce Amleto. Combattere è troppo doloroso. E tutto, infine, si ricompone.
Reggono bene la scena Nicola Conforto, Ivan Iuliucci, Mariano Savarese, grazie ad un vigore fisico e recitativo, che si riflette nelle convincenti interpretazioni sanguigne, espresse senza risparmio di energie. Una rivisitazione dei temi shakespeariani, ben curata dall'autrice Giuliana Pisano, che lascia spazio a riflessioni moderne sull’amore, sull’ingiustizia, sul tradimento, sulla calunnia e sulle fragilità umane, confermando l’universalità senza tempo dei temi del Bardo, reinterpretati attraverso la più moderna drammaturgia.

TEATRO - "Ce penza mammà": l'ironia verace di Giacomo Rizzo per raccontare sentimenti universali con leggerezza

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Penultimo appuntamento per la rassegna “Palcoscenico Duemila” con la divertente commedia 'Ce penza Mammà' di Gaetano Di Maio, con Giacomo Rizzo e Caterina De Santis, al teatro Massimo di Benevento. Gli attori della Compagnia Stabile del teatro Bracco hanno saputo tenere viva la scena, già sorretta da una sceneggiatura notoriamente brillante, con gag e siparietti comici che hanno divertito il pubblico. Si tratta di una pièce scritta da Gaetano Di Maio e portata in scena per la prima volta negli anni 80, poi una seconda volta nel 1995, in entrambe le occasioni da Giacomo Rizzo. Quattro figli in scena, con una madre morta giovane, vivono insieme nella stessa casa. Quello più tenero è lo scemotto Bernardino, “un poco abbunato”, il quale rischia di finire in un ospizio. Bernardino, un ragazzino over alquanto buono, candido, sprovveduto, ma sorprendentemente intelligente, colpisce per i suoi continui fraintendimento. Tante le situazioni comiche, grottesche, paradossali. Un via vai di personaggi bizzarri e indiscreti ruotano nella storia, caratterizzata da una strana presenza: il fantasma di mammà. Un testo spassoso, tra ilarità e riflessione con scenette esilaranti, fino alla fine. Una storia di profondi sentimenti umani, ma raccontati con apparente leggerezza che nulla toglie allo spessore di una delle più belle commedie, basata su un intreccio divertentissimo, scritte dal noto commediografo e poeta napoletano Gaetano Di Maio. Il 30 aprile la stagione si chiude con Serena Autieri e Paolo Calabresi in "La menzogna" di Florian Zeller.

06/03/19

L'EVENTO - Torna “DRINKORTO – l’ AperiCinema che ti mancava”, per il Social Film Festival ArTelesia

Torna il Social Film Festival ArTelesia con “DRINKORTO – l’ AperiCinema che ti mancava”.
Al via l’undicesima edizione del Social Film Festival ArTelesia con un'iniziativa già realizzata con successo nei precedenti anni: “Drinkorto”, rassegna dei migliori cortometraggi in concorso. Quattro imperdibili appuntamenti, 8, 15, 22 e 29marzo 2019,dalle ore 19.00presso la libreria Masone di Benevento. L’evento è dedicato sia agli appassionati del cinema in breve che ai curiosi che vogliano trascorrere qualche ora in compagnia per vedere brevi film sorseggiando un drink. Le proiezioni, gratuite e aperte a tutti, accolgono il pubblico in veste di giuria, un’iniziativa originale e culturalmente stimolante. Al cortometraggio che, nel corso delle quattro serate, avrà ottenuto il maggior punteggio, sarà attribuito il premio miglior cortometraggio “DrinKorto” ed il regista sarà premiato nella serata di Gala di luglio 2019. Il tema della prima serata sarà “Luci di donne” con la proiezione di cortometraggi a tema. Fino al 15 aprile è possibile iscriversi al concorso Social Film Festival ArTelesia nelle seguenti sezioni:“School and University”per sensibilizzare i giovani alla cultura cinematografica a tema sociale e valorizzare la produzione di audiovisivi nati da progetti scolastici;“Filmmaker” per promuovere la diffusione di lungometraggi e cortometraggi realizzati e prodotti da Scuole di Cinema, Associazioni, Case di Produzione; “DiVabili” (registi diversamente abili e non che abbiano trattato il tema della disabilità o coinvolto attori diversamente abili in film non necessariamente a tema disabilità). Al concorso potranno partecipare tutte le opere italiane e straniere di impegno sociale e civile, come è nella mission del Social Film FestivalArTelesia che per l'edizione 2019  propone i seguenti temi: “Viaggi e Paesaggi” (in occasione dell’anno nazionale del turismo lento); “Io mi appartengo” (rispetto della propria individualità e della propria libertà contro ogni dipendenza); Integrazione (rispetto dell'identità etnica e culturale contro ogni forma di discriminazione); “CineLibriamoci”(cortometraggi ispirati ad opere letterarie della narrativa italiana e mondiale); si conferma anche quest’anno il tema “Libero”.Il bando e la scheda di iscrizione sono scaricabili dal sito web www.socialfilmfestivalartelesia.it.


03/03/19

TEATRO - "Lo spazio delle relazioni" in scena al Magnifico Visbaal

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Un esperimento sociale ed artistico sicuramente riuscito. Una novità per la platea beneventana, lo spettacolo “Lo spazio delle relazioni”, in scena ieri al Magnifico Visbaal Teatro, una produzione Sonenalè. Una relazione tra corpi in movimento: dieci persone di diversa età, non attori, assieme per poche ore mettendosi a nudo.
Una performance innovativa ed un format anche di improvvisazione, visto che i partecipanti erano inconsapevoli delle richieste fatte in scena.
Ognuno ha portato un po’ di sé: un oggetto, un’esperienza, un vissuto, un’essenza. Si è indagato sulle dinamiche relazionali tra persone ed il folto pubblico presente ha apprezzato la spontaneità, la capacità di mettersi in gioco e la naturalezza di chi ha accettato questa esperienza.
Il gruppo, reso più eterogeneo possibile,  ha usato il proprio corpo come strumento di passaggio delle proprie emozioni in tempo reale, seguendo le ‘indicazioni’ e le riflessioni contenute negli studi dell'antropologo americano Edward Hall sulla correlazione tra distanza relazionale e distanza fisica, pubblicati nel testo 'La dimensione nascosta'.
Dei non professionisti hanno regalato qualità intime. L’ideatore Riccardo Fusiello ha spiegato, infine,  la genesi del progetto.

Intanto, il regista Peppe Fonzo ha comunicato che lo spettacolo “Concedimi di diventare niente”, previsto nei giorni 15-6 marzo prossimi, è stato rinviato al weekend successivo.

02/03/19

TEATRO - La Solot presenta "Il mondo sommerso" della Compagnia "Sulreale", da Ionesco

di Emilio Spiniello


BENEVENTO - Bisogna buttare la zavorra per andare in superficie”.
È frastornato il re Berenger nel comprendere sempre più la sua imminente fine, che poi si rivela una rinascita.
Al Mulino Pacifico il quarto appuntamento della rassegna teatrale promossa dalla Solot - Compagnia Stabile di Benevento.
“Il mondo sommerso”, ispirato a “Il re muore”, creazione drammatica dell’autore rumeno Eugène Ionesco, ci rende partecipe della condizione umana e della sua ineluttabilità. Le regine attorno al sovrano, come al capezzale di un morente, lo assistono, l'arcigna Marguerite e la dolce Marie.
Il principe nel suo lasciarsi andare, non accetta di veder scomparire la forza del suo pensiero e la fine del suo regno. Non ha più il controllo sulle persone e sugli elementi della natura. Si agita sempre più e nessuno esegue i suoi ordini. Non vuole, non comprende.
Il culmine si raggiunge quando cerca disperatamente di sfuggire alla morte, non potendo più immaginare un futuro roseo, se non immergendosi, anima e corpo, nel planetario sommerso. Quel mondo che è simbolo del fallimento del genere umano che irrimediabilmente regredisce.
Straziato, fino all’ultimo fa i conti con la sua vita, tesa all’egoismo. Si sente la voce decisa del medico di corte in sottofondo che cerca di fargli accettare la dura realtà. La sua vita sta finendo, la Morte stessa è venuta a prenderlo.
Una pièce teatrale intimista, per la regia di Katia Cogliano, portata in scena dalla Compagnia irpina “Sulreale”.
Il sovrano è vittima di se stesso, di quel suo essersi illuso di una esistenza diversa da quel che sperava: un viaggio nei meandri oscuri del potere, una metafora tagliente sui governanti.

TEATRO - "Ecce Virgo", storia iconoclasta, fra grottesco e disperazione


di Maria Ricca

Lamagna, Di Maso, Rondinella (foto Facebook)
NAPOLI - Figure emergono dall’oscurità. Sono i fantasmi dell’altro “io”. Quello che nelle coscienze dorme rassegnato. O finge di dormire, perché non c’è altro, dice a se stesso, da fare.  C’è da preservare il proprio posto nel mondo, quello che la società ha assegnato e che si è  accolto per convenienza. Non senza soffrirne, beninteso, ma nella consapevolezza triste di non poter fare altrimenti.
Basta però una scintilla, l’intuizione di qualcosa di diverso, di altro, uno spiraglio che si apre e lascia intravedere cosa c’è oltre quella porta, forse non irrimediabilmente chiusa. Non ancora. Accade così che una clarissa, monaca di clausura,   che insperabilmente viene a contatto con l’opportunità di dar sfogo alle proprie più intime pulsioni, vi si abbandoni, divenendo carnefice per obbedire alla sua libido.
E’ la trama di “Ecce Virgo”, l’opera di drammaturgia  contemporanea messa in scena a “La Giostra” di Napoli, ed in programma ancora questa sera alle 20,30 e domani alle 18, tratta direttamente dal testo “Teatro”, raccolta edita da Guida e presentata in tutta Italia.
Angela Di  Maso, autrice del testo e delle partiture musicali, regista, dirige in maniera asciutta ed impeccabile Francesca Rondinella e Gianni Lamagna, Monaca e Padre Confessore. I due interpreti, icone disperate, dominano la  scenografia essenziale, invasa da un Crocifisso illuminato, che poi si fa panca, per ospitare la “confessione” dei peccati della donna. Gli attori sapientemente danno vita ad una storia di profonda infelicità,  disegnando con abilità e recitazione misurata i passi della vicenda.
“Ecco la Vergine”, dunque, che tale non è più e che trova finalmente modi e tempi per raccontare di come fu che un giorno ella incontrò una giovane innamorata, in procinto di “malmaritarsi” per convenienza familiare. E di come ne ascoltò i turbamenti e di come riuscì, negli incontri con l' innamorato, a sostituirsi a lei, murata  viva in casa per la vergogna dai genitori, e ad accogliere , complice l’oscurità, prima l’inconsapevole amante e poi, nel suo grembo, il frutto della colpa.
Non è scelto a caso l’atterrito Confessore. La donna sa bene che egli stesso è caduto più di una volta in tentazione e poi in peccato, avendone scoperto, in Chiesa, il suo incontro carnale con la Perpetua.
I due sono simili, dunque, così simili da confrontarsi anche fisicamente nella più intensa delle scene, quando la Monaca, scopertasi, rivela sotto il velo la calza che ne rende il capo rasato, proprio come quello del Confessore, divenuto, suo malgrado, Confidente.
Impossibile, quindi,  fuggire da se stessi, uccidere quella parte di sé che più spaventa, come pure prova a fare il Frate, tentando di strangolare la "Virgo tremendissima", quando la voglia di unirsi a lei, suggestionato dai suoi racconti, si fa più intensa. Non resta che concedere l’assoluzione, infine, perché perdonando lei, egli perdona se stesso.
E’ tempo, infine, di indossare di nuovo la maschera: il Crocifisso ritorna al suo posto, Confessore e Suora riprendono i propri ruoli. Se sia vero o presunto quanto accaduto, non è dato sapere. Se cedere agli impulsi della carne sia stato atto di “natura” o di  “lussuria”.
Applausi. Ed in platea, fra gli spettatori che hanno riempito “La Giostra” in ogni ordine di posto, un interrogativo: se ciò che è proibito ai consacrati (“L’amore…”, ribadisce la Monaca), finalmente non lo fosse più, cosa accadrebbe?

26/02/19

TEATRO - Enrico Lo Verso è "Uno, nessuno e centomila", fra l'amaro e il grottesco

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - L’incanto del teatro pirandelliano al cinema San Marco di Benevento, grazie alla performance di livello dell’attore Enrico Lo Verso.
L’interprete siciliano ha messo in scena uno dei classici dello scrittore trinacrio “Uno nessuno e centomila”, per la regia di Alessandra Pizzi.
Il protagonista si confronta con se stesso, alla ricerca di una identità che rivela diverse sfaccettature.
Si tratta del romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”.  Un dettaglio minimo, come il naso storto, dà il via a Vitangelo Moscarda per rendersi conto che ogni persona nella quotidianità indossa delle maschere che nascondono il Sé autentico.
L’obiettivo è l’uno, ma c’è un prezzo da pagare in quel viaggio alla ricerca  della propria essenza.
In un allestimento semplice, Moscarda ci presenta gli altri personaggi, frutto di congetture della sua mente. Il popolo lo prende per pazzo, nel mentre i dubbi di un’esistenza si fanno strada, in maniera grottesca, nella sua parlata siciliana, sottolineando la contemporaneità del suo messaggio più attuale che mai ai giorni nostri.
Una forza immane di domande e risposte per un’analisi introspettiva e macroscopica sulle dinamiche esistenziali e socio-culturali della società.
Un testo che regala riflessioni ed emozioni e che ci induce  alla cognizione di non essere per gli altri come ognuno è per sé stesso. «Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.».
Il prossimo appuntamento con la rassegna “Invito a teatro”, per la direzione artistica di Giambattista Assanti, prevede la presenza di Paola Quattrini ed Enrico Montesano ad aprile, Raul Bova il 16 marzo prossimo.

21/02/19

TEATRO - La comicità agrodolce di "Un ragazzo di campagna", nel ricordo di Luigi De Filippo

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Il teatro dei De Filippo ha riempito di bellezza il Mulino Pacifico, sede della compagnia Stabile - Solot, che ha ospitato la commedia “Un ragazzo di campagna” di Peppino De Filippo, regia di Luigi De Filippo,  ripresa da Rosario Giglio.
Sul palco la “Bottega di Teatro di Luigi De Filippo”, nuova compagnia composta dagli attori storici e da alcune new entry che hanno lavorato al fianco del grande genio del teatro.
Lo spettacolo, prodotto da “I due della città del sole” in collaborazione con Solot, la Compagnia Stabile di Agropoli e NFT, per due giorni ha fatto sold out.
Una comicità festosa e amara, caratteristica della grande tradizione napoletana, ci racconta le vicende di due sposi che non si amano, vittime di un matrimonio combinato.

19/02/19

LA MANIFESTAZIONE - Il Liceo Urbani a "Massimo...nel cuore", per celebrare e ricordare il compleanno dell'indimenticabile Troisi

di Maria Ricca

SAN GIORGIO A CREMANO - Festeggiare idealmente Massimo Troisi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 66 anni, se un destino infelice non l’avesse strappato al mondo del cinema e della cultura, è ancora più bello, quando a farlo sono le giovani generazioni, che lo hanno conosciuto solo attraverso le sue performances più intense e divertenti in Tv e al cinema o  le testimonianze dirette di chi lo conobbe, come fratello e come amico.
Vicinissimo ancora a tutti e davvero “Massimo...nel cuore”,  è stato l’artista Troisi,  nella  manifestazione così intitolata e promossa, il 19 febbraio,  presso la Fonderia Righetti di San Giorgio a Cremano. E vicinissimi a lui, come certo avrebbe desiderato il celebre artista scomparso, che amava i giovani talenti,  sono stati gli allievi del Liceo Statale “Urbani”, diretto dalla preside Mariarosaria De Luca.
I ragazzi hanno scelto tre brani musicali significativi per celebrare, nel corso della manifestazione,  l’uomo e l’artista.
Passando dalla poesia struggente di “Killing me softly”, all’ironica  (e liberatoria!) rappresentazione della rabbia di vivere di “Io so’ pazzo!” dell’amico storico di Troisi, Pino Daniele, fino a  “Back to black”, che valse al gruppo, con il nome di “Raising Time”, la vittoria al “Cremano Talent”, i giovani interpreti hanno conquistato la platea della Fonderia Righetti, emergendo fra gli altri artisti che hanno reso omaggio a Massimo Troisi.  
A guidare il gruppo, formatosi nell’ambito del progetto “Erasmus +”,  gemellaggio fra scuole delle nazioni dell’Unione Europea, di cui il Liceo “Urbani” è capofila, sono stati i professori Mariarosaria Morra, referente del percorso didattico europeo,  e Mario Ascione, docente e musicista.  In scena  Alessandro Monaco (fra i primi violini della “Scarlatti junior”),  Arianna Moffa, Eleonora Pocch, Marco Gioiello, Simona Fascia, Stefania Acampa, Vincenzo Borriello,   Mario De Vito (riprese e montaggio video), ed il vocalist esterno Francesco Petricciuoli, 
Applausi infine per loro e per tutti. E la promessa, con Luigi Troisi, fratello dell’attore scomparso e presidente dell’associazione “A casa di Massimo”,  promotrice dell'iniziativa patrocinata dal Comune, di ritrovarsi ancora nel nome dell’arte vera, che rende immortali. 

15/02/19

TEATRO - Milena Vukotic, madre sognatrice e indomita in "Un autunno di fuoco", per Città Spettacolo d'inverno

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Milena Vukotic e Maximilian Nisi  con “Un autunno di fuoco” hanno riscaldato il giorno di san Valentino, al teatro De Simone di Benevento, per la stagione invernale di Città Spettacolo.
Buona affluenza per lo spettacolo del regista  Marcello Cotugno, che ha visto come protagonisti madre e figlio, in una storia tra prosa e psicanalisi.
Un’esplorazione sulla morte e sul senso della vita, quella di un’anziana artista ottantenne decisa a non abbandonare la propria abitazione, evitando di  finire in una casa di riposo.
Molti i simbolismi presenti: un albero al centro della scena, che ci ricorda il tempo che cresce scorre e non si recupera, ma almeno la crescita del rapporto tra i due. Chris, il figlio minore dei tre, entra nella sua dimora con l’intento di convincerla ad uscire.
Sarà invece l’occasione per fare un resoconto tra i due: sognatori , viaggiatori, senza catene e altamente simili. Un modo per ritrovare suo figlio e ritrovare se stessa. Alexandra, vedova da diversi anni, ripercorrerà parte della sua vita, il legame con i suoi figli, in un faccia a faccia sorprendente con alte punte emotive.
Scontri dialettici de visu con Chris per far crollare la sua corazza di certezze contro quella vita in cui lei non si riconosce più, abbattuta dall’inesorabile vecchiaia. Anche in una condizione mentale e fisica precaria, c’è la possibilità di riscatto, di bellezza e di futuro. I loro conflitti, ognuno con le proprie ragioni, sentimenti taciuti, ma ancora vivi.
Due spiriti liberi si confrontano e si ritrovano nella loro unicità in questo testo di Eric Coble, con un dialogo caratterizzato da parole vere e poetiche, in un crescendo di sensazioni che farà riavvicinare i due.

Prossimo appuntamento sabato 16 febbraio, con l’immenso Roberto Herlitzka sul palcoscenico con "De Rerum Natura", ore 21.

10/02/19

TEATRO - Il "Colpo di scena" di Carlo Buccirosso, thriller intriso di amara ironia

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Momenti di tensione come un film poliziesco. L’attore e autore napoletano Carlo Buccirosso torna al teatro Massimo di Benevento e fa il pienone con lo spettacolo  “Colpo di scena”.
In un commissariato di polizia di provincia si susseguono le vicende strambe del vice questore Armando Piscitelli, impegnato nella sua lotta al crimine quotidiano. Il suo tormento si chiama Michele Donnarumma, il suo losco rivale con il quale ha un conto in sospeso. Ad assisterlo i suoi collaboratori, trattati spesso male, i quali  contribuiranno a mettere a dura prova l’equilibrio del protagonista.
Personaggi ben caratterizzati in scena, come il padre di Armando, ex colonnello dell’esercito affetto da Alzheimer, la dottoressa Cuccurullo sua neurologa di fiducia e la bella Gina,  bisbetica badante rumena, che faranno da contorno a questo pseudogiallo, in cui non mancano le scene di azione.
Un thriller in chiave comica scritto e diretto da Buccirosso, intriso di amara ir
Una commedia in due atti ben distinti, con tante sorprese da scoprire, fino al quarto d’ora finale, in cui verranno  sciolti i nodi.
Si ride molto, con scene di caos e ilarità, alternate a momenti di silenzio assoluto.
In scena, insieme a Carlo Buccirosso, un cast di attori eccellenti: Gino Monteleone, Gennaro Silvestro, Peppe Miale, Monica Assante di Tatisso, Elvira Zingone, Claudiafederica Petrella, Giordano Bassetti, Fiorella Zullo e Matteo Tugnoli.
Il 1 marzo prossimo arriva sul palco del capoluogo “La menzogna” di Florian Zeller, con Serena Autieri e Paolo Calabresi.

09/02/19

TEATRO - "Sic Transit Gloria Mundi", se il Pontefice è donna, tra genialità ed irriverenza

di Emilio Spiniello


BENEVENTO - "Sic Transit Gloria Mundi”, “così passa la gloria del mondo“, lo spettacolo sulla donna di Ippogrifo Produzioni, scritto e diretto da Alberto Rizzi, interpretato da Chiara Mascalzoni.
Un visionario racconto al Magnifico Visbaal Teatro di Benevento,, che affonda le radici nell’antichità della cristianità.
Una leggenda dai tratti popolari e carnevaleschi, alla base di questa produzione dal sapore ironico, femminista e sorprendente.
Papa Elisabetta I in scena, sulla cattedra di Pietro è salita una donna. Mai possibile? Una possibilità mai divenuta realtà, forse per i tanti pregiudizi maschilisti?
Espressi e ripercorsi i vari pensieri dei Vescovi di Roma succedutisi, i quali, nella maggior parte, hanno chiuso le porte alla possibilità che una persona di genere femminile potesse raggiungere lo scranno che fu di San Pietro.
Una finestra sul mondo ecclesiale e sul ruolo della donna, analizzata nel corso di tutta la storia occidentale. Tanta ironia ed originalità anche sui “requisiti” per diventare Pontefice, fin dalle origini della Chiesa Cattolica.
Notevole bravura dell’attrice Mascalazoni nel dare volto ai vari personaggi e alle loro “testimonianze” dirette su questo tabù, con un corpo in continuo movimento.
Il potere maschilista opposto all’esclusione della donna dalla vita clericale, predominata da una concezione di inferiorità di Lei. Un monologo sarcastico, ironico, irriverente, geniale e incalzante, che ci invita a riflettere anche sulla funzione e concezione odierna della donna.
Prossimo appuntamento il 2 marzo con il progetto sperimentale de “Lo spazio delle relazioni”.

03/02/19

TEATRO - Rita Forte a Città Spettacolo per raccontare la crisi di coppia

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - La stagione invernale di “Benevento Città Spettacolo”, diretta da Renato Giordano, si è aperta al teatro De Simone con la commedia interpretata da Rita Forte e Pietro Longhi: “C’è sempre un’altra possibilità”, in un clima decisamente freddo in sala.
Con la regia di Maria Cristina Gionta, il comico racconto di Miriam, una donna aggressiva e dominatrice,  alle prese con le diverse fasi di approccio dell’introverso Leonardo.
Una storia d’amore partita in sordina, divenuta poi reale con tutte le conseguenze della conoscenza dal vivo.
In platea carenza di pubblico per la celebre commedia dell’autore americano Sam Bobrick, incentrata sulle dinamiche dei rapporti amorosi: lui indeciso, lei dominatrice.
La rappresentazione molto ironica di una vita di coppia nella società contemporanea, caratterizzata da frenesia e vicende paradossali.
Nel racconto si affacciano i parenti di lei, che vanno a sconvolgere la monotonia di Leonardo. Per Miriam l’amore è soltanto l’attimo di impegno per catturare la “preda”, il resto è noia.