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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

19/09/13

RIFLESSIONI - I ricordi sono pensieri o immagini?

di Pina Arfè*



* artista e scrittrice, autrice di opere letterarie e di riflessioni teoriche su questioni di semiotica e di psicoanalisi

Abitavo,da ragazza, in un palazzo di ringhiera, dove il respiro di ognuno diventava, in poco tempo, il respiro di tutti: il vuoto del cortile era il polmone di tutti gli inquilini. Nella grande famiglia del palazzo,ogni livello di ringhiera corrispondeva a un grado di importanza. Dai bassi si saliva fino al terzo piano,così come salivano le entrate nelle tasche della gente.
D’estate gli spazi venivano invasi dal suono delle radio a gran volume e dai dialoghi  strillati    - e non parlo per metafora-   da un piano all’altro, come in un teatro a cielo aperto. Nascevano tra gli inquilini  amicizie inaspettate insieme a odi rancorosi covati lungo tutta un’esistenza e perfino dai loro discendenti. Era la continuità  di quei luoghi che contribuiva, in gran parte, a mescolare le collere e gli affetti.

Anche oggi, nel mio “rispettabile quartiere”, già in primavera si sente l’alto volume del televisore di un anziano condomino ormai in debito di udito per l’età e, al posto delle voci dialoganti all’aria aperta, sento con piacere il calpestio dei nipotini  al piano sopra al mio o l’odore di cipolla della signora al quarto piano, che avvia la cucina già al mattino. Ero “allora” e sono “oggi”. Posseggo forse la continuità dell’io? Continuo a chiedermi dove sia da collocare  quell’EGO, che sarebbe poi la mia identità    - una specie di maggiordomo assunto per tutta l’esistenza, a recare sul vassoio un pensiero appena ricevuto dal cervello-    col suo fiuto speciale  per le atmosfere digradanti verso malinconie  espresse o covate nel silenzio, col suo sguardo diretto là, proprio là, dove può insorgere l’amarezza della nostalgia     - forse risvegliata da una bellezza troppo bella da arrecarmi sofferenza-     quell’amarezza  che investe la memoria ma si protende verso la dubbiosa esistenza del futuro, nostalgia anomala      - quasi impossibile poterla percepire-     estesa al tempo che continuerà il suo percorso dopo la mia fine, che rende amaro, comunque, sempre il presente.        
Mi piace spesso indossare i sentimenti, quelli un poco trascurati e quelli, invece, che restano incollati ai colori e agli odori degli abiti che sembrano dismessi, ma attendono inquieti il corpo che voglia indossarli ancora un’altra volta. Li sfioro con la mano e, a occhi chiusi, riconosco quel colore e quella forma che avvolsero quel corpo e quella pelle.
Vita sensibile     - immagini del tempo-     che sembrerebbe vivere solo nel ricordo, ma fa esistere di nuovo tutto un mondo destinato a scomparire, vite ormai trascorse che, solo divenendo immagini, si ritrasmettono a me che percepisco.