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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

21/10/13

BENEVENTO - "Il Santo e la Strega": la difficile arte del musical al servizio della Storia


 di Maria Ricca

IL GRUPPO DEGLI ATTORI
LE DANZE INTORNO AL NOCE
Raccontare la storia. Difficile farlo senza incorrere in momenti di noia, di lunghe disquisizioni. Ma anche in Teatro, si rischia di scivolare in tempi morti, in ricostruzioni tediose. Se poi il Teatro diventa commedia musicale, è quello un genere ancora più difficile da apprezzare. Specialmente ove esiste l’amore per la musica, ma non l’abitudine culturale alla fruizione di questo tipo di proposta. E’ perciò  che l’esperienza de “Il Santo e la Strega”, l’opera andata in scena al Calandra, in questo fine settimana, dal 18 al 20 ottobre, per la regia di Claudio Insegno e scritta da Antonio Coppolaro,  è stata tanto più interessante.
Su uno sfondo essenziale, su immagini proiettate dei monumenti più importanti della città e degli interni   di palazzi e case, si è snodata  la vicenda del vescovo Barbato, incaricato di convincere il terribile Costante a non assediare Benevento, occupata dai Longobardi e nel frattempo di vedersela  con le “streghe”, che affascinano anche le fanciulle perbene, le quali trovano il tempo di innamorarsi di soldati dabbene anche loro, mentre madri apprensive,ma colpevoli per le frequentazioni “equivoche” di donne malsane,le “janare”, appunto,  cercano di salvare il salvabile.
DONATELLA LOFFREDO e IRENE VERDINO
Impossibile non romanzare una vicenda storica, per renderla più appetibile al pubblico, certo, ma difficile renderla credibile. L’impresa è riuscita ad Antonio Coppolaro, che ha saputo dare tensione e ritmo alla narrazione  e ha creato momenti di grande suggestione nelle interpretazioni andate in scena.  Rino Principe è stato un convincente Vescovo Barbato, autorevole ed affettuoso, nel rievocare la figura del religioso che si impegnò in prima persona per sconfiggere i riti maledetti del Noce, potente nell’interpretazione vocale. Appassionata l’interpretazione di Donatella Loffredo, “mater dolorosa” e consapevole, ancorché strega.

 Di grande impatto scenico e fortemente incisiva la recitazione di Bruno Pedro Petretti,
BRUNO PETRETTI
spaventoso Costante, nell’energica vocalizzazione dell’attore.  Spiritoso e geniale Pierpaolo Palma, nei panni di Andò, il servitore devoto tenero e divertente di Barbato. Molto particolari  le scene di danza, sapientemente orchestrate, specialmente intorno al Noce, perfetta unione tra movimento ed espressione canora, sulle coreografie di Carmen Castiello. Nel foyer tante foto di scena e soprattutto uno stand di “Benevento Longobarda”di Alessio Fragnito, trait d’union tra passato e presente.