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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

16/03/14

BENEVENTO - "Freeze": emozioni e relazioni congelate, nel segno dell'incomunicabilità

Apprezzata pièce di Cinzia Pietribiasi, al "Magnifico Teatro"


di Maria Ricca

Tre figure forti, emblematiche, rappresentative di una condizione di infelice incomunicabilità. Un uomo forte e severo, un giovane tormentato e succube, una donna fragile, che “deforma se stessa”, per non apparire “deformata”. Un’unica convinzione, la necessità di lottare, di resistere, di non credere a chi ripete le cose mille volte, fino a farne verità,  un “frullato di luoghi comuni”. Lo scontro fisico e verbale è inevitabile. Ribellarsi fino a diventare libellule impazzite, prigioniere di un corpo non proprio, è l’unica strada da intraprendere. Ma vincere non è facile. Passando attraverso le fasi del cinismo e dell’assurdità, non resta che l’oblìo finale, ottenuto attraverso  un cocktail micidiale di farmaci ed alcool, assunti sulle spensierate note di “That’s amore”, con il brio di un’incoscienza, che è invece drammatica consapevolezza dell’unica via di fuga. Una pièce molto forte, molto intensa, è stata “Freeze”,  sul “congelamento delle emozioni e delle relazioni”, nata da testi dello psichiatra scozzese Ronald David Laing, e andata in scena per la rassegna “Magnifico Teatro”, del “Magnifico Visbaal”, promossa dall’attore e regista Peppe Fonzo, direzione organizzativa di Rosaria Aragiusto.  
Al vertice della produzione Cinzia Pietribiasi, attrice, danz’autrice, docente di teatro, in scena con Pierluigi Tedeschi, performer, autore teatrale e scrittore, e Davide Tagliavini, interprete sensibile e convincente.  Forti tutti di una straordinaria fisicità, in una dimensione grandemente performativa, ove corpo, respiro, luce, oggetti sono stati uniti da uno studio particolare, cui hanno concorso a determinare tragicità, movimento e danza, l’installazione visiva e le particolari scelte sonore.
“E’ un lavoro di teatro sperimentale di ricerca, questo – conferma la Pietribiasi – che mette insieme molti linguaggi e che è stato addirittura definito “preparati anatomici congelati”, perché presenta tre persone, un uomo, una donna, un ragazzo, che si relazionano con difficoltà, in una comunicazione “disfunzionale”.  
La nostra ricerca artistica  va nella direzione della contaminazione, per disegnare sulla scena delle visioni, delle suggestioni, che arrivano da questi testi particolari.”
Per lei, che è anche “trainer teatrale”, sarebbe bello se “questo lavoro varcasse il confine del mondo adulto,  e fosse presentato anche alla fascia d’età dell’adolescenza. Ha un linguaggio complesso, difficile, ma credo potrebbe essere utile vederlo.”
Quanto è complicato oggi, fare teatro sperimentale in Italia? “Estremamente problematico, in verità – conclude la Pietribiasi - Lavoriamo in autoproduzione, per la maggior parte del tempo. Ma è bello scoprire quante persone possono apprezzare i tuoi sforzi, credere in te e darti sostegno per continuare.  Noi veniamo da Reggio Emilia, e questo è accaduto proprio lì. Segno che, evidentemente, è forse proprio dalla provincia che può partire, come dire, un po’ di movimento, di rinnovamento intellettuale.”