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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

28/03/14

BENEVENTO - L'INTERVISTA. Francesca De Nicolais e Pino Carbone su "Luci della Città. Stefano Cucchi", "spettacolo sul fallimento"

PINO CARBONE

In scena stasera e domani, sabato 30/3, al Mulino Pacifico per "Obiettivo T"


di Maria Ricca

"E' uno spettacolo sul "fallimento". Della società, dello Stato, delle istituzioni carcerarie. Ma non è un testo di teatro civile, non vuole esserlo. E' piuttosto una riflessione, attraverso quello che è il nostro linguaggio, quello teatrale, appunto,  che richiama un impatto "emotivo" su una vicenda estremamente drammatica, da cui, in effetti, è partita la nostra ispirazione." Descrive così Pino Carbone, regista ed autore teatrale, "Luci  della città. Stefano Cucchi", progetto teatrale che condivide con Francesca De Nicolais, interprete in scena, oggi 29  e domani 30 marzo,ore 20,30,  al Mulino Pacifico, per "Obiettivo T" della Solot.  
E sempre domani pomeriggio, alle 17, prima dello spettacolo, i genitori di Cucchi,  Rita e Giovanni, con Italo di Sabato dell’"Osservatorio sulle Repressione", incontreranno il regista e l'attrice, al Centro Sociale Depistaggio. 
- Come è costruito lo spettacolo?
"L'ispirazione e l'idea di realizzare questa performance nasce, naturalmente, da molto lontano. L'episodio della tragica scomparsa di Stefano Cucchi ci ha profondamente colpito e, nel corso del tempo, attraverso varie tappe  di lavoro, ci è sembrato naturale narrarlo a modo nostro, in questo che consideriamo piuttosto "uno studio", che uno "spettacolo" vero e proprio, perché è ancora "in fieri", ancora aperto a mille possibilità di racconto."
- Leggi "Luci della città" ed immediato il pensiero va a Charlie Chaplin, a Charlot...
"Charlot rappresenta "gli ultimi" della società, quelli che non hanno voce in capitolo, diritto di replica. La vicenda emblematica di Stefano Cucchi  conduce a questo parallelismo. Ma è anche lo spettacolo di "una generazione che si interroga sulla sua stessa generazione", quello che Francesca De Nicolais interpreta in scena, raccontando, appunto, il "fallimento" di un clown, che non riesce a sfuggire agli avversari, a non essere visto, restando piccolo ed indifeso, forse come Stefano Cucchi, con "intorno il mondo in bianco e nero e muto, calci e pugni, feccia della società, forse solo ora martire e simbolo." (cfr. note di regia).
- Quanto è lontano questo lavoro dall'allestimento realizzato per "Il contratto", di Eduardo De Filippo, a settembre scorso, per "Città Spettacolo"?
"Tutto "si tiene", tutto è collegato dal collante dell'emotività, dal desiderio di esplorare le emozioni a 360 gradi. Certo il risultato finale resta diverso, ma fa sempre parte di quella ricerca personale, di quel percorso che vado compiendo sin dall'inizio della mia attività teatrale, alternando studi sulla drammaturgia classica e quella contemporanea, alternando lavori di altri autori, con altri "autoprodotti", che vengono fuori anche dall'esperienza dei laboratori che conduco con attori/non-attori, attraverso la rielaborazione di suggestioni e stimoli di diverso tipo, che sedimentano e poi conducono, nel tempo, a nuove idee per la realizzazione di nuovi spettacoli."
FRANCESCA DE NICOLAIS
Per Francesca De Nicolais, co-autrice del lavoro,  attraverso la vicenda di Cucchi, è possibile affrontare in prima persona, con la propria sensibilità, tragedie di vita come queste.
- Quanto è difficile raccontare in scena la fragilità?"
"Indubbiamente difficile, anche perché tutto questo è vita vera. Dunque la tragedia, in scena, può essere evocata, ma è in se stessa non rappresentabile, come nel teatro greco. Un lavoro fisico ed emotivo, che opera contemporaneamente sulla drammaticità e la poesia di due personaggi, il clown e l'umano, elementi che li accomunano. La mia fisicità semplice mi ha aiutata in scena."
- In quest'ultimo anno ti sei cimentata in ruoli estremamente diversi l'uno dall'altro. Quanta fatica c'è nel passare da un personaggio all'altro con tanta indubbia versatilità?
"Per me è molto appassionante attraversare linguaggi, stili e ruoli così differenti. Beh, che dire? L'importante è possedere la giusta "cassetta degli attrezzi", da cui attingere a seconda delle circostanze."
Alla fine dello spettacolo “Mascarimì” in concerto al Centro Sociale Depistaggio.