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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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26/07/14

BENEVENTO - Riccardo Sinigallia, tra suggestioni intimiste ed armonie elettroniche, “strega” l’Arco del Sacramento

Primo appuntamento con la rassegna “Percorsi sanniti – Zona franca”. Stasera Nathalie, poi Ghemon e i Massimo Volume


di Maria Ricca

“Sarà nel mio karma, chissà…”. Così Riccardo Sinigallia, protagonista dello spettacolo  di apertura del festival “Percorsi sanniti – Zona Franca”, diretto da Ernesto Razzano, con il patrocinio del Comune, commenta ai nostri microfoni  l’incidente di percorso che l’ha escluso quest’anno da Sanremo 2014, ma non, naturalmente, dalle altre vetrine della musica che conta, dal Concertone del 1° maggio, in poi, a cui partecipa ormai regolarmente. Una delusione, sì (aveva già eseguito per sbaglio la canzone in gara, “Prima di andare via”,  in una manifestazione di beneficenza e in altri locali, contravvenendo, inconsapevolmente però, al regolamento del Festival) ma ripagata dallo straordinario affetto che il pubblico gli tributa ogni volta che sul palco ci sale, indipendentemente dal contesto.
Nessuna eccezione per Benevento, che l’ha accolto venerdì 25 luglio, con straordinaria simpatia ed attenzione all’Arco del Sacramento, riempiendo via via gli spalti del piccolo teatro “en plein air”.
Grande atmosfera e suggestione per la perfomance dell’artista che, complici quattro chitarre, due acustiche, una elettrica ed un basso, la tastiera elettronica collegata  al computer e, naturalmente, una band di tutto rispetto, fra cui Laura Arzilli, compagna di vita e di palco, e il fratello Daniele, musicista e produttore artistico, è riuscito a trasmettere un modo di essere e di affrontare l’esistenza, rispecchiato nelle sue interpretazioni, ora “combattive”, ora nostalgiche, più spesso profondamente intimiste. Non a caso quelle risultate più convincenti e coinvolgenti per gli spettatori, presi dalle vicende narrate nei testi, quasi sempre quelle di due innamorati, che si rivedono dopo anni per scoprire quanto entrambi siano cambiati.
Come ne “La descrizione di un attimo”, scritta per i “Tiromancino”, con cui ha collaborato per anni,  contemporaneamente al suo impegno con Niccolò Fabi e Max Gazzè. 
Infine i ringraziamenti per gli organizzatori e per il “Morgana”, il locale beneventano che l’ha visto già ospite qualche tempo fa, fra i pochi “presidi eroici” – ha concluso Sinigallia ai nostri  microfoni – per la musica indipendente in Italia.” Ma quanto è difficile costruire hit di successo, senza tradire però lo spirito della ricerca e della voglia di cambiare qualcosa nella musica italiana? “Abbiamo una tradizione di tutto rispetto in tal senso, nel nostro Paese. Nel senso che, almeno negli anni ’60 e ’70, non c’era una “categorizzazione” dei generi così forte, ovvero canzoni per il pubblico e canzoni d’autore, e quelle che si ascoltavano di più erano le produzioni di Lucio Battisti e di Paolo Conte, che rappresentavano l’uno e l’altro. Quanto a me, beh, mi piace girare e perlustrare ogni volta, musicalmente parlando, non dico mai di no a nessun tipo di collaborazione. Ciascuna rappresenta un’esperienza che mi lascia sempre qualcosa.”  Superata la delusione di Sanremo 2014? “Ma sì, peccato solo che io non riesca mai a fare un percorso regolare, nonostante ce la metta tutta..Mah, appunto, sarà destino.”