PALCOSCENICO IN CAMPANIA.it

Spettacoli - Eventi Culturali - Recensioni - Interviste

INFO@PALCOSCENICOINCAMPANIA.IT

a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

10/04/15

L'EVENTO - Nasce "Campus Benevento", laboratorio civico permanente di studio, proposta ed azione

Presentato al Convitto "Giannone", il progetto "Campus Benevento" (Una tenda per la città), laboratorio civico permanente di studio, proposta ed azione. Un’articolata analisi sulla condizione del territorio, la crisi del ceto politico, i rischi dovuti alla corruzione e alla illegalità, la rassegnazione dilagante e la possibilità di rinascita, sono al centro del documento programmatico che introduce l’esperienza di “Campus Bn”, fondato da cento adulti e giovani, tra cui numerose personalità significative di mondi vitali della città. Sono, infatti, esponenti di spicco nel campo della economia, della cultura, della sanità, del mondo accademico e studentesco, del volontariato e dell’arte. Una rete virtuosa che si prepara ad affrontare i temi centrali del territorio con la creazione di gruppi di lavoro, avviare programmi di stimolo per le istituzioni e sostenere in concreto le situazioni più difficili della città.

Tra i primi strumenti adottati da “Campus Bn” la piattaforma web per la progettazione partecipata in cui alle denunce provenienti da ogni latitudine cittadina si aggiungono proposte per risolvere le questioni sul tappeto. Sono previsti anche momenti di formazione residenziale, scambi culturali ed eventi che vedranno coinvolti più movimenti.
Di seguito i contenuti del documento.  
Premessa
Consapevoli di vivere in un contesto territoriale al centro di una straordinaria crisi sociale, civile, economica, etica e politica, e certi dell’urgenza di una svolta, di una migliore conoscenza delle proprie vocazioni personali e delle risorse rappresentate dagli altri, di una condivisione convinta e di una partecipazione operosa nei confronti della nostra Benevento, ci impegniamo ad avviare l’esperienza di “Campus Bn”, un laboratorio civico permanente di studio, proposta e azione creato da cento uomini e donne impegnati in vari campi e rappresentativi di mondi diversi, chiusi finora nei rispettivi recinti. E’ il tentativo di piantare una tenda lungo il cammino di ciascuno e favorire un luogo di discontinuità dove produrre innanzitutto un dialogo fuori dal domicilio delle proprie certezze.

Perché?
La realtà cittadina, variegata e ricca di potenzialità, spesso inespresse, è andata progressivamente inaridendosi fino a rappresentare oggigiorno un desolante scenario di rassegnazione. Da una parte la classe politica, debole, scarsamente formata e spesso non sostenuta da solidi principi etici, dall’altra una società passiva e indifferente alle dinamiche decisionali (“Tanto chiunque arriva nel Palazzo non fa altro che curare i propri interessi”). Nonostante la ormai limitata disponibilità di risorse economiche, il criterio clientelare regola ancora i rapporti tra cittadino e istituzioni con l’obiettivo strisciante di frammentare la speranza e renderla una serie di piccole ed egoistiche attese. In questo quadro si inserisce, tra gli altri fenomeni, quello dell’insistente caccia agli incarichi e alle inutili consulenze, super pagate, con sperpero assoluto di denaro pubblico.
L’effetto Concordia fa sì che l”inchino” ci spinga contro gli scogli di un naufragio esistenziale senza precedenti mentre l’assoluta incapacità di programmare e disegnare percorsi futuri, oltre alle istituzioni, coinvolge anche le agenzie di senso, un tempo anima dei processi sociali e culturali. La crisi di credibilità della politica e delle istituzioni non è infatti diversa da quella che investe, a esempio, la scuola e la chiesa. La società liquida, così come è oggi configurata, sembra ingovernabile e nessuno si spinge oltre nella progettazione dei necessari “depuratori”.
Nonostante tale deriva, capita spesso di riconoscere la qualità di alcune persone impegnate in varie e significative attività. Talvolta però gli attestati di bravura vengono interpretati dagli interessati quali medaglie per un trionfo personale, e non come meriti riconducibili al servizio per gli altri e alla storia comune. Dobbiamo ribaltare il concetto: la qualità deve essere strumento e non fine.
La sfida è dunque mettere in circolo le rispettive risorse e le diversità virtuose senza parcheggiarle davanti a uno specchio. E’ giunto il tempo di rischiare tentativi che rappresentino il valore aggiunto dei rispettivi prodotti individuali. Il nostro impegno è ricomporre la speranza considerandola finalmente un serio lavoro di gruppo. In questa lotta all’invisibilità decidiamo da subito di imbracciare le nostre carte d’identità e di condividere le rispettive quote di libertà e di disponibilità. In… “Campus”, allora, per sostenere e rilanciare le ormai flebili attese della comunità, scommettere sulla rete virtuosa, capace di proposta e di azione. Non è l’ennesimo movimento politico, né il partito dei migliori, quello che nasce, ma il desiderio di ridare al termine “politica” la sua piena dignità dopo decenni di scorribande piratesche nei mari del bene comune.

Lo scenario politico e sociale
Mai era capitato, negli ultimi 50 anni di vita cittadina, di osservare una così rilevante debolezza del ceto politico e della classe dirigente. L’eternità al potere e l’inconsistenza delle nuove figure proposte hanno depotenziato le poche risorse emergenti a conferma che la politica sia divenuto un mondo separato, chiuso in se stesso, autoreferenziale, che non ha bisogno né di percorsi formativi né di un consenso reale.
Politici e amministratori di questa città (alcuni al centro di inchieste della magistratura) proseguono “indisturbati” la gestione del potere grazie alla presunta certezza di vivere una storia a parte, complice la ritirata ingloriosa del ceto medio, ridotto a rango di semplici tifosi, e di intellettuali troppo sensibili al richiamo dei patrocini alle loro iniziative. L’informazione, dal canto suo, non sempre all’altezza del suo ruolo democratico e civile, prosegue a “trasmettere” a una platea assai ridotta (in una provincia di quasi 300.000 abitanti ogni giorno acquistano il giornale solo in 5.000, e la tipologia on line intercetta una percentuale ancora limitata di utenti) che non viene sollecitata alla critica e alla partecipazione.

La crisi e la rassegnazione
La crisi ha ridotto il territorio sannita in una condizione di emergenza e il tessuto produttivo soccombe sotto i colpi di un esasperato individualismo e di un deprecabile nanismo imprenditoriale, con le piccole e medie imprese che non accolgono l’opportunità di fare sistema. Si conta esclusivamente sulle limitate quote che le entrate del Governo nazionale e della Regione riescono a garantire per opere di cui non si conoscono mai i tempi di realizzazione.
Quasi arrendevoli di fronte a un genetico sistema assistenziale, sembriamo incapaci di produrre in proprio le nostre occasioni di sviluppo. Non è un caso che gli amministratori partoriscano iniziative esclusivamente in presenza di disponibilità economiche. Quando le casse si svuotano la politica si ferma. La città regredisce nelle classifiche sulla qualità della vita e non conquista il punto più in basso esclusivamente grazie ai pochi reati denunciati (ma la violenza non è soltanto quella delle rapine, degli scippi, delle aggressioni e dei furti in casa). Servizi scarsi e mal gestiti, barriere architettoniche ancora disseminate lungo strade e strutture pubbliche, valorizzazione e tutela dei beni culturali affidata a poche e sporadiche iniziative, istituti culturali senza guide certe, sistema di attrazione turistica ancora indefinito.
Il riconoscimento di patrimonio dell’umanità per il complesso di Santa Sofia non sembra aver sconvolto i piani degli amministratori che hanno consentito a pochi privati di trasformare la zona magica in un grande “Pub Unesco”, ove le patatinerie e le friggitorie hanno cancellato ogni segno di librerie e di botteghe d’arte. E la “Città cultura” si ritrova ormai senza più sale cinematografiche e quasi senza teatri.
L’illusione di improbabili insediamenti industriali ha partorito aree Pip (Piano di insediamenti produttivi), spesso inutili e devastanti per l’ambiente, dove le industrie attese non arrivano e i suoli restano inutilizzati mentre potrebbero essere riconsegnati all’agricoltura e alle imprese sociali e sostenibili che si inseriscono tra le poche speranze per una nuova e concreta economia dal volto umano. Mancano spazi verdi nella periferia, campi gioco per bambini e ragazzi, centri di socializzazione per gli anziani, persino piazze create secondo moduli urbanistici validi per tutti i cittadini. Le cosiddette aree nodali – in primis la zona Duomo-piazza Orsini – offrono uno spettacolo di caos per i pedoni e per le auto mentre ai pochi interventi realizzati non sembrano seguire atti concreti e idee chiare circa gli scenari futuri. Le povertà sono cresciute fino a raggiungere limiti storici mentre i piani di intervento tardano ad avviarsi e il sostegno concreto alle fasce deboli resta affidato alle opere di carità messe in campo dalla Chiesa e dal volontariato.
Il piano urbanistico non ha cancellato il sospetto che sia stato patteggiato ogni centimetro con le forze della speculazione, anziché esprimere un disegno organico per uno sviluppo armonioso della città. L’assistenza negli ospedali non sempre corrisponde all’ansia degli ammalati mentre si moltiplicano le tensioni tra i camici bianchi ormai trasformati in funzionari dei ricettari. Il sistema dei trasporti urbani e i collegamenti con il capoluogo regionale denunciano limiti da terzo mondo (emblematica la condizione in cui versa la Ferrovia Benevento-Napoli).
Naturalmente ci sono stati anche interventi virtuosi, ma decisamente insufficienti rispetto alla tradizione e le aspettative di questo territorio. L’analisi distribuisce responsabilità in ogni direzione, anche per quanti non hanno saputo compiere la loro missione dall’altra parte della barricata, non coltivando la virtù dell’indignazione e della denuncia, preferendo la fuga nelle riserve esistenziali. Probabilmente questa ritirata collettiva ha contribuito ad allontanare le nuove generazioni da una città poco attraente in cui la loro creatività non riuscirebbe a svilupparsi e le idee non diventerebbero fattore di reddito.

I comportamenti a rischio
La città è riconosciuta ancora come “oasi di tranquillità” solo in virtù di aride e improbabili statistiche, talvolta in contraddizione tra esse (vedi la qualità di vita, secondo Il Sole-24 Ore e Italia Oggi). Chi legge in profondo la realtà non si ritrova in questo scenario. Troppe le vicende che denotano violenza, nei piccoli come nei grandi momenti di vita quotidiana. Si va dalla corruzione all’usura, dalla rovina ambientale alle intimidazioni, dalla scalata di stili camorristici al taglieggiamento commerciale. In una terra considerata ormai da tempo dagli analisti a rischio di infiltrazioni mafiose, diventa più di un sospetto l’ipotesi che gli appalti prendano precise direzioni. Certi fenomeni, “silenziosamente” consolidati, scivolano nella coscienza comune con terrificante disinvoltura per consegnare la presunta soluzione esclusivamente alle Forze dell’ordine e alla Magistratura: nella nostra città si spara poco ma non mancano fenomeni inquietanti come droga, racket, tangenti e appalti truccati.

Cosa fare?
Puntiamo a un’operazione complessa, permanente, che impegni le nostre coscienze e non vada affrontata in maniera confessionale magari pensando a far prevalere soltanto i suggerimenti dettati dalle proprie convinzioni.
La città vive di quotidiane domande e di risposte intermittenti. La sfida è innanzitutto quella dell’ascolto, quindi il dovere di ripulire e ampliare le domande e contribuire alle risposte. Un compito che non spetta solo alle istituzioni.
Siamo pronti a un cammino consapevole, fatto non tanto di sventagliate di denunce quanto di contributi responsabili. Ci impegniamo a produrre passi in avanti anche quando le ginocchia non reggeranno, pause se gli eventi dovessero rivendicare riflessione e analisi attente, barricate contro le irresponsabili scelte del potere, vicinanza e concretezza nei luoghi del più dolente disagio, presenza competente nelle sedi della pianificazione, sostegno alle buone prassi e alla produzione di idee creative, investimento anche economico di fronte ai bisogni non soddisfatti dalla catena ufficiale e non sempre trasparente della solidarietà.

I gesti concreti
Campus Bn intende perseguire la crescita culturale dei suoi aderenti, con incontri formativi, seminari residenziali, esperienze di condivisione, dibattiti; proporrà interventi per sensibilizzare i cittadini e stabilire contatti con ogni realtà sociale e culturale; stimolerà la partecipazione dal basso con una piattaforma web costruendo una mappa di bisogni e attese; proporrà iniziative concrete di solidarietà; valuterà attentamente le scelte strategiche dell’Amministrazione comunale sollecitando eventuali modifiche e percorsi alternativi; avvierà sistematiche verifiche circa le condizioni di vita delle persone per offrire competenze e professionalità capaci di sostenerne le criticità; vigilerà contro i tentativi di devastazione dell’ambiente e degli spazi urbani condivisi; affiancherà ogni tentativo di ideazione e sviluppo con progetti in grado di valorizzare i beni culturali e le caratteristiche del volontariato culturale; punterà su un nuovo sistema di comunicazione in grado di utilizzare varie forme artistiche ed espressive per raccontare storia, drammi e speranze attuali del territorio. Va considerata anche la creazione di un foglio di impegno civile e collegamento tra i gruppi aderenti.

Metodo di lavoro
Campus Bn proporrà al gruppo dei partecipanti tre macro aree di studio e di impegno concreto le quali svolgeranno analisi relative ai temi guida, eseguiranno istruttorie sui problemi presentati, con vari strumenti (soprattutto attraverso la gestione della piattaforma web “Benevento partecipata”), e formuleranno proposte e iniziative al vaglio dell’assemblea.
I tre campi individuati sono: a) la città vista con trasparenza sotto il profilo amministrativo; b) la comunità attraverso i servizi alla persona; c) l’economia in quanto valvola di ripresa collettiva.
Città della trasparenza, partecipazione e legalità
Questo gruppo è chiamato ad analizzare e studiare i fenomeni sociali e vigilare contro possibili infiltrazioni camorristiche; a denunciare le illegalità e proporre una cultura anticorruzione; ad elaborare progetti di intervento diretto affinché i beni confiscati alla camorra o dismessi vengano concessi ad imprese sociali con intervento responsabile di giovani sostenuti da associazioni anticamorra già esistenti, tra tutte Libera.

Comunità, servizi alle persone e dignità umana
Fondamentale sarà ricostruire un tessuto di comunità attraverso una partecipe condivisione delle attese nelle fasce più deboli con iniziative di vicinanza concreta e di pianificazione orientata a una città più giusta e disegnata a dimensione umana. Parliamo anche di valutazione e ripensamento dei piani urbanistici, individuazione e denuncia delle loro più stridenti contraddizioni con relative proposte di modifica affinché vengano abbattute le condizioni che mortificano la dignità di bambini, donne, disabili, malati e anziani. Per tali fasce sociali si pensa ad un coinvolgimento dei profili professionali disponibili e all’attivazione di sostegni sociali e culturali varianti dai contributi economici all’educazione e alla formazione infantile (ad esempio con percorsi di doposcuola in collaborazione con le parrocchie) fino ad un sistema decentrato di sanità solidale fondato su presidi ambulatoriali per le persone bisognose (piccoli centri mobili della carità) oltre a strutture di accoglienza e servizi destinate ai minori, a partire dagli asili nido. Sull’igiene ambientale saranno creati nuclei di monitoraggio.


Una economia al servizio delle idee
Le previsioni sul sistema economico locale non lasciano spazio all’ottimismo, almeno nel breve e medio periodo. Ma bisogna ripartire dalle idee, selezionare e perseguire linee guida legate a precise strategie e priorità. In questo contesto sembrano decisive le scelte in settori-chiave come il turismo e la valorizzazione dei beni culturali. L’attuale declino potrà essere invertito con un impegno più appassionato sul territorio e con il coinvolgimento reale dei cittadini.
Campus Bn, in questo scenario di ripresa possibile, intende promuovere un ragionamento che, partendo dalla revisione delle infrastrutture, anche immateriali, sostenga una struttura economica in evoluzione. Lo sguardo si rivolge quindi ai giovani che cercano di realizzare la loro creatività, ai disoccupati e ai lavoratori in nero che ambiscono ad attività non clandestine, agli imprenditori che intendono avviare esperienze innovative (soprattutto con l’associazionismo e la cooperazione), agli uomini di cultura perché contribuiscano a rendere la città degna del suo passato e ricca di spunti significativi di sviluppo.
Ciò significa avviare un modello di economia sociale e sostenibile, grazie alla quale si possano recuperare produttivamente il senso e le vocazioni territoriali. Parliamo di sperimentazioni virtuose, a esempio, in materia di imprese agricole, di iniziative turistiche, di gestione dei beni culturali e di una revisione globale della mobilità locale.



L’iniziativa che lanciamo non rappresenta una risposta all’emergenza sul modello “angeli del fango” ma punta a pianificare comportamenti e azioni rivolte al bene comune, capaci di rilanciare il dialogo tra i gruppi sociali, le forze culturali e le stesse istituzioni. Compito prioritario è:  ascoltare, dialogare e proporre. La prospettiva è creare le condizioni per un risveglio diffuso, un sostegno efficace a ogni forma di fragilità, e, di fronte alle ingiustizie più palesi, maturare una sana indignazione e recuperare un livello indispensabile di passione (in via di spegnimento) per la città di Benevento.