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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

07/06/15

LA RIFLESSIONE Del “gay pride”, dell’affetto e del buon senso(!) di una città “papalina”, ma non troppo

La "strega" Giulia Innocenzi arringa la folla del Gay Pride
di Maria Ricca

Poteva andare male, malissimo, anzi. Potevano esserci scontri di ogni tipo. Sarebbe bastata  la minima provocazione, raccolta da qualcuno, e tutto sarebbe scoppiato. E invece no. Il “Benevento Campania Pride”, organizzato in città dal collettivo WAND, ad un anno quasi dallo spiacevole episodio dell’allontamento dei due giovani innamorati dello stesso sesso dalla villa comunale, è stata una festa.
Una città affettuosa e sorridente ha accolto i giovani (soprattutto di loro era composto il corteo) che hanno sfilato lungo il percorso in maniera gioiosa e giocosa, esibendo cartelli in linea con il tema della rivendicazione dei diritti civili, ma anche altri meno impegnativi e scherzosi, insomma “sdrammatizzanti”, in nome di  un atteggiamento di generale serenità e apertura.
La chiave giusta, quella adottata dai beneventani, certo,  per affrontare una situazione che poteva diventare esplosiva e che ha avuto ragione, di fatto, dei contrasti.
Insomma, maturità su tutti i fronti e l’appoggio essenziale della giornalista Giulia Innocenzi e dello scrittore
Carlo Gabardini , che con parole equilibrate hanno sicuramente contribuito a rasserenare gli animi lungo il percorso, per poi “arringare” la folla, convenuta in piazza Risorgimento, con argomentazioni assolutamente condivisibili e per certi versi commoventi. L’Innocenzi ha richiamato l’attenzione alla necessità di superare il progetto di legge sulle unioni civili, dichiarando che l’Italia (“E mi vergogno di essere Italiana,
per questo”, ha detto!) deve aspirare a ben altro, al vero e proprio matrimonio, con corredo di adozioni, mentre lo scrittore Carlo Gabardini ha ricordato le difficoltà sopportate in passato da chi avrebbe voluto esercitare liberamente il proprio diritto all’amore, senza, però,  colpevolizzare chi per natura, cultura o età non ha potuto farlo (e molti erano i gay in età matura  che felici ed increduli hanno partecipato alla manifestazione),  richiamando poi tutti all’evidente verità della naturalezza dell’espressione omosessuale, accanto a quella eterosessuale.
Giacché può essere il commesso, come l’impiegato di banca, l’amico o il vicino di casa ad essere gay , piuttosto che biondo, bruno, di colore o di altra religione, e non per questo bisogna meravigliarsi o condannare.
Assenti, certo,  le istituzioni (che però hanno autorizzato lo svolgimento del corteo e istituito blocchi stradali ad hoc) della città “papalina” e delle “streghe” che furono perseguitate, e nella quale, volutamente, si è organizzato il “pride”,  come ha detto in apertura di comizi il rappresentante del WAND, per combatterne il pregiudizio. Grande lo spiegamento di forze dell’ordine, com’era giusto che fosse, e numerosi i partecipanti dall’intera regione, a sostenere il movimento. Ottimo, “ça va sans dire”,  il bilancio finale, dal punto di vista economico, degli esercizi commerciali, che hanno ristorato i tantissimi partecipanti.
L’anno prossimo si va a Caserta per lo stesso motivo. Ma la domanda è:  dopo aver così positivamente ed allegramente accolto le istanze di chi chiedeva medesimi diritti, con grande supporto ed appoggio delle associazioni, e cuori colorati appuntati sul petto dei partecipanti, tutto tornerà come prima?