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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

20/07/15

RIVERBERI 2015 - Quelle "Ricette Umorali", di cui non puoi non apprezzare il "bis", fra amarcord e brillanti intuizioni

Berruti, Pedicini, Nenna, La Monaca (fonte pag. FB di "Riverberi")

di Maria Ricca

“Parliamo di cibo, sempre” , “perché per noi italiani mangiare non è mai solo mangiare”. E molto, molto altro. Enaturalmente questa  la più efficace delle chiavi di lettura delle Ricette Umorali-il bis, edizioni Fazi, della scrittrice beneventana Isabella Pedicini, l antiricettario per eccellenza della Quentin Tarantino dei libri di cucina, come la critica ha definito la sua particolarissima inclinazione a raccontare storie attraverso il cibo. E non a caso è questa laffermazione conclusiva e determinante, dello spot di un noto brandalimentare italiano, firmato, peraltro,  da Ferzan Ozpetek, regista avvezzo a rappresentare nei suoi film  quella voglia di stare insieme, di familiarizzare, comè tradizione per noi, anche e soprattutto attraverso il pasto conviviale. Unatmosfera riproposta tutta nella piacevolissima serata di presentazione, allHortus Conclusus, del volume della Pedicini,condotta, nellambito della rassegna Riverberi 2015, da  Mario La Monaca e sottolineata dalle letture di passi essenziali dal testo, da parte di Giovanna Maria Berruti, con lintervento, in forma di recensione, di Angelo Nenna.
Una conversazione amabilissima, quella fra La Monaca e la Pedicini, punteggiata di aneddoti e  frutto evidente di una consuetudine amicale, che ha reso con vivacità i contenuti dellopera. Grazie al cibo – ha sottolineato la scrittrice – racconto delle storie e tutto quello che vivo e che sento finisce in qualche modo nellimpasto, dai ricordi alle chiacchiere alle sensazioni ed emozioni più vive e  più intense.  E così via,di aneddoto in aneddoto, ricordando lo smarrimento dei palati in fuga, ovvero quegli Italiani che, come lei, hanno vissuto allestero per un periodo e sperimentato, ma non troppo, la cucina italiana alla maniera dOltralpe o dOltreoceano, solo apparentemente tale, ma in realtà disgustosa, passando per le terribili merendine da distributore automatico, le bevande energetiche quanto imbevibili degli sportivi, lAmuchina che è indispensabile quando abiti nelle grandi città inquinate, ma il cui odore penetrante da studio dentistico ti resta dentro inesorabile. Insomma,bando all apericena: non resta che rifugiarsi nelle tradizioni e nel cibo vero e verace, il più semplice e tradizionale possibile, in quel babà, che la dice lunga e la vince, certo, sulle torte allamericana glassate e dipinte e sulle ricette da Masterchef, ormai a tutte le ore in Tv, che ti educano a gusti che non sono più i tuoi.
L' applauso finale del pubblico a cui si inchinano scherzosamente scrittrice, intervistatore ed  intervenuti tutti,  è per  la sublime ode allo Strega, a gialla, dalla ricetta segreta e inaccessibile, che a Benevento va su tutto, ma proprio su tutto, dal dolce al rustico, e che ritrovi declinata in tantissime forme. Ma che puoi (che devi!) gustare anche a fine pasto o anche no, in un bicchierino, mandandola giù tutta dun fiato, come si conviene ai natividel Sannio. I non-indigenilusano,  tutt'al più,  per impreziosire la crema pasticciera, intuendone le potenzialità, ma non sposandone a pieno la filosofia. Che spreco!