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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

06/09/15

BENEVENTO CITTA' SPETTACOLO - "L'amore per le cose assenti" e l'impietosa autopsia dei sentimenti

di Maria Ricca

Può scoppiare una coppia come scoppierebbe una torta di compleanno? Sicuramente, se questa rappresenta l’ordine perfetto e costituito delle cose, la bellezza completa e compiuta di un rapporto che ad un certo punto deflagra per mille motivi, tutti, dal più banale al più importante, piccole, intense mine vaganti, pronte a colpire al cuore la più unita delle coppie.
E’ il tema al centro de  “L’amore per le cose assenti”, l’opera che Luciano Melchionna, autore e regista, ha portato quest’anno a “Benevento Città Spettacolo”, nel riaperto Teatro De Simone, gioiellino sì, ma dall’acustica infelice, ideale “sequel” di “Non camminare scalza”, suo lavoro del passato, molto apprezzato nei circuiti off, ma poco popolare, come racconta, in apertura di pièce, nel prologo, un singolare clown al femminile, (costumi di Milla) chiamato a tirare le fila della narrazione e ad introdurre, portandola all’attenzione del pubblico, la storia di Laura, protagonista della pièce. Nel  giorno del suo quarantesimo compleanno, la donna riceve in regalo, sotto forma di “proiettili vaganti”, tutto il profondo coacervo di emozioni che il marito le “spara” contro, per liberarsi finalmente, tra mille livori, di lei e del profondo disagio nel portare avanti una relazione  divenuta infelice e ormai dominata più dal nervosismo e dall’analisi certosina e sistematica di ogni respiro del coniuge, che dall’amore. Impossibile, dunque,  sopravvivere all’autopsia dei sentimenti. L’unica è prendere le distanze dall’ex oggetto del desiderio , come tenta di fare il marito di lei, senza risparmiarle  nulla. Non ci sta Laura, e come potrebbe? Così, dopo lo smarrimento iniziale, indossa la giacca scura della rabbia e a lui che le implora di non farlo sentire in colpa, tributa, compiaciuta dell’effetto esplosivo delle sue parole, il suo …”ringraziamento”, per averla liberata dalla gabbia.
Riattivare un cuore ormai spento, come quello immaginato dalla splendida scenografia di Roberto Crea,  non si può. E ci si prova invano. Salvo poi scoprire che non tutto può essere perduto. Soprattutto se si giunge alla certezza che per stare insieme negli anni che hanno preceduto lo scoppio della crisi si è provato con sincerità e dedizione a fare davvero di tutto per l’altro. E che in fondo il periodo trascorso è stato utile palestra per entrambi,  per imparare insieme come si sta in una dimensione di coppia.
Nulla vieta, a questo punto, dopo lo scontro catartico, di ricominciare tutto daccapo, forti di un nuovo inizio, reso più intenso da una nuova reciproca consapevolezza di sé e dell’altro. Le musiche originali di Stag sottolineano la rinnovata intesa.  
Sul cuore rosso di passione ci si adagia, dunque, ancora, ma stavolta per consumare il primo appassionato amplesso del nuovo corso.
Durerà? Chi può dirlo? Gli spettatori, indagatori e “guardoni”, vorrebbero saperlo, certo, ma la verità è che non lo sa nessuno. E del resto, chiosa lo spirito-guida della narrazione, “Each man kills the thing he loves”, “Ogni uomo uccide ciò che ama”, sicchè…
Applausi alla fine, per una pièce che ha valorizzato il talento degli attori, Giandomenico Cupaiuolo, Autilia Ranieri e Her e l’intensa interpretazione di ciascuno di loro, non scevra da sapiente ironia.