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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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28/12/15

NATALE ARCOBALENO (BN) – “Alti & Bassi”: applaudita esecuzione di stile, con “incursioni musicali”, fra talento e disciplina

di Maria Ricca

Se sia più nobile godersi le note preferite dall’ Mp3 o dal Cd, piuttosto che attraverso Spotify o i canali You Tube o gustarsi una serata di musica dal vivo, animata da professionisti del settore, caratterizzati da  passione infinita per la propria arte?
La risposta è negli applausi e nell’entusiasmo, che ha accompagnato l’esibizione degli “Alti i& Bassi” ,  terzo appuntamento di “Natale Arcobaleno”, sezione concerti , la rassegna promossa dall’Ept, di concerto con il Comune di
Benevento, sotto la direzione artistica di Gennaro Del Piano.
“Pedigree” di tutto rispetto, in attività dal 1994, i cinque musicisti milanesi, Alberto Schirò, Paolo Bellodi, Andrea Thomas Gambetti, Diego Saltarella e Filippo Tuccimei, hanno percorso, in  un’ora e mezzo di spettacolo, i sentieri  del gospel, del jazz e della musica italiana anni Quaranta e Cinquanta, viaggiando  attraverso la canzone del Novecento, con l’unico strumento della voce. Un’esibizione a cappella che, ripartendo appunto dal gospel della tradizione “bianca”, non ha risparmiato felicissime incursioni nello standard jazz , passando dalle atmosfere “sacre” a quelle da “night” dei “roaring twenties”, in maniera felice e credibilissima.
Si è intuita una formidabile preparazione alle spalle del quintetto, uno studio approfondito delle tecniche vocali e strumentali, che ha consentito loro di restituire al pubblico un’esecuzione limpida, in chiaroscuro, che ne ha esaltato il sicuro talento.
Una cura del dettaglio che è risultata  evidente sia nelle performances più difficili, che in quelle solo apparentemente più accessibili, risoltesi dunque in uno stile personalissimo, che mai ha imposto, però, il  discostarsi  dalle originali interpretazioni delle canzoni più note, offrendo così un effetto  godibilissimo all’ascolto, anche allo spettatore “profano”.
Di aneddoto in aneddoto, quindi,  la performance, raccontata da ciascuno degli interpreti a proprio modo, e condita di un umorismo volutamente un po’ retrò, è declinata via via da un Bach di spessore che, rianimato dalla “chitarra elettrica” vocale,  ha ricordato le sonorità dei “Procol Harum” fino alle melodie natalizie di “Silent Night” e “White Christmas”, passando per  “Chattanooga”, senza dimenticare l’omaggio a Virgilio Savona e Lucia Mannucci del “Quartetto Cetra”, con l’invito in scena di una coppia di coniugi di lunga data, i beneventani Angelo Miraglia ed Alessandra Verusio, simpaticamente prestatisi al gioco scenico, a cui viene riservato l’umorismo nero di “Però mi vuole bene...”.
Infine, in programma,  l’immortale swing di Lelio Luttazzi e l’ironia di Renato Carosone, con la sua “Tu vuò fa l’Americano”, eseguita in stile “musical” e, tra l’altro,  con perfetto accento” indigeno”, ad ulteriore testimonianza di quella cura del particolare di cui si diceva, e che è valsa agli interpreti  il premio a lui intitolato. 
Si è chiuso con i fuochi d’artificio di un medley delle canzoni più belle dai film di Walt Disney, che ha entusiasmato  la platea, trasformando gli artisti in eroi da  “cartoons”, prima degli apprezzati due bis di prammatica e  dell’ironico commento finale, ispirato al palco di “X-Factor” e all’inevitabile crudeltà dei giudici, con il loro “Le faremo sapere…”, riservato ai concorrenti di turno.
Non resta, infine,  che salire su “La nave dei sogni”, unico brano inedito firmato ed eseguito dal gruppo (premiato anche a Boston, con il secondo posto per il proprio “Best jazz album” ed  ospite protagonista  di stagioni concertistiche importanti in Italia e all’estero), mai approdata a Sanremo, nonostante l’apprezzamento del direttore artistico Carlo Conti, ennesima testimonianza delle imperscrutabili dinamiche che regolano l’approdo al Festival.