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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

06/12/15

TEATRO - "Fuje Filumena"...e il mito diventa farsa tragica di amore e morte

di Maria Ricca

Amore e morte, Eros e Thanatos, una passione estrema che diventa sete di vendetta e scatena  reazioni imprevedibili. …Ma la “Medea” alla rovescia, che uccide, pazza di dolore e rabbia, gli innocenti figli dell’amante, si chiama “Filumena”, come la protagonista dell’immortale opera eduardiana. 
L’attualizzazione del dramma borghese dell’autore partenopeo, che negli anni Cinquanta affascinò il pubblico, non può che ritrovare vigore così, nella potente reinterpretazione, firmata dall’autore e regista Peppe Fonzo, “Fuje Filumena”, andata  in scena per la rassegna “Magnifico Teatro”, al Piccolo Teatro Libertà, nei panni grottescamente tragici, ma potentemente realistici del classico “femmeniello”, affidati  alla versatile ed intensa interpretazione di Roberto Azzurro, drammaturgo ed attore partenopeo di lungo corso.  
Straordinaria la sua capacità di evocare, passo dopo passo, esperienza dopo esperienza,  il percorso dolente del “ragazzo di vita”, che inizia a tredici anni, in una casa di malaffare,  e prosegue, ininterrottamente, raffinando la propria “ars amatoria”. 
Fino all’incontro fatale con Domenico, sciupafemmine e pregiudicato,che imprevedibilmente perde la testa per lui. Ma non al punto di rinunciare a moglie e figli. E a “Filumena”, che se ne innamora perdutamente, iilludendosi di diventare l’unica, non restano che le briciole amare della prigione dorata di un appartamento ricco di ogni confort, tranne che di ogni puro sentimento…E se le  “gira la testa”, per una sera, fra le braccia dell’amatissimo amante, a quest’ultimo non rimangono che rabbia e vergogna, invece,  e la voglia di dimenticare per sempre ogni attimo di abbandono. Confortato, lui sì, dalla nascita dell’ultimo figlio, e pronto a dare una lezione terribile ed umiliante  a "Filumena", quando lei l’affronterà davanti a tutti, svelando  l’accaduto.
E allora non basterà la fede nella Madonna delle Rose, per distogliere colei che "non è nessuno", se non "malacarne", dall’atto di vendetta estremo. E allora tornerà maschio, solo per una volta, per ammazzare e poi farla franca, impunito, protetto dalla sua vera identità sempre rinnegata…

Un testo intenso, quello di Peppe Fonzo,  che sa dare colore e connotati diversi ad ogni espressione nota del testo eduardiano,  reinterpretandone ed attualizzandone in maniera  realistica ed efficace il mito, forte di un teatro di parola e dell’arte di un attore sopraffino, quale Roberto Azzurro,  a cui non servono effetti speciali per raccontare un’immortale vicenda, che ha i tratti della tragedia greca ed insieme della farsa tragica.