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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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02/09/16

CITTA' SPETTACOLO - In Piazze d'Autore, "Io, le macerie, il fango e lo sport": Mario Collarile e la Benevento com'era e da tutelare

di Maria Ricca

“Un libro  d’amore per un’identità che va tutelata e difesa”. Così Elio Galasso, storico dell’Arte, nel presentare “Io, le macerie, il fango e lo sport di Mario Collarile, avvocato e scrittore, edito per i tipi di Realtà Sannita, per la serie di incontri su “Piazze d’Autore”, nel programma di Benevento Città Spettacolo, in Piazza Torre.
Dopo l'introduzione dell'editore Giovanni Fuccio, sessanta minuti di conversazione, non di più, per raccontare delle paure, ma anche delle speranze  e dei sogni  di quei  giovani che, pur sotto la minaccia dei bombardamenti e la drammatica insicurezza di quegli anni, tentavano di riappropriarsi del proprio diritto alla felicità.

“Un giorno senza sorridere è un giorno perso” – dice Mario Collarile, ricordando l’affermazione di Chaplin ed il proprio modo, ironicamente consapevole, di percorrere l'esistenza e le vicende agrodolci che l’attraversano. Al  foltissimo pubblico presente in piazza Torre ricorda  gli accadimenti  di quei tempi, che si intrecciano alle sue vicende personali di ragazzo, che con gli altri visse l’esperienza drammatica della guerra e l’orrore di tante imprevedibili, sanguinose morti: “Quella guerra che non è un gioco – dice -  ma una tragedia immane. E non è concesso dimenticarlo”.
E ritornano in mente i differenti sport, praticamente tutti,  che Collarile amò praticare (in particolare  “mazz’ ‘e pivz”, il baseball "ante litteram"),  i mesi di sfollato con la famiglia a Beltiglio, raccontati attraverso l’interpretazione di Viliana Cancellieri, regista ed attrice, a cui è affidato il compito di leggere passi scelti dal libro, fino al  ritorno amaro in una Benevento piena di macerie.
Quelle che ci sono ancora, in punti strategici della città, ricorda Elio Galasso, e che andrebbero mostrate ai turisti, a testimonianza di ciò che fu la città e che ancora la raccontano. Una Benevento alla quale si dovrebbe volere più bene, ribadisce lo storico, impegnandosi in prima linea, come si fa nei luoghi d’arte del centro nord, ad esempio, dove anche i privati scendono in piazza per preservarne  le bellezze, aiutando le istituzioni a tutelarne il decoro. E qualcosa si è fatto in questi giorni,  con il contributo alla ripulitura dell’Hortus Conclusus e del Teatro Romano, da parte di artisti e volontari.  
Un’attenzione che dovrebbe riguardare anche il recupero dei nomi originali di piazze e strade, come fu per Piazza Venanzio Vari, ufficialmente, com’è giusto, intitolata ad Arechi II, come potrebbe essere per piazza Matteotti, universalmente nota come S. Sofia, e che potrebbe investire anche la toponomastica di altri luoghi cittadini,  il Corso Garibaldi in primis, intitolato all’Eroe dei due mondi, che a Benevento non mise però mai piede però, e che meglio, dunque,  potrebbe denominarsi Via Magistrale, come peraltro vorrebbero storia e tradizione.