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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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23/02/17

TEATRO - Quando i “Social Network” incontrano il teatro, fra palco e realtà virtuale…

Applausi per il nuovo allestimento di Luca Varone, leader della Klimax


di Maria Ricca

NAPOLI - Fino a qualche anno fa sembrava impossibile. Ora si scarica lo smartphone, e, in un attimo,  siamo tutti, per così dire, in crisi di astinenza.
Le nuove dipendenze si chiamano “social media” e sono trasversali. E le vittime impensabili. Se dal sedicenne te lo aspetti, dagli adulti, invece, genitori, docenti  (anche se ormai sempre meno ingessati nel ruolo), dai “grandi” in genere,  assolutamente no.
Ben lo sa Luca Varone, direttore artistico , regista, interprete ed autore per la Compagnia Klimax, che sull’uso indisciplinato dei “Social network” costruisce appunto  il nuovo spettacolo del suo gruppo di attori bilingue, diplomati, come lui,  alla Link Academy Università Campus Roma, in gemellaggio con la  LAMDA Academy di Londra. L’allestimento, dopo il debutto del 9 febbraio ad Aprilia, è andato in scena il 23 febbraio al “Pierrot” di Ponticelli – Napoli, per i ragazzi del Liceo “Urbani” di San Giorgio a Cremano, retto dalla preside Mariarosaria De Luca, e proseguirà in tournée il suo

percorso in Sardegna, in Val d’Aosta e nel resto del Paese.
Jack (Luca Varone) e Jessie (Milena Pugliese, che si alterna con Irene Grasso nella parte), entrambi “social addicted”, non possono che incontrarsi “on line”, previa ricerca da parte di lui, su Google, delle modalità più opportune per trovarsi un’appetibile “girlfriend.
Così, di ricerca in ricerca, di contatto in contatto, dopo aver verificato che anche la “Granny” , la nonna, è socialmente connessa e ad aver “bloccato” su Facebook le persone antipatiche, i due ragazzi spendono intere giornate alla ricerca del maggior numero di “like”, conquistati a furia di selfie.
La scenografia è essenziale, gli attori comunicano le proprie emozioni in un perfetto inglese,  sfruttando tutte le potenzialità dei video, sempre in lingua,  che scorrono alle loro spalle. Divertenti e convincenti nell’interpretazione, i due attingono a piene mani dai “tòpos” del mondo adolescenziale, riuscendo nell’intento di affascinare i giovanissimi in platea. Utile supporto è la scelta registica di utilizzare giochi di luce sempre diversi, per sottolineare i momenti salienti.
Punto di forza dello spettacolo è l’interattività, ottenuta grazie alla partecipazione di dieci studenti, “reclutati” volontariamente in avvio di spettacolo, quando il regista Varone ne spiega contenuti ed intenti,  ed opportunamente preparati alla connessione. Grazie al fondamentale supporto dei tecnici, praticamente “coprotagonisti” dello spettacolo, con l'aiuto regia di Gennaro Mottolagli studenti giocano, così,  con gli attori in scena, avvalendosi di una “app” appositamente creata.
Ma la “full immersion” nei social network non può sostituire la suggestione di un incontro finalmente dal vivo. E’ così che Jack e Jessie si danno appuntamento, continuando a “messaggiarsi”. Appena prima, però,  che  i due entrino in contatto, il collegamento si interrompe: i cellulari si scaricano e il dado non è tratto.
Non resta che tornare all’ antico, inesauribile, primitivo scambio epistolare.  
Un postino recapiterà a Jessie una lettera d’amore di Jack, l’unica, forse, del loro singolare carteggio, finalmente non più virtuale, che valga la pena di leggere. Ed è subito nostalgia dell’assenza, sulle note della struggente “Let her go” dei “Passengers”, che gli studenti in sala cantano volentieri, naturalmente brandendo lo “smartphone” come un accendino.
Una sapiente chiusura ad effetto, che conquista definitivamente il pubblico.
Applausi, infine, per la Klimax  e per Luca Varone, forte di un curriculum di tutto rispetto, fra teatro, cinema e Tv, attualmente impegnato nelle riprese della serie “Gomorra”,  mentre c’è ancora il tempo per ricordare a tutti, con la proiezione di vignette, divertenti ma non troppo, i “dos” e i “don'ts” del giusto comportamento in Rete, onde evitare di restare vittime di cyber bullismo.

“Perché il teatro – conclude il regista – deve saper proporre i temi di attualità, parlando al pubblico giovane attraverso i suoi codici, educandone il gusto e le scelte, senza annoiarlo.”