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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

20/06/17

LA RECENSIONE - "L'Arbre de la liberté" e la "Scuola", che si fa "Viva", nel segno della legalità e della condivisione




Gli allievi del Liceo "Urbani" di S. Giorgio a Cremano, protagonisti in scena di un percorso didattico innovativo

di Maria Ricca

NAPOLI - Quello di educatore resta  il mestiere più bello del mondo. L’unico che ti consente di non invecchiare mai, di rigenerarti, di risorgere dalle tue ceneri. Di reinventarti ogni giorno, per non lasciare a te stesso l’alibi di addormentarti sugli allori, ma di saper ricominciare da quelli per crescere ogni volta di più. Non c’è altro da cui partire. Poi viene tutto il resto.  
Ben lo hanno inteso e messo in pratica le docenti Maria Francesca Mangone di Lingua e Cultura Francese, tutor, e Giovanna De Luca di Scienze Motorie,  esperto esterno con la sua  “ Casa di Alessandra onlus”, per l'ideazione, l'adattamento, la regia e l'allestimento scenografico,  anime  de “L’arbre de la liberté. D(i)ritti...al Cuore! Emozioni in musica”, spettacolo di fine progetto del Liceo Statale “Carlo Urbani”, retto dalla dirigente Mariarosaria De Luca, in scena  al “Pierrot” di Ponticelli. Il percorso teatrale e musicale è stato articolato su “Legalità e Cittadinanza Attiva. Dalla Rivoluzione Francese, passando per Napoli '99, ad oggi”, e condotto nell’ambito del P.O.R. “Scuola Viva”, di concerto con i docenti Teresa Belsole e Mario Ascione.
L’inizio “fulminante” dell’allestimento, introdotto dal prof. Luca Covino, valutatore del Progetto, è stato affidato alle forti immagini  dell’attentato al Bataclàn di Parigi del novembre 2015.
Sono i volti sconvolti, gli sguardi sbarrati, l’incredulità e lo sgomento ad illuminare i volti dei moderni “citoyens”.  La “ville lumière” non è più sicura, forse non lo è mai stata. I giovani attori in scena, nei panni dei rivoluzionari del 1789, hanno ricordato i momenti salienti dell’avvenimento che cambiò  il volto dell’Europa e dell’Occidente. La “Révolution” è rivissuta  nell’essenziale e significativa ricostruzione storica e linguistica, condotta dalla docente Mangone,  guida sicura dei giovani attori, che hanno sfoggiato perfetta pronuncia della lingua d’Oltralpe, sorprendendo, ma non troppo,  dato l’impegno profuso, la folta platea di insegnanti, genitori e compagni.
E’ toccato alla  docente De Luca reinterpretare, invece, dal punto di vista emozionale, le vicende storiche, muovendo, con la consueta sapienza registica, forte dell’apporto della fida Camilla Imperato,  la “squadra” di scena, composta da Flavia Amitrano, Laura Amorico, Andrea Biondi, Christian Borriello, Gabriele Calace, Chiara Camele, Antonella Carbone, Marcello Coppola, Giuliana Cozzolino, Giuseppe Di Franco, Rosanna Fuscarini, Marta Gallo, Giovanni Giugliano, Umberto Improta, Ludovica Leone, Arianna Moffa, Alessia Nocera, Federica Reginelli, Simona Rusciano, Laura Sanza, Ludovica Sanza, Christian Sarno, Ilaria Stango, Vittorio Pollice, Alessandro Paterni, Martin Pontoriero. Service di Francesco Rega.
 Sua la visione d’insieme e la capacità di organizzazione spaziale che, nascendo da un ideale sforzo creativo,  non ha lasciato nulla al caso, dall’orchestrazione delle coreografie (ben quindici in tutto lo spettacolo) alla scelta dei costumi di Maria Pennacchio, e del trucco.
E’ un attimo e siamo già nel 1799. E’ tempo di raccontare la “nostra” rivoluzione, quella napoletana.  Un volo ideale sulla carta geografica, illuminata alle spalle dei protagonisti, ed è subito il trionfo della voglia di ribellarsi al potere costituito,  dell’impresa di Eleonora Pimmentel Fonseca, dell’entusiasmo che suscitò, della sua amara fine.  
La suggestione delle tammorre di Ottavio Gelone, dei canti popolari, della “tammurriata”, che diventa improvvisamente “taranta”  e danza di liberazione dai vincoli asfissianti di qualsiasi tipo ed infiamma menti e cuori è risuonata  nelle musiche della tradizione,  rivivendo nelle danze circolari ed ossessive delle figure in scena.
E’ tempo di approdare all’amara contemporaneità. Gli attori, smessi i panni ottocenteschi,  hanno indossato  quelli degli “Scugnizzi” moderni , esprimendo la propria voglia di farcela, in un napoletano verace e sanguigno. Il potere contro il quale ribellarsi, stavolta, è quello di “Gomorra” , che indica facili traguardi  agli entusiasti “rivoluzionari” dei vicoli e dei quartieri, che sognano il riscatto, ma finiscono sempre per soccombere. Il sacerdote di strada che li guida lascerà loro il testimone della legalità, da raccogliere anche quando tutto intorno sembra perduto, per continuare a sperare.
Vitalità instancabile, energia inesauribile,  la capacità di racchiudere e ricondurre i movimenti scenici nell’alveo di un ordine ogni volta sconvolto e poi ricostituito, hanno espresso il frutto di  mesi di prove e di impegno certosino. Emozioni, lacrime ed entusiasmo sono stati ben raccontati nel travolgente e commovente finale , dedicato alla “magnifica gente” di una città che da sempre soffre e spera in un cambiamento e vuol ritornare orgogliosa di camminare a testa alta fra le strade del mondo.
Applausi infiniti in chiusura, quando tensione e fatica si sono sciolti  in un ideale abbraccio con il pubblico, per uno spettacolo che speriamo si possa riproporre ancora in ulteriori contesti, data la sua innegabile qualità.

L’intervento conclusivo  della dirigente scolastica Mariarosaria De Luca, nei complimenti ai
giovani allievi e alle docenti referenti,  ha plaudito ad un  approccio didattico moderno, all’utilizzo di  nuove modalità che, nel segno dell’empatia,  valgano ad  entrare in contatto con l’universo adolescenziale di cuori ed anime che si rinnova ogni momento, indicando  loro la giusta strada da percorrere.