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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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24/07/17

TEATRO - Roberto Azzurro indossa ancora i panni di Oscar Wilde al Positano Festival. In scena il 27 luglio


NAPOLI - L'appuntamento è per il 27 luglio. La "sede" è quella del Positano Festival, dove, nella piazzetta della Chiesa di Montepertuso, l'attore e regista Roberto Azzurro riporterà in scena l'emozione di "Oscar Wilde - Il processo". 
Ancora una tappa per la performance già   recentemente approdata  in Toscana e poi a Parigi.  Al fianco di Azzurro Pietro Pignatelli, nella parte dell’avvocato  Edward Carson e Rebecca Lou Guerra, al pianoforte.  Il primo debutto per lo spettacolo fu a Napoli. Poi vi sono state messinscene a Roma, Avellino, Salerno, in palazzi storici, cortili antichi e suggestivi e poi finalmente in una vera Aula Giudiziaria a Napoli.
Azzurro e Pignatelli ripercorrono i momenti salienti di un interrogatorio, in cui Wilde è costretto a dar conto, com’è noto, dei propri gusti e preferenze in ambito amoroso e sessuale, per l’epoca inaccettabili,  e lo fa di volta in volta negando, mentendo, scherzandoci sopra. In questo folle, ma reale dialogo si intrecciano le note di Chopin eseguite da Rebecca Lou Guerra,  terza voce di questo acrobatico “battibecco”, come fosse una voce dell’anima dei personaggi e dello spettatore contemporaneamente. 
E diventa quasi un miracolo poter assistere al genio dell’umorismo del poeta inglese, nelle vere risposte date al suo inquisitore, nell’espressione massima della grande ironia di un “gigante” della letteratura mondiale, di cui il 30 novembre 2016 sono stati celebrati i 110 anni dalla morte. 
Lo spettacolo mette al bando qualsiasi tipo di effetto speciale (scenografie, costumi e tutto l’apparato tecnologico), “aiuti”, continua Azzurro, "che qualcuno ancora indugia a usare in palcoscenico: non c’è effetto speciale più efficace e necessario di un attore che entra in scena e ci racconta una storia interessante in modo suggestivo. E’ nell’interregno che c’è tra la parola emessa dall’attore e l’orecchio attento dello spettatore che “accade il teatro”, in nessun altro luogo e grazie a niente altro. Ho immaginato, dunque, di mettere in piedi le parole. Mi spiego. Su un foglio – testo teatrale o altro – le parole sono orizzontali, recitarle significa metterle in verticale. In più, ovviamente: mostrare da quali pensieri e stati d’animo germogliano quelle parole. Insomma, raccontare una storia vuol dire trasformare quegli strani segni neri su fondo bianco in vita reale. Potenza del teatro, che si occupa del tentativo di replicare la vita, così come essa è: sempre. Poi sono arrivate le crome e le biscrome di Rebecca Lou Guerra, che girovagando tra Metner e Chopin e vari altri compositori classici straordinari, diventa il contrappunto emotivo e appassionato che, come una voce dell’anima, contrappunta e sovrasta lo svolgersi di un dialogo processuale avvincente e divertente, dissacrante e terribile."  
        Il primo incontro di Azzurro con  Oscar Wilde è avvenuto in libreria, dove appunto era stato da poco messo in circolazione il libro a cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio (ediz. UbuLibri), che riportava fedelmente gli originali atti processuali che videro protagonista il grande scrittore britannico. "Non ho avuto un attimo di dubbio - dice Azzurro -  prima o poi dovevo metterli in scena. Nessuno scrittore riuscirebbe mai a scrivere un processo del genere, solo la vita è in grado di superare qualsiasi immaginazione, anche la più sfrenata. E più sfrenato di Oscar Wilde non riesco a immaginare nessuno. Non potevo credere che un uomo che rischiava così grosso potesse, sotto processo, riuscire ad avere una tale lucidità che gli permettesse di dire cose che nessuno sarebbe manco riuscito a pensare, in quella situazione. Era un vero genio, Oscar Wilde, e come lui stesso disse, fece della sua vita un’opera d’arte. Da quel giorno mi prese la ricerca febbrile di capire come fare. Certo, essendo un artista completamente indipendente, slegato da qualunque legame con produzioni ufficiali o Teatri Stabili o Festival vari, dovevo pensarci io. E dovevo partire dal basso.
“Wilde” è un progetto ambizioso, nato in tempi in cui accuse, tabù sociali e violenze non cedono ancora il passo ai valori “dell’accettazione, dell’inclusione e del rispetto reciproci”. L'ironia dissacrante e lo spirito caustico di Wilde rimarcano l’importanza della libertà e della salvaguardia dei diritti civili.
        
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