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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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01/12/17

TEATRO - "Valani", fra antico (e moderno!) sfruttamento minorile. La Solot del trentennale punta l' "Obiettivo T" sui problemi sociali

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Strapieno il Mulino Pacifico di Benevento per il ritorno, in grande stile, della rassegna “Obiettivo T”, curata dalla Solot - Compagnia Stabile di Benevento. Una serie di appuntamenti per festeggiare i 30 anni di attività con alcuni degli spettacoli più amati della compagnia teatrale beneventana. Per l’esordio spazio allo spettacolo “Valani” in una nuova chiave. Un argomento certamente non felicissimo per un “compleanno”, però pur sempre insito nella storia della nostra città. Prendendo spunto dal volume di Elisabetta Landi “Il mercato dei valani a Benevento”, si racconta lo schiavismo dei bambini nella nostra città e nel Sud Italia, tra gli anni 1940/1960. Le precari condizioni economiche, in pieno periodo bellico (seconda guerra mondiale), costringono molte famiglie ad usare i propri figli come merce di scambio (grano o soldi) per poter vivere.
In scena gli attori Michelangelo Fetto e Antonio Intorcia, accompagnati alla fisarmonica da Saverio Coletta, il quale ha eseguito le musiche della band sannita “Sancto Ianne”. Una realtà non lontanissima dai giorni nostri, fatta di sfruttamento e schiavitù. Nel giorno dell’Assunta, ogni 15 agosto, in piazza Duomo, ogni acquirente poteva scegliersi il proprio piccolo schiavo, sfruttato per un anno di lavoro nei lavori dei campi o come pastore, bifolco, stalliere. Avveniva quindi, dinanzi a tutti e soprattutto ai poveri familiari addolorati, la “verifica” dell’idoneità fisica dei piccoli , privati di una vera infanzia.
Un padre capofamiglia venuto meno in modo brutale ed una madre sola e povera con uno dei figli malati da accudire. Ed ecco quindi la soluzione. Un bimbo divenuto “valano”, con i sogni ed i primi amori bruscamente interrotti. I compratori li trattavano malissimo nelle loro masserie e sovente li umiliavano.
Loro, quei piccoli che si sentivano oramai “uomini”, perché con le loro sofferenze davano un po’ di sollievo economico ai propri cari, ne pativano tante ed erano pronti, dopo 12 mesi, a cambiare padrone.
Una storia che si porta dietro tanta vergogna, perché il mercato dei “Ualani” o “Gualani” ha segnato in negativo queste vite in vendita. A fine spettacolo un buon bicchiere di vino, con assaggio di diversi formaggi.
Prossimo appuntamento il 21 dicembre con il divertente “Pecorari”.