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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

11/03/18

TEATRO - Al "Magnifico Visbaal", Roberto Azzurro e "Scarrafunera", tra suggestioni colte e grotteschi accenti

di Maria Ricca

“È questa la regione, è questo il suolo,  è questo il clima, questa la sede che abbiamo guadagnato eternamente?  E sia. Meglio regnare all’ inferno che servire in Paradiso.” Salvo poi accorgersi che il terreno conquistato non è migliore del “Paradiso perduto”. Insomma, "è ‘n'ata "Scarrafunera".
Conclude la sua interpretazione citando Milton, tra accenti colti e potente senso del grottesco, Roberto Azzurro, che ha riportato al "Magnifico Teatro" di Benevento il testo di Cristian Izzo, al debutto, l'estate scorsa, alla Rassegna Pausilypon dell’omonimo Parco Archeologico ambientale. Il ritorno alle scene beneventane dell’attore, che già ha ripreso a Napoli la propria attività artistica, dopo i noti e drammatici eventi di cronaca dell’agosto scorso, è coinciso con la riproposizione di un testo recitato tutto d’un fiato ed interpretato con energica voluttà, in un intenso, ma non asperrimo, dialetto napoletano.
Giacca nera con lurex, cappello a tesa larga e valigia, è andata in scena con Azzurro, la metaforica sofferenza di un’anima che tenta rabbiosa di emergere dalla propria condizione, e non accetta di soccombere alla propria realtà . E allora si dibatte fra mille difficoltà e fra mille altri come lui, in un mondo che non ammette nulla se non  lurida fisicità, senza l’ombra di un sentimento che sia uno, e dove anche la “madre”, per cosí dire, tradisce il proprio ruolo, diventando l’ennesima, indifferente nemica. Bando ai proverbi buonisti, dunque, lo “scarrafone”, che qui non è bello "manc' a mamma soja", lotta con gli altri per emergere e per ritrovare un proprio posto al sole, salvo poi scoprire che c’è sempre spazio per sentirsi superiore ad un altro, per essere migliore, meno “scarrafone” di chi sta sotto di te. Triste consolazione.  La metamorfosi, il riscatto, infatti,  non riesce che a metà. Si affaccia nella mente la consapevolezza che nulla possa cambiare e che ciascuno sia costretto nella propria condizione.
Una bella prova d'attore, dunque,  quella di Roberto Azzurro, che ha strappato infine applausi di ammirazione e di affetto per un interprete colto e coraggioso, miracolosamente sopravvissuto per raccontare ancora mille storie.