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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

23/03/19

TEATRO - "Il fulmine nella terra", il racconto emotivo del sisma in Irpinia

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - "Ci si abitua. Si sa”. 90 secondi lunghissimi, la durata del violento sisma che colpì l’Irpinia il 23 novembre del 1980. Un contesto molto diverso dal nostro, visto attraverso le musiche, i film, la televisione, l’Italia, soprattutto il Meridione dell’entroterra fatto di agricoltura. Era il Belpaese di “Disco Bambina” con Heather Parisi, dell’oro vincente di Pietro Mennea e i trionfi musicali di Miguel Bosè.
L’attore Orazio Cerino al Mulino Pacifico di Benevento, sede della Solot – Compagnia Stabile, con una leggerezza narrativa unica, sottolineata dallo stesso padrone di casa, Michelangelo Fetto, e con una palpitante interpretazione,  ha raccontato, attraverso il suo monologo tetrale,  il violento sisma da molti ricordato e le conseguenze che ebbe. Tanti erano dinanzi alla tv per seguire Juve-Inter , quando alle 19.34 una magnitudo 7 della scala Richter spazzò tutto via e nulla è tornò come prima. La Campania e la Basilicata  in ginocchio, disarmate dinanzi a cotanta ferocia dettata dalla natura imprevedibile.
In sala viene riprodotto il boato audio prodotto dalla “scossa infinita”. Utile il sarcasmo per evidenziare le inadempienze e le inefficienze di quell’Italia che a mala pena conosceva quei posti di montagna. I ritardi, le storie e le vicende personali di chi si è aggrappato alla mano di Dio, eppure non è sopravvissuto al disastro, raccontato tardi ed in malo modo, in un contesto di generale impreparazione.
L’arrivo dei giornalisti sui luoghi della tragedia, segna la cupa sterzata di quello che non era stato compreso nelle sue proporzioni.
La narrazione si intreccia riproponendo i telegiornali dell’epoca, gli interventi istituzionali, come quello del Capo dello Stato Sandro Pertini che criticò fortemente l’organizzazione degli aiuti.
Vengono fuori le vicende dei paesi rasi al suolo come Sant’Angelo dei Lombardi, San Mango, Teora; i soccorsi arrivati tardi, come accadde a Calabritto, Senerchia, Laviano.
Lo spettacolo, finalista al Roma Fringe Festival 2015, scritto e diretto da
Mirko Di Martino  (direttore del Teatro dell’Osso di Napoli) , ha fatto rivivere a molte persone presenti quei momenti drammatici vissuti sulla propria pelle.
Un teatro per rievocare, condividere e ricostruire la memoria di un dramma collettivo che causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.