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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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01/06/14

BENEVENTO - Peppe Barra ed il "Napoli Arab style" dei Pietrarsa ipnotizzano il Calandra

Concerto per il "Forum Internazionale delle Culture", fra tammuriate partenopeo-tunisine e teatro popolare






di Maria Ricca

Ancora un concerto, sabato sera,  dedicato alla tradizione popolare, per il Forum Universale delle Culture, sezione di Benevento. In scena, al Calandra, “cover set” obbligato, per le afflizioni della pioggia tardo primaverile, la "Carovana Mediterranea" dei "Pietrarsa” di Mimmo Maglionico.
Ed è stato subito “Napoli Arab Style”, quel progetto del gruppo che accomuna la tradizione partenopea, ma non solo, le musiche etniche del meridione d’Italia e del Mediterraneo,  a  quelle dell’altra sponda del “mare nostrum”, passando per i  linguaggi e le sonorità più stimolanti della World Music internazionale, in una felice ed inevitabile contaminazione, da comuni radici sonore.
Ecco così che le armonie della “tammurriata”, ma anche della “taranta” e della “pizzica” salentina, e persino i versi di Raffaele Viviani, si sono mescolati  con la millenaria cultura musicale maghrebina di Marzouk Mejri, polistrumentista tunisino, trapiantato a Napoli. Un incontro felice ed irresistibile in una confluenza di umori sonori e provenienze geografiche, che ha ipnotizzato gli spettatori.
Ma non è stata solo tradizione. L’attualità è entrata  prepotentemente nelle scelte degli artisti, in quelle di Mimmo Maglionico, appunto, leader dei “Pietrarsa” flautista di formazione classica e concertista,  che ha poi abbracciato le musiche popolari, ed ha collaborato con numerosi artisti del panorama di ricerca italiano e straniero.
Nelle sue “ballate”, infatti, Maglionico ha inserito  con forza i temi sociali, la critica alla Tv, a certa informazione che racconta la guerra con banalità, come se non fosse un dramma. Con lui sul palco fior di strumentisti e Marina Bruno, “the voice”, dalla vocalità possente e profonda. Ma anche Gennaro Del Piano, musicista ed operatore culturale sannita, organizzatore del concerto, che ha partecipato attivamente, interpretando una canzone di De André, tradotta in lingua “partenopea”, ed è rimasto sul palco per “ ‘O sarracino”, che Renato Carosone scrisse negli anni Sessanta, ancora una volta un “richiamo”, sia pur scherzoso, alla somiglianza delle culture del Mediterraneo.
Poi l’atteso ospite d’eccezione, Peppe Barra.  La rude schiettezza delle interpretazioni del più famoso fra i “cantattori” di origine partenopea,  ha conquistato definitivamente l’appassionato pubblico del Calandra.  Un repertorio antico il suo, che ha saputo toccare, da quella più grottesca a quella leggera, fino alla grande tradizione,  tutte le corde della napoletanità verace.
E, così,  c’è stata l’essenza della tradizione popolare nella “Perpetua”,  da “I fantasmi di Monsignor Perrelli”, proposta,  per la prima volta  nel lontano 1991,  nella Città Spettacolo di Ugo Gregoretti, interpretazione tra  doppi sensi e saggezza antica, interagendo con il pubblico. Poi la filastrocca dei pulcini, per insegnare ai bimbi napoletani a ricordare il nome degli animali. E, ancora, il romantico paradosso della  storia d’amore tra due…escrementi, fino all’omaggio alla rimpianta madre Concetta, che Eduardo ammirava e voleva con sé in tournée, in “Uocchie c’arraggiunate”. 
Infine, la “Tammurriata nera”, di E.A.Mario e M. Nicolardi, in una versione “psichedelica”, per ricordare i fasci di luce dei raid aerei, le urla e gli strepiti del popolo, il dramma delle nostre donne, spesso violentate da quei soldati, madri ragazzine,  poi,  di  bimbi di colore, tanti piccoli “Ciro”, presto adottati con amore infinito dalla gente di Napoli, che non li riconosceva come estranei.
C’è tempo, infine,  per concludere con un altro giro “ipnotico” di tarante e tarantelle, che Mimmo Maglionico sapientemente ha regalato al pubblico del Calandra. Entusiasmo ed applausi.