PALCOSCENICO IN CAMPANIA.it



a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...


13/07/20

L'EVENTO - Presentato il BCT. Dal 28 luglio al 3 agosto, bel "parterre" di interpreti con Vincenzo Salemme, Carlo Verdone, Claudio Santamaria e Max Gazzè


Duecentotrenta opere in concorso da Paesi esteri, presentate al Festival

di Maria Ricca

Torna il “BCT – Festival del Cinema e della Televisione di Benevento” a promuovere l’immagine della città. I tempi di Covid non hanno impedito, per fortuna, la realizzazione del
Festival, né un ridimensionamento della sua importanza. 
Conferenza di presentazione, dunque, stamattina, nella sede di Piazza Guerrazzi dell’Unisannio, con il Rettore Gerardo Canfora, il Sindaco Mastella, il Presidente della Camera di Commercio Campese.
 “Si lavora congiuntamente per rendere fruibile la cultura – ha sottolineato il primo cittadino. Il fatto che il Festival si possa tenere è segno di speranza. Ed è importante che le istituzioni diano una mano, quando, come nel caso del BCT c’è passione e slancio, nel segno della crescita culturale.”  Il presidente Campese ha ribadito sostegno e apprezzamento per il BCT , e per il valore promozionale dell’immagine della città, che deve ritrovare e riscoprire le proprie grandezze in quest’era post Covid, che sembra quasi post-bellica.
Il direttore artistico Frascadore, nel ringraziare tutti gli sponsor che hanno confermato la propria adesione, ha ricordato come in un periodo così continuare ad investire sulla cultura sia importante e come, avendo deciso di condurre in porto l’iniziativa, si sia praticamente intrapresa una corsa contro il tempo, combattendo con difficoltà organizzative di ogni tipo. 
Fino all’ultimo, infatti,  vi è stata molta incertezza sulle date e inizialmente si era ipotizzato di far svolgere la manifestazione in autunno o in inverno, benché in estate fosse la sua naturale programmazione. E alla fine, considerando la caratura degli ospiti e la necessità di realizzare gli appuntamenti "live", il risultato è di gran livello.
Quartier generale della manifestazione sarà piazza Cardinal Pacca (piazza Santamaria), scelta perché è la più grande della città e dunque consentirà di rispettare il distanziamento sociale e di creare entrate ed uscite di sicurezza, nel rispetto della normativa.  Inoltre 800 sedie distanziate e, per evitarne lo spostamento,  bullonate, saranno disposte in piazza.
Ben 230 opere sono state iscritte in concorso da 36 Paesi, i quali hanno deciso di affidarsi al Festival per la presentazione delle proprie opere.
La manifestazione vera e propria si svolgerà dal 28 luglio al 3 agosto, con una gustosa anteprima il 27. I trentacinque anni dalla realizzazione del film “Ritorno al futuro” saranno celebrati in collegamento con lo sceneggiatore Bob Gale, che, in collegamento dagli USA, darà l’avvio alle celebrazioni per la trilogia.
Il 28 luglio sarà conferito il  Premio alla Carriera all’attore Vincenzo Salemme.
Il 29 luglio, grande evento dedicato al cinema e alla mafia, tra realtà e rappresentazione, con la partecipazione di attori che hanno segnato la narrazione cinematografica del fenomeno . Interverranno Michele PlacidoFrancesco MontanariGiacomo Ferrara e Cristiana Dell’Anna, la ‘Patrizia’ di Gomorra. Presenzieranno  Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo; Gianmaria Fara, presidente Eurispes, che presenterà una ricerca sul tema,  il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini e il sindaco Clemente Mastella. Condurrà la giornalista Francesca Barra.
Alle 22:30 l’anteprima nazionale  della seconda stagione di  ‘Yellowstone 2’, con la proiezione del primo episodio della serie firmata Sky.
Giovedì 30 luglio, alle 21, anteprima nazionale della serie Sky “Un volto, due destini",  con Derek Cianfrance in collegamento.

 Alle 22:45  Lillo e Greg presenteranno il  film ‘DNA – Decisamente Non Adatti’.
Come sottolineato in apertura dal Rettore Canfora venerdì 31 luglio il Festival ricorderà Alberto Sordi, alle  20:30 , in un evento firmato Bct e Unisannio, ‘Alberto Sordi. 100 anni da Re’ . Interverrà l’attore Claudio Santamaria. Alle 22:30 Marco D’Amore, “L’immortale” Ciro di Gomorra, protagonista dell’omonimo film che gli è valso recentemente il Nastro d’Argento, discuterà con il pubblico dell'assist tra cinema e serie Tv. Interverrà Nicola Maccanico, amministratore delegato Vision Distribution.
Sabato 1° agosto, alle 20:45, terza anteprima nazionale della serie Sky ‘Perry Mason’ con la proiezione del primo episodio. Alle 22:40, incontro con  Giampaolo Morelli, Serena RossiFabio Balsamo, attori della pellicola “7 ore per farti innamorare”, e con  i  produttori Fulvio e Federica Lucisano.

Gran finale, domenica 2 agosto, alle 21,30, con Carlo Verdone, che ripercorrerà i suoi quarant’anni di carriera. In proiezione “Bianco, Rosso e …Verdone”, scelto perché impreziosito dalle musiche di Ennio Morricone, a cui si renderà omaggio.
Concerto di chiusura, il 3 agosto, alle 21,30, al Musa, con Max Gazzè e l’Orchestra Filarmonica, location che può garantire maggiore spazio di azione e distanziamento fra spettatori.

MUSICA - Beatrice Rana e Carlo Rizzari, "complice" Beethoven, riaccendono la "fiammella" dell'arte al Teatro Romano


Qualità ed eleganza per la riapertura della Stagione estiva  dell'Orchestra Filarmonica di Benevento 



di Maria Ricca

BENEVENTO - Vince su tutto l’amore. Per l’arte, ma anche per la vita. Non si può fermare a lungo quella voglia di rinascita, tormentata, certo,  dalle notizie di piccoli focolai, sparsi qua e là, di rinnovati contagi. Il virus nemico è subdolo e attende dietro l’angolo, ma, con circospezione, si tenta di eluderlo e di ripartire. Dalla bellezza, naturalmente, e dalla musica d’autore.
Fa “sold out”, infatti, considerando la ridotta capienza della struttura, per normativa di emergenza Covid, il primo dei concerti della VI Stagione estiva dell’Orchestra Filarmonica di Benevento, direttore onorario il M° Antonio Pappano.
Il Teatro Romano si riempie delle note bellissime e suggestive di Beethoven, celebrato nei 250 anni dalla nascita dalla sapiente direzione di Carlo Rizzari, più volte al vertice dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia e di consimili compagini musicali italiane ed estere, da Montreal a Graz, dalla Svizzera, alla Toscana, fino al San Carlo, e dall’ineffabile ed intensa interpretazione di Beatrice Rana, giovane pianista salentina di fama mondiale, celebrata dal New Yok Times e dalla BBC, come artista di nuova generazione, “tecnica “feroce” ed intelligenza musicale, animo antico e genialità moderna.
Madrina della ripartenza, professionale ed appassionata , la giornalista Melania Petriello, sempre emozionata conduttrice delle serate dell’Ofb, che intepreta in pochi, efficaci tratti, lo spirito della serata, ringraziando i musicisti ed innanzitutto il pubblico, per non aver rinunciato a tenere accesa la “fiammella” dell’arte e della cultura, prendendo posto fra gli spalti del Teatro: “Distanziati – dice – ma siamo tornati. Siamo stati costretti a “riperimetrare” il nostro percorso, ma abbiamo ricominciato a programmare, a produrre. C’è straniamento, dunque, ma non estraneità. Perché gli artisti, fra le categorie più colpite, in assoluto, dalla necessità di fermarsi per combattere il virus, continuano con talento e sacrificio, nel segno della bellezza, a portare avanti la propria favola, la propria narrazione.”
Poi subito musica e la scintilla d’energia del Beethoven che non ti aspetti e che ispira gioia e desiderio di affrontare a viso aperto la realtà.
Prossimo appuntamento il 16 luglio, alle 21 e alle 23, con “Let’s jazz”, Luca Aquino e Paolo Fresu, special guests. Dirige l’orchestra il M° Raffaele Tiseo, autore degli arrangiamenti.

11/07/20

LIBRI - “Meduse Immortali”, l’aspirazione all’immortalità raccontata nel volume di Nazzareno Orlando


Suggestiva la narrazione musicale del  M° Vanni Miele, intenso il trailer del regista Giuseppe Aquino, ispirati dall'opera


 di Maria Ricca

BENEVENTO - L’immortalità. Una chimera. O forse no, se a darla è l’arte….O le grandi imprese. Da Shakespeare a Keats, passando per Oscar Wilde, senza dimenticare il poeta Orazio ed Ugo Foscolo, molti sono i “visionari” che hanno voluto attribuire all’arte il potere di regalare laicamente la vita eterna. Divenendo, così, “Meduse Immortali”. 
E’ il titolo del nuovo volume firmato da Nazzareno Orlando, giornalista e scrittore, già Assessore comunale alla cultura. Un’opera che chiude la trilogia iniziata con “ Il sapore del ghiaccio” e “Il vento nel sacco”, per i tipi di  Homo Scrivens , sezione Direzioni Immaginarie . 
Un viaggio nel sé che comincia, nel volume di Orlando, con la presa d’atto di quattro amici della necessità di fare altro della propria esistenza, fino ad allora caratterizzata da giornate evidentemente tutte uguali, prive di vero senso. E’ sempre la decisione di intraprendere un viaggio il punto di partenza di ogni cambiamento, una fuga dall’ordinario che insegue l’utopia dell’immortalità. Del resto anche la Scienza ne parla, oltre che la Filosofia, e ne discute Christian Sommer, ricercatore tedesco, che descrive le “Turritopsis nutriculae”  conosciute anche come  “Meduse immortali”, capaci di autoriprodursi e dunque di non morire mai. E’ il punto di riferimento essenziale a cui far capo, per dare il via al proprio viaggio. Un percorso che sarà tortuoso e drammatico, volutamente raccontato nelle sue contraddizioni e confusioni. Impugnare il bandolo della matassa per non lasciarsi travolgere vuol dire appunto riconoscere il proprio tratto artistico, vivere l’arte e dunque, attraverso le proprie creazioni, attingere all’immortalità.
Forse la soluzione è da ricercare nell'amore per l’arte. Nella capacità di viverla e di trasformarsi in suoi concreti realizzatori. L’artista diviene ,infatti, immortale attraverso le sue creazioni. Ma non tutto è lineare, non tutto può essere risolto. E' per questo che il sottotitolo dell'opera è “Mi ritiro nelle mie…distanze” e tradisce il desiderio di una riflessione e dunque di una resistenza individuale al fluire inarrestabile di quella vita alla quale si tenta di non porre limiti. 
Sono le note musicali del M° Vanni Miele ad assumersi il compito di sottolineare lo smarrimento dei protagonisti, in un commento musicale realizzato in collaborazione con Claudio Citarella, Peter Godwin  ed altri musicisti italiani ed internazionali. 
Il CD "Medusae" di Vanni Miele
Al libro di Nazzareno Orlando è allegato infatti il  CD “Medusae” del M° Miele, con le tavole di Enrico Moleti, eclettico pittore e scultore napoletano. La prefazione è della giornalista Melania Petriello.  Giuseppe Aquino, regista d’autore, ha poi riletto il libro in chiave “art film”, creando “Ars in omnia saecula”, realizzato tra le bellezze della capitale e producendo un book trailer suggestivo
Il film che ne è derivato,  onirico, ancestrale, surreale è stato girato in 10 episodi, divenendo un omaggio all’arte Italiana e ai visionari, attraverso la realizzazione di una mappa di dieci siti unici al mondo
L’aspirazione all’immortalità raccontata da Orlando acquista, nel primo episodio,  il volto di un giovane, Barnaba Bonafaccia,  che si aggira smarrito fra fra le statue degli eroi . Vorrebbe a loro somigliare, ripeterne le gesta… Decisivo l’incontro con la madre, Susie Calvi, testimone di quell’amore che attraversa i secoli e da cui tutto parte. 
Per inciso, il regista Giuseppe Aquino sarà alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con “Quarantena live” , film diretto da remoto sul periodo di lockdown vissuto da un’immaginaria coppia di sposi, sempre su colonna sonora del M° Vanni Miele.
Le “Meduse Immortali” di Nazzareno Orlando, distribuito su tutte le piattaforme on line (store Feltrinelli Mondadori),  rappresenta, quindi,  l’ultimo capitolo di un vero e proprio progetto multimediale, nel segno di articolate ed appassionate  sperimentazioni, tese ad invitare l’uomo contemporaneo a lasciare le virtuali certezze per seguire un sogno.


TEATRO - La Solot chiude i i suoi “Racconti per ricominciare”, fra emozioni e contraddizioni e la voglia di restare ancora un po’…


di Maria Ricca
BENEVENTO - C’è il baule dell’attore lì, sullo sfondo. Pieno di panni coloratissimi, di vestiti dalle fogge improbabili, pieno di vita. O meglio delle vite dei personaggi che pian piano escono dal fondo per raccontare le proprie storie. Di quei panni si veste la Solot, con  Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia, Assunta Maria Berruti, Alfredo Calicchio. E con  Rosario Giglio, Massimo Pagano, Enrico Torzillo e Benedetta Russo. Ancora un week end,  dunque,   fino a domenica 12 luglio,  per dar volto e parola ai caratteri che animano ancora in queste sere il Mulino Pacifico, nei “Racconti per ricominciare”, la rassegna della “ripartenza” artistica in Campania,  promossa da Vesuvioteatro. A Benevento, testi di Giorgio Gaber, Dario Fo, Michelangelo Fetto, Franco Cossu.
In apertura, e non potrebbe essere altrimenti, l’amara questione della crisi delle attività artistiche in tempi di emergenza Covid. Perché si spendono tante parole per deplorare (anche giustamente, certo!) la chiusura delle fabbriche e non una per quella di imprese artistiche come il Cirque de Soleil? “Forse perché l’Arte fa sudare solo un muscolo, il cervello?”, si chiede Michelangelo Fetto. 
Enrico Torzillo
“Si dovrebbe istituire il Teatro dell’Obbligo”, tuona Enrico Torzillo, attore fra il pubblico, dando vita ad un intenso e divertente contraddittorio con la collega Benedetta Russo, immaginando che gli studenti delle scuole possano frequentare la mattina le lezioni ed il pomeriggio le sale di prosa. In effetti è sin da piccoli che bisognerebbe educare l’animo e la sensibilità. Magari con i classici greci. Ed è subito alla ribalta il dramma di Antigone, raccontato con potente intensità da Alfredo Calicchio, e poi le contraddizioni di una donna moderna, con il monologo di Assunta Maria Berruti, che invita a riflettere sulle differenze fra i sessi e “sugli uomini, che hanno potere sulle cose e sulle donne, che hanno potere sulle persone”.
E appunto grottesco è il rapporto moglie-padrona e marito-schiavo succube, evocato da Michelangelo Fetto, nel monologo di divulgazione scientifica sui danni del fumo, divenuto libero sfogo e confessione delle angherie subite in famiglia.

Massimo Pagano e Rosario Giglio
Tragicommedia che si sostanzia nell’intervento ironico di Rosario Giglio e Massimo Pagano, irresistibili nei panni di due guitti rumeni (!?), a metà fra posteggiatori ed artisti di strada, che conquistano la platea, interagendo con gli spettatori, in un botta e risposta allusivo e divertente sui temi della fedeltà coniugale tradita.
Le risate muoiono in gola, poi,  nell’intervento struggente di Antonio Intorcia. E’ il racconto di una lite fra ragazzi di campagn,a che muta in tragedia, banalmente e dolorosamente.
E’ già tempo di voltare pagina. Il baule si chiude, gli attori, applauditissimi, ringraziano e salutano. Cala il  “sipario”, ma gli spettatori defluiscono lentamente…Vorrebbero restare ancora e respirare un altro po’ quel  clima ritrovato, nel segno dell’arte, della cultura e della pace, di cui gli attori, in chiusura, invitano, ancora una volta a farsi “staffette”.

Lo spettacolo va ancora in scena oggi, sabato 11  e domani, domenica 12 luglio, alle 19 e alle 20,30. Info sulla pagina FB della Solot Compagnia Stabile di Benevento. 



09/07/20

MUSICA - Presentata la "Stagione OFB luglio 2020": jazz, musica lirica, tango della Compagnia Balletto di Bn e visite artistiche di Verehia


di Maria Ricca

BENEVENTO - Conferenza stampa di presentazione, questa mattina, al Teatro Romano, dei concerti estivi della sesta Stagione 2020 dell’Orchestra Filarmonica di Benevento.
Maya Martini, arpista e membro del direttivo presso l’ Orchestra Filarmonica di Benevento OFB ha illustrato, con il collega Emilio Mottola,  il ciclo di concerti che si   svolgeranno il 12, 16, 19, 25, 27 luglio, nello spazio del monumento , affidati a bei nomi del panorama musicale italiano e tali da incontrare ogni genere di gusto musicale.
Si spazierà dal jazz, con Paolo Fresu,  Luca Aquino e Raffaele Tiseo a Beethoven, dal gala verdiano alla Bohemian Fantasy, fino al “Rosso Storie di Tango”, interprete la Compagnia Balletto di Benevento di Carmen Castiello, la Compagnia INfintango e l’ Ensemble OFB, testimonianza, quest’ultima, dell’importante sinergia fra organismi artistici e culturali del territorio.  
Il mini-festival si avvarrà, inoltre, del partenariato di Verehia, l’associazione composta da giovani professionisti sanniti che intende  preservare e valorizzare il patrimonio storico, artistico, archeologico, ambientale ed enogastronomico della città di Benevento e del Sannio. Tour della città, infatti, ha spiegato Stefano Forgione, di Verehia, saranno svolti in piccoli gruppi da quindici, con tappe in piazza Castello, Rocca dei Rettori, Chiesa di S. Sofia, Arco di Traiano, Teatro Romano, prima dello svolgimento di tre fra i concerti proposti. Un aperitivo si potrà gustare al Bar Le Trou, sponsor degli eventi, dove è possibile acquisire anche informazioni e biglietti, oltre che sul sito www.ofbn.it.
Sinergie fra compagini artistiche, queste,  salutate con interesse anche dall’assessore comunale alla Cultura Rossella Del Prete, che ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme per la Città, che ha in sé la Chiesa di Santa Sofia, sito Unesco dal 2011, dando valore ad energie che lavorano con grande impegno sul territorio, in un periodo  in cui è davvero difficile riuscire ad ottenere un incarico lavorativo all’altezza degli studi condotti e per di più nelle proprie zone.
Per Ferdinando Creta, riconfermato direttore del Teatro Romano, l’iniziativa è fondamentale in vista della ripresa dei momenti artistici e culturali in generale e della valorizzazione del monumento storico cittadino, per il quale, con ferma volontà, intende riproporre concerti all’alba e al tramonto e, per settembre, la manifestazione di Benevento Città Teatro, che tanto favore ha riscosso nel 2019.
Infine, Creta ha confermato che lo spazio del Teatro Romano sarà a disposizione per le scuole e per le Università cittadine che ne faranno richiesta in autunno, secondo le ultime direttive che invitano ad utilizzare anche spazi all’aperto per la didattica, in ottemperanza alle disposizioni relative all’emergenza Covid. Per le quali anche i concerti saranno svolti in estrema sicurezza, rispettando la normativa del distanziamento sociale e la necessità di indossare la mascherina.


06/07/20

RIFLESSIONI - Nord, Sud e quell' amaro, irrisolto dissidio fra culture e mentalità


Riceviamo e pubblichiamo: 

L’Italia, “la donna più bella”, con il suo magnifico tricolore, eppure non è ancora unita.
Con il Covid si è parlato di solidarietà, di umanità, ma silenziosamente un nemico si è annidato più pericoloso che mai,  “Il contrasto tra Nord e Sud”.
Il Meridione, “Napoli”, è protagonista di continue offese . Gli abitanti del Meridione sono “Suonatori di mandolini”, “Parcheggiatori” e soprattutto “Inferiori”.
Eduardo De Filippo, infatti, non era altro che un suonatore di mandolino, il povero Pirandello, per poche lire, sorvegliava le zappe degli agricoltori, Quasimodo non si sa.
Verga, con molta fatica, invece, era il parcheggiatore delle barche di Acitrezza.
Non eravamo inferiori quando avevamo i migliori pastifici, le cartiere, industrie navali e no, non eravamo inferiori quando Giolitti con i soldi del Meridione partecipò alla industrializzazione del fatidico, operoso “Nord”.
Noi abbiamo la “camorra”, noi siamo una massa di camorristi, eppure i migliori storici, i migliori filosofi sono del nostro povero paese umiliato, mortificato, etichettato in stereotipi fissi da anni.
Non è cambiato molto, anzi nulla. Il Nord è la locomotiva dell’Italia, il Meridione la ruota di scorta.
Eppure i Meridionali con pochi euro in tasca, passeggiando per via Caracciolo e Mergellina, osservando quel mare, gloriandosi per quel sole, sono contenti. Forse questa è la vera differenza tra Nord e Sud.
L’uomo del Nord è manager, è cosmopolita, è super attivo. L’uomo del Sud è semplicemente un uomo che vuole un lavoro per la sua dignità, per portare avanti la sua famiglia, e non avendo questo sacrosanto diritto “si arrangia”. Questa è l’amara verità. Eppure il Covid ha rivelato che non tutto è perfetto nel progredito Nord.
La maggior parte dei poveri meridionali tengono in casa i propri anziani con tanti sacrifici, qualcuno potrebbe obiettare: dato che non lavorano, affidano i loro genitori a volte anche ai loro figli. Comunque si nota un rancore insito, assopito, ma mai veramente stroncato tra il Nord e il Meridione.
Che tristezza! Noi docenti dobbiamo spiegare il Risorgimento, l’Unità d’Italia, ma dove sta questa unità?
Se accade qualcosa a Napoli, qualsiasi cosa, gli occhi di tutti i mass media sono rivolti al fatto.
Nel Nord sono tutti Santi, nel Sud tutti demoni.
Si inquadrano i poveri quartieri spagnoli, ma non via Petrarca, via Orazio. Sembra che anche i mass media partecipino a questa sottile, impercettibile, ma continua diversità.
Sono una docente “inferiore” e dico basta a queste angherie, offese. Il Meridione ha una sua dignità, la sua gente che ha saputo inventarsi i più disparati lavori per sopravvivere.
Napoli, come scriveva Matilde Serao, è il “Paese della Cuccagna”, una cuccagna amara. “ ‘A tazzulella ‘e cafè” è necessaria per iniziare la giornata, per comunicare, perché il napoletano è comunicativo, è empatico, è sanguigno, ha una sua identità, è quello che canta i drammi delle famiglie, i giovani allo sbando, il lavoro che non c’è. Il Napoletano è quello che non si arrende, che non può arrendersi davanti agli ostacoli quotidiani, ha una vitalità infinita e sa pure leggere e scrivere e capisce. Non è affatto inferiore, sia per cultura e sia per strato sociale.
E allora che la Locomotiva avanzi, ma senza le ruote, credo che non andrà avanti.

Una docente “Inferiore"

"Riapro...a modo mio!", in TV il secondo appuntamento del Bolivar, dal 7 al 13 luglio


NAPOLI - Dopo il grande successo della prima messa in onda, il Teatro Bolivar rilancia lo spettacolo nella scatola televisiva. Da un’idea di Romina De Luca, con la regia teatrale di Renato Di Meo, torna Riapro…a modo mio! con il secondo appuntamento che sarà trasmesso per un’intera settimana, a partire da martedì 7 luglio ore 21, su Tv Capital, Tela A e Tela A+, nell’ambito del format televisivo …In Città, condotto da Lorenza Licenziati.
A dispetto di chiusure anticovid e relative misure restrittive, lo show deve andare avanti e onorare i suoi protagonisti, quelli che calcano la scena, ma anche chi lavora con estenuante impegno dietro le quinte affinché tutto funzioni: dai tecnici di luci e suoni, alla sartoria, dalle scenografie alla comunicazione. Lo spettacolo è una composizione di diversi quadri, dove ogni forma di creatività ha il suo spazio di espressione.
Per il teatro vanno in scena Renato di Meo, con una rivisitazione in chiave contemporanea del monologo di Charlie Chaplin Il grande dittatore, e Imma Russo che interpreta Bambenella. ​ Non mancherà la comicità con Giorgio Gori, che farà da disturbatore tra una pièce e l’altra, con Azafràn, un dolcissimo e strepitoso clown di origine argentina e con il cabaret del giovane attore napoletano Mariano Grillo. Per la danza si esibiranno Sabrina Abagnale con un passo di danza contemporanea che farà da ouverture allo spettacolo, Sergio Cortazzo e Silvia Carlino, in un romantico e seducente tango argentino, Najat e Sefora che porteranno sul palco del Bolivar le sonorità e i ritmi esotici della danza del ventre. E poi, tanta musica: Mikele Buonocore canterà uno dei brani da lui scritti per l’etichetta discografica indipendente #evergreen, con la quale l’artista si propone di rinnovare la tradizione canora partenopea, ridisegnano i confini artistici di una tradizione centenaria. È sempre dalla penna di Buonocore che esce fuori il brano N’atu sole, magistralmente interpretato da Gennaro De Crescenzo. Porta in scena Femmena, brano tratto da un suo più ampio progetto teatrale, Roberta Tondelli con testi di Gaetano Amato e musiche di Andrea De Luca. Si fa interprete della canzone classica napoletana Francesca Curti Giardina, accompagnata dalla chitarra di Dario Di Pietro e dalla fisarmonica di Andrea Bonetti. Novità di questo secondo appuntamento è la partecipazione straordinaria di Francesco Meola che presenterà il suo libro Cenere e passione nella Pompei del 79 d.C. Storia di un amore sotto il vulcano, edizioni Spring.
Riassumendo, "Riapro…a modo mio!", in scena al 
Teatro Bolivar - via Bartolomeo Caracciolo 30 - Napoli, andrà in onda martedì 7 luglio, ore 21 e mercoledì 8 luglio ore 18.30 su Tv Capital; giovedì 9 luglio, ore 22.30 su Tele A+. 
Repliche ci saranno fino a lunedì 13 luglio su Tv Capital, Tele A e Tele A+
Regia teatrale di Renato Di Meo. 
Gli artisti impegnati sono Renato Di Meo e Imma Russo, Giorgio Gori, Azafràn, Gennaro De Crescenzo, Sabrina Abagnale, Roberta Tondelli, Mariano Grillo, Najat e Sefora, Mikele Buonocore, Sergio Cortazzo & Sivia Carlino, Francesca Curti Giardina con Andrea Bonetti e Dario Di Pietro, Andrea De Luca. Con la partecipazione di Francesco Meola








TEATRO - "Raccontami due storie", per ricominciare. La Solot torna in scena per Vesuvioteatro.org

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - “Raccontami due storie (cosa resterà del nostro amore)” è la seconda parte del progetto “Racconti per ricominciare”, ideato e promosso da Vesuvioteatro.org con il coordinamento artistico di Giulio Baffi e Claudio Di Palma, in programma fino al 12 luglio in tutte le città campane, ed anche al Mulino Pacifico di Benevento.

Michelangelo Fetto ha esordito con un intervento di attualità, quella nostra, cittadina, con punte di ironia e di riflessione, passando poi ad un “classico del teatro”, rivelatosi poi ben altro in termini sorprendenti.
Lo sterminio ebraico e la decisione sofferta di Sophie, donna deportata ad Auschwitz, interpretata da Assunta Maria Berruti, ha caratterizzato il monologo intenso ed agghiacciante proposto al pubblico, raccolto nei giardini della struttura in un silenzio profondo.
Antonio Intorcia ha posto l’accento sui grandi uomini e sulle storie dei loro tempi e i grandi mutamenti della Storia: gli sviluppi dell’umanità che ritroviamo sui libri di scuola, nel mentre migliaia di “esseri irrequieti” si azzuffano.
Alfredo Calicchio ha catapultato il pubblico nel racconto di un amore forzato, di un giovane montanaro, che esprimendosi in un italiano poco comprensibile, ha snocciolato una storia d’amore  con una “vecchia rugosa” e di un figlio mal visto.
Michelangelo Fetto ci ha regalato un intervento in lingua dialettale, facendoci fantasticare al tempo di Adamo ed Eva davanti agli occhi del Padreterno.
Carlotta Boccaccino ha sognato un mondo dove il tempo era una nuova moneta da spendere, da vivere. Lì dove ogni tempo era scandito da azioni e gesti, proprio quel tempo “che per sua natura corre e sarà la nuova valuta mondiale”.
Infine, è toccato al simpatico ubriacone (Rosario Giglio), in avanzato stato alcolemico, intrattenere gli spettatori raccontando, a modo suo, “Le nozze di Cana”, la tramutazione dell'acqua in vino con aneddoti spassosi.
Il teatro come resistenza d’essere è eterno, più forte che mai. Prossimo appuntamento alla Solot: dal 10 al 12 luglio con “La Terza Storia (Distanze e ricordanze)”.

02/07/20

L'EVENTO - "Bambini...Incontriamoci", con Ladebh in Piazza Roma, per una Scuola senza "barriere"


BENEVENTO - I bambini sono  protagonisti attivi della vita scolastica e sociale, non sono solo ospiti o destinatari di progetti.  Questi protagonisti non vivono gli apprendimenti e la socialità in modo passivo, bensì in modo attivo e personale.
Per questo insegnanti, genitori, operatori per l'infanzia sul territorio, unitevi a noi nell'evento BAMBINI…INCONTRIAMOCI, venerdì  3 luglio 2020 alle ore 18:00 in Piazza Roma a Benevento per un saluto prima delle meritate vacanze estive!
In compagnia di tante sorprese ci uniremo in un solo ritmo!
L'evento farà da monito affinché gli adulti comprendano i bisogni ed i diritti dei bambini.
L'associazione LADEBH, insieme ad altre associazioni che operano sul territorio, tra cui l'associazione musicale e culturale LITTLE WING LAB (che si occuperà dell'intrattenimento dei bimbi) e professionisti della sanità e della scuola , promuove un'iniziativa spontanea che dia la possibilità di far rivivere ai bambini l'esperienza “reale” di divertirsj insieme prima delle vacanze estive.
Un aspetto peculiare di questo momento post lockdown non è solo il gap tra programmazione effettuata e realizzata a livello scolastico, tra traguardi di apprendimenti e apprendimento raggiunto, ma di lacune relazionali, lacune di serenità, motivazione ed autostima.
In nome dei nostri bambini chiediamo di rendere accessibile le città, le scuole, abbattere barriere e pregiudizi, verso una scuola ed una società che non insegnino a stare in file per due,dal più basso al più alto,  ma che insegnino magari a stare in cerchio. A seguire "Tanto per gioco" , l'associazione Onlus, continuerà ad intrattenere i nostri bambini con lo spettacolo di burattini "tanto di cappello".... Fino all'imbrunire.Gli spettacoli saranno presenti anche nei giorni di sabato 4 e domenica 5 luglio sempre in Piazza Roma. Tutto il mondo della scuola è invitato a partecipare all'evento patrocinato dall’assessorato all’istruzione del comune di Benevento. Per seguire l'organizzazione dell'evento si consiglia di visitare la pagina facebook: Associazione Culturale LADEBH

29/06/20

TEATRO - "Nuovi Giochi Reali", a "Racconti per ricominciare". E "Vesuvioteatro.org" riporta in scena la cultura

di Mario Martino ed Emilio Spiniello


ERCOLANO - La Campania ricomincia, anche dal punto di vista culturale. Grazie all’inventiva di Vesuvioteatro.org e al coordinamento di Giulio Baffi e Claudio Di Palma, in tutta la Regione diverse suggestive location hanno fatto da cornice ai percorsi di teatro dal vivo “Racconti per ricominciare”. Un titolo emblematico per dire a gran voce che la ripartenza post Covid-19 passa anche attraverso i circuiti teatrali e culturali. Ad Ercolano, vista mare, è andato in scena “Nuovi Giochi Reali” nel Parco sul mare della Villa Favorita.
Questa elegante struttura, dotata di ampi giardini, fa parte degli immobili monumentali settecenteschi costruiti ai piedi del Vesuvio dai nobili napoletani alla corte dei Borbone. Un polmone verde caratterizzato dal ricco patrimonio botanico, ricco di essenze mediterranee ed esotiche. I microspettacoli, di seguito analizzati, sono stati molto apprezzati dal pubblico presente. Il primo dei cinque spettacoli del percorso itinerante è “Il funeralista” con Fabio Rossi. Lo sceneggiato, tratto dal libro “I funeracconti” di Benedetta Palmieri, ruota intorno alla figura di un uomo, l’impeccabile signor Dessì, che prende parte ad ogni funerale che si svolge nella sua città, anche di persone che non ha mai conosciuto. L’apparentemente stravagante abitudine del funeralista in realtà non è nient’altro che il riconoscimento sociale di una nuova maschera, una nuova identità caratterizzata da una ipocrita vanità che a sua volta, probabilmente nasconde una profonda solitudine dell’uomo che si aggrega ad ogni corteo funebre o siede sulla più recondita panca di una chiesa solo in attesa di essere notato. La sua è una vera e propria dipendenza: presenziare le cerimonia gli piace e lo soddisfa completamente. Lo soddisfa così tanto che l’uomo inizia addirittura a raccogliere in un’agenda tutti i funerali ai quali ha preso parte: quelli meglio riusciti (nei quali è stato notato, riconosciuto ed ammirato) e quelli catastrofici (nei quali i parenti del defunto, invece, hanno messo a nudo la sua ipocrisia, evidenziando la totale mancanza di un qualsivoglia legame con il morto). Invecchiando, il funeralista teme che tutto il suo lavoro possa finire nell’oblio ed essere dimenticato per sempre. Per questo motivo, il signor Dessì assolda un sostituto, o meglio una sorta di assistente-funeralista che inizia ad accompagnarlo e poi pian piano lo sostituisce, mostrando sempre maggiore dedizione alla causa ed una certa eleganza nel ruolo, tale da far meravigliare anche lo stesso funeralista. L’epilogo è tragicomico. Un giorno, infatti, il nuovo funeralista, al suono delle campane, precipitatosi dinanzi alla chiesa, scopre di ritrovarsi ad un funerale al quale forse non avrebbe mai voluto partecipare. Le parole del parroco, cadenzate e fredde, recitano: “Oggi ci lascia il signor Dessì”. Il nuovo funeralista era diventato una maschera orfana… A pochi metri dalla spiaggia, difronte ad una inimitabile coreografia naturale in cui la linea dell’orizzonte fa baciare mare e cielo, prende poi vita il secondo spettacolo del percorso itinerante: “cozzeca nera” di e con Massimo Andrei. La storia è quella di una cozza che vive su uno scoglio del mare di Mergellina e che è chiamata dagli altri frutti di mare, dai pesci e da ogni creatura marina “cozzeca nera” per via del colore del suo guscio. La vita di cozzeca nera procedeva regolarmente tra i corteggiamenti di alcuni petulanti pesci e le improbabili avances dei frutti di mare; puntualmente stroncati sul nascere dall’indifferenza di cozzeca nera. L’unica forma d’amore che cozzeca nera conosceva era, infatti, l’assoluta fedeltà al suo inseparabile scoglio. Eppure, un bel giorno, cozzeca nera fu costretta ad abbandonare il suo posto nel mondo su ordine di Poseidone e con l’accusa, formulata da alcuni dei pesci più nobili e ricercati dei fondali marini, di essere la causa della terribile peste che andavo cogliendo tutti gli uomini che mangiavano specialità di mare. Sradicata violentemente e senza scrupolo alcuno dalla sua dimora, cozzeca nera fu condotta nell’abisso del mare dove si ergeva il temibile tribunale marino, presieduto dal figlio del padrone di quei regni: Tritone. Così, Andrei, con un lingua ed un lessico di mare, capace di restituirci nomi, suoni, sensazioni e perfino silenzi delle profondità marine, riassume sinteticamente ciò che accade in quel tribunale dove la maggioranza della platea concordava con la schiera dei pesci nobili: cozzeca nera era la rovina ed il disonore del regno marino e l’aver causato una peste tra gli uomini era considerata la logica conseguenza di una condotta ignobile e di basso profilo, degna di una cozza dal guscio nero che nient’altro sa fare che nutrirsi del peggio che le onde del mare trasportano. A questa altezza, è più che evidente il paragone, fuor di metafora, con le condizioni sociali, gli stereotipi, i luoghi comuni e le secolari etichette che affliggono tutti quegli uomini colpevoli di avere non il guscio, ma bensì la pelle nera. Alla fine del processo, cozzeca nera non fu condannata a morte, come invece avrebbe voluto la schiera dei pesci puristi, ma fu comunque punita con il divieto assoluto, per lei e per tutti gli esponenti della sua ignobile razza, di apparire in società sulle tavole degli uomini. La storia si conclude, dunque, con cozzeca nera che senza avere alcuna colpa, se non quella di essere figlia di un tempo brutale, torna a mangiare tutto quello che il mare le sbatte in faccia, passivamente, senza avere più nemmeno un riconoscimento sociale. I pesci tornarono a fare i pesci, gli uomini ripresero a fare gli uomini e cozzeca nera continuò ad essere nera, ogni giorno più nera, sempre più nera, fino a diventare, più o meno, dello stesso colore del petrolio… Terza location, terzo spettacolo. Sul bordo di un’isola verde cammina a piedi nudi e visibilmente provato Pinok Pezzok, protagonista di una vicenda tanto triste quanto attuale. Lo sceneggiato (di Marcello Amore e Sergio Longobardi) è uno spaccato della contemporanea tratta degli schiavi che ci riguarda da vicino, da molto vicino. Marcello Amore è il sopravvissuto Pinok Pezzok che racconta la terribile storia di un gruppo di profughi che non ha retto gli infiniti colpi della migrazione: dal naufragio nel mare allo sfruttamento sulla terra ferma, da una fiamma all’altra dello stesso inferno. Pinok, per assonanza facilmente associabile all’intramontabile eroe collodiano, non è solo il narratore delle traversie e dello sfruttamento, ma è anche la rappresentazione plastica della ciclica ed infinita “banalità del male” in una chiave tremendamente contemporanea. Quando, all’indomani dell’ennesimo contraccolpo fisico e psicologico, gli altri due fuggiaschi cedono e si impiccano, Pezzok non arriverà all’estremo gesto, ma la balena della tortura lo spremerà fino allo sfinimento, fino a fargli perdere i sensi e quasi la vita. Una dissoluta équipe medica lo ritroverà sulla spiaggia, da poco sputato fuori dal suo inferno e si interrogherà sul da farsi. L’uomo non è ancora morto, ma sta per morire: salvarlo o non salvarlo? Ridarlo alla terra o restituirlo al mare? La vita di un uomo che non è come noi, ma che in napoletano sarebbe un “ pezzot’ ”, anzi per meglio dire un “pezzok”, è nelle mani di un gruppo di affaristi che sono molto scettici sull’utilità di provvedere a trovare per lui una nuova milza, un nuovo braccio, delle nuove gambe, una nuova vita ed un futuro… Il quarto spettacolo del percorso conduce gli spettatori nelle ombre di un fresco boschetto poco distante dal lungo mare dove l’attrice Irene Grasso mette in scena l’opera “La musa nolana” di Gennaro Ascione, un’opera in cui sono sapientemente mescolati il registro linguistico dialettale ed italiano, rappresentazione metaforica di una mescolanza che andando avanti nella narrazione si fa tematica prima e sociologica poi. Infatti, l’opera ci restituisce un articolato e appassionato racconto della musa nolana che, malvista e disprezzata da tutti, ad un banchetto inizia a dar scandalo tra le stanze paradisiache delle residenze divine una fitta rete di “(nuovi) giochi reali” coinvolgendo ben presto quasi tutte le personalità semidivine, umane e satiriche presenti; personalità storicamente e stoicamente così lontane, ma che d’improvviso riscoprono la carnalità che li accomuna e che li fa comunque, unitamente, tutti bestie. La mescolanza linguistica si fa così anche mescolanza tematica e la sottile commistione tra sacro e profano inizia a prendere forma. L’epilogo, con la ferma presa di posizione della musa nolana a difesa delle sue origini, del suo modus vivendi e della sua morale, sciolgono l’ultimo nodo di un raffinato esercizio stilistico che gli spettatori scoprono essere anche sociologico. “ ’A mus’ nolan’ è figlia e puttan’”, senza madri, padri, muse, divinità o satiri da servire… Infine, l’ultima tappa conduce nei pressi della bella fontana reale, dove un tempo prendevano vita “vecchi giochi (d’acqua) reali” e dove oggi, in occasione di “Racconti per ricominciare” prendono vita “nuovi giochi teatrali”. Alle spalle della fontana reale, infatti, l’attrice Margherita Romeo ha inscenato “Un’illogica energia” di Marco Lodoli ed Edoardo Nesi. La storia è quella di ognuno di noi, intrappolato in quel menzionato strato di cellofan che si interpone tra l’inferno ( o meglio gli inferni) del nostro io e il cielo dei nostri desideri, dei nostri sogni e della nostra libertà. Questo strato di cellofan obbliga la protagonista a vivere gran parte della sua vita a marce ridotte, tra obblighi sociali ed impegni lavorativi che giorno dopo giorno inspessiscono il cellofan fino a rendere impossibile la penetrazione anche di una sola minuscola goccia di indipendenza, ribellione, speranza o felicità, causando una siccità ed una aridità sentimentale che spalancano le porte ad un deserto sociale che avanza, a grandi passi, verso le nostre vite, nutrendosi delle macerie delle nostre speranze. L’unica via di fuga, per la protagonista, è la sua abituale partita a tennis; l’unico momento della sua vita in cui riesce, battendo un colpo secco contro la sua pallina gialla a squarciare quello strato di rassegnazione e “pah”, comincia il match con la vita, la sfida con la felicità. Ad ogni colpo, “un’illogica energia” esplode in ogni angolo del suo corpo, senza uscire da nessun lato. Esplode e resta dentro, in un corpo che inizia ad obbedire all’energia di una riconquistata libertà e a disobbedire alla logica ed ecco che canta a squarciagola ingoiando moscerini, si lascia accarezzare dal vento in motorino, freme di vita, balla. Gode, dal momento immediatamente precedente a quel “pah” e poi per tutto il viaggio di rientro verso casa, di un’adrenalina violentissima dentro, ma di un sorriso pacatissimo e quasi trasognante fuori. Avete presente quel sorriso da scemi che hanno quelli che qualche volta riescono, se non ad essere felici, almeno a camminare, guidare, lavorare o salutare godendo finalmente della pioggia?

27/06/20

TEATRO - "Raccontami una storia"... Quel ritorno in scena della Solot, che ha il sapore della "rinascita"

di Emilio Spiniello

L’arte, il sapere comunicare, come simbolo di rinascita, quella andata in scena nel Giardino del Mulino Pacifico.
Il Teatro, dopo il lock-down, è tornato alla Solot - Compagnia Stabile di Benevento con “Raccontami Una Storia (Parte I)”.
Dopo mesi totale blocco delle attività culturali, anche nel capoluogo sannita il segnale di ripresa che tutti aspettavano è avvenuto, grazie al progetto ideato e promosso da Vesuvioteatro.org con il coordinamento artistico di Giulio Baffi e Claudio Di Palma, in programma fino al 12 luglio, in dieci splendide location della nostra regione.
Tutti distanziati e muniti di mascherina, lì dove si è respirata aria di ritorno a casa, quella sensazione (prima, durante e dopo la peste) per parlare di quello che è stata l’Italia unita in quarantena. Michelangelo Fetto ne ha disegnato i contorni contrastanti, i balconi in festa , gli applausi dalla 'finestra di fronte' per la migliore performance musicale di tantissimi artisti urlanti improvvisati.
Lo sforzo di pazienza e resilienza del popolo italico, spesso amministrato in maniera blanda o dove i grossi interessi economici, talvolta, vengono prima del benessere del Belpaese, è stato molto apprezzato nel mondo.
Altra parte dello spettacolo è stata quella dedicata alle tematiche conseguenti alla pandemia o alle figure bizzarre emerse in maniera notevole, che magari, come proprio motto, seguono in toto la citazione del pensatore Hermann Hesse, “La solitudine è indipendenza”.
Intensamente riflessivo lo spazio/dialogo in scena per sottolineare ed inquadrare meglio l’incremento delle vittime di violenza domestica nel corso della quarantena.
Gli applausi meritati agli attori della Solot (Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia, Rosario Giglio, Assunta Maria Berruti, Carlotta Boccaccino, Alfredo Calicchio), i quali hanno rappresentato una testimonianza collettiva di partecipazione di un isolamento forzato, che è stato visto e analizzato da diversi punti di vista. Un’inattesa manifestazione di unità di un Paese che resta pur sempre schiacciato da usi, costumi, pensieri incongruenti, e che nonostante tutto tende “a riveder le stelle”, come ricorda l'ultimo verso dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Repliche previste il 27 e 28 giugno (h.19/21) e ancora “Raccontami due storie” dal 3 al 5 luglio e “La terza storia”, dal 10 al 12 luglio.
I biglietti possono essere acquistati:

Esclusivamente on line su Vivaticket
link dedicato per l’acquisto https://www.vesuvioteatro.org/pr…/mulino-pacifico-benevento/

P𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

info@solot.it; 0824/47037

22/06/20

ROTARY CLUB VALLE TELESINA - Il 28 giugno, online, incontro su " I generi della violenza: la violenza di genere”

Il presidente Roberto Ghiaccio
l Rotary Club Valle Telesina organizza per il 28 giugno ore 19:00 un incontro interattivo in diretta dalla propria pagina Facebook, ” I generi della violenza: la violenza di genere”, introduce il dott. Roberto Ghiaccio presidente del club, modera la giornalista Maria Ricca, intervengono Paolo Valerio Presidente Osservatorio Nazionale sull’ Identità di Genere, Luisa Ventorino Avvocato, Presidente Camera Minorile Benevento, Francesco Lepore Caporedattore Gaynew, conclude il Governatore del Rotary Distretto 2100 dott. Pasquale Verre.

19/06/20

L'EVENTO - Premio Strega al Teatro Romano. E la Cultura torna a respirare

di Emilio Spiniello

BENEVENTO - Tornano gli eventi culturali nel maestoso Teatro Romano di Benevento. Pubblico con mascherine  e quasi tutti distanziati per assistere alla presentazione dei sei autori finalisti della 74esima edizione del Premio Strega. La tappa beneventana è stata condotta dal noto giornalista Gigi Marzullo, il quale ha dialogando faccia a faccia con gli autori, dedicando loro interviste della durata di tre minuti circa.
Il volto della notte di Rai1 ha cosi esordito: “L’Italia è il nostro Belpaese ricco di storia, monumenti e cultura. La vostra presenza è la testimonianza che la cultura deve essere dentro di noi, motivo conduttore della nostra esistenza. Stasera conosceremo percorsi professionali ed umani, dando la giusta centralità ai libri, che rappresentano momenti di vita degli autori”.
A seguire il doveroso intervento di saluto del sindaco Mastella: “Sospesa la normalità, ritornano  i gesti del quotidiano: un inizio ed un ritorno pacato a quello che facevamo sempre con prudenza”. 
Dopo aver fatto una panoramica sulle questioni cittadine, ha nuovamente esortato la famiglia Alberti e la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci a far traslocare la finalissima del maggior premio letterario italiano nel capoluogo sannita. 
Sul palco,  dapprima Jonathan Bazzi con il volume “Febbre” (Fandango Libri)  sulla storia autobiografica di un sieropositivo; è toccato poi a Gianrico Carofiglio in “La misura del tempo” (Einaudi editore) incentrato sul tempo che passa velocemente e sul peso delle abitudini e delle regole; Gian Arturo Ferrari con “Ragazzo italiano“(Giangiacomo Feltrinelli Editore) attraversa le durezze da prima Rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano socialdemocratica; Daniele Mencarelli in “Tutto chiede salvezza” (Libri Mondadori) con un’intensa storia di sofferenza e speranza; Valeria Parrella in “Almarina” (Einaudi editore) punta sul legame tra due donne nel carcere minorile di Nisida. Ha chiuso Sandro Veronesi con “Il colibrì” (La Nave di Teseo), dove si racconta una storia di umanissimo dolore e degli affanni del protagonista per mantenere immobile la sua vita.
Sono intervenuti sul palco, nel corso dell’evento, Giuseppe D'Avino, presidente di Strega Alberti;  Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci e la docente, saggista e scrittrice Isabella Pedicini, una delle promotrici del progetto "Stregonerie - Premio Strega tutto l'anno".
Il tour si concluderà giovedì 2 luglio, quando i finalisti si contenderanno la vittoria finale al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma.