TEATRO - Non poteva che essere il celebre ticchettio della Olivetti old style, sulle note di Leroy Anderson, rese celebri dalla mimica di Jerry Lewis in versione improvvisato dattilografo, ad introdurre e a sottolineare i passaggi fra i vari quadri-siparietto della storia dei tre "Giornalisti quasi disoccupati", che animano l'omonimo spettacolo diretto da Lucio Perri, in scena ancora oggi, 7 febbraio, e domenica 8 al Teatro Totó di Napoli.
Ritmo serratissimo per le battute fulminanti di Ettore Massa e Massimo Carrino, autori del testo ed attori in scena, comprimari con la spalla forte dell'ironica Giusy Freccia e le eleganti e puntuali incursioni dell'abile Daniela Cenciotti.
Oggi che i ticchettii del computer di chi scrive sono silenziosi, o quasi, molto invece è il "rumore mediatico", l' "hype" che occorre creare per evitare il fallimento di un'impresa giornalistica.
Un approdo naturale, che mira a sfruttare in termini economici le caratteristiche più forti della rete social, ormai dominata dalle fake news, che diventano punto di forza e ciambella di salvataggio per quei giornalisti che devono, gioco forza, reinventarsi, per restare a galla in un mondo che non fa sconti a nessuno. E così provano a diventare di volta in volta improbabili chef o stimati virologi, cavalcando le mode del momento e facendo il verso ai nuovi profeti dell'etere e alle tendenze virali, per creare accattivanti clickbait e tormentoni irresistibili .
Si ride, dunque, dall'inizio alla fine, ma restano spunti per una seria riflessione, nella consapevolezza che, se è vero che non tutto l' "hype" viene per nuocere, è pur vero che non tutto è lecito in nome del guadagno. Una riflessione antica, ma tanto più efficace perché proposta nel segno dell'ironia.








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