di Maria Ricca
Sceglie di tornare a raccontare l'animo femminile Marinella Sorrentino, nel suo nuovo romanzo "La nostra imperfetta umanità", Guida Editori, presentato alla Biblioteca "Alagi" di Villa Bruno, con Myriam Gison della "Bottega delle Parole" e la giornalista Floriana Narciso. E lo fa stavolta non affidandosi alle atmosfere di un passato remoto, ma piuttosto rievocando le suggestioni di un'epoca così lontana, eppure così vicina, come quella degli Anni Ottanta del 1900, che l'hanno vista adolescente, proprio come la protagonista del romanzo, Alice Salemi. "Cambia il periodo storico – ha ricordato la Gison, che segue la produzione della Sorrentino sin dall'inizio – ma resta la sua capacità di narrazione, attraverso i decenni rappresentati, del bisogno di emanciparsi di una donna." Ricostruire la "contemporaneità" nella quale si svolge il romanzo e i rapidi progressi tecnologici che hanno caratterizzato l'ultima era, con l'avvento del cellulare e di Internet, non è stato tuttavia meno facile della ricerche storiche compiute in passato per rendere credibile lo sfondo dei suoi romanzi precedenti, ambientati in altre epoche. A sottolineare l'intensità delle tematiche del romanzo, le emozionanti interpretazioni canore del Maestro Faenza e di Silvia Lanci, su musiche della tradizione e della contemporaneità.
Alice Salemi, donna ormai matura, torna a Napoli dopo un lungo periodo a Londra ed una "psicoterapia che non è servita ad alleviare il dolore che si porta dentro", per fare i conti con i propri fantasmi. Ma l'atmosfera non è di quelle tristi, anzi. Si direbbe piuttosto che, riavvolgendo il filo dei ricordi, la protagonista rilegga con (tragica?) ironia i rapporti intrattenuti con le figure principali della sua vita. L'azione si sposta così dagli ultimi anni Duemila agli anni Ottanta e nel racconto tornano le figure della madre intransigente, iperprotettiva e suo malgrado tiranna nei confronti della prole, del padre, succube della moglie, lavoratore, ma a suo modo libertino, come se "divertirsi" fuori dalle mura domestiche fosse un suo diritto, il compenso per una vita dedicata al lavoro e alla famiglia. Un contesto domestico tutto italiano, stereotipato, tipico degli anni Ottanta, soprattutto in provincia. E poi gli insegnanti, dall'incattivita professoressa Palladino, che però rinasce a nuova vita dopo la vedovanza da un uomo meschino, probabilmente da lei stessa provocata, alla giovane supplente sognatrice e dunque ingenua preda di chiunque, fino al professor Martinelli, docente "predatore", troppo incline a lasciarsi sedurre dalle grazie delle studentesse, una sorta di "orco" in pectore, pronto ad approfittare delle loro fragilità.
Scrive, dunque, in maniera estremamente attrattiva Mariella Sorrentino, come ha sottolineato Myriam Gison, offrendo un brillante "incipit in media res", che cattura immediatamente l'attenzione del lettore".
Il libro nasce per raccontare anche il difficile percorso compiuto dalle donne nel tempo, attraverso la sofferenza delle discriminazioni, delle violenze pure oggi spesso taciute per timore o per convenienza e per difendere le nostre figlie, perché le giovani non abbassino mai la guardia, continuino a combattere per i diritti, senza mai darli per scontati, in un periodo in cui i femminicidi si susseguono, a testimonianza della difficoltà di certi uomini di accettare l'emancipazione delle proprie donne. In sala, come in ogni presentazione dei libri Marinella Sorrentino, è tornato ad esserci una sedia solo apparentemente vuota, un "posto occupato", idealmente destinato ad una vittima di femminicidio, in linea con l'omonima campagna di sensibilizzazione sociale, virale e gratuita contro la violenza sulle donne.
Per Floriana Narciso, il libro della Sorrentino è un romanzo corale di formazione, nella quale Alice sembra essere, in qualche modo, la rappresentazione di tutti i tipi di donna raccontati, comprese le due amiche londinesi libere e "liberate", ciascuno dei quali, attraverso varie fasi, trova la sua indipendenza. L'indole di Alice, però, fuggita a Londra, in un "altrove" che sa di rinnovata consapevolezza dei propri diritti, è diversa da loro e saprà non perdere la sua nobiltà d'animo e, infine, risorgerà. E' lei una figura nella quale identificarsi sembra fin troppo facile. La Sorrentino, del resto, ha la capacità, come hanno sottolineato le relatrici, di saper avvicinare alla lettura i non-lettori, quelli che non aprono abitualmente un libro, poiché scrive di getto, vivendo ella stessa le vicende dei suoi personaggi, mentre ne scrive, partendo da uno spunto e poi lasciandosi trascinare dal filo del racconto. E così ogni lettore, ciascuno di noi, ha il diritto di accogliere dalla storia, riflettendoci su, le emozioni che vuole, nella legittime reciproche differenze, e nel segno della propria "imperfetta umanità".






















