di Maria Ricca
Presentato questa mattina al Mulino Pacifico di Benevento il cartellone teatrale 2026/2027, strutturato e promosso dalla Compagnia Solot. Dieci appuntamenti, da ottobre a marzo, per attraversare attraverso il teatro le inquietudini, le contraddizioni e le fragilità del nostro tempo. La stagione Obiettivo T 2026/2027 costruisce un percorso nel quale la scena diventa luogo di osservazione dell’essere umano: la famiglia e i suoi conflitti, il passare degli anni, la memoria, la guerra, la solitudine, il rapporto con il denaro e con la tecnologia, ma anche la capacità di sorridere delle nostre nevrosi e delle piccole ossessioni quotidiane.
Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 20.30, con un costo del biglietto di 15 euro.
Prima dell'apertura ufficiale del cartellone, il 25 ed il 26 settembre, spazio a "Benevento svelata", passeggiata spettacolo nel quartiere Triggio, tra miti, storie e leggende, a cura di Viviana Altieri, con Michelangelo Fetto e Antonio Intorcia.
Ad aprire il cartellone ufficiale, invece, il 14 ottobre, sarà “Signorotte”, scritto e diretto da Massimo Odierna, con Viviana Altieri, Elisabetta Mandalari e Sara Putignano, produzione Solot Compagnia Stabile di Benevento. Tre amiche, Ada, Ida e Beta, ormai oltre i cinquant’anni, si ritrovano dopo molto tempo in occasione di un funerale. Quello che potrebbe essere soltanto un incontro con il passato diventa progressivamente la riapertura di ferite, promesse e ricordi oscuri. Un affresco cinico e dissacrante sulla condizione femminile e, più ampiamente, sulla brutalità dell’essere umano alle prese con i propri fantasmi.
Il 6 novembre sarà la volta di “La cara dei vecchi”, con drammaturgia di Elvira Buonocore e regia di Pino Carbone, interpretato da Anna Carla Broegg. Teatro e cinema convivono per raccontare la quotidianità di una giovane donna che vive con i due nonni e vede la propria esistenza scandita dall’accudimento. La cura diventa amore e responsabilità, ma anche peso, frustrazione e possibile gabbia. Al centro una domanda profondamente contemporanea: fino a che punto il carico di una generazione può ricadere sulle spalle di quella successiva?
Ancora il rapporto fra età diverse, ma osservato attraverso la lente amara del denaro, anima “L’alienazione del bene”, scritto e diretto da Carmine Borrino, in programma il 20 novembre. Un giovane studente acquista la nuda proprietà dell’appartamento nel quale continua a vivere l’anziano Attilio. Il primo aspetta il futuro, il secondo difende ostinatamente il proprio presente. La casa diventa così il terreno di una paradossale trattativa sul tempo e sull’esistenza, in una commedia cinica che mette a nudo l’imbarazzo di vivere sapendo che qualcun altro, in qualche modo, sta aspettando la nostra fine.
Di memoria, ma questa volta segnata dalla guerra, parla “Sarajevo”, scritto da Biagio Di Carlo e Mario Gelardi, in scena l’11 dicembre con Giovanna Sannino, Francesco Ferrante e Roberto Caccioppoli. Tre fratelli tornano a confrontarsi dopo una lunga distanza, portando con sé silenzi, rancori e ferite. Su tutti incombe l’ombra della madre, fotografa di guerra, e di una Sarajevo che non è soltanto un luogo geografico, ma il simbolo di un trauma che continua a vivere in chi è sopravvissuto. La guerra esterna diventa guerra interiore e familiare, interrogando identità, appartenenza e possibilità di liberarsi da un dolore ereditato.
Il clima cambia il 19 dicembre con “Maledette feste”, di e con Isabella Pedicini, produzione Solot Compagnia Stabile di Benevento. Sotto la lente ironica finiscono le festività natalizie, diventate quasi una lunghissima stagione nazionale che da Halloween arriva fino a Sanremo: brindisi, regali, messaggi, cibo, entusiasmo obbligatorio e inevitabili nervosismi. Un'occasione per sorridere di riti e manie nei quali è facile riconoscersi.
Il nuovo anno si aprirà l’8 gennaio 2027 con un grande classico: “L’Avaro”, nella drammaturgia e regia di Mario Autore, a partire dall’opera di Molière. Con Mario Autore, Chiara Vitiello e Franco Nappi, torna sulla scena Arpagone, l’uomo che pone il denaro al di sopra degli affetti e tenta di decidere persino il destino matrimoniale dei figli. Una storia secolare la cui forza comica continua a poggiare su debolezze umane tutt’altro che scomparse.
Il 22 gennaio, Antimo Casertano porta in scena con Daniela Ioia “Facimm ’e cunti”, tratto dalle novelle del Cunto de li cunti di Giambattista Basile. Tutto comincia da due genitori esausti e da un bambino che non vuole saperne di dormire. La soluzione è raccontargli una favola, poi un’altra e un’altra ancora, finché il gioco si trasforma in una sfida fra narratori e spalanca le porte dell'universo fantastico e popolare di Basile, tra orchi, fate, animali parlanti e personaggi stravaganti.
Di tutt’altro registro “Luci della città”, di Pino Carbone e Francesca De Nicolais, in programma il 5 febbraio. Lo spettacolo, interpretato da Francesca De Nicolais e diretto da Carbone, prende le mosse dalla vicenda di Stefano Cucchi e immagina le ultime ore della sua vita. La figura di Charlot accompagna un racconto che intreccia teatro, memoria e atti processuali, mettendo al centro la vulnerabilità dell'individuo di fronte a un potere enormemente più forte.
Con “Caduta nella rete”, il 19 febbraio, la stagione guarda invece a uno dei temi più vicini alla nostra quotidianità: la dipendenza dal mondo digitale. Nel testo di Ester Chica, diretto da Gigliola De Feo ed Ersilia Saffiotti, una disconnessione totale mette improvvisamente fuori uso Internet sull’intero pianeta. Una misteriosa entità, “il Sistema”, promette di restituirlo agli uomini chiedendo però un prezzo altissimo: rinunciare alla propria umanità. Tra atmosfere orwelliane e ironia, lo spettacolo non demonizza la tecnologia, ma invita a interrogarsi sulle priorità e sulla libertà di scegliere chi vogliamo essere.
A chiudere il cartellone, il 5 marzo, sarà “Rainbow”, di e con Francesco Rivieccio, spettacolo vincitore del Roma Fringe Festival 2025. Al centro una storia vera e intima, quella del nonno dell'autore, che tra il 1940 e il 1945, ancora giovanissimo, viene strappato a un campo di calcio e arruolato su un sommergibile. Occorreranno cinque anni perché possa tornare a casa. La vicenda individuale incontra così la grande Storia e la Seconda guerra mondiale viene osservata attraverso gli occhi di una persona comune, tra perdita dell’innocenza, paura, morte e sopravvivenza.
Un cartellone eterogeneo nei linguaggi e nei registri, ma attraversato da un filo riconoscibile: l’uomo posto di fronte a qualcosa che lo supera. Il tempo, la famiglia, la guerra, il denaro, la tecnologia, il passato. Tra comicità e dramma, classici rivisitati e nuova drammaturgia, memoria privata e storia collettiva, Obiettivo T 2026/2027 affida ancora una volta al palcoscenico il compito più autentico del teatro: raccontare le nostre vite mentre, attraverso quelle degli altri, proviamo a comprenderle.
Il 2 aprile, in sinergia con l'Associazione Culture e Letture, andrà in scena nel giardino del Mulino Pacifico uno spettacolo di Mariarosaria Selo e Gabriella Vitiello, "Doppio zero" .
Presentato stamattina anche il progetto Solot Scuola, Stagione Teatrale per le scuole, nato per offrire ai giovani un medium agile, quale è appunto il Teatro, per la trasmissione della memoria e della conoscenza ai giovanissimi, costruito sull'elemento fondamentale che è il senso del comico. Molte le novità di quest'anno, fra cui testi tratti da Shakespeare e curati da Nicola Nicchi. Vi sarà poi uno spettacolo, tratto dal libro di Emilia Tartaglia Polcini, dedicato ad "Asia. La ligure che approdò nel Sannio", regia di Viviana Altieri.
Allo stesso tempo, ripartiranno gli stages di Teatro Studio, con ben 6 corsi, rivolti ad ogni età. Si parte da quello per piccolissimi , dai 3 ai 5 anni, sezione "baby", novità assoluta, per poi proseguire con i corsi "junior", "ragazzi", "giovani", "adulti" e "over".























