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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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02/02/15

BENEVENTO - "Oltre gli occhi", per rivendicare la forza della Lingua dei Segni, per esprimere bisogni ed emozioni, oltre ogni diversità


di Maria Ricca

Un tema forte, tanto per cominciare. Per denunciare i delitti di una generazione e rivendicare l’orgoglio di una dimensione, quella della sordità, che, pur inquadrata nella disabilità, non toglie né dignità, né forza al pensiero, oltre ogni visione superficiale. “Oltre gli occhi”, appunto.
Come la pièce teatrale, primo esperimento di drammaturgia LIS, a Benevento, al Teatro Massimo, dove un foltissimo pubblico si è ritrovato per esprimere affetto, vicinanza e condivisione per un progetto che è artistico, culturale e sociale insieme.
Quale modo migliore, dunque, per denunciare l’ostilità nei confronti delle diversità, che non rievocare gli orrori del nazismo? E farlo attraverso una messinscena di grande intensità, una drammaturgia forte sulla follia del Terzo Reich, diretta dal regista Dario Pasquarella, che ha inteso schierarsi a favore del riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana come vera lingua,  accostata in espressività alle recitazioni sonore, e non minore in intensità.  Interpreti gli attori sordi ed udenti della compagnia Laboratorio Zero di Roma, un gruppo che, attraverso un lungo percorso creativo, ha dato vita ad uno spettacolo bilingue, rendendo tutto comprensibile a udenti e non.
Due amiche in scena si ritrovano, sotto un lampione, ad evocare ricordi e nostalgie, sullo sfondo di una Germania che non perdona, per la quale l’ “eughenìa”, evocata dalle parole di un ufficiale nazista, è intesa solo come necessità di “pulire” la razza da ogni elemento che ne tradisca la purezza e in nome della quale i crimini più efferati sono compiuti. Occorre resistere, conservando dentro di sé la voglia di vivere da uomini e donne libere, non uccelli in gabbia. Perché la libertà arriverà… Dal fondo, così, emergono i personaggi dei deportati che, sguardo fiero e valigia in mano, sono costretti ad abbandonare i propri effetti personali e ad imbarcarsi per la più terribile delle avventure. Storie vere, purtroppo. Ma riscattate da tanta umanità e dalla necessità di una denuncia che non deve mai venir meno.
L'evento è stata promosso a Benevento dalla Cooperativa sociale Immaginaria, che da alcuni anni è attiva nel campo del teatro sociale, attraverso progetti di animazione culturale,  volti all'integrazione  e al sostegno della diversità.
Un impegno che si è ritrovato anche nelle splendide parole enunciate ad inizio della pièce, prima dell’apertura del sipario, dal presidente della Cooperativa Claudio D’Agostino e dai responsabili della Cooperativa Immaginaria, che hanno rivendicato con forza il ruolo del linguaggio dei segni nell’esprimere e dar vita e voce,  a passioni e sensazioni, gioie e tristezze, esattamente allo stesso modo di qualsiasi altro idioma fatto di parole. 

Perché “l’integrazione è alla base della società”, hanno ribadito,  invitando tutto il pubblico, con il linguaggio dei segni, a riprodurre queste parole e ad applaudire gli attori, con il gesto tipico dello scuotere le mani, che subito infonde calore e suggerisce coinvolgimento.