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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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26/04/15

TEATRO - La "partita" di Árpád Weisz, "Il più grande", terminata troppo presto, al Magnifico Visbaal

di Maria Ricca

La partita...è finita. E come potrebbe essere altrimenti, del resto, quando ti hanno tolto tutto ciò che conta? Moglie amatissima, figli adorati, il  lavoro, che è la tua ragione di vita. "Il più grande", ovvero Árpád Weisz, il più grande allenatore europeo degli anni Trenta, ungherese d’origine, italiano d’adozione, è stato un po' il simbolo, con la sua drammatica parabola, delle celebrazioni teatrali dedicate, in qualche modo, alla ricorrenza del 25 aprile, almeno qui a Benevento. Il Magnifico Visbaal, al "Magnifico Teatro" ha ospitato così la performance di Roberto Solofria, su drammaturgia di Simone Caputo, Ilaria Delli Paoli e Rosario Lerro, Compagnia Mutamenti/Teatro Civico 14, raccontando la sua storia e le sue speranze, scomparsi, con il suo splendido ingegno di uomo perbene, di fronte alla follia della persecuzione per motivi razziali e discriminatori di genere. Vittima delle leggi razziali che, inderogabilmente, hanno colpito anche qui in Italia, 
Una narrazione che è proceduta per capitoli, ben evidenziati su una lavagna di ardesia, posta in fondo alla semplicissima e significativa scenografia, arredata di semplici supporti in ferro, e di volta in volta diversa, ad evidenziare le differenti tappe di un’esistenza incredibilmente limpida e lineare, a servizio del proprio lavoro e degli affetti familiari.
I supporti in ferro della scena, visivamente rivestiti di magliette numerate, diventano i suoi giocatori, quelli ai quali affida la lotta per la vittoria, conquistando, infine, il titolo agognato. Scrive addirittura un manuale sul gioco del calcio, Weisz, ne diventa uno fra i massimi esperti in Europa.
Ma non basta. Arpad ed Ilona, sua moglie, con gli adorati figlioletti, sono costretti a scappare. Saliranno, alla fine  su quel treno che li porterà alla morte in un campo di concentramento, e lui stesso terminerà il suo percorso pochi mesi dopo ad Auschwitz.  I supporti in ferro della scenografia si trasformano definitivamente in simboli colorati, rosa, neri, gialli, per identificare le diverse categorie di “esseri umani” internati. Agli ebrei tocca la stella gialla, appunto. Per ciascuno rimane un lumino acceso, a simboleggiare, di contro, quelle vite per sempre spente. Tanta commozione, alla fine, dopo i tanti applausi, 
 Peppe Fonzo,direttore artistico del Magnifico Visbaal, prima della performance ha ricordato la figura dell’omonimo nonno, anch’egli martire per la libertà, e alla fine ha letto la lettera di un ventiquattrenne, condannato a morte, nel saluto estremo ai familiari, prima del patibolo. Prossimo appuntamento con la rassegna il 15 e 16 maggio, per "DANZA ALLA ROVESCIA. Insurrezione fisica", Di Gaddo Bagnoli con Claudia Franceschetti. Produzione Scimmie Nude.