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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

26/05/14

BENEVENTO - "Pane e olio", per appagare l'animo e i sensi

Lo spettacolo della Solot, in scena al Forum delle Culture, anche nei prossimi week-end


di Maria Ricca

Quell’umore che pizzica nella gola, che si fa quasi amaro-piccante, per apprezzare il quale bisogna prima sorseggiarlo e poi, assaporarlo in bocca e solo alla fine…sputarlo via. L’intera operazione, tra il riscaldamento, l’odorare, la lenta aspirazione, la degustazione (con aria ispirata!), lo “strippaggio”, deve durare almeno quindici minuti e dev’esser fatta alle prime luci dell’alba.
Roba da intenditori veri, sopraffini. Saper apprezzare l’olio, l’ “oro” delle terre del Sud, della nostra di sicuro, non è da tutti. Del resto “L’olio è alimento millenario e l’assaggio va fatto con criterio”.  
Ne sanno qualcosa, ne sanno molto, gli attori della Solot  Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia, Massimo Pagano, in scena, dopo lo scorso week end, anche sabato, 31 Maggio (18:30 - 20:30), Venerdì, 6 Giugno (18:30 - 20:30), Sabato, 7 Giugno 2014 (18:30 - 20:30), al Mulino Pacifico, con “Pane e olio”, appunto,  allestimento curato da Michelangelo Fetto, per il Forum Universale delle Culture.
E in poco più di un’ora di spettacolo, hanno cucito insieme, sapientemente, un pout-pourri di ricordi, detti popolari, colte affermazioni da specialisti ed altre di  semplice buon senso, fingendosi “campagnoli”, “gente alla buona”, intorno ad una tavola apparecchiata,  per dar vita ad una briosa pièce sull’importanza di uno degli ingredienti fondamentali della nostra cucina, in ossequio al tema della “Dieta Mediterranea”, fulcro intorno al quale dovevano concentrarsi tutti gli interventi attoriali, relativi al Forum. 
E allora, a “ ’O Milanese” (Antonio Intorcia) è toccata la parte colta della messinscena : “L’oliva è “drupa” carnosa di forma ovoidale, di colore verdastro e poi violaceo.” E poi: “Mercante di vino, mercante poverino, mercante d’olio, mercante d’oro”. E ancora, citazioni in merito vi sono anche nell’ “Odissea”, giacché Ulisse accecò Polifemo col tronco d’ulivo, dice Omero, e con quel legno aveva costruito il suo talamo nuziale, e via discorrendo…
Per “’U bizuoc’ “ (Massimo Pagano), le citazioni bibliche sono d’obbligo. L’olio, il “crisma”, infatti, è presente in tutti i Sacramenti, dal Battesimo all’Estrema Unzione. E si piegarono su se stesse le piante d’ulivo, nell’orto del Getsemani, per non fornire il legno alla Croce del Cristo. L’Ulivo è il simbolo della pace per eccellenza e veniva piantato sui confini delle terre fra contadini per preservare l’accordo fra i proprietari dell’una e dell’altra parte.
A Michelangelo Fetto è toccato ricordare che la prima merenda fatta è sempre stata quella con “pane ed olio”, piatto povero delle campagne, e che c’erano delle donne che andavano,  nei tempi andati, a raccogliere le olive e si spaccavano le mani. Per cui “diffidate – ha detto – dell’olio venduto a buon mercato, anche se di marca, perché è quello dei sylos delle grandi aziende, non quello delle olive, lasciate spesso sugli alberi dai contadini, giacché cosa troppo, davvero troppo,  spremerlo ed imbottigliarlo e quindi ha poco mercato, se non quello degli intenditori: ma, come si dice,  “chi cchù spenn’ meno spenn’ ”.
Pillole di saggezza che conquistano gli spettatori, coinvolti nella messinscena, anche in siparietti, come quello con  l’ “assaggiatrice” d’olio Anna Caserta. Infine, il ricordo della “nonna” o della “zia”, rievocato da Massimo Pagano, naturalmente “en travesti”, con tanto di fazzoletto e scialle,  e del “malocchio” tolto con il piatto d’acqua in cui venivano fatte cadere le gocce d’olio, rimedio casalingo contro il mal di testa. L’affiatamento fra gli attori, la capacità di improvvisare, la naturalezza nel recitare, la voglia di riappropriarsi delle tradizioni del territorio, nel solco di una ricerca storica che si fa teatro e  che la Solot va compiendo ormai da qualche anno,   sono stati altrettanti ingredienti della buona riuscita del “piatto” servito.
Applausi e gran finale, naturalmente, con tanto di bruschette e buon vino per tutti, e pane, olio e pomodoro, “piatto peccaminoso per eccellenza – ha concluso Antonio Intorcia – alternativo a tutto ciò che è trascendente, ottimo anche…dopo l’amore.”