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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

23/06/14

L’INTERVISTA - Carmen Castiello e la sua accademia di ballo: “Educare il corpo con la danza è educare un’anima”

Al centro del gruppo, l'insegnante Carmen Castiello
di Maria Ricca

Incontriamo Carmen Castiello pochi istanti prima che si alzi il sipario al Massimo, per  il saggio accademico conclusivo della sua scuola di danza.  Ventidue anni al vertice della suo Centro Studi, ma è come se fosse sempre il primo giorno per lei, che, emozionata, è indaffaratissima dietro le quinte a dare le ultime indicazioni alle sue allieve. In tutto, ogni stagione, sono almeno centocinquanta le danzatrici che frequentano i suoi corsi, alternandosi poi nelle coreografie da lei studiate,  in un percorso che si snoda attraverso i lunghi mesi invernali e la primavera per ottenere poi, all’inizio dell’estate, la sua consacrazione in un vero e proprio spettacolo.
-Quali sono le novità di questa fine d'anno accademico?
“Innanzitutto il passo d’addio di ben nove allieve, che lasciano la Scuola dopo anni di studio. Sono Andreina Bove, Giulia Civetta, Francesca de Carlo, Alessandra De Gennaro,  Francesca Delli Veneri, Cristina Francesca, Cristina Ricciardi, Maria Chiara Tedesco, Linda Zollo.
Poi l’articolazione del lo spettacolo su un percorso molto interessante. La prima parte, infatti, è stata dedicata a Rodhin e Claudel, due scultori di inizio secolo, per esplorare il rapporto che esiste fra creazione della materia che prende forma e corpo che prende forma secondo la danza.  Quindi, spazio a balletti di repertorio classico, in cui le alunne hanno modo di evidenziare i punti più alti di  virtuosisismo che hanno conquistato, con  l’esecuzione di “passi a due” tratti dal “Lago dei cigni”, quello del cigno bianco e del cigno nero, poi “pas de deux”  su musiche di Tschaikovsky, don Chisciotte , Esmeralda. Ospite Giuseppe Schiavone del Teatro dell’Opera e  Francesco Panebianco, dell’Accademia nazionale di danza di Roma. Chiuderemo con una coreografia su musica di  Keith Jarret e coreografie di Alvin Ailey, che usava la gestualità, soprattutto delle braccia, come una forma di preghiera liberatoria dalla schiavitù di uomini e donne di colore, parlando per primo, attraverso il ballo, di un vero e proprio disagio sociale.
-Quindi la danza come forma di comunicazione culturale?
“Infatti.  L’obiettivo della mia scuola, a parte lavorare per il saggio finale, resta sempre la voglia di far cultura , per far comprendere ai ragazzi che la danza ha una sua collocazione storica , è una precisa  forma di arte, così come lo è stata la pittura, la letteratura. Purtroppo, però,  nei libri non si parla di danza, che pure ha compiuto  lo stesso percorso che hanno fatto le altre arti, anche se, non si sa perché, è sempre stata considerata secondaria. E invece la danza è forma educativa molto alta, perché educare il corpo è educare  un’anima, aiuta nella crescita, nella disciplina.”
-Da cosa dipende questa disattenzione?
“Io credo che il problema grosso sia determinato dalla Tv, che non fa che propinarci sempre cose che di cultura non sono e di conseguenza si tende ad identificare la danza solo come puro intrattenimento, non come qualcosa che riguarda l’interiorità, come tutte le altre arti. Il mio obiettivo è, quindi,  proporre la danza da questo punto di vista. Ma oggi è impresa molto difficile, perché molti giovani  sono abituati ad ottenere tutto subito, non con la fatica. Però, per fortuna, riesco ancora a farmi comprendere.
-Che opportunità future vi sono per gli allievi della tua Scuola?
“Interessanti opportunità, perché, in chiusura di ogni anno arrivano professionisti del settore, ospiti nei nostri saggi, e non di rado hanno individuato fra i miei alunni alcuni più validi, che hanno poi avviato al professionismo, oltre le mura cittadine. E, inoltre,  comunque, come Scuola, lavoriamo sempre tantissimo in tutte le produzioni della città, allo scopo di fare “danza colta”.
-Progetti nell’immediato?
“A settembre realizzeremo la quarta edizione del Festival di Danza”, con l’obiettivo di formare i giovani nella tecnica, ma anche di proporre a loro e agli appassionati l’incontro, nei convegni che promuoveremo, con professionisti del settore,che producono appunto la cultura della danza. Un’opportunità di cui hanno potuto usufruire finora solo ragazzi che abitano nelle grandi città e così, invece, proviamo ad offrire anche ai beneventani.