PALCOSCENICO IN CAMPANIA.it



INFO@PALCOSCENICOINCAMPANIA.IT

a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

19/02/15

S. GIORGIO A CREMANO (NA) - I “Sorrisi da un piccolo giardino”di Ciro Tremolaterra: “fermo immagine” di uno stato emotivo dell’anima e del cuore

Presentato in Villa Bruno, dalla docente Carmen Attena, il suggestivo volume di poesie


di Maria Ricca

Serata di grande brio intellettuale e di profonda ironia, ma anche di intense suggestioni, quella dedicata ai “Sorrisi da un piccolo giardino”, del docente e poeta Ciro Tremolaterra, pubblicato per i tipi delle edizioni Kairòs, alla Villa Bruno di San Giorgio a Cremano.
Ad accogliere l’Autore una platea gremita in ogni ordine di posto da colleghi, amici e studenti del Liceo Scientifico “Carlo Urbani”, che hanno partecipato, con passione ed attenzione, alla presentazione del volume, ultima fatica, in ordine di tempo, dell’apprezzato professore di Filosofia. 
“Genuinità, semplicità, schiettezza, le principali qualità di quest’uomo che sembra, in qualche modo, fuori dal tempo”,  ha rilevato in apertura la docente di Lettere Carmen Attena, principale relatrice dell’incontro,  conducendo un’attenta esegesi delle  liriche dell’Autore, lette, via via, dalle allieve Manuela Morleo, Marica Marigliano, Alessia De Gregorio, su sottofondo musicale dell’alunno Alessandro Mattozzi, abile chitarrista. “Nella “Poesia del silenzio” – ha evidenziato l’Attena – appaiono due dei temi più significativi dell’Autore, il ricordo dell’infanzia, ormai volata via certo, affrontato senza tristezza, però, nel  continuo invito alla vita, nel desiderio di ritrovare altri giardini, e il riferimento alla pace, soprattutto ricerca dell’equilibrio e del silenzio, ove ritrovare se stessi e guardarsi finalmente dentro.
Di qui, il cercar conforto nella natura, tipico “topos” poetico, vissuta non come tempesta, secondo gli stilemi romantici, ma piuttosto come elemento che dona tranquillità e serenità. E’ lì che il “giardino dei nonni” diventa “giardino dell’anima”.
 Ancora due, poi,  gli elementi che dominano nelle poesie di Tremolaterra, “gli alberi e il sole, simbolo della vita”. E la poesia resta l’unico mezzo per farsi ascoltare, per dare risposta alle troppe domande che affollano la mente, dopo aver lasciato l’infanzia per l’età adulta.
“Questo interrogarsi – ha proseguito la relatrice Attena – è tipico di uno spirito speculativo, che esprime considerazioni oggettive sulla vita e sa che la serenità va ricercata per prima cosa in se stessi, nella pace del cuore.”
 Infine... l' "altra metà del cielo". L’ “eterno femminino”, nella concezione di Ciro Tremolaterra, diventa, conclude la docente Attena, “figura eterea, difficile da afferrare, una “Lanciatrice di coltelli” (sic!) un po’ distratta, perché colpisce il bersaglio con i suoi strali appuntiti,  “il primo per il cuore, poi continuasti…”, come ha chiosato malizioso l’Autore, ironico e autoironico, poi, nel citare lui stesso altri versi, prima di ringraziare tutti calorosamente : “Se ogni bacio perso vale un verso, io non volevo scriverne  nessuno…”.
Del resto, ha concluso l’Attena, Tremolaterra, consapevole del valore e della sensibilità del gentil sesso,  termina, infatti,   con un “Ammonimento” forte : “Senza una donna, muore il giardino”. Occorre quindi coltivarlo.
“Una donna angelicata, davvero, è questa, come quelle cantate nel Trecento”, ha ricordato lo scrittore Vincenzo Ambrosanio, per “Nuvole di Ardesia edizioni", che ha introdotto la serata e annunciato altre consimili iniziative.
Poi l’intervento del poeta Vincenzo Russo, che, nel commentare quanto letto,  ha rimarcato come occorra “andare oltre il testo, alla ricerca della sensibilità speciale dei poeti, giacché la poesia è la forma di comunicazione più vicina a Dio, il “fermo immagine” di uno stato emotivo, che però nessun “selfie” dei tecnologizzati telefonini di oggi potrà catturare. L’ultimo augurio è per gli studenti, presenti in sala: “Possiate diventare adulti, lasciando in voi lo spazio per restare bambini che guardano il cielo, senza allontanarsi da se stessi, conservando autonomia di pensiero, consapevoli che l’unica forma di rivoluzione è mettere in campo il bene, ad ogni latitudine.”  
In chiusura ancora l’ autore Tremolaterra,  intervenuto per leggere una poesia dedicata a suo padre, commosso in sala, e poi ai suoi cari alunni: “Le vostre voci per me sono un dono”(…), grazie a cui  scavalco il muro del silenzio. E loro pensano che io stia solo lavorando…”. E per invitare Paola Casulli, autrice della prefazione al volume, poetessa anche lei, a leggere la preferita delle sue poesie, “Distacco”: “L’aria è più fredda, sperduta la sua stanza magica, lei sveglia, riflesso ebbro di uno specchio…il mattino, rosso e pulito mattino di Parigi, il treno è già vicino…”