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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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12/04/15

TEATRO - Vino, "luogo dell'anima" e delle tradizioni, per brindare alla "Salute", con la Solot

Ad “Obiettivo T”, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia, Rosario Giglio e Massimo Pagano, per il quarto appuntamento con la rassegna al Mulino Pacifico di Benevento


di Maria Ricca

Brio, ironia, arguzia e tradizione. Hanno attinto a tutto il proprio repertorio di suggestioni culturali, teatrali ed attoriali Michelangelo Fetto ed Antonio Intorcia, fondatori ed operatori della Solot, con Rosario Giglio e Massimo Pagano, per discutere del vino in “Salute”, quarto appuntamento con la rassegna “Obiettivo T”. Applausi e successo di pubblico per la prima, al Mulino Pacifico, ove gli interpreti hanno affrontato, in ogni termine e modo,  la storia della bevanda più amata, passando attraverso l’origine etimologica del nome, forse derivante dal sanscrito, nel prologo affidato ad Antonio Intorcia, per arrivare al “grammelot” partenopeo di Rosario Giglio che, reinterpretando Dario Fo, ha raccontato a suo modo “Le nozze di Cana” ed il miracolo della trasformazione dell’acqua nel mitico umore rosso, per rallegrare la festa di matrimonio. Hanno "duellato", poi, Antonio Intorcia e Massimo Pagano, riproponendo la famosa disputa fra i vini del territorio, la bianca Falanghina, che volentieri accompagna il pesce e le pietanze più delicate, ed il rosso ed impegnativo Aglianico, che serve i piatti di carne più saporiti.  E se poi Michelangelo Fetto, autore e regista del testo, con la collaborazione culturale di Carla Visca,  organizzazione di Paola Fetto, ha preparato ed offerto al pubblico un sorso di “mulsum” , il vino dei Romani, addolcito col miele, che accompagnava i pasti, si son dilettati gli attori, fra canti, stornelli e danze, ad alternare la recitazione a momenti esilaranti di pura comicità. Ma per apprezzare opportunamente il vino, occorre passare attraverso le tre fasi più importanti dell'assunzione della bevanda, quella visiva, olfattiva, gustativa, come sottolinea Mariagrazia De Luca dell’AIS, Associazione Italiana Sommeliers, che, invitata sul palco dagli attori, tiene una vera e propria lezione sull’argomento, rivendicando le origini del liquido come frutto di pioggia, sole, mare e soprattutto “territorio”, ingrediente fondamentale, che ne differenzia ed esalta il gusto. Allegria e nostalgia, nel finale, hanno chiuso la performance, sulle note simpatiche e struggenti del “Brinnesi”, che Libero Bovio dedicò, nel lontano 1922, alla sua ingrata innamorata. Se n'è incaricato Massimo Pagano, con sapiente ironia, riproponendo più volte il motivo in varie interpretazioni. Ma se i vini sono tanti, lo spirito che quell’umore solleva è uno solo, nel segno della vita pienamente vissuta.