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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

11/04/16

L’INCONTRO La scrittrice Elena Nugnes, il suo “Caro figlio” e la difficoltà di essere madre: ieri, oggi, sempre

(dal sito Emozioninrete.com)
di Maria Ricca

Essere madri oggi. Essere madri sempre. Essere madri, amando il proprio figlio più di se stesse, ma  senza far tacere il proprio essere donne, quell’ “eterno femminino”, che grida dentro di sé la propria di esistere,  senza cedere ai sensi di colpa, che ancora ci vorrebbero angeli di un inestinguibile focolare, anche oltre ogni tempo massimo.  Un’impresa impossibile? Chissà…Ci prova Nora, la protagonista di “Caro figlio”, il bel libro di Elena Nugnes, docente e scrittrice,  MR Editori, presentato alla Corte di Palazzo Paglia, nel centro storico di Benevento , per gli incontri compresi nell’ambito delle iniziative collegate a Lettori itineranti - Leggere per leggere” in collaborazione con “Teatri e Culture”, ”Vivere con Lentezza” e associazione LADEBH.  
Una serata di emozioni e riflessioni, sapientemente guidata dalla giornalista Elide Apice, responsabile del sito “Teatri e Culture”,  ed animata dalla presenza dell’Autrice, dalla docente e scrittrice Angela Iacobucci, dalla psicologa Maria Giuseppina Colatruglio. E’ toccato all’attrice Linda Ocone offrire voce ed  interpretazione alle pagine della Nugnes ed incarnare la figura di Nora, che agisce sullo sfondo delle lotte giovanili del Sessantotto, particolarmente intensa nel racconto delle mortificazioni subite dalla protagonista, ragazza madre prima, incinta del leader del collettivo studentesco di cui è parte, coraggiosa poi nell’affrontare, con il risolutivo intervento della madre,  il difficile ruolo di genitore così giovane, fino alla “condanna” morale per aver osato innamorarsi davvero, alla fine,  dopo aver subito un matrimonio di convenienza, risolutivo, ma infine distruttivo.
Insomma, una figura drammatica a tutto tondo,  ed una narrazione resa più viva dalle musiche interpretate dal chitarrista Federico De Conno, su ispirazione del M° Selene Pedicini.
“Un libro che mi ha commossa e che soprattutto mi ha coinvolta – ha sottolineato la scrittrice Iacobucci – Per quel rapporto madre-figlio che diventa sempre, via via, più  complesso e articolato, più ricco di sfumature e complessità, di sentimenti che si arricchiscono via via, come proiezione verso il futuro. Quello che colpisce in questo libro, scorrevole, che prende il cuore , mi ha riportato agli anni del Sessantotto, in cui c’era la rivoluzione culturale, in cui le donne cominciavano a prendere consapevolezza di se stesse. Una rivoluzione dei fiori, del pacifismo, in cui abbiamo ceduto veramente. Particolare importanza acquista nella storia la  madre, che educa senza interferire, e sa aiutare Nora a completare il liceo, a laurearsi, a diventare la donna che lei stessa voleva essere. Del resto, non si impara ad essere genitori, ma ci si prova, ogni giorno…” Prospettiva ribaltata, invece, quella descritta dalla psicologa Colatruglio che ha visualizzato il focus del racconto sul figlio Claudio, che rappresenta ogni adolescente incompreso e che alla fine comprende il punto di vista della madre, più di quanto la madre non abbia compreso lui. Senza dimenticare che i tre uomini della vita di Nora, rispecchiano le tre dimensioni individuate da Freud, l’ “Es”, il leader del collettivo che la rende madre, istinto puro, il “Superio” rappresentato da Sergio, il marito dominante ed austero. E l’ “Io” rappresentato da Giovanni, l’amore della consapevolezza e della maturità.

 Infine l’intervento dell’Autrice, che ha rivelato come scrivere per lei sia catartico, e sia stato quasi divertente ed ironico all’inizio, fino alla sua più recente produzione, a lei più congeniale,  frutto di un vissuto non strettamente personale, ma piuttosto dell’osservazione degli altri. Da quegli adolescenti di cui per anni ha ascoltato problemi ed emozioni, nel suo ruolo di docente, ma anche delle conoscenze occasionali  e delle amicizie che popolano la vita di ciascuno di noi. Una realtà in continuo divenire, che emoziona ed illumina il proprio percorso esistenziale.  Come la lettura delle impressioni dei presenti in sala, soprattutto donne che, in maniera anonima, hanno voluto lasciare un bigliettino nel cesto apposito, raccontando di sé e della propria idea di maternità, in modo incredibilmente struggente. 

L'intervista ad Elena Nugnes, da "Emozioninrete.com"