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28/05/26

S. GIORGIO A CREMANO - Maurizio De Giovanni e "Il tempo dell'orologiaio": romanzo intenso, fra azione e riflessione storico-politica


di Maria Ricca

Torna a San Giorgio a Cremano Maurizio De Giovanni e stavolta per presentare "Il tempo dell'orologiaio", edizioni Feltrinelli "Narratori Noir", il nuovo capitolo della serie di recente sua produzione, seguito ideale de "L'orologiaio di Brest". 

Incontro intenso, coinvolgente, quello che si è svolto alla Biblioteca Comunale “Sac. Giovanni Alagi”, promosso dal Comune, con "La Bittega delle Parole". A dialogare con lo scrittore è stato l'autore partenopeo Martin Rua, in un confronto ricco di spunti sulla memoria, sul tempo e sulle ferite ancora aperte della storia italiana.

Ad aprire il pomeriggio, i saluti istituzionali della consigliera comunale Raffaella Iuliano, che ha introdotto gli ospiti ed il "confronto dialogante" fra loro, a chiuderlo il neo-sindaco della cittadina vesuviana Michele Carbone. 


Fin dall’inizio Martin Rua ha evidenziato uno degli aspetti più affascinanti del libro: il tempo. Un tempo che nel romanzo, come nella vita vera, non è uguale per tutti, ma cambia volto e velocità. Un tempo interiore, più che cronologico, una convenzione capace però di cambiare completamente il senso della vita prima e dopo certi eventi. Ha parlato di momenti storici che trasformano il “colore” dell’esistenza collettiva e ha indicato gli anni Ottanta, in particolare la data della strage alla stazione di Bologna, come simbolica, quella in cui l’Italia perde definitivamente la propria innocenza.

Gran parte del dialogo si è concentrata sugli anni del terrorismo e delle lotte armate, tema centrale del romanzo. Lo scrittore ha ricordato quanto oggi sia difficile far comprendere ai ragazzi il clima di quegli anni: un Paese spaccato, attraversato dalla paura, dove si moriva per ideologie e appartenenze politiche.

“Gli effetti di quel periodo sono ancora presenti”, ha detto De Giovanni, sottolineando come molte persone di allora oggi siano uomini e donne comuni: giornalisti, nonni, professionisti, ex detenuti, persone che hanno cambiato vita o tradito ideali. Eppure quelle vicende continuano a lasciare tracce profonde nell'attualità.

Molto forte anche il passaggio dedicato al personaggio di Sara, nome che richiama volutamente quello di battaglia di Barbara Balzerani. Sollecitato da Martin Rua, De Giovanni ha spiegato di aver cercato di raccontare quel mondo senza semplificazioni. Le idee di cambiamento che animavano molti giovani di quegli anni potevano anche nascere da esigenze reali; ciò che si rivelò tragicamente sbagliato fu il metodo scelto per portarle avanti.

Secondo lo scrittore, quegli anni  furono segnati da un nemico spesso invisibile, difficile da identificare, perché immerso nella stessa società civile. Una situazione molto diversa da quella delle mafie, dove l'avversario appare più riconoscibile. Ed è proprio questa ambiguità ad aver reso quella stagione così drammatica.

Nel romanzo trova spazio anche l'unico grande potere che attraversa, sempre uguale a se stesso, la storia italiana, capace di sopravvivere agli anni e influenzare governi, opposizioni e servizi segreti: quello legato al Vaticano. Un riferimento che inevitabilmente richiama misteri italiani mai davvero risolti, come il caso di Emanuela Orlandi.

Martin Rua ha poi definito il libro “molto cinematografico”, anticipando che dal romanzo nascerà una serie televisiva. E in effetti, ascoltando De Giovanni parlare dei personaggi e delle atmosfere, era facile immaginare quelle scene prendere vita sullo schermo.

Bellissima anche la riflessione finale sui luoghi. Pur ambientando quasi tutti i suoi romanzi a Napoli, de Giovanni non nomina mai esplicitamente la città. “Non ce n’è bisogno”, ha spiegato sorridendo. “Basta dire il Rettifilo, il Museo, la Ferrovia. Sono i nomi con cui noi li chiamiamo davvero”.

A chiudere l’incontro, una considerazione molto lucida sul ruolo della narrativa: uno scrittore non deve dare sentenze storiche, ma raccontare esseri umani, contraddizioni, illusioni e fallimenti. 

Un pomeriggio di letteratura vero, arricchito dalle letture dal libro di Antonio e Cristina del Centro Teatro Spazio, che hanno accompagnato il pubblico dentro l’atmosfera del romanzo con  interventi molto suggestivi. Un'opera che lascia molti spazi aperti di riflessione e il desiderio di continuare a discutere all'infinito. 

25/05/26

CEPPALONI, Capitale della Lettura - Successo per la Festa del Libro

 


Si chiude con un bilancio estremamente positivo la terza edizione della Festa del Libro di Ceppaloni,  che dal 22 al 24 maggio ha animato il Castello Medievale e il borgo sannita. Tre giorni di incontri, letture, laboratori e momenti di confronto hanno reso Ceppaloni un autentico punto di riferimento culturale, coinvolgendo scuole, famiglie, giovani e visitatori provenienti anche da fuori provincia.

“Dal labirinto si esce leggendo” è stato il filo conduttore che ha accompagnato tutti gli appuntamenti della manifestazione, affrontando temi di grande attualità: il rapporto tra verità e disinformazione, l’influenza dei social network, il disagio giovanile, la memoria storica, il valore delle relazioni umane e la libertà di pensiero.

Ad aprire il festival sono stati Giovanni Mari e Walter Veltroni. Mari ha sottolineato l’importanza della libertà d’informazione e i rischi di una comunicazione sempre più superficiale e immediata. Veltroni ha invece affrontato il tema del disagio psicologico degli adolescenti, aggravato dall’isolamento sociale e dall’eccessiva dipendenza dal mondo digitale, ribadendo l’importanza fondamentale della scuola, dell’ascolto e della cultura nella crescita delle nuove generazioni.

Grande attenzione hanno suscitato gli interventi del direttore artistico Daniele Aristarco, protagonista di momenti di confronto dedicati al valore civile della letteratura e alla necessità di educare al pensiero critico. Aristarco ha sottolineato come la cultura rappresenti uno strumento indispensabile per orientarsi nella complessità del presente e contrastare le semplificazioni che alimentano paure e divisioni.

Molto partecipati gli incontri con Vanessa Roghi sui falsi stereotipi legati ai giovani, il reading “Ma io ho deciso. Storia di Lia Pipitone” con Anna De Giovanni e Daniele Aristarco, oltre ai laboratori dedicati ai bambini.

La giornata conclusiva, dedicata al tema “Geografie vicine”, ha visto protagonisti:



Alfredo Rossi, con la presentazione del libro I confini del territorio pontificio di Benevento, in dialogo con Marika Porcaro;

Pasquale Rosati, autore de L’ultima Janara, in dialogo con Aurora Pugliese;

Nicola Sguera, con Euthymios, il medico greco che incontrò Yeshua, in dialogo con Marika Pinto;

Susanna Mattiangeli, con Non sempre la realtà è come sembra, in dialogo con Daniele Aristarco ed Elvira Feleppa;

Giuseppe Catozzella, con Correre, partire, ritornare e restare, in dialogo con Maddalena Viglietti, Marika Pinto, Jean Luc Mpazayino e Raffaella Morone.

Gli interventi hanno offerto importanti riflessioni sul territorio, sulle narrazioni contemporanee e sul rapporto tra realtà e immaginazione.

Una menzione particolare merita la ricerca storica svolta da Alfredo Rossi che, nel volume I confini del territorio pontificio di Benevento, ricostruisce antiche frontiere e vicende del territorio beneventano attraverso fonti rare e spesso trascurate, restituendo alla comunità un tassello significativo della propria identità storica e culturale.

A chiudere la rassegna, “Vulim’ – suoni, canti e racconti”, appuntamento curato da Alessandro Parente con la partecipazione della piccola orchestra di organetti “Il Respiro dell’Anima”, che ha unito musica e tradizione.

Il Festival del Libro, organizzato dal Comune di Ceppaloni insieme alla libreria Ubik LiberiTutti di Benevento, in collaborazione con l’associazione Parole in Circolo, la Biblioteca Comunale e il Patto per la Lettura di Ceppaloni, conferma la propria crescita e la capacità di riportare al centro il valore della lettura, del confronto e della riflessione in un tempo segnato dalla velocità dell’informazione e dalla crisi del pensiero critico.

07/05/26

S. GIORGIO DEL SANNIO, 8 maggio - La Dante Alighieri ricorda Giuseppe Tomaciello, presentando "Vita scolastica_Cronache di un maestro del 1950" di M.Teresa De Angelis


LIBRI 
- Il giorno 8 maggio 2026, alle ore 17.00, presso l’aula magna della Scuola dell’Infanzia “S. Agnese” di S. Giorgio del Sannio, la Società Dante Alighieri comitato di Benevento e il Comune di S. Giorgio del Sannio, con il supporto dell’Università degli Studi del Sannio e della sede centrale della Società Dante Alighieri, presentano il libro “Vita scolastica_ Cronache di un maestro del 1950” di Giuseppe Tomaciello, curato dalla professoressa Maria Teresa De Angelis.

Il libro è pubblicato dal comitato nell’ambito del progetto “Libertà va cercando”, nella collana Biblioteca LA REGINA DEL SANNIO istituita proprio dal compianto preside Tomaciello, rifondatore della Dante di Benevento negli anni ’90.

Le Cronache sono il diario di bordo dell’esperienza didattica e metodologica ispirata al metodo Freinet, che il giovane maestro Tomaciello sperimentava in una prima elementare di S. Giorgio.

Ai saluti istituzionali della Dirigente scolastica Anna Polito, del Sindaco Giuseppe Ricci, dell’Assessore alla Cultura Gianluca Melillo , seguiranno la relazione di Maria Teresa De Angelis e le testimonianze di Giorgio Nardone ( alunno), Sandro D’Alessandro ( medico personale) Mario Pedicini ( già Provveditore agli Studi di Benevento).



06/05/26

CEPPALONI, 22-23-24 maggio - FeLiCe 2026: il Festival del Libro cresce. Il sindaco Cataudo: “La cultura rende liberi”


IL FESTIVAL
  - Il Comune di Ceppaloni, insieme alla libreria UbikLiberitutti di Benevento, in collaborazione con l’Associazione Parole in Circolo, la Biblioteca Comunale e il Patto per la Lettura di Ceppaloni, presenta la terza edizione di FeLiCe – Festival del Libro di Ceppaloni, la rassegna dedicata alla promozione della lettura, alla creatività e al dialogo con autori, studiosi e protagonisti della cultura contemporanea.

L’edizione 2026 propone tre giornate (22-23-24 maggio) di incontri, laboratori, presentazioni e momenti musicali, con un programma pensato per coinvolgere lettori di tutte le età e valorizzare il patrimonio culturale, sociale e identitario del territorio.

Il sindaco Claudio Cataudo evidenzia come la rassegna abbia ormai superato i confini comunali, attirando interesse da tutta la Campania e anche da fuori regione. Un risultato che, secondo il primo cittadino, produce ricadute positive economiche, sociali e culturali, rafforzando l’immagine del territorio.  

Cataudo sottolinea che l’amministrazione ha puntato fin dall’inizio sulla cultura come strumento di crescita collettiva: “Una comunità che cresce culturalmente è più aperta, più libera e capace di confrontarsi”.  

Il festival coinvolge soprattutto le scuole ed i più giovani, con attività dedicate alle diverse fasce d’età. Per il sindaco, questo è un punto decisivo: “La cultura rende liberi mentalmente. I ragazzi devono essere in grado di scegliere senza farsi influenzare da messaggi distorti che arrivano dai media”.

Accanto al Festival del Libro, l’amministrazione lancia un secondo progetto culturale di grande rilievo: due fine settimana di eventi nel mese di giugno dedicati alle Janare, figura centrale della tradizione ceppalonese.  

Cataudo ricorda che il mito delle Janare nasce proprio a Ceppaloni, nello Stretto di Barba, e che merita di essere valorizzato con rigore storico: “Non parliamo di streghe folkloristiche. Le Janare sono parte della nostra identità e vanno raccontate con serietà, attraverso storia, antropologia e memoria”.

Il percorso prevede dibattiti, incontri, ricostruzioni storiche e il coinvolgimento diretto dei giovani, chiamati a riscoprire e promuovere le proprie radici. L’obiettivo è costruire una rete stabile tra istituzioni, associazioni e realtà locali, trasformando le ricchezze culturali del territorio in leve di sviluppo e attrattività.

Di seguito il programma completo. 


22 MAGGIO

Ore 17:00 — Presentazione del libro Fascistissima  

• Autore: Giovanni Mari  

• Interviene: Mario Cataudo  

Ore 18:00 — Tavola rotonda “La prova dei fatti / La verità dei fatti”  

• Ospite: Walter Veltroni  

• Interviene: Zerihun Tranfa  

23 MAGGIO 

Ore 10:30  

- Laboratorio di scrittura creativa "Il labirinto delle storie" (8–10 anni) su prenotazione, a cura di Zaira Marinella  

- Laboratorio di lettura dialogica 0–6 anni, a cura dell’Associazione Semi di Storie  

Ore 11:00  

- Tavola rotonda sulla creatività circolare, promossa da Geotecnic S.r.l. con la partecipazione degli alunni dell’I.C. Settembrini  

  A seguire, premiazione dei ragazzi che hanno partecipato al concorso  

Modera Margherita De Blasio  

Ore 16:00  

- Evento itinerante nel borgo storico: Passeggiando fra storia e leggende, a cura dell’Associazione Parole in Circolo  

Ore 17:00  

- Incontro con Vanessa Roghi: Smontare i falsi racconti sui giovani  

    dialoga con Raffaella Morone

Ore 18:30  

- Reading teatrale: Ma io ho deciso. Storia di Lia Pipitone  

     Con Daniele Aristarco  e Anna De Giovanni  

 Introduzione a cura dei giovani lettori e lettrici del libro Storia di Lia  

24 MAGGIO

Ore 11:00  

- Presentazione del volume I confini del territorio pontificio di Benevento. Di Alfredo Rossi, dialoga con Marika Porcaro

Ore 12:00  

- Presentazione del romanzo L’ultima Janara di Pasquale Rosati in dialogo con Aurora Pugliese  

Ore 16:00  

- Presentazione di Euthymios, il medico greco che incontrò Yeshua di Nicola Sguera  in dialogo con Marika Pinto  

Ore 17:30  

- Incontro con Susanna Mattiangeli sul libro La casa di Lea  

  Ore 20:00  

- Concerto dei Vulim’, con la partecipazione della piccola orchestra di organetti Il Respiro dell’anima

04/05/26

PROFILI - Fortuna Cestari, tra impegno letterario e sociale con il libro "La Mia Cucina è Poesia" e l'Associazione Aps "Una vita sospesa", di sostegno a chi soffre



LIBRI
- Torna ad appassionare i propri lettori, con un nuovo viaggio letterario Fortuna Cestari, figura poliedrica , che coniuga  sensibilità artistica, rigore intellettuale ed impegno sociale, attraverso i propri ruoli di attrice con interessanti qualità introspettive, formatasi tra Roma e Napoli, docente di recitazione cinematografica, scrittrice e dottoressa. 

Tra fede, tradizione e filosofia, nasce, infatti,  "La Mia Cucina è Poesia", un vero e proprio inno d’amore verso la terra natia dell’autrice, Pietrelcina, il paese di Padre Pio, oggi luogo che l’accoglie e la ispira quotidianamente. Con la sua terza opera letteraria, Fortuna Cestari  invita i lettori a compiere un viaggio unico tra i sapori e le emozioni che solo la cucina può regalare, intessendo una narrazione in cui la fede, la tradizione e la filosofia si fondono armoniosamente. 


“La Mia Cucina è Poesia” rappresenta un autentico canzoniere gastronomico che si snoda tra i profumi e i colori della costiera napoletana, le atmosfere sognanti delle isole partenopee, e la profondità delle radici sannite di Benevento. Ogni ricetta e ogni racconto sono il risultato di un incontro tra culture, storie di famiglia e memorie personali, come un filo rosso che unisce il mare e la collina, la sacralità della tradizione e la leggerezza della poesia.


Attraverso la cucina, Fortuna Cestari mostra come il cibo possa essere non solo nutrimento per il corpo, ma anche per l’anima. In ogni pagina, si respira la spiritualità dei luoghi, il calore delle case di Napoli, l’incanto delle isole, già esplorato nel suo primo volume di poesie, "Femmena 'e curaggio", e poi la forza della terra beneventana e l’intensa religiosità di Pietrelcina. L’autrice si “perde” ancora una volta tra vicoli, antiche ricette e ricordi, regalando ai lettori un’opera che è molto più di un semplice ricettario: è una dichiarazione d’amore verso la vita, la memoria e la fede. “La Mia Cucina è Poesia” è, dunque, un invito a sedersi attorno a una tavola imbandita di storie, sapori e riflessioni. Un libro che profuma di pane appena sfornato, di mare e di basilico, e che insegna che, come dice un antico proverbio napoletano, “’A tavula nun s’invecchia mai”. Un’opera che fa bene al cuore, all’anima e al palato: il perfetto connubio tra passato e presente, tra Napoli e il Sannio, tra la poesia della cucina e la filosofia della vita.


Accanto alla sua produzione letteraria, Fortuna Cestari, grazie anche alla propria formazione accademica e alla sua determinazione nello studio, guida, poi, con perseveranza e determinazione le attività della associazione APS “Una Vita Sospesa”, nome ispirato al suo secondo libro, nel quale affrontava con realismo narrativo e consapevolezza sociale non comuni le ripercussioni psicologiche della pandemia. Questa associazione, da lei presieduta e fondata con l’obiettivo di offrire sostegno concreto alle persone affette da malattie rare, genetiche e non, oltre che a chi combatte contro patologie gravi come leucemia, cancro, malattie renali, urologiche ed epilessia, da anni si distingue per il suo impegno nel promuovere la ricerca, sensibilizzare l’opinione pubblica e creare una rete di supporto per famiglie e pazienti spesso lasciati ai margini della società.

“Una vita Sospesa”, dunque, non rappresenta solo un punto di riferimento per chi affronta quotidianamente la difficoltà di una diagnosi rara o complessa, ma è anche una voce autorevole nella difesa dei diritti e nell’inclusione sociale. 

L’associazione organizza incontri, campagne informative, eventi di raccolta fondi e supporto psicologico, regalando speranza e strumenti pratici a chi vive una realtà sospesa tra incertezza e coraggio, affinché nessuno si senta solo di fronte a una malattia. Perché, come recita un noto proverbio italiano, “la speranza è l’ultima a morire”. APS “Una vita Sospesa” è la prova quindi che, insieme, si può costruire un futuro migliore, anche nelle situazioni più difficili.






01/05/26

LIBRI - Marinella Sorrentino e "La nostra imperfetta umanità", drammatico ed agrodolce affresco narrativo, nel segno dei diritti al femminile

 


di Maria Ricca

Sceglie di tornare a raccontare l'animo femminile Marinella Sorrentino, nel suo nuovo romanzo "La nostra imperfetta umanità", Guida Editori, presentato alla Biblioteca "Alagi" di Villa Bruno, con Myriam Gison della "Bottega delle Parole" e la giornalista Floriana Narciso. E lo fa stavolta non affidandosi alle atmosfere di un passato remoto, ma piuttosto rievocando le suggestioni di un'epoca così lontana, eppure così vicina, come quella degli Anni Ottanta del 1900, che l'hanno vista adolescente, proprio come la protagonista del romanzo, Alice Salemi. "Cambia il periodo storico – ha ricordato la Gison, che segue la produzione della Sorrentino sin dall'inizio – ma resta la sua capacità di narrazione, attraverso i decenni rappresentati, del bisogno di emanciparsi di una donna." Ricostruire la "contemporaneità" nella quale si svolge il romanzo e i rapidi progressi tecnologici che hanno caratterizzato l'ultima era, con l'avvento del cellulare e di Internet, non è stato tuttavia meno facile delle ricerche storiche compiute in passato per rendere credibile lo sfondo dei suoi romanzi precedenti, ambientati in altre epoche. A sottolineare l'intensità delle tematiche del romanzo, le emozionanti interpretazioni canore del Maestro Faenza e di Silvia Lanci, su musiche della tradizione e della contemporaneità.

Alice Salemi, donna ormai matura, torna a Napoli dopo un lungo periodo a Londra ed una "psicoterapia che non è servita ad alleviare il dolore che si porta dentro", per fare i conti con i propri fantasmi. Ma l'atmosfera non è di quelle tristi, anzi. Si direbbe piuttosto che, riavvolgendo il filo dei ricordi, la protagonista rilegga con (tragica?) ironia i rapporti intrattenuti con le figure principali della sua vita. L'azione si sposta così dagli anni Duemila agli anni Ottanta e nel racconto tornano le figure della madre intransigente, iperprotettiva e, suo malgrado, tiranna nei confronti della prole, del padre, succube della moglie, lavoratore, ma a suo modo libertino, come se "divertirsi" fuori dalle mura domestiche fosse un suo diritto, il compenso per una vita dedicata al lavoro e alla famiglia. Un contesto domestico tutto italiano, stereotipato, tipico degli anni Ottanta, soprattutto in provincia. E poi gli insegnanti, dall'incattivita professoressa Palladino, che però rinasce a nuova vita dopo la vedovanza da un uomo meschino, probabilmente da lei stessa provocata, alla giovane supplente sognatrice e dunque ingenua preda di chiunque, fino al professor Martinelli, docente "predatore", troppo incline a lasciarsi sedurre dalle grazie delle studentesse, una sorta di "orco" in pectore, pronto ad approfittare delle loro fragilità.

Scrive, dunque, in maniera estremamente attrattiva Mariella Sorrentino, come ha sottolineato Myriam Gison, offrendo un brillante "incipit in media res", che cattura immediatamente l'attenzione del lettore".

Il libro nasce per raccontare anche il difficile percorso compiuto dalle donne nel tempo, attraverso la sofferenza delle discriminazioni, delle violenze pure oggi spesso taciute per timore o per convenienza e per difendere le nostre figlie, perché le giovani non abbassino mai la guardia, continuino a combattere per i diritti, senza mai darli per scontati, in un periodo in cui i femminicidi si susseguono, a testimonianza della difficoltà di certi uomini di accettare l'emancipazione delle proprie donne. In sala, come in ogni presentazione dei libri di Marinella Sorrentino, è tornata ad esserci una sedia solo apparentemente vuota, un "posto occupato", idealmente destinato ad una vittima di femminicidio, in linea con l'omonima campagna di sensibilizzazione sociale, virale e gratuita contro la violenza sulle donne.

Per Floriana Narciso, il libro della Sorrentino è un romanzo corale di formazione, nella quale Alice sembra essere, in qualche modo, la rappresentazione di tutti i tipi di donna raccontati, comprese le due amiche londinesi libere e "liberate", ciascuno dei quali, attraverso varie fasi, trova la sua indipendenza. L'indole di Alice, però, fuggita a Londra, in un "altrove" che sa di rinnovata consapevolezza dei propri diritti, è diversa da loro e saprà non perdere la sua nobiltà d'animo e, infine, risorgerà. E' lei una figura nella quale identificarsi sembra fin troppo facile. La Sorrentino, del resto, ha la capacità, come hanno sottolineato le relatrici, di saper avvicinare alla lettura i non-lettori, quelli che non aprono abitualmente un libro, poiché scrive di getto, vivendo ella stessa le vicende dei suoi personaggi, mentre produce, partendo da uno spunto e poi lasciandosi trascinare dal filo del racconto. E così ogni lettore, ciascuno di noi, ha il diritto di accogliere dalla storia, riflettendoci su, le emozioni che vuole, nella legittime reciproche differenze, e nel segno della propria "imperfetta umanità".

22/04/26

BENEVENTO, 24 aprile - Don Roberto Faccenda presenta “A(r)marsi con cinque ciottoli” ai Cappuccini


LIBRI
- Roberto Faccenda, sacerdote e direttore della Pastorale Giovanile di Salerno-Campagna-Acerno e cappellano della Salernitana, sarà a Benevento venerdì 24 aprile alle 19.30 presso la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, parrocchia Padri Cappuccini in via Meomartini 14 a Benevento, per presentare il suo libro “A(r)marsi con cinque ciottoli”L’autore è diventato una figura di riferimento per molti giovani, grazie anche alla sua presenza reale e credibile sui social media. Con migliaia di visualizzazioni dei suoi sermoni e incontri con il pubblico ha raggiunto una grande notorietà offrendo ai fedeli, non solo armi convenzionali, ma atteggiamenti interiori. Silenzio, essenzialità, fiducia, gratuità e gioia, pur essendo cose piccole, come pietre di fiume, possono essere capaci di far cadere i giganti che spesso bloccano gli animi delle persone.

Faccenda unisce teologia e passione per il calcio, parlando ai giovani con uno stile autentico e diretto. Come nel suo libro, dove racconta la storia di Davide che avanza per affrontare Golia, non ha armatura, non ha spada. Davide ha solo cinque pietre lisce raccolte dal torrente, una fionda e una fiducia che viene da dentro di sé. È piccolo agli occhi del mondo, ma grande nella libertà di chi si affida a Dio. Da questa immagine semplice e potente prende vita il libro “A(r)marsi con cinque ciottoli”. Una proposta concreta di vita spirituale per chi, come Davide, ha anche oggi davanti a sé sfide grandi, e non vuole rinunciare ad affrontarle con il poco che ha: un cuore libero, occhi aperti e un’anima in ascolto. Il sacerdote non scrive per dare lezioni, ma per condividere un percorso. Le sue parole sono dirette, poetiche, disarmate. Il testo si rivolge prevalentemente ai giovani, a coloro che sono alla ricerca di pace, a chi si sente piccolo di fronte alla vita ma non vuole rinunciare alla speranza.

L’appuntamento rientra nella programmazione degli incontri con le famiglie della comunità curati da fra Gianluca Manganelli, parroco del Santuario Sacro Cuore di Gesì. 


18/03/26

BENEVENTO, 27 marzo - Davide Ricchiuti con “Deadline naturale” alla Libreria Barbarossa Bistrot


LIBRI
- . Venerdì 27 marzo alle ore 18.00, presso la Libreria Barbarossa Bistrot (Traversa Porta Rufina), Davide Ricchiuti presenterà la sua raccolta poetica "Deadline naturale", pubblicata da Transeuropa. L’autore dialogherà con Elide Apice dell’Associazione Culture e Letture APS, in un incontro che sarà al tempo stesso conversazione e reading performativo. Ad accompagnare la lettura dei testi sarà Kein, pseudonimo di Roberto Giamberardino, che ha realizzato un paesaggio sonoro elettronico originale per la performance dal vivo, trasformando la presentazione in un’esperienza immersiva. Davide Ricchiuti è nato a Benevento nel 1980. È fondatore di Pro.Vocazione, rivista letteraria che pubblica esclusivamente voci femminili, nata come risposta civile al tema della violenza di genere. I suoi racconti sono apparsi sulle principali riviste letterarie italiane. Ha esordito nel 2019 su 'tina di Matteo B. Bianchi con il racconto "Il bambino è scomparso". Ha studiato Filosofia a Padova.

"Deadline naturale" è un poema, una poesia-racconto in due movimenti – Lasciare e Andare – che racconta l’abbandono di una vita segnata da alienazione digitale e lavoro compulsivo e la scelta di una rinascita a contatto con la natura selvaggia del Molise. Una scrittura fisica e concreta, in cui il corpo diventa campo di battaglia e la terra spazio di trasformazione, sul tema dell'alienazione digitale e il desiderio di ritorno a un'esistenza più autentica. L’appuntamento beneventano rappresenta un ritorno simbolico dell’autore nella sua terra d’origine, offrendo al pubblico un’occasione di incontro con una delle voci più attente ai temi del disagio contemporaneo e della ricerca di un nuovo equilibrio tra tecnologia e vita naturale. Ingresso libero. 


10/03/26

BENEVENTO, 16 marzo - “La scomparsa dei giovani” di Alessandro Rosina ed Ernesto Maria Ruffini, presentazione on line


Il Laboratorio per la felicità pubblica e il Comitato Più Uno Benevento 1 promuovono
lunedì 16 marzo alle ore 18.00 un incontro online di presentazione del libro: "La scomparsa dei giovani. Le 10 mappe che spiegano il declino demografico dell’Italia".

Dialogheranno sul tema: Alessandro Rosina autore del libro e ordinario di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Milano ed Ernesto Maria Ruffini avvocato, scrittore e fondatore dei Comitati Più Uno. Introduce e modera Ettore Rossi Coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica, componente del Comitato organizzativo regionale di Più Uno Campania.

L' incontro sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Laboratorio per la felicità pubblica.

Nelle conclusioni del suo libro – spiega Ettore Rossi – il Prof. Rosina auspica che il nostro Paese non subisca passivamente il trend demografico negativo ma faccia scelte che vadano nella direzione della qualità della vita e lavorativa per i giovani, rendendo più sostenibile il rapporto tra le generazioni. Scelte che devono riguardare anche e soprattutto il Mezzogiorno dove la perdita demografica è rilevante, seppur con delle differenze, e in cui il benessere economico è minore e i servizi di welfare più carenti. Nessun territorio è segnato da un destino ineluttabile di declino, neppure quelli più marginali, ma abbiamo bisogno di politiche orientate a una visione di sostanziale uguaglianza”.

07/03/26

PIETRELCINA, 8 marzo - Lo studioso Leone Melillo discute di "Scisma sommerso" nella Chiesa con istituzioni politiche e culturali




Confronto di elevato spessore culturale domani, 8 marzo, a Pietrelcina, nell'ambito della tre giorni sul tema “Essere donna oggi: arte, estetica, identità e futuro”, un articolato programma di incontri, mostre e laboratori dedicati alla riflessione sul ruolo delle donne nella società contemporanea, tra dimensione culturale, impegno civile e prospettive per le nuove generazioni. L'iniziativa si propone come uno spazio di dialogo aperto tra mondo accademico, istituzioni e società civile, con l'obiettivo di approfondire il contributo femminile nei diversi ambiti della vita pubblica e culturale.

Relatore principale dell'incontro sarà il professor Leone Melillo, che presenterà il suo libro "Lo scisma sommerso e Papa Francesco. Quando il Magistero pontificio diventa pedagogia politica", un lavoro che affronta temi di grande attualità nel dibattito ecclesiale e politico contemporaneo, proponendo una riflessione sul rapporto tra magistero pontificio, dinamiche culturali e responsabilità pubblica della Chiesa nel mondo di oggi.

L'introduzione sarà affidata ad Enrique Del Percio, Rettore dell'Università di Sant'Isidro di Buenos Aires, studioso particolarmente attento ai temi della filosofia politica e del pensiero sociale contemporaneo. Il suo intervento offrirà una cornice interpretativa al dibattito, evidenziando i legami tra cultura europea e latinoamericana nella riflessione sui processi sociali e istituzionali.

Interverranno, oltre alle presenze istituzionali, il direttore di Radio RAI Francesco Pionati, l'on. Gennaro Sangiuliano, capogruppo del Consiglio Regionale della Campania, e la professoressa Angela Filipponio Tatarella, dell'Università di Bari “Aldo Moro”, componente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici del Ministero della Cultura. Le loro testimonianze contribuiranno ad arricchire il confronto con prospettive che intrecciano informazione, politica culturale e ricerca accademica.

Nel suo libro, lo studioso e docente universitario Melillo riparte dal confronto culturale tenuto sul tema con Pietro Prini, filosofo e storico della filosofia italiano, tra i maggiori esponenti dell'esistenzialismo cristiano, conosciuto nel 1998. Un incontro che ha segnato profondamente il percorso intellettuale dell'autore, alimentando negli anni una riflessione costante sul rapporto tra fede, cultura e responsabilità civile.

«Un legame – evidenzia il prof. Melillo – che si interrompe solo apparentemente nel 2008, con la morte del Maestro. In realtà, il dialogo ideale con il pensiero di Prini continua ad accompagnare la mia attività di studio, offrendo strumenti preziosi per interpretare le trasformazioni del nostro tempo».

Una scelta di studio e ricerca – ha concluso Melillo – che giunge fino all'attualità, interrogando le grandi questioni del presente: il ruolo della Chiesa nel dibattito pubblico, la funzione educativa del magistero pontificio e il significato della dimensione culturale come spazio di confronto e di costruzione di una coscienza civile condivisa. In questa prospettiva, il volume intende contribuire a una riflessione più ampia sui rapporti tra etica, politica e società, stimolando un dialogo critico e consapevole sulle sfide che caratterizzano il nostro tempo.


15/12/25

LIBRI - Guido Follo presenta "La trappola emotiva": dalla consapevolezza finanziaria alle scelte intelligenti per il proprio futuro


 di Maria Ricca

Può l’economia avere un’anima? Da cosa dipendono o devono dipendere le nostre scelte in materia di spese e di investimenti, anche quelli più semplici, legati all’agire nel quotidiano? Se lo chiede Guido Follo, consulente finanziario ed autore del bel volume “La trappola emotiva”, "il libro che trasforma emozioni, paure e scelte in consapevolezza finanziaria, presentato nei giorni scorsi in città ed a breve in giro in tutto il Sannio. 

Il volume, che si basa sulle teorie collegate alla finanza comportamentale della metà degli anni '70 1970, campo che integra psicologia ed economia per spiegare le decisioni finanziarie, sfidando l'idea di un investitore perfettamente razionale (homo economicus), indaga appunto le scelte istintive dell’uomo in ambiti tradizionalmente collegati alla razionalità, come sono le scelte di investimento. E questo accade appunto perché il cervello umano è progettato per rispondere in maniera veloce ed istintiva ai problemi, più che razionale, scegliendo spesso scorciatoie mentali per riuscire a conseguire il risultato desiderato.

“Nei nove capitoli del libro – sottolinea Guido Follo – ho evidenziato l’emotività delle persone nel porsi dinanzi a scelte finanziarie, persino quelle che possono definirsi non-scelte, come l’immobilismo, ad esempio, negli investimenti, che, lungi dall'essere un porto sicuro, può condurre, progressivamente, ad un lento consumarsi delle risorse sul conto corrente, assorbite dalle tasse e dai costi della vita. Sull’altra sponda ci sono coloro che invece si lasciano sedurre dall’ipotesi di facili guadagni ed investono in maniera azzardata, rischiando perdite colossali, per “over confidence”, euforia, sensazione di invincibilità, nel ricercare il profitto ad ogni costo.”

La strada è naturalmente quella di affidarsi a professionisti seri del settore che non possono altro che consigliare di investire in piani di accumulo nel tempo, lasciando le proprie somme libere, per così dire, di "fiorire". I “tools”, gli strumenti da adottare, sono avere metodo ed affidarsi a persone esperte, a consulenti finanziari, che possano strutturare per il cliente un portafoglio adatto, tenendo conto del suo orizzonte temporale, delle sue scelte di vita. Il volume ha dunque l'obiettivo di aiutare le persone a riconoscere le proprie emozioni e a prendere decisioni d'investimento più consapevoli e serene.

E ancora, sottolinea Guido Follo: “Il BIAS molto forte dei nostri tempi è la procrastinazione, l'abitudine a rimandare le scelte. Il cervello umano, infatti, spesso non riesce a vedere al di là del proprio naso, non essendo proiettato a pensare oltre un certo periodo e dunque rimanda. 

“Qual è, dunque, il messaggio finale? “Compiere delle scelte consapevoli e personalizzate in campo finanziario, guardarsi dentro e fidarsi degli esperti” - conclude Follo - “senza mai misurare le proprie scelte sulle esperienze altrui, sia di coloro che hanno sbagliato, ma anche di coloro che ce l’hanno fatta, perché sono fuorvianti.” La conoscenza del sé è la chiave di tutto, così come il capire perché certe scelte strategiche hanno funzionato ed altre meno, anche considerando altri campi (perché no?) come quello bellico ad esempio, e chiedendosi perché alcuni aerei, partiti per combattere durante la seconda guerra mondiale siano tornati e ad altri invece siano stati abbattuti, senza però esaminarne le parti difettose, ma comprendendo il perché della resistenza di quelle ben strutturate. 

Insomma, un capovolgimento totale dei punti di vista, che lascia comprendere come, in realtà, non sia il mercato di investimenti il campo di battaglia, ma piuttosto la mente, intuendo da dove derivino le storie di successo, magari sommerse, che però popolano il panorama economico attuale.

Prossima presentazione de "La trappola emotiva" il 19 dicembre, a Montesarchio, nella sala consiliare, alle 18,30. 

28/11/25

LIBRI - Emilia Tartaglia Polcini e "Asia, la ligure che approdò nel Sannio": fine meditazione narrativa sul senso dell'identità e della sopravvivenza


di Maria Ricca

Si legge tutto d'un fiato "Asia, la ligure che approdò nel Sannio" di Emilia Tartaglia Polcini, edizioni Graus. Lo si fa inseguendo il drammatico percorso della piccola protagonista, costretta a un dolorosissimo esodo forzato dalla propria terra e divenuta quasi magicamente Valeria una volta approdata a Roma, tra le braccia dell’affettuosa “Domina”, del generoso Marco Bebio Tanfilo, proconsole romano, e della solerte e insostituibile governante Livia, fino a diventare la felice sposa di Gaio Valerio Arsace.

La vicenda storica su cui il romanzo si innesta è nota agli studiosi e quasi sconosciuta al grande pubblico: tra il 181 e il 180 a.C. i Liguri Apuani furono deportati in massa nel Sannio romano. Oltre 47.000 persone — uomini, donne, bambini e anziani — vennero sradicate dalle loro montagne per essere reinsediate nel cuore dell’Appennino meridionale. Scegliendo di narrare la storia dal punto di vista di Asia, l’autrice trasforma questo episodio in un racconto commovente e drammatico, sostenuto da una ricostruzione storica minuziosa, frutto di una ricerca rigorosa ma sempre desiderosa di coinvolgere emotivamente il lettore.

Notevole la capacità descrittiva dell'Autrice, che rende la vicenda avvincente e ricca di colpi di scena, quasi un vero “romanzo di formazione”. Il ritmo concitato e cinematografico — non sfigurerebbe una trasposizione filmica — appassiona e commuove, restituendo alla storia un corpo vivo: mani che stringono altre mani, corpi spinti a marciare, occhi di bambini che registrano più di quanto comprendano. E soprattutto c’è il modo in cui la vita ricomincia, quasi sempre, nonostante tutto. L’opera, solidamente documentata, diventa così una meditazione narrativa sul senso dell’identità, della perdita e della sopravvivenza.

Impossibile non riconoscere, nella cornice contemporanea dominata dalla giovane archeologa Roberta, diversi elementi autobiografici dell’autrice: la passione diligente per lo studio, l’attenzione ai particolari, il riferimento alla famiglia d’origine come punto di partenza e stimolo continuo all’impegno. Il lettore finisce per immedesimarsi nei sogni e nelle speranze di Roberta, che, con il team guidato dal vecchio e pervicace archeologo Pat, scava nella località sannita di Macchia di Circello, chiedendosi ostinatamente cosa rimanga davvero di una vita quando tutto scompare, e se ciò che è stato sepolto abbia ancora qualcosa da raccontare.

La scoperta dello scrigno delle pergamene apre la porta al passato, permettendo al lettore di seguire trepidante il percorso affannato della piccola Asia, testimone involontaria di un trauma collettivo che diventa destino personale, segnato da mille sofferenze: un purgatorio infinito verso la salvezza. In mano i sassolini — uno in particolare, dono dell’amico d’infanzia — a mo’ di amuleto, simbolo di un legame indelebile con il passato. La scrittura procede con eleganza compositiva, trasformando i paesaggi descritti in paesaggi interiori.

Straordinario il finale, affidato all’inaspettato incontro con la sorella perduta e alle rune che testimoniano un’unica radice, ma anche l’appartenenza ad un popolo diverso da quello di Roma: un tema cruciale, vissuto da chi accoglie nel duplice atteggiamento — ostilità o ospitalità — tra arricchimento e rifiuto del diverso. Perché ogni migrazione forzata porta con sé dolore e resilienza, sradicamento e reinvenzione.




22/10/25

BENEVENTO - Giovanni Liccardo presenta "Storie insolite di uomini, luoghi e oggetti dei musei di Napoli", serata per la "Dante Alighieri"


LIBRI - Storie insolite di uomini, luoghi e oggetti dei musei di Napoli”. E a raccontarle è Giovanni Liccardo, dirigente scolastico dell'Istituto “Levi” di Portici, profondo conoscitore della storia partenopea e della affascinante, complessa realtà di Napoli.

Palazzo Paolo V a Benevento, in una serata promossa dal locale Comitato della “Dante Alighieri” , presieduto dalla prof.ssa Maria Felicia Crisci, ha accolto l'Autore, già dirigente scolastico dell' “Alberti”, e le sue riflessioni, in una conversazione colta con la Preside Maria Bonaguro. Un excursus storico accattivante che nasce come libro per celebrare i 25 anni dal conferimento a Giovanni Liccardo del Premio letterario “Campanile d'argento. Città di Cimitile, con un altro volume sulla “Vita quotidiana a Napoli, prima del Medioevo”, sempre edito per i tipi di Tempolungo, come quest'ultimo. Nel mezzo altre interessanti pubblicazioni storiche dell'Autore per le edizioni San Paolo, Skira, “Il Pozzo di Giacobbe”, Newton Compton.

Tra spigolature e curiosità – riferisce Giovanni Liccardo – questo volume intende avvicinare il lettore a luoghi come, ad esempio, il Museo Archeologico e quello di Capodimonte, che di fatto ospitano la maggior parte del patrimonio artistico della città, considerandone le opere significative ma, anche, perché no, aspetti meno conosciuti, come ad esempio i giardini, in cui si può sostare e riflettere su quanto si può ammirare in quei luoghi.”

Fra gli elementi custoditi nel Museo Archeologico, Giovanni Liccardo si sofferma su alcuni dei monumenti più interessanti della Collezione Farnese. Innanzitutto il Toro Farnese, di cui pochi conoscono la storia. Il gruppo scultoreo, inizialmente rinvenuto nelle Terme di Caracalla, racconta il supplizio di Dirce, la matrigna di Anfione e Zeto, figli di Antiope e di Zeus, legata dai figliastri all'animale selvaggio per punizione e da quello trascinata fino alla morte. Inizialmente esposto all'aperto, poi portato al Museo, l'imponente gruppo marmoreo fu considerato in primis addirittura una fontana.


Toro Farnese

La narrazione di Liccardo continua, considerando poi, tra le altre, l'opera più famosa di Masaccio, la “Crocifissione”, al Museo di Capodimonte, straordinaria per contenuti. “Particolare il modo di ritrarre la figura della Maddalena, ai piedi della Croce – sottolinea Liccardo – che dà le spalle a chi guarda ed ha lunghi capelli biondi, a sottolineare, nell'immaginario collettivo che così le rappresentava, il suo essere prostituta, seppur redenta.”

La Crocifissione di Masaccio

A Napoli esistono più di 60 musei”, conferma l'Autore, che si è divertito ad individuare gli oggetti più particolari e caratteristici in essi custoditi. “Nel Conservatorio di San Pietro a Maiella, ad esempio, è conservata una particolare “arpetta”, costruita da Antonio Stradivari (che non realizzava solo violini, dunque), un vero e proprio “unicum”. Sulla punta una sirena dalla coda attorcigliata e sulle sue spalle un “puttino”.”

L'arpa di Stradivari 

E ancora, l'attenzione di Giovanni Liccardo si sofferma sullo scheletro dell'Elefante, custodito nel Museo Archeologico: “L'animale fu donato a Carlo di Borbone, e tenuto nella Reggia di Portici da un caporale che lo mostrava a pagamento. Ma non visse a lungo, poiché non si sapeva bene come prendersene cura. Di qui, il detto: “Capurà, è muorto l'alifante!” per indicare in senso metaforico quelle situazioni in cui non c'è più nulla ormai da guadagnare..”.

Lo scheletro dell' "Alifante"  

Un libro prezioso, dunque, per rivivere storie di uomini curiosi e affascinanti, luoghi specialissimi e intriganti: non una "comune" guida descrittiva delle opere conservate, né un racconto dei musei come luoghi di esposizione; viceversa, un volume che sottolinea il valore della memoria delle loro trame storiche e delle loro raccolte. “I musei di Napoli sono tipologia molto complessa, ma è in questa differenza e ricchezza – conclude l'Autore – il loro forte legame con la città e il territorio in cui essi stessi s'innestano ed esplicano le loro attività.”

19/10/25

L'EVENTO - Successo per il libro “I Casalbore di Pago Veiano”, di Lucia Gangale


LIBRI
- Sabato 18 ottobre 2025, nello splendido e rinnovato salone delle feste del Ristorante “Talismano” a Pago Veiano ha avuto luogo la presentazione dell’ultimo libro della saggista e storica Lucia Gangale.

"I Casalbore di Pago Veiano. Storia di una grande famiglia", questo il titolo dell’ultima fatica di Gangale, che da ormai molti anni studia la storia di questo paese del Sannio, a cui ha già dedicato diverse pubblicazioni. In quest’ultimo lavoro, l’autrice ripercorre la storia dei suoi antenati, di parte materna. Una famiglia di illustri professionisti che ha profondamente inciso sul tessuto economico e culturale del paese.

Davanti ad un folto ed attentissimo pubblico, la serata è stata ottimamente condotta dalla docente e scrittrice Marialaura Simeone, mentre le letture di passi scelti dal libro sono state effettuate dall’attrice Francesca Castaldo, che ha letteralmente incantato i presenti, soprattutto durante la lettura ed interpretazione di alcune lettere d’amore scambiate tra Nazareno Casalbore e la sua fidanzata di origine pugliese, Maria Palmiotti, che poi divenne maestra a Pago Veiano.


Simeone ha sottolineato come raccontare una storia familiare significhi raccontare la storia di una nazione ed ha quindi condotto l’incontro attraverso domande sempre ben poste all’autrice. Lucia Gangale si è soffermata sul metodo di lavoro utilizzato, che l’ha portata a setacciare diversi archivi pubblici, soprattutto quello di Roma, dove ha trovato materiali di grande interesse e finora ancora completamente inediti, nonché archivi parrocchiali e carte di famiglia.

Emergono, dal racconto della famiglia Casalbore, vicende di emigrazione, di guerra e dopoguerra, del fascismo e del crollo dello stesso, nonché storie di emancipazione femminile. Spicca la modernità di questi personaggi, ed inoltre vengono rapidamente passate in rassegna altre figure dell’epoca dei Casalbore: il maestro Paolo Cecere, simpatico maestro di provincia e anche consulente giudiziario; i coniugi Caracciolo - de’ Girardi, di elevata nobiltà, con le loro vite complicate ed il crollo economico che li vide protagonisti; Nicola Polvere, il marchese dalla brillante carriera politica. Ma, soprattutto, emerge lo spaccato di un paese che ha perduto gran parte della bellezza che lo caratterizzava, con l’abbattimento del Palazzo marchesale, l’abbandono di Palazzo Polvere, oggi fatiscente, ed il discutibile lavoro di restauro dello stesso Palazzo Casalbore, la cui struttura originaria è gran parte scomparsa.


Marialaura Simeone ha poi chiesto all’autrice se, in futuro, ella voglia raccontare Pago Veiano attraverso un romanzo. Gangale ha risposto di non avere dimestichezza con il genere romanzesco, quanto piuttosto con quello saggistico, ma che ha già annunciato di volere raccontare il paese attraverso la realizzazione di un film, al quale è chiamato a partecipare tutto il popolo di Pago. A tale scopo, nei prossimi giorni si svolgeranno dei casting presso la sede dell’Associazione Artemide, che ha dato la sua disponibilità a questo genere di progetto.

Soprattutto, ha rimarcato Gangale, questo, come gli altri suoi libri, contengono il monito a non voler distruggere la storia di cui si dispone, perché il risultato è la disaffezione e la desertificazione dei luoghi, il che impedisce di progettare il futuro ed il rilancio degli stessi.

L’incontro si è aperto con un momento musicale a cura del duo Giorgio De Ieso e Nadia Khomutova, mentre in chiusura c’è stato il firmacopie ed un brindisi con i convenuti.

Una serata di grande raffinatezza e di gioiosa convivialità, trascorsa in un clima rilassato e amichevole, nella quale si sono affrontati temi storici e anche sociologici, con il costante richiamo alla coesione comunitaria, come motore dello sviluppo e della crescita di Pago Veiano.


15/10/25

PAGO VEIANO, 18 ottobre - Lucia Gangale presenta "I Casalbore di Pago Veiano". Relaziona Marialaura Simeone, letture di Francesca Castaldo


LIBRI
- “I Casalbore di Pago Veiano”. Nell’ultimo libro di Lucia Gangale un grande affresco familiare ed il racconto di un’epoca che fu. Il libro sarà presentato sabato 18 ottobre presso il ristorante “Talismano” nel ridente centro sannita. Musica, letture e riflessioni ad accompagnare un evento molto atteso in paese

La storia di una famiglia illustre, che ha dato al paese uno stuolo di professionisti di gran valore, con talenti diversi e vite anche avventurose. Ne racconta la storica sannita Lucia Gangale nel suo ultimo libro, I Casalbore di Pago Veiano. Storia di una grande famiglia, Edizioni Youcanprint, che sarà presentato sabato 18 ottobre alle ore 17.00 presso il Ristorante “Talismano”, sito alla Via Vittorio Veneto, a Pago Veiano (Bn). A presentare l’autrice ci sarà Marialaura Simeone, docente e scrittrice, mentre le letture saranno affidate all’attrice Francesca Castaldo. È prevista un’introduzione musicale a cura di Giorgio De Ieso e Nadia Khomutova.

I Casalbore hanno attraversato tutte le trasformazioni in cui è stato implicato il loro mondo e la loro epoca: l’emigrazione verso il nuovo continente, la tragedia delle due guerre mondiali, la dittatura fascista, il dopoguerra, le prime forme di emancipazione femminile in ambito lavorativo. Gangale ricostruisce pazientemente la storia di questa grande famiglia, oggi estinta, setacciando archivi pubblici e privati, ricostruendo alberi genealogici, scavando nei fogli matricolari, nelle lettere di imbarco verso il Nuovo Mondo, negli atti di matrimonio ed in quelli notarili, nonché nelle fonti ecclesiastiche. Come scrive la professoressa Adriana Pedicini, che ha curato la prefazione al volume: «Uno studio che non vuole solo mettere in luce, per elogiarli o condannarli, i tanti elementi che riconducono alla condotta degli antenati, ma tende a delineare il cammino dell’umanità attraverso i protagonisti del passato, sia che appartengano ai ceti superiori che a quelli inferiori, in quella suddivisione di classi che pur mascherata, esiste ancora oggi, e con molto stridore, tra ricchi e poveri». Ed ancora: «Un’opera davvero encomiabile, sia per l’affetto romantico per i propri avi, sia per la necessità di cercare ciò che è andato perduto e dimenticato, ingiustamente, perché parte integrante di ciascuno che abbia fatto parte, o ne faccia ancora parte, di quella comunità».

Lucia Gangale, giornalista, studiosa, prolifica scrittrice di saggi impegnati, ha ricostruito la storia di Pago Veiano anche in altri libri. Complessivamente sono sei i volumi che ha dedicato alla storia di questo comune del Sannio beneventano. Appuntamento, dunque, il 18 ottobre, per immergerci in un tempo lontano, attraverso la storia di una famiglia e di tanti personaggi coevi, appartenuti a quel “piccolo mondo antico” che ancora oggi ci parla ed è capace di emozionarci.


NAPOLI, 16 ottobre - Andrea De Simone presenta "Il tuo journal della felicità". Modera l'autore e regista James La Motta


Giovedì 16 ottobre, alle ore 18.30, presso la Libreria Mondadori MA nella Galleria Umberto I a Napoli, si terrà la presentazione del nuovo libro di Andrea De Simone, già autore del bestseller "Ti meriti la felicità".

Il volume, dal titolo “Il tuo journal della felicità”, propone un percorso pratico per liberarsi dalle dinamiche tossiche e imparare ad amarsi, offrendo strumenti concreti per migliorare il proprio benessere emotivo e personale.

L’incontro sarà moderato dal regista e attore James La Motta.

L’evento è promosso da Sperling & Kupfer e Mondadori Store ed è aperto al pubblico.

L’appuntamento sarà un’occasione per dialogare con l’autore e approfondire i temi del libro in un contesto accogliente nel cuore della città. La stampa è invitata a partecipare.

14/10/25

S. GIORGIO A CREMANO (NA) - Le emozioni e la sensibilità di Fortuna Cestari rivivono in "Una vita sospesa", da oggi anche associazione per le malattie rare


Presentato nella Biblioteca Alagi di San Giorgio a Cremano il bel libro di Fortuna Cestari "Una vita sospesa", Graus Edizioni. 
Ancora una serata in compagnia dell'attrice e scrittrice partenopea, che ha riproposto il romanzo nel quale narra a tutto tondo di sé, delle sue emozioni, di quelle di tutta la sua famiglia in uno dei periodi più drammatici ultimamente vissuti, quello del Covid 19. 
Un vero e proprio flusso di coscienza, reale ed appassionante, nel ricordo della drammatica esperienza del Covid e di come è stata vissuta dalla famiglia di Fortuna Cestari, immagine e figura di molte famiglie italiane, tra paura e voglia di sopravvivere, sia fisicamente che emotivamente. 
Ad accompagnare la scrittrice nel suo viaggio, la giornalista Maria Ricca, relatrice, e la cantante Mary Geron, che ha impreziosito la serata con la sua splendida voce e le sue interpretazioni del repertorio partenopeo antico.
Da qualche giorno "Una vita sospesa" è divenuto anche il nome dell'associazione dedicata alle malattie rare, presieduta dalla stessa Cestari, e a cui andranno devoluti i proventi della vendita del volume. 

19/09/25

BENEVENTO, dal 26 settembre - Torna "Stregonerie". Primo incontro con Concita De Gregorio


LIBRI
- Dopo il successo delle precedenti edizioni, torna a Benevento “Stregonerie - Premio Strega tutto l’anno”, la rassegna letteraria che, nella suggestiva cornice della fabbrica del liquore Strega, fa rivivere i libri del premio più ambito d’Italia attraverso le voci più interessanti della letteratura italiana contemporanea. Ideata da Isabella Pedicini e Melania Petriello con Aurora Lobina, e realizzata in sinergia con Strega Alberti e Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, la rassegna – giunta alla settima edizione – rinnova il suo impegno nella valorizzazione della cultura letteraria, della narrativa e del pensiero critico attraverso una serie di appuntamenti in programma da settembre a marzo. Ma “Stregonerie - Premio Strega tutto l’anno” è molto più di una semplice rassegna: è un incontro tra storie, voci e visioni che uniscono passato e presente, tradizione e innovazione. Un omaggio alla magia della parola scritta, ambientato in un luogo simbolo del Premio Strega, la storica fabbrica dove il celebre liquore nasce dal 1860. Anche quest’anno, autrici e autori tra i più apprezzati dal pubblico rileggeranno i capolavori premiati alternandosi in una serie di incontri aperti alla città tra reading, dialoghi e firmacopie. A condurre le serate, giornalisti, critici letterari e ospiti del mondo della cultura.

«Con passione e dedizione – dichiarano le curatrici Pedicini e Petriello – proseguiamo lungo la strada che porta la letteratura fuori dai canoni tradizionali, favorisce l’incontro diretto tra autori e lettori, rafforza una comunità di persone nel nome dello Strega, e cura la riscoperta del piacere della narrazione e della lettura collettiva in un contesto evocativo e ricco di storia».

Ad aprire l'edizione di quest'anno, un appuntamento speciale: l'incontro con Concita De Gregorio, venerdì 26 settembre, alle ore 18. Autrice del romanzo “Di Madre in figlia” (Feltrinelli), De Gregorio inaugura la stagione 2025-2026 raccontando la storia del suo ultimo libro. E con un omaggio a Elsa Morante e al capolavoro con cui la scrittrice si aggiudicò lo Strega nel 1957: “L’isola di Arturo”.

Il 17 ottobre, invece, sarà la volta di Annalena Benini, direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino, che rileggerà il libro di Lalla Romano – premiato nel 1969 – dal quale ha tratto il titolo per la scorsa edizione del SALTO, “Le parole tra noi leggere”.

Insieme a lei, Mirella Armiero, co-autrice di “Bagaglio leggero. Viaggio nei luoghi di Fabrizia Ramondino” (Nutrimenti).

In occasione della Settimana della Cultura d’Impresa, è in programma per il 22 novembre un incontro dedicato a “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi, Premio Strega 2010, con Antonio Franchini, autore de “Il fuoco che ti porti dentro” (Marsilio), Giuseppe Iannaccone, direttore del Centro per il libro e la lettura e con Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. Sarà presente, inoltre, Mario Desiati, vincitore dello Strega nel 2022.

Con il nuovo anno, saranno in cartellone altri tre appuntamenti. Il 23 gennaio, Teresa Ciabatti, autrice di “Donnaregina” (Mondadori) racconterà “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg, Premio Strega 1963, mentre Mario Desiati, autore di “Malbianco” (Einaudi), rileggerà “La Memoria” di Giovanni Battista Angioletti, Premio Strega 1949.

Il 20 febbraio, Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, celebrerà gli ottant’anni anni del premio con un omaggio alla sua fondatrice, Maria Bellonci e al suo “Rinascimento Privato”, Premio Strega 1986.

A suggellare la chiusura della rassegna, il 7 marzo sarà Rosella Postorino, autrice di “Nei nervi e nel cuore” (Solferino), che condurrà lettrici e lettori tra le pagine di “Sillabario n.2” di Goffredo Parise, Premio Strega 1982.

Tutti gli eventi si terranno, alle ore 18, presso la ditta Strega Alberti in largo G. Alberti (già piazza V. Colonna) a Benevento. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail stregonerie@strega.it.

Per aggiornamenti sul calendario degli incontri e prenotazioni, è possibile consultare i canali ufficiali online di Strega Alberti Benevento.


08/06/25

BENEVENTO - Melania Petriello, giornalista e autrice Tv, ripercorre "La strada di casa", raccontando emozioni

di Maria Ricca


LIBRI - "La strada di casa" e le emozioni. Tantissime, tangibili, straordinarie quelle emerse nella serata speciale di riflessione e di condivisione, nel senso più puro della parola, dedicata al nuovo volume portato alle stampe, edizioni Fuori Rotta - Inchiesta, dalla giornalista ed autrice televisiva Melania Petriello. Sommersa da testimonianze di stima ed affetto sinceri alla Ubik di Benevento, l'autrice ha scelto di iniziare il lungo tour che la porterà in giro per l'Italia a proporre la propria fatica letteraria, nella propria città di origine, circondata dagli amici di sempre, la "famiglia" che si sceglie, giorno dopo giorno, condividendo gioie e difficoltà. 


Per lei, nella libreria beneventana, un bagno di folla e di affetto. E c'erano, infatti, proprio tutti, ma tutti davvero, vecchi giornalisti e nuove leve, appassionati di letteratura e frequentatori abituali degli eventi culturali ad accogliere la persona amica e l'intervistatrice di razza, giorno dopo giorno sempre più apprezzata nel mondo della stampa radiotelevisiva.

Con il consueto piglio e la disinvoltura che le appartengono, cuore in mano e commozione palpabile, Melania Petriello ha ricordato il desiderio che l'ha sempre mossa, sin dalla prima gioventù, di conoscere, indagare, raccontare storie, con la schiettezza e la semplicità di chi si considera "una femminista in cammino", proveniente da un retroterra familiare semplice ed onesto, di lavoratori, emigrati, antifascisti. E poi ha ripercorso i momenti che l'hanno condotta a scrivere "La strada di casa", storie di madri costrette dalla vita a lasciare ad altri le proprie creature, sempre alle prese con il senso di incompiutezza, e di figli che, pur grati alle famiglie adottive, instancabilmente le cercano, per ricostruire se stessi e la propria identità. Perché "c'è il diritto a lasciare, ma anche il d
iritto a cercare - ha sottolineato la scrittrice - perché noi abbiamo un patrimonio di cellule fisiche che però è anche
patrimonio culturale e morale. E dunque chi cerca le proprie radici lo fa, avvertendo distintamente di avere "un buco nel genoma". 

Attraverso le sue parole e quelle di Isabella Pedicini, scrittrice, Claudia Benassi, giornalista e Antonio Di Fede, giurista, che hanno introdotto e commentato il lavoro dell'Autrice, si è delineata in parole e forma l'impresa realizzata dalla Petriello, che ha saputo raccontare, con grazia e senza sbavature retoriche, le piccole, grandi vicende di chi ha voluto confidarle i tratti significativi di quelle, riuscendo a dare a loro centralità, intervistando le persone con la "generosità e la delicatezza - ha detto la Benassi - di chi sa ascoltare senza giudicare" e dando significato, ha confermato la Pedicini, alla domanda che al Sud forse ha più senso che altrove: "A chi appartieni?". E pensare che la scrittura del libro non è stata esente da incidenti di percorso, come il furto del cellulare della scrittrice e la conseguente perdita del materiale registrato, che però, divenuto escamotage narrativo,  le hanno consentito una ricostruzione quasi psicoanalitica, a memoria e dunque con la forza del sentimento, delle vicende da lei narrate.
Infine, al giurista Di Fede è toccato il compito di ricordare la legge che in Italia consente di lasciare in ospedale, senza riconoscerlo, il proprio figlio e di rivendicare il diritto all'oblio per cento anni dall'evento, dunque per una vita intera, con tutti gli annessi e connessi legislativi che la materia richiede. "È un tema, questo - ha detto - che dà la possibilità di interrogarci, e magari di offrire nuove istanze in merito al nostro Parlamento."
Infine, la lettura emozionante da parte della Benassi, di una delle vicende, narrate con l'unico metodo valido per un giornalista: ricercare la verità. E cercare di trarne insegnamento e speranza.