PARLIAMO DI...


07/02/26

NAPOLI, fino a domenica 8 febbraio - I "Giornalisti quasi disoccupati" Massa & Carrino alla ricerca della felicità, fra riflessioni agrodolci e battute irresistibili


di Maria Ricca

TEATRO - Non poteva che essere il celebre ticchettio della Olivetti old style, sulle note di Leroy Anderson, rese celebri dalla mimica di Jerry Lewis in versione improvvisato dattilografo, ad introdurre e a sottolineare i passaggi fra i vari quadri-siparietto della storia dei tre "Giornalisti quasi disoccupati", che animano l'omonimo spettacolo diretto da Lucio Perri, in scena ancora oggi, 7 febbraio, e domenica 8 al Teatro Totó di Napoli. 

Ritmo serratissimo per le battute fulminanti di Ettore Massa e Massimo Carrino, autori del testo ed attori in scena, comprimari con la spalla forte dell'ironica Giusy Freccia e le eleganti e puntuali incursioni dell'abile Daniela Cenciotti

Oggi che i ticchettii del computer di chi scrive sono silenziosi, o quasi, molto invece è il "rumore mediatico", l' "hype" che occorre creare per evitare il fallimento di un'impresa giornalistica.


Accade così che due improvvisati giornalisti ed una stagista debbano affrontare le difficoltà della propria testata cartacea, mai decollata, in verità, e convertirsi, per salvare il salvabile, alla magia del web. 

Un approdo naturale, che mira a sfruttare in termini economici le caratteristiche più forti della rete social, ormai dominata dalle fake news, che diventano punto di forza e ciambella di salvataggio per quei giornalisti che devono, gioco forza, reinventarsi, per restare a galla in un mondo che non fa sconti a nessuno. E così provano a diventare di volta in volta improbabili chef o stimati virologi, cavalcando le mode del momento e facendo il verso ai nuovi profeti dell'etere e alle tendenze virali, per creare accattivanti clickbait e tormentoni irresistibili . 


Di qui un susseguirsi di battute ad effetto, invenzioni comiche, calembours, equivoci e misunderstanding, che molto mutuano dalle tecniche comiche del nuovo cabaret televisivo, eppur rivelano la formazione squisitamente teatrale degli attori in scena. Ne vien fuori un gradevole mix, che consente agli interpreti di reggere fino in fondo quel ritmo serrato che conquista il pubblico e porta a casa il risultato. Esilarante il riferimento, nel finale, alle cronache recenti del gossip, arma potente ormai per abbattere o portare alle stelle la carriera di qualunque personaggio, anche i presunti intoccabili. Non deve essere però questo lo strumento per rinunciare, in nome di facili guadagni, all'onestà della migliore interpretazione del mestiere: "Siete giornalisti, avete il dovere di dire la verità. Le fake news producono mostri", ammonisce l'austera ispettrice, inviata a controllare l'operato dei protagonisti. Ed è l'ultimo richiamo, serio stavolta, ai principi deontologici irrinunciabili del "Testo unico dei doveri" del giornalista. 

Si ride, dunque, dall'inizio alla fine, ma restano spunti per una seria riflessione, nella  consapevolezza che, se è vero che non tutto l' "hype" viene per nuocere, è pur vero che non tutto è lecito in nome del guadagno. Una riflessione antica, ma tanto più efficace perché proposta nel segno dell'ironia.