di Maria Ricca
L'INTERVISTA - Il "Festival di Primavera - Una Finestra sulla Danza", in svolgimento in questi giorni a Benevento, offre l'occasione di svolgere alcune riflessioni sulle opportunità offerte dall'evento in relazione a nuove prospettive culturali e formative. Ne parliamo con Carmen Castiello (nella foto), direttrice artistica del Festival, con il suo Centro Studi, BenArt e Balletto di Benevento, presso il Teatro Libertà, da sempre promotrice nel Sannio di preziosi eventi culturali.
- Diciannove anni di festival: che bilancio tracci oggi di "Una Finestra sulla Danza" e cosa è cambiato rispetto alla prima edizione?
"Diciannove anni di festival rappresentano un traguardo importante. Il bilancio è sicuramente molto positivo: nel tempo la manifestazione è cresciuta sia in termini di qualità artistica sia di partecipazione del pubblico. Siamo riusciti a coinvolgere tanti giovani, a ospitare artisti di valore e a rendere la danza un elemento centrale della nostra proposta culturale. Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra e ci spinge a guardare al futuro con entusiasmo, puntando a migliorare ancora e a offrire nuove opportunità di crescita e confronto. Quando è nato il festival nel 2007 si investiva di più nella danza come forma d’arte. Oggi il contesto è cambiato, ma questo ci ha spinto a reinventarci e a continuare a valorizzarla con ancora più determinazione."
- A Benevento il festival si propone come spazio di dialogo tra danza e cultura: il pubblico ha risposto a questa visione?
"Il nostro Festival è, per vocazione, uno spazio di dialogo profondo tra la danza e la cultura. In questi anni abbiamo compiuto un importante lavoro di ‘alfabetizzazione’: abbiamo cercato di ‘educare’ il pubblico a comprendere la complessità dei linguaggi coreutici, ricevendo una risposta straordinaria in termini di partecipazione intellettuale ed emotiva.
Oggi viviamo in città abituate a grandi eventi , dominati dalla logica dei grandi numeri. Tuttavia, una manifestazione come la nostra non cerca il riscontro statistico a ogni costo, perché la cultura non è un bene di consumo rapido, ma un investimento a lungo termine sulla sensibilità delle persone.
Proprio per questo, ritengo sia urgente orientare l’attenzione verso iniziative che valorizzino la città nella sua essenza più autentica. Musica, danza e teatro non sono semplici intrattenimenti, ma strade fondamentali per riscoprire l’identità di un territorio. La nostra sfida è sostituire la quantità con l’intensità: non puntiamo a riempire solo le piazze, ma a nutrire la consapevolezza dei cittadini, convinti che il rispetto della bellezza e dell'arte sia l'unico vero motore per una crescita sociale sostenibile."
- Oltre 300 allievi e numerosi insegnanti coinvolti: quanto pesa oggi la "formazione" nella crescita del movimento coreutico?
"La formazione nel linguaggio coreutico è fondamentale. L’improvvisazione e una conoscenza superficiale della disciplina possono avere effetti negativi sull’educazione del corpo: si rischia di confondere i giovani danzatori e di portarli a utilizzare il corpo in modo non corretto. Oggi, con l’influenza di ciò che si vede sul web e in televisione, è ancora più importante offrire riferimenti solidi, competenza e qualità."
-Il programma dedica ampio spazio alla pedagogia e alla danza per l’infanzia: è questa la chiave per il futuro della danza?
"Credo fermamente che l’educazione all’infanzia sia la vera chiave di volta per il successo della società di domani. Ma per aprire questa porta, dobbiamo partire dalla formazione di chi educa: formare i docenti a una didattica e a una pedagogia della danza corretta non è solo una questione tecnica, è un atto di responsabilità civile.
Insegnare danza correttamente significa, innanzitutto, creare danzatori consapevoli che sanno abitare il proprio corpo con rispetto e dignità. Tuttavia, il nostro obiettivo va ben oltre il palcoscenico: attraverso il rigore e la grazia, formiamo cittadini capaci di trasferire quel senso di equilibrio e di ascolto nella vita quotidiana. La sala danza diventa così una palestra di democrazia e di umanità.
Quando un insegnante sa trasmettere l’essenza profonda del movimento, educa il giovane alla bellezza e, di riflesso, al rispetto per tutto ciò che è arte e cultura. In un mondo che spesso corre verso la superficialità, noi abbiamo il compito di difendere la centralità dell'essere umano. In ultima analisi, educare alla danza significa seminare bellezza per raccogliere una società più consapevole, sensibile e, soprattutto, capace di riconoscere e proteggere il valore della vita in ogni sua forma."
- Il convegno finale parla di “urgenza della danza contemporanea”: qual è, oggi, questa urgenza secondo te?
"Oggi l’urgenza della danza non è più solo estetica, ma profondamente etica e sociale.In un mondo sempre più virtuale e frammentato, la danza contemporanea, e non solo,ha il compito vitale di riportarci alla verità del corpo e alla concretezza del presente. Avere ospiti ricercatrici e storiche della danza come Francesca Falcone del Teatro dell’Opera di Roma e Maria Venuso dell’Università Federico II ci aiuterà a comprendere la strada da percorrere."
-Guardando avanti: quale sarà il prossimo passo del Festival di Primavera?
"Per le prossime edizioni continuerò a cercare coloro che possono indirizzarci verso un compito importante: difendere l’essenza dell’essere umano. Quando un bambino impara a danzare con consapevolezza, impara a riconoscere la bellezza e la fragilità della vita. Ecco perché investire nella formazione coreutica di qualità è un atto politico: significa seminare oggi quel senso di empatia, rigore e armonia che sono le uniche basi possibili per la società del futuro."


