di Maria Ricca
"La storia siamo noi", cantava De Gregori. E la vita, è vero, si gioca nelle circostanze. Sicché le nostre "marginali esistenze", importanti apparentemente solo per chi le vive, sono invece quelle che la Storia reale la costruiscono dall'interno, divenendo la testimonianza più straordinaria e verace delle vicende del "Paese" e dei paesi, attraverso il percorso delle esistenze familiari che ci hanno preceduto fino ad arrivare alla nostra.
Accade così che prendano vita, nelle interpretazioni ironiche, sagaci, sofferte e sempre puntuali di Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia, Viviana Altieri e Nicola Nicchi, le pagine di Amerigo Ciervo, nell'opera portata in scena per "Racconti per Ricominciare" di Vesuvioteatro, "Marginali esistenze", appunto, in scena fino al 7 giugno al Mulino Pacifico.
Le vicende sono punteggiate da precisi riferimenti, raccolti dalle cronache e dagli archivi fino a comporre un libro prezioso per chi scrive e soprattutto per chi legge e ritrova in quei racconti anche le storie dei propri cari, quelle da sempre narrate in famiglia.
Tra canto e controcanto, in un contrappunto di voci narranti e di quadri narrativi, gli attori, sapientemente diretti da Viviana Altieri sull'adattamento narrativo curato da Michelangelo Fetto, restituiscono puntualmente atmosfere, volti e voci di tre secoli di vita familiare, di vittorie, tragedie e sconfitte.
Pochi elementi — cappelli, foulard, giacche e attrezzi essenziali di scena — fungono da utile supporto alle caratterizzazioni offerte dagli interpreti, che, senza cali di ritmo e attraverso brillanti chiaroscuri, tratteggiano il percorso narrativo dei personaggi: donne fragili che muoiono di parto o donne forti che guidano le proprie famiglie; uomini che scompaiono precocemente, altri che si disperdono in guerra o che tornano faticosamente alle proprie attività, dopo la lontananza forzata.
E sullo sfondo la politica e la Chiesa, che cercano di indirizzare le menti fino all'epilogo, in cui lo scrittore riprende il filo della narrazione, riavvolgendo il nastro e ricollegandosi al giorno d'oggi. In sottofondo risuonano le voci dei moderni volti della televisione, che invitano alla leggerezza come nuovo stile di vita, mentre i ricordi tornano prepotenti.
Profondo è il riconoscersi nelle avventure narrate da parte dello spettatore, che lascia lo spettacolo con la sensazione di aver sentito parlare anche un po' di sé, ritrovando e riecheggiando in quei racconti le vicende della propria famiglia.
La Letteratura si fa ancora Teatro, dunque, ed è sempre vita, più che mai.
