PARLIAMO DI...


31/05/26

L'INTERVISTA - Viviana Altieri e le "Marginali esistenze" di Amerigo Ciervo, nei "Racconti per ricominciare" della Solot


di Maria Ricca

I "Racconti per Ricominciare"  di Vesuvioteatro, rassegna di prosa al tramonto nei luoghi storici della Campania, direzione artistica di Claudio Di Palma e consulenza di Giulio Baffi, approdano il 3 giugno al Mulino Pacifico di Benevento, con lo spettacolo  "Marginali esistenze", scritto da Amerigo Ciervo ed interpretato dalla Compagnia Solot. In scena, fino al 7 giugno, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia, Nicola Nicchi. 

Ne parliamo con Viviana Altieri, unica interprete femminile, curatrice e regista dell'allestimento.  

- "Marginali esistenze" attraversa epoche storiche molto diverse: quali sono state le tue principali scelte registiche per conservare il filo emotivo della narrazione, attraverso i vari passaggi? 

"Amerigo Ciervo ha scritto un romanzo in cui la saga familiare dei “Ciervo" attraversa quattro secoli di storia con importanti e bellissime digressioni storico- filosofiche . Come in tutte le operazioni di trasposizione teatrale di un’opera letteraria bisogna fare delle scelte, talvolta sofferte, e rinunciare a qualcosa. Ma laddove si perde la sovrabbondanza espressiva della letteratura, si acquista la vivacità nella drammatizzazione delle scene. Ho fatto in modo che molti dei personaggi principali della saga prendano vita sulla scena: in carne, ossa e voce, numerose marginali esistenze diventano, per pochi minuti, protagoniste assolute dello spazio scenico, evocando, con opportuni elementi di costume, le epoche di appartenenza. Il filo emotivo è mantenuto teso e vivo dalla partitura scenica che alterna momenti drammatizzati a momenti narrati. La mia scelta principale è stata quella di non lavorare sulle epoche come “quadri separati”, ma come frammenti di una stessa memoria collettiva. Mi interessava che il pubblico percepisse una continuità emotiva più che cronologica. Anche il ritmo dello spettacolo è stato costruito per accompagnare lo spettatore in un attraversamento quasi interiore, dove i cambi storici diventano variazioni di uno stesso dolore umano."

-Il tema della marginalità attraversa tutto il lavoro: come hai guidato gli attori nella costruzione dei personaggi? 

"La marginalità nello spettacolo non è soltanto una condizione economica o storica, ma anche emotiva: sentirsi fuori luogo, non visti, dimenticati. Gli attori hanno costruito i personaggi partendo proprio da questa dimensione intima e universale. “Le anime pezzentelle” dei morti abbandonati o senza nome della tradizione popolare, sono sempre con noi, fanno parte di noi, hanno solo bisogno di essere “rinfrescate” e noi abbiamo cercato di dare un po di sollievo, “ il refrisco” invocato , l’alleviamento della pena a personaggi che altrimenti sarebbero ancora solo date annotate su un vecchio registro di chiesa. La nostra "mise en espace" è quasi una preghiera, recitata per accompagnare queste esistenze marginali dal purgatorio al paradiso della memoria. I personaggi emergono, hanno chiesto loro che voce avere!"

-Quanto contano nello spettacolo gli elementi sonori, le luci e lo spazio scenico del Giardino del Mulino Pacifico nel creare quell’atmosfera sospesa tra memoria, assenza e presenza?

"Contano moltissimo, quasi quanto la parola. Il Giardino del Mulino Pacifico non è semplicemente una cornice, ma una parte viva della "mise en espace". Lo spazio aperto, con le sue ombre, i suoi vuoti e i suoi suoni naturali, crea una dimensione molto fragile e poetica, dove il confine tra realtà e memoria si fa sottile. Le luci artificiali non ci sono, tutto si svolge al tramonto…e sulla luce del tramonto non c’è bisogno di dire. Sulle scelte musicali ho potuto divertirmi un poco a trovare e scegliere brani della scuola barocca napoletana e non solo… diciamo che ho voluto “i Ciervo" nel sonoro! Tutti questi elementi aiutano lo spettatore a entrare in uno stato di ascolto più profondo, quasi sospeso nel tempo."

-Essendo anche interprete dello spettacolo, come sei riuscita a conciliare il doppio ruolo di attrice e regista durante il processo creativo e in scena?

"Non lo so se ci sono riuscita! Lo diranno gli spettatori!"