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27/06/26

PIETRELCINA - Il prof. Riccardo Valli e "La trappola di Tucidide": docente ed ex allievi a confronto su dinamiche antiche e moderne


di Maria Ricca

C'è un'espressione che, negli ultimi anni, è uscita dalle aule universitarie per entrare stabilmente nel lessico della geopolitica mondiale: "la trappola di Tucidide". La si ritrova nei saggi degli analisti, nei dibattiti televisivi, perfino nei discorsi dei grandi leader internazionali. Non è un caso che anche il presidente cinese Xi Jinping vi abbia fatto riferimento, mettendo in guardia dal rischio che il confronto tra una potenza dominante e una potenza emergente possa trasformarsi, quasi inevitabilmente, in un conflitto.

È stato proprio questo il filo conduttore dell'incontro-seminario "La trappola di Tucidide", aperto a tutti, e tenuto dal professor Riccardo Valli presso la sede dell'Archeoclub di Pietrelcina. Il docente,  a confronto soprattutto con i propri ex allievi, ormai affermati professionisti, fra cui l'Assessore comunale alla Sanità e alle Pari Opportunità Milena Masone, promotrice dell'incontro, ha inteso dimostrare quanto il mondo antico continui a fornire preziose chiavi di lettura per comprendere l'attualità.

Il punto di partenza è stato naturalmente la Guerra del Peloponneso, narrata da Tucidide, storico ateniese e, nello stesso tempo, testimone contemporaneo degli eventi che racconta.

Da un lato vi era Sparta, potenza terrestre, forte di una società costruita attorno al ceto militare e al controllo del Peloponneso. Dall'altro Atene, che aveva invece fatto del mare la propria forza.

Ma il predominio ateniese non nacque per caso.

All'inizio del V secolo avanti Cristo le città greche dovettero affrontare la minaccia persiana. Comprendendo di non poter competere sul terreno, gli Ateniesi decisero di affidarsi alla superiorità navale. Celebre rimane il responso dell'Oracolo di Delfi sulle misteriose "mura di legno", interpretate come le navi della flotta ateniese. Fu una scelta destinata a cambiare la storia. La vittoria nella battaglia di Salamina e la successiva sconfitta della Persia consegnarono ad Atene un prestigio enorme.

Fu allora che nacque la Lega di Delo. Le città greche, riconoscenti verso Atene, contribuirono economicamente alla difesa comune. Con quelle risorse Pericle trasformò la città nel centro politico, economico e culturale della Grecia, avviando anche la costruzione del Partenone, simbolo ancora oggi della civiltà classica.

Tra il 480 e il 479 avanti Cristo il potere ateniese crebbe rapidamente. Per qualche tempo sembrò possibile mantenere un equilibrio, ma le tensioni iniziarono ad aumentare. Alcuni alleati, come Corinto, contestarono l'espansione ateniese. Sparta, osservando la crescita continua della rivale, cominciò a percepire il proprio declino.

Ed è qui che Tucidide individua la causa profonda della guerra.

Non furono soltanto i singoli episodi diplomatici o militari a provocare il conflitto, ma il timore della potenza consolidata nei confronti di quella emergente. In altre parole, l'ascesa di Atene rese la guerra quasi inevitabile perché alimentò la paura di Sparta.

È questa la celebre "trappola di Tucidide", un'intuizione che, secoli dopo, sarà ripresa anche dal filosofo David Hume e che oggi continua a essere richiamata dagli studiosi delle relazioni internazionali.

Il riferimento all'attualità è quasi spontaneo. Molti osservatori vedono infatti nella competizione tra Stati Uniti e Cina dinamiche non troppo diverse da quelle descritte oltre duemila anni fa. Da qui anche gli appelli di Xi Jinping a evitare che la rivalità tra le due superpotenze precipiti in uno scontro aperto, sottolineando come nessuno possa permettersi di cadere nella "trappola di Tucidide".

Naturalmente la storia non si ripete mai nello stesso modo. Ogni epoca possiede caratteristiche proprie e i rapporti internazionali del XXI secolo sono infinitamente più complessi rispetto al mondo greco. Tuttavia, come ha ricordato il professor Valli, la storia continua a offrirci strumenti preziosi per interpretare il presente.

È forse questo il fascino intramontabile dei classici: non quello di fornire risposte definitive, ma di insegnarci a leggere il nostro tempo con maggiore consapevolezza. E, in un'epoca attraversata da guerre, tensioni e nuovi equilibri globali, la lezione di Tucidide appare sorprendentemente attuale: spesso non sono l'odio o l'ambizione a rendere inevitabili i conflitti, bensì la paura che nasce quando cambia l'equilibrio del potere. Una riflessione antica di venticinque secoli che continua a interrogare, con inquietante lucidità, il mondo contemporaneo.