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01/06/26

PORTICI, fino al 5 giugno - Eduardo Tartaglia e Veronica Mazza con Peppe Miale, "Statue unite" , tra franca disillusione ed amare verità



di Maria Ricca

Ancora in scena, alla Villa Fernandes di Portici fino al 5 giugno, c'è "Statue Unite", nell'ambito della rassegna "Racconti per Ricominciare", diretta da Claudio Di Palma e curata da Giulio Baffi, teatro al tramonto nei luoghi storici della Campania.

Protagonisti due disillusi artisti di strada, che provano a sbarcare il lunario, accettando la carità altrui: due autodefinitesi "cucozze scaurate", dal colore profondamente albicocca dei loro abiti. Per un'ingegnosa, quanto traballante, architettura scenica, si trovano lui, che l'ha ideata, alla base, e lei arrampicata sul trespolo, a considerare la propria miserabile condizione.


Canto e controcanto efficaci: l'uomo è idealista e visionario, ancora convinto di poter cambiare il mondo, la donna è profondamente disincantata e razionale. Eduardo Tartaglia, anche autore del testo, nei panni di Raffaele, e Veronica Mazza, in quelli di Adelaide, infilano una serie irresistibile di battute in un vernacolo puro e musicale, che suscita sorrisi immediati quanto amari, confermando il loro profondo affiatamento e la capacità di comprendere gli umori del pubblico, recitando con sapienza e intelligente brio.

Riecheggiando un po' Eduardo e un po' Beckett, i due chiacchierano del silenzio e dell'attesa, del reale e del virtuale, in un insolito turno di notte del proprio singolare lavoro. Sembrano aspettare Godot, come i clochard più famosi della letteratura teatrale contemporanea: quel riscatto che prende il volto degli spettatori, sempre sul punto di uscire dal teatro, ma che alla fine non escono mai a dare agli artisti di strada il tributo in spiccioli che meritano. Proprio come la vita, che li ha sbattuti per strada e costretti a mille compromessi.

L'ultimo, il più terribile, è quello che sottende all'intera narrazione, lasciando intuire come la tranquillità che il severo brigadiere, a cui Peppe Miale conferisce incisività e carattere, concede loro quando compare in scena nel finale, non derivi da un legittimo apprezzamento per la loro arte, ma piuttosto dalla laida attenzione del militare, ormai alle soglie della pensione, per la donna del duo. Sfruttata, si lascia intendere, come altre prima di lei, per consentirle il lasciapassare all'elemosina "artistica" sul marciapiede.

Insomma, per i due non c'è verso di cambiare la propria esistenza: non resta che andare avanti ed essere solo e semplicemente le "Statue Unite" del titolo, in una rassegnazione composta, ma comunque produttiva.