di Maria Ricca
TEATRO - Quattro figure femminili in scena, quattro donne che volteggiano in nero e scarpe rosse a raccontare tutte la stessa storia, la stessa Napoli bella e dannata che sta per essere sommersa dall'esplosione dei campi flegrei e nessuno lo sa, tranne Diego Ventre, avvocato di successo, volto brillante, marcio fino al midollo. È l'incipit famoso di "Fuoco su Napoli" di Ruggero Cappuccio, che Nadia Baldi, regista, sceglie di narrare nelle sue espressioni più significative al Parco Urbano del Granatello, nei "Racconti per Ricominciare" di Vesuvioteatro, fino al 7 giugno.
La scenografia, essenzialissima, è l'impetuoso mare sullo sfondo ed un prato sul quale si muovono, cadono e si rialzano appassionate le interpreti Ludovica Franco, Barbara Lauletta, Gioia Miale, Gaia Parlato. A ciascuna è affidato un capitolo significativo dell'opera ed il compito di incarnare in maniera sanguigna delusioni e speranze. Dalla madre del protagonista sempre più anziana ed infelice nella sua irresistibile follia che diventa odio verso il proprio stesso figlio, a Luce, "incinta di rabbia" per essere stata ingannata da Diego, ma consapevole, come donna, del suo potere di "dissanguare" chi l'ha tradita, anche quando la violenza la consuma e la inchioda prepotentemente al suo dolore, eco di altre violenze più intime e conosciute.
Fino al resoconto finale: guardarsi allo specchio per i protagonisti non è facile e la sincerità non paga. "Napoli è meravigliosa, ma se volete vivere qui come in Svizzera, andate in Svizzera", chiosa l'attrice nella "summa" finale. Per fortuna "la letteratura è la miglior medicina per la vita" , sussurrano le interpreti andando via, in un'enfasi consolatoria che riscatta il dramma e consente di andare avanti.
Molto applaudite le attrici, agilissime ed intense, perfette nel rendere il dramma, l'isteria, la sensualità, la pazzia.
