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06/07/26

NAPOLI - Rosaria De Cicco ne "L'eleganza del riccio" accende i "Brividi d'estate" all'Orto Botanico


di Maria Ricca

Interpretazione suggestiva ed emozionante, quella che Rosaria De Cicco ha offerto in questo giorni al pubblico di "Brividi d'estate", la rassegna estiva de 'Il Pozzo e il Pendolo" all'Orto Botanico di Napoli. La sua rilettura della figura di Mme Michel, nella celebre opera "L'eleganza del riccio" di Muriel Barbéry, è apparsa caratterizzata da una consapevolezza dolente, che ha dato più smalto all'interpretazione e ha catturato sin da subito la scena, ipnotizzando la platea. Non è stato difficile, dunque, identificarsi nel suo personaggio, per chi da sempre combatte con la differenza tra la propria vera essenza e l'immagine esterna che siamo costretti a dare di noi, per sopravvivere e per non "inquietare" il prossimo, il quale, in genere, ragiona per stereotipi e dunque non capirebbe un "cambio di programma", arrivando alla derisione. E così Renée, per tutta la vita condannata ad accontentarsi, perché non ritenuta mai "abbastanza" in tutti i sensi, come spesso accade a chi, profondamente intelligente, studia ed osserva dall'esterno, ma non immagina di poter spiccare il volo, è la portinaia affabile, gentile, intuitiva e sensibile di un elegante palazzo di Parigi. Una vedovanza serena da un marito che lei ha curato ed assistito con devozione fino all'ultimo completa il quadro di una donna speciale e disincantata, a cui fa da contraltare l'intelligente Paloma (Sabrina Bruno), adolescente critica verso tutto il mondo, specie quello familiare, che ama sperimentare e conoscere, pur dandosi come limite il proprio stesso suicidio, di lì a breve, di cui parla con leggerezza, come fosse una delle tante avventure che le si prospettano dinanzi. 

Che Renée abbia chiamato il suo gatto Lev (come Tolstoj), rivelando involontariamente la sua "eleganza", pur restando un prezioso "riccio", chiuso in sé, se ne accorgerà solo Monsieur Ozu (Nico Ciliberti), che saprà, con delicatezza, sfogliare, ad uno ad uno, gli strati sotto i quali si nasconde Reneé e rivelarne le qualità. Confermando che la vera sapienza è custodire la propria bellezza interiore, senza ostentarla, aspettando qualcuno capace di riconoscerla. 

Tutto questo fin quando la tragedia, maledettamente, irrompe, proprio un attimo prima del riscatto di Renée, togliendole la vita, costringendo chi resta ad affrontare una verità che non fa sconti. Se Ozu rimpiange l'occasione mancata di condividere il proprio cammino con una donna straordinaria e ritrovare con lei il senso di tutto, Paloma comprende che le opportunità offerte dall'esistenza vanno trattate con rispetto, che non si scherza con la vita ed il suo significato, che la filosofia e l'ironia nulla possono dinanzi alla sua imprevedibilità. 

Gli echi pirandelliani nel racconto ci sono tutti, qui declinati attraverso un sapiente gioco di luci ed ombre che ha saputo sfruttare gli archi delle finestre del Castello del Real Orto Botanico, a riproporre in maniera sfalsata gli spazi del condominio parigino in cui si son mossi gli interpreti, trasformandolo in un luogo dell'anima, sospeso tra realtà e memoria, evocato dalla scenografia curata da Giorgia Lauro. 

La regia di Annamaria Russo ha saputo dare giusto risalto ai momenti fondamentali dell'opera, scegliendo di individuare frasi chiave e parole essenziali per delineare le caratteristiche dei diversi personaggi e rivelarne l'anima.