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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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29/11/15

TEATRO - Le "Mamme" delle "Matremo", da Annibale Ruccello ad una drammatica contemporaneità

di Maria Ricca

Le “tragedie minimali” delle “Mamme” di Annibale Ruccello, affidate alla verve delle quattro attrici di “Matremo”, la compagnia partenopea, ospite della rassegna “Magnifico Teatro” del Magnifico Visbaal, hanno ritrovato vitalità e confermato la propria attualità, nonostante siano state scritte e concepite più di trent’anni fa.
Al Piccolo Teatro Libertà, Roberta Frascati, Caterina di Matteo, Monica Palomby e Angela Garofalo, hanno offerto una propria rilettura personale dei quattro volti di genitrice immaginati da  Annibale Ruccello, il mai fin troppo compianto attore e drammaturgo napoletano, che aveva provato a rinnovare il percorso della tradizione, con innesti tratti dalla realtà sempre vivace, tra il duro ed il grottesco, dell’anima partenopea.  
Le attrici, formatesi alla scuola elementare del teatro di Davide Iodice, nel riproporre la pièce, hanno scelto di confrontarsi attraverso quattro monologhi, tutti collegati da un filo conduttore, il volto di un’unica madre, nel segno del dolore e della frustrazione, spesso dell’inadeguatezza.
Una compagnia tutta al femminile, unita da grande complicità e forza di carattere, nelle differenti personalità, per offrire una rappresentazione realistica della figura materna, dalla madre generosa di Catarinella, che l’aiuta, da morta, a conquistare il principe, nonostante la figlia stessa l’abbia uccisa, alla folle ospite di un convento, convinta di essere Maria del Carmelo, passando per la sofferente genitrice di una ragazza incinta, che ne procura, suo malgrado, il suicidio per vergogna, fino alla casalinga disperata ante-litteram, circondata da bambini dai nomi fantasiosi e televisivi, incollata al piccolo schermo e alle faccende domestiche, con un occhio ai pargoli ed un altro alle eroine delle soap a cui vorrebbe somigliare, magari portando i suoi bimbi in TV, a quei concorsi canori che tanto erano (e sono!) in voga.
Al centro, unico elemento scenico, ad evocare il parto, la sedia di paglia bucata, su un tappeto rosso.
Recitazione efficace, quella delle attrici, forti di una padronanza linguistica dell’idioma partenopeo, che certo aiuta, nell’immedesimazione, gli spettatori e soprattutto le spettatrici, in vicende che però sono universali. Alla base di tutto un lavoro duro sul testo e sull’interpretazione, realizzato da “performers”, che vivono la propria realtà in scena, grazie ad un’empatia e ad una complicità, che unisce le loro forti personalità e le trasforma in quattro cuori ed altrettanti desideri.

Prossimo appuntamento, il 4 e il 5 dicembre, proprio con la Compagnia ospite, il “Magnifico Visbaal”, che porta in scena “Fuje Filumena”, reinterpretazione innovativa di “Filumena Marturano”, a cura di Peppe Fonzo, per l’attore Roberto Azzurro. “La scrittura gioca sul filo del rasoio – si legge nelle note di regia -  guarda il testo di Eduardo, ma sposta il baricentro mettendo in evidenza la distanza tra due “signorine” di epoche diverse: quella di oggi che vive in un contemporaneo di “munnezza”, alienazione, rassegnazione, ignoranza, angoscia; e quella della favola borghese Eduardiana...