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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

PARLIAMO DI...

16/12/16

L'INTERVISTA - Il Magnifico Visbaal al Napoli Teatro Festival. Peppe Fonzo e la scommessa del teatro di frontiera, in cerca di veri spazi ed opportunità

di Maria Ricca

Il Napoli Teatro Festival apre alla descrizione del malessere sociale, attraverso il teatro. Ruggero Cappuccio, nuovo direttore del Festival, sceglie “Magnifico Visbaal Teatro”, compagnia nata sul territorio sannita, insieme ad altre tredici realtà campane, per raccontare nella sezione "Quartieri di vita"  il coraggio di chi vive o lavora con persone che vivono situazioni di disagio economico, utilizzando la pratica teatrale come strumento di integrazione e di apertura relazionale.
Ne parliamo con Peppe Fonzo, autore e regista, direttore artistico del Magnifico Visbaal Teatro, che andrà in scena conla sua compagnia il prossimo 29 dicembre, alle 19, al Teatro De Simone di Benevento, con lo spettacolo “Meat” (“Carne”).
-Una messinscena dunque, che  si immagina forte, sanguigna, immediata. Cosa ha convinto nel vostro progetto e come l’avete strutturato?
“E’ stato Ruggero Cappuccio a contattarci, due settimane dopo essere divenuto direttore del “Napoli Teatro Festival”. Ci conosceva come realtà che, per stile e. . . resistenza alle avversità,  può entrare a pieno titolo nel novero di quelle compagnie di “teatro di frontiera”, che operano per superare il disagio che incontrano o che vivono in prima persona, operando professionalmente nel proprio campo,  senza alcuna garanzia. Ci siamo trovati così in cartellone con compagnie che già conoscevamo, e a noi, per certi versi omologhe, come “Teatro Civico 14” di Caserta e “Nest” di San Giovanni a Teduccio, oltre ad altre giovani realtà.
Ci hanno chiesto di fare una programmazione in linea con la nostra storia.
E così abbiamo pensato a “Meat”.
L’ispirazione di ciò che abbiamo creato è al “Mercante di Venezia”, un progetto già proprosto parzialmente l’estate scorsa nella giornata per la riapertura dei teatri cittadini, dinanzi al San Nicola. “Meat”, ovvero carne”, in riferimento alla libbra di carne umana che l’ebreo Shylock chiede ad Antonio, in cambio del prestito concesso e “Meat”, per assonanza al verbo che in inglese significa “Incontrare”, “Meet”, appunto”, perché quest’opera teatrale e quest’esperienza in generale sia  luogo e terreno di scambio, fra carne e sangue, nel segno della carnalità, che è presente con qualcosa di molto crudo, anche sottotraccia, e nei sottotesti dei personaggi, come l’avido e subdolo mercante.”
-Andate in scena con interpreti non professionisti, mi riferisco ai laboratori condotti con i ragazzi delle periferie urbane, alle donne del laboratorio permanente del Magnifico Visbaal e gli utenti/attori del Dipartimento di Salute Mentale di Benevento. Più facile o più difficile che lavorare con attori professionisti?
"Da un lato è più facile, perché c’è l’entusiasmo, la voglia di creare un gruppo vero, di attivare sinergie, la voglia di mettersi in gioco. E del resto è questo è davvero il tessuto connettivo del teatro, con la voglia di fare , di essere presenti e protagonisti, giacché nessuno è obbligato o mosso a partecipare, se non dalla propria passione. I limiti quindi diventano ispirazione e punto di partenza fortissimi.
Lavorare con un gruppo di professionisti è naturalmente agevole, ma spesso in alcuni casi può venir meno lo slancio vero e tutto diventa mestiere.”
-Tornerà la rassegna “Magnifico Teatro”? Sembrava in un primo momento che le difficoltà  nate lo scorso anno con la perdita della sede di via Ponticelli, dopo l'alluvione, fossero risolte...
"La rassegna 2017 è pronta, le date definite. Speriamo di poter avere una sede. Per ora non vi è nessuna certezza in tal senso. Stiamo provando lo spettacolo "Meat", grazie alla disponibilità dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento, al Piccolo Teatro Libertà. Ma il futuro, per quel che seguirà,  è incerto." 
-Nei primi mesi del 2017 dovrebbero tenersi gli Stati generali della Cultura a Benevento. Quali sono le proposte che porterete nel dibattito?
“Agli Stati generali della Cultura, se ci saranno e se ci inviteranno, parteciperemo come professionisti. E  infatti io preferirei però confrontarmi, in quella sede, non solo, naturalmente, con gli amministratori, ma anche con le persone che fanno il mio lavoro per mestiere e dunque rischiano ogni giorno sul campo, davvero. Non critico, certo,  chi fa teatro per hobby, e anzi consegue risultati dignitosi. Ma solo chi vive di questo lavoro può conoscerne davvero potenzialità e difficoltà.  

Parteciperemo, dunque, sempre con atteggiamento costruttivo, offrendo il nostro contributo di idee (e sono tante!) e chiedendo una valida distribuzione di spazi teatrali, perché si possano gestire e far vivere in autonomia. Vogliamo fare molto di buono per la città. Speriamo di averne la possibilità.”