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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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15/02/17

TEATRO - "...Questi sconosciuti!" I Ragazzi de "La Casa di Alessandra", fra miti e contraddizioni dell'universo maschile e femminile

di Maria Ricca

SAN GIORGIO A CREMANO - Si fa presto a dire “eterno femminino”…Come se fosse facile nascere nei panni dell’altra metà del cielo ed accettare un ruolo di subalternità, nell’immaginario collettivo, ben sapendo di valere, per forza interiore, ben più di quel sesso forte, tale, spesso,  solo di nome…
In un percorso teatrale a metà fra ironia e dolorosa consapevolezza, la prof.ssa Giovanna De Luca è stata, per due fine settimana  e tre messe in scena,  regista ed autrice di “Questi sconosciuti”, con Simona Pagliarulo, Alessia Musella, Tracy Morra, Teresa Maraucci, Rosanna Fuscarini, Gaia Salzano, Giulia Morrone, Federica Pisciotta, Serena Petrucci, Camilla Imperato (anche aiuto regista), Geraldino Mandragora, Emanuele D’Arienzo, Vitaliano Ruocco, Francesco Napolitano, Manuel Cosenza, Riccardo Mugavero.
Ed ha riportato in scena i suoi “Ragazzi” de “La Casa di Alessandra”, nel teatro della sede, offrendo agli spettatori una briosa rivisitazione dei luoghi comuni su entrambi i sessi.
La regia , unendo  sapientemente coreografie  coinvolgenti a  motivi noti e cari al pubblico, ha offerto un divertente ed appassionante  spaccato della quotidianità, in un mix accattivante, che ha conquistato gli spettatori dalla prima all’ultima scena .
Ben si son prestati  gli attori e le attrici ad animare le scene di gruppo, difficilissime da dirigere e realizzare con credibilità ed efficacia, se alle spalle non c’è il conforto di studio ed esperienza.
L’appassionata difesa del ruolo delle donne ha visto in primis  l’obiettivo puntato sulle “quote rosa”, utili solo “perché il mondo resti al maschile”, in ogni campo: pubblicità, lavoro, medicina, persino nelle soap alla “Beautiful”…
Così, dopo l’esordio, tutto affidato ai ragazzi,   sulle note famosissime di  The Typewriter di  Leroy Anderson, rese celebri dall’irresistibile sketch con Jerry Lewis, qui riproposto in una scena di gruppo, si è improvvisato, con le ragazze, un balletto alla “Bollywood”, commentando le pubblicità televisive, che esaltano il ruolo dell’uomo, mostrato sempre come invincibile o privilegiato, quando invece è la donna che... “si spacca la schiena”!
Difficile persino la sua prima accoglienza nella vita. Se il figlio in arrivo  si annuncia maschio, infatti, è gioia sicura per il papà e per il nonno, nella sala d’attesa del reparto maternità. Ed è complicato, quindi, conquistarsi il proprio posto nel mondo.  Come nei primi anni, quelli fra l’infanzia e  l’adolescenza, quando “le donne, anzi le femmine (!), sono buone solo a passare i compiti”. Qualcosa migliora nel corso degli anni, sicuramente.  Ma fino ad un certo punto.
L’età adulta è quella dell’assunzione delle responsabilità ed anche qui, sempre vincenti risultano le donne, che sono (o sembrano?) più serie, più mature, più disposte al sacrificio. 
Nessun difetto, dunque? Tutt’altro.
Innanzitutto la tendenza ad idealizzare troppo proprio l’altro sesso, complici certi romanzi Harmony, che dipingono il partner come il principe azzurro, indistruttibile ed appassionato, pronto a soccorrere donzelle in difficoltà. Un “Ken” sbruffone e compiaciuto di se stesso (irresistibile il suo intervento danzato in scena!), a cui una sfaccendata e superficiale “Barbie” fa da utile contorno.
Ma la colpa più grande delle donne è soprattutto quella di non riuscire a fare quadrato, cosa nella quale, invece, benissimo riescono gli uomini, e di preferire il “gossip” e le malignità ad uno scontro diretto e serrato, ma leale.
Sì, certo, conclude l’autrice-regista: “Noi donne abbiamo più sfaccettature del cubo di Rubik!”
Ma siamo pur quelle che muovono il mondo e  tramandano la vita. E, se al Ministero della Difesa, in tutto il pianeta, ci fossero solo donne, invece che uomini, forse si farebbero meno guerre.
La violenza è condannabile, senza se e senza ma, tanto più lo è quella vigliacca e vergognosa nei confronti delle donne.  
Amarle vuol dire soprattutto rispettarle e dar loro la considerazione che meritano.
Si è chiuso con un messaggio di speranza e di fiducia in un domani diverso, per i rapporti fra l’aspetto maschile e quello femminile del mondo.

Un messaggio cantato a squarciagola, liberamente e con entusiasmo, grazie alle parole di Fabrizio Moro e della sua “Alessandra sarà sempre più bella”. Un inno ideale alla vita, nel segno della presenza ideale ed affettuosa dell’indimenticabile e coraggiosa studentessa a cui le attività della “Casa” sempre si ispirano. Applausi e commozione, infine. E la voglia di tornare ad emozionarsi ancora.