PARLIAMO DI...


14/11/25

NAPOLI, fino al 23 novembre - "Caduta nella Rete", brillante debutto al Sancarluccio per la pièce di Ester Chica con Gigliola de Feo


di Maria Ricca

La vita è così. Mentre sei alle prese con la tua normalità, quasi da protagonista di una brillante sit-com, tra la quotidianità di un lavoro monotono, la tenerezza responsabile per una madre anziana, dolce, ma colpevolizzante, un "moroso" on line che non ti si fila per niente, uno spasimante dal vivo che ti soffoca con le sue premure ed un maniaco virtuale che ti approccia con le molestie più inverosimili, tutto può cambiare. E la "Rete" che fino a quel momento ti ha sostenuto, apre le sue maglie e tu resti intontito a chiederti quale sia adesso il tuo posto nel mondo. 

Accade ad Agata, la protagonista della spumeggiante commedia "gialla", scritta da Ester Chica, autrice ed attrice, "Caduta nella rete", in scena fino al 23 novembre al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, produzione Scenario Biondo ed Ester Chica. 

È l'attrice Gigliola De Feo, che condivide la regia della messinscena con Ersilia Saffiotti (aiuto regista Maria Teresa Iannotti),  a dare il giusto volto, con la sua ironica e conosciuta verve, alla sentimentale Agata, che sa opportunamente destreggiarsi fra mille incombenze, sostenuta dall'amico d'infanzia Ercole (un vivace e puntuale Pasquale Donnarumma), dongiovanni da Internet, ed oppressa, ma lusingata, dal corteggiamento mieloso e stucchevole dell'ineffabile Gervasio, a cui ha dato vita, in maniera incisiva e divertente Diego Consiglio

Un'ingarbugliata matassa a cui gioverebbe l'intervento di uno strizzacervelli, che qui si palesa nella presenza di Rebecca Freud, implacabile ed assertiva psicoterapeuta, ma in verità più in crisi dei pazienti a cui dovrebbe indicare la strada, a cui Ester Chica conferisce algida autorevolezza, ben alternando i toni grotteschi con quelli ironici e disincantati. È proprio lei, però, che sa rivendicare, in una memorabile "intemerata", il giusto riconoscimento del valore femminile ("dottoressa" non "signorina", se hai studiato e hai meritato il tuo ruolo lavorativo, con buona pace delle paternalistiche concessioni di un certo modo tutto maschile di leggere ancora il femminile nelle professioni). Ed è sempre lei, però, la prima a cedere,con amaro disincanto, alle lusinghe della Rete, quando il quartetto si trova improvvisamente, in una sorta di scenario orwelliano, a dover scegliere tra il perdere il privilegio dell'essere connessi, in un interscambio continuo tra nevrotica vita reale ed edulcorata esistenza virtuale sui social, e la possibilità di recuperare la propria umanità vera, quella degli abbracci e delle giornate divise tra amore ed amicizia, con il calore degli affetti veri e non presunti. 

La commedia improvvisamente vira su toni più  agrodolci. La leggerezza dell'avvio lascia spazio all'amara consapevolezza che per non soffrire occorra in qualche modo anestetizzarsi e rimanere disincantato, dunque accettare il microchip proposto da un ideale Grande Fratello e preferire la finzione dei social alla verità e alla drammaticità della realtà umana. Ma c'è chi non si arrende...

Diverse, dunque, le chiavi di lettura della pièce, impegnativa nei contenuti, ma profondamente leggera nella forma e nei modi, piacevolissima da seguire, senza cali di ritmo. E quindi si ride e si sorride, sì, fino alla fine, ma a denti stretti, poiché se davvero si fosse chiamati a scegliere tra reale e virtuale, non sapremmo farlo...Non resta, perciò, che lasciarsi andare ad un finale aperto, sottolineato ironicamente dalle coinvolgenti note del sempreverde "T'appartengo" di Ambra Angiolini, panacea ad ogni male, reale o virtuale che sia, tra gli applausi convinti degli spettatori, coinvolti e catturati anche loro in una rete leggera, ma avvolgente, tra serie riflessioni e convinte amarezze.