di Maria Ricca
Ci sono luoghi che si attraversano ogni giorno senza conoscerli davvero. Strade, vicoli, archi e pietre che sembrano familiari e che, all’improvviso, attraverso una storia raccontata, restituiscono voci, leggende e presenze dimenticate. È questo il senso di "Benevento svelata", "storie che camminano", proposta in questo fine settimana dalla Compagnia Stabile di Benevento, e a cura di Viviana Altieri, con Antonio Intorcia e Michelangelo Fetto. Protagonista il Triggio, uno dei quartieri storici più suggestivi della città.
Non una semplice visita guidata, però. Piuttosto una missione: attraversare la città per imparare a guardarla diversamente. Perché chi compie questo viaggio non sarà più soltanto cittadino o turista, ma diventerà custode della sua memoria.
A ciascun partecipante è stata consegnata una mappa, disegnata come un’antica carta. Su di essa le tappe di un itinerario fra storia ed immaginazione, a partire dal Mulino Pacifico: Ponte Leproso, Port’Arsa, Teatro Romano, Arco del Sacramento, Calata Olivella, Fontana di via Porta Nuova, Casa Pisani, Piazzale Piatto, i Morticelli, passando per i vicoli stretti, vie di raccordo nel cuore del quartiere.
Benevento, del resto, nel racconto "nasce dalla forza e dall’acqua, attraversata da due correnti, una visibile e l’altra invisibile". E proprio qualcosa di invisibile sembra unire i partecipanti: una corda, concreta e insieme simbolica, che diventa una vera e propria catena della memoria.
A condurre per mano i gruppi, Michelangelo Fetto e poi Tonino Intorcia, con il garbo consueto, l’acume indiscusso e quella capacità d’improvvisazione necessaria a governare un pubblico inevitabilmente variegato. Ed è accaduto così che proprio i bambini siano diventati quasi i capitani di questo viaggio ideale alla riscoperta della propria città.
Con l’ausilio della mappa gli spettatori si sono orientati fra luoghi reali che progressivamente si sono trasformati in luoghi della memoria. La narrazione è stata così coinvolgente da confondersi a tratti con i ricordi personali, mentre tornavano a vivere, nelle parole dell'interprete-guida, figure appartenenti all'immaginario popolare beneventano.
Su tutte la "Zucculara", presenza inquietante che percorre nella leggenda i vicoli del Triggio e, in particolare, Calata Olivella, facendo risuonare le sue caratteristiche calzature e alimentando paure tramandate di generazione in generazione. Ma sono comparsi nel racconto anche "Mazzamauriello" e l' "Uria" della casa, spiriti questa volta benevoli, presenze di un mondo sospeso fra superstizione, tradizione orale e memoria collettiva.
Ed è forse qui uno degli aspetti più riusciti della passeggiata: naturale vedere i più piccoli ascoltare per la prima volta storie che appartengono alla città in cui stanno crescendo, ma sorprendente osservare gli adulti avvicinarsi agli stessi racconti con identica curiosità, come fosse un territorio non sconosciuto, ma sicuramente da riscoprire, lasciando riemergere dalla mente frasi ed espressioni ascoltate in casa da sempre, magari dai nonni, in un mondo solo apparentemente perduto.
Il viaggio è partito idealmente dal Ponte Leproso, sul fiume Sabato, ed inevitabilmente ha condotto al mito più celebre della città: quello delle streghe di Benevento, le janare che, secondo la leggenda, si riunivano intorno al Noce per celebrare riti e incantesimi, in un'atmosfera cupa, ma pure ludica e partecipativa. Le streghe, peroʻ, si sa, vanno combattute soprattutto quando cercano di insinuarsi nell'intimità della casa. Intorcia ha coinvolto allora direttamente gli spettatori, invitandoli a sperimentare stratagemmi e filastrocche con cui tenere lontane le terribili janare. E qui il pubblico non ha ascoltato più soltanto, ma è entrato nella storia e ha giocato con essa.
Al Teatro Romano è arrivata poi la prova d'attrice di Viviana Altieri, che ha dato corpo e voce a Bellezza Orsini, donna accusata di stregoneria, tormentata dalle sevizie della prigionia e costretta a confessare colpe che proclama di non aver commesso. L'Altieri ne ha restituito la sofferenza con un'interpretazione intensa e convincente.
Ma la memoria che affiora lungo il percorso non appartiene soltanto al mondo delle janare e delle credenze popolari. Scende più in profondità, fino alle antiche radici della città e al culto di Iside, particolarmente importante nella Benevento romana. Il richiamo alla dea egizia è diventato occasione per ricordare come una città non cancelli necessariamente ciò che è venuto prima, ma spesso lo assorba e lo trasformi. Con l'affermarsi del Cristianesimo, all'antica immagine della divinità femminile si è sovrapposta quella della Madonna, evocata nel racconto anche attraverso analogie iconografiche. Un passaggio suggestivo, che ha restituito l'idea delle culture che nel corso dei secoli si sono sovrapposte, contaminate e hanno lasciato tracce le une nelle altre. E Benevento, crocevia di popoli, culti e dominazioni, sembra averle conservate tutte sotto la superficie della città contemporanea.
È presso il cimitero dei Morticelli, dove venivano sepolti i bimbi scomparsi prematuramente, che il cerchio si è infine chiuso. Struggente ancora qui è stato il passaggio di Viviana Altieri, stavolta nei panni di una giovane madre che piange la propria bambina: le mani levate verso il cielo, la ricerca disperata di una risposta impossibile al proprio dolore in una dimensione teatrale raccolta e dolorosa.
Infine gli spettatori sono stati invitati a disporsi realmente gli uni accanto agli altri e, dopo aver percorso le strade, ascoltato le storie e restituito un'identità a luoghi forse attraversati decine di volte distrattamente, si sono dichiarati custodi di quelle memorie ritrovate.
Il sale gettato al centro del cerchio è diventato allora il suggello del viaggio.
“Benevento svelata” è stata teatro, racconto popolare, storia e leggenda in sovrapposizione e la città non semplice scenario, ma essa stessa personaggio, continuando a vivere davvero.
Un'intensa performance che merita sicuramente di venire proposta alle Scuole per qualità e specificità.


