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a cura di MARIA RICCA, giornalista*

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09/04/16

L'INCONTRO - "Il sapore del ghiaccio" e "Glacés", al "Bellini" di Napoli, nel segno del "divenire", fra riflessioni pacate ed intense emozioni


di Maria Ricca

Riparte dall’atmosfera ovattata del “Bellini” di Napoli, tappa napoletana d’obbligo nell’universo culturale,  il tour di presentazione de “Il sapore del ghiaccio”,  l’opera multimediale dello scrittore  Nazzareno Orlando, nata in perfetta corrispondenza di intenti e di emozioni con il musicista Vanni Miele, e la sua “Glacés”,  suite di brani inediti,  che illumina le preziose pagine del libro di nuovi e più intensi significati.
Una serata di riflessioni pacate e di emozioni intense, per riproporre ancora i contenuti di un’opera,  che -  ricorda Aldo Putignano, editore del libro, per i tipi di "Homo Scrivens"  - racconta ad ogni presentazione di emozioni sempre diverse, che nascono a seconda dell’atmosfera  diversa che si crea.  Una serie di scritti, dunque, che non rappresentano  una riflessione compiuta, ma, piuttosto, un costante invito alla riflessione medesima, giacché “il nostro corpo contiene sempre frammenti di altre identità”.
Il volume  raccoglie, com’è noto, frammenti di narrazione, ricordi, flussi di coscienza, elementi lirici, considerazioni esistenziali dell’Autore,  “da cui attingere continuamente – chiosa la giornalista Laura De Figlio, relatrice ed interprete dei contenuti dell’opera, che si avvale della presentazione del regista Ruggero Cappuccio  – per ricavarne sensazioni diverse, magari riprendendolo ogni volta in mano, per rileggerne passi e scoprirne  significati sempre nuovi.  Un progetto sensoriale – ribadisce -  a cui la musica di Miele dà un valore aggiunto, e che si perde fra l’analisi e l’abbandono, un libro caldo, a dispetto del titolo “freddo”, un volumetto di filosofia, nel segno del continuo “divenire”.
Una parola chiave, quest'ultima, che Nazzareno Orlando raccoglie come “guanto di sfida”  intellettuale dalla  giornalista De Figlio,  per raccontarlo, appunto,  questo “divenire”,  nel segno della volontà di “azzerare tutto”, anche se stessi, “e  ripartire di slancio ,  per riprodursi, per generare e per rigenerarsi.  Sfruttando "quell’inquietudine - dice -  che è alla base della volontà di scrittura,  anche  di questo testo”, in cui prosa e versi  “si  rincorrono in una spregiudicata staffetta”, per raccontare “un impasto di sogni e di umane certezze”.
Perché solo  “l’arte di salverà.  E, con lei, la sensibilità degli artisti,  gli ultimi baluardi, le ultime “Meduse”,  a popolare i mari.  Quelli che  lasciano la speranza di una vera rigenerazione, nel loro sottrarsi alla confusione della vita, al grande “intrigo collettivo”, che la realtà odierna è diventata,  coraggiosi nell’ esprimersi,  anche facendo rete, magari unendosi in una filiera con collaborazioni eccellenti, che partecipano della stessa sensibilità.
Proprio come l'inquietudine,  che  unisce lo scrittore Orlando al M°Miele,  “ e deriva -   dice il musicista - dal senso della vera mancanza di qualcosa”.  
Il suo disco “Glacés”, che si unisce al volume,  con le collaborazioni musicali eccellenti di Claudio Citarella e  Manu Carré,  rappresenta tutto quello che non è scritto, ma che è fortemente condiviso dalle due personalità.

“Quattordici brani – conclude il M° Miele, nel presentare i video sul tema, realizzati con Marino Cataudo - nati anche dalla voglia di aprirsi alla scoperta di nuove sensazioni, sempre diverse, di nuovi inaspettati contenuti, magari incontrati quando, alla ricerca di se stessi,  ci si è persi,  volontariamente o meno, ed invece, ci si è ritrovati.”