PARLIAMO DI...


23/05/24

S. GIORGIO A CREMANO - "Letti disfatti" a Villa Bruno, nei "Racconti per Ricominciare", tra inquietudine e follia


di Maria Ricca

TEATRO - La follia può avere varie manifestazioni. Può tingersi di pietà e nostalgia, nella descrizione di una madre che perde la propria figlia minore per suicidio e che però continua a preparare dolci, per dovere, “a protezione” dei propri “cuccioli” e dunque bisogna mangiarli, anche se ormai sono insapori, inodori, al limite del disgustoso. Può vestire i panni della curiosità ossessiva di una grafomane, che cerca di capire, analizzando l’agenda dell’amato, quanto peso abbia avuto lei nella sua vita. Oppure può concretizzarsi negli infelici ricordi di una bambina ormai adulta, che arriva ad odiare l’amato pupazzo panda, perché le ricorda la madre anch’ella impazzita, che l’ha abbandonata al suo destino. Forse è la stessa donna che poi  non accetterà il non poter divenire madre, ostinandosi però a partecipare sarcastica ad un baby shower, party per gestanti, rivelante il genere del nascituro, E, infine, la pazzia può diventare bulimia sessuale e voglia di appropriarsi dell’altro rubandone gli oggetti, solo per resistere ad impulsi potenzialmente assassini o più semplicemente può stemperarsi nell’autocompiacimento per le proprie… deiezioni nasali, come farebbero i bambini. Sono questi i temi di “Letti disfatti”, la pièce messa in scena per i “Racconti per Ricominciare”, green festival di Vesuvioteatro, fino a domenica 26 maggio a Villa Bruno, in San Giorgio a Cremano  e tratta dalle brevi novelle di Véronique Coté e Steve Gagnon. I quattro attori, Francesca Borriero, Carlo Caracciolo, Roberto Ingenito e Sara Missaglia, in pigiama o camicia da notte, si muovono in scena imprigionati al di là di una grata, che richiama l’idea di un ospedale psichiatrico, in preda ai propri deliri, comunicando per flashes e ricordi le proprie emozioni, fino ad ipnotizzare il pubblico che ne segue attento le elucubrazioni. Il risultato finale è un concerto di solisti che non si interfacciano  mai, se non alla fine e per pochi istanti soltanto. Gli applausi di chiusura, tantissimi, e i complimenti agli interpreti, rompono i confini della finzione e riportano alla realtà.