di Maria Ricca
Torna a San Giorgio a Cremano Maurizio De Giovanni e stavolta per presentare "Il tempo dell'orologiaio", edizioni Feltrinelli "Narratori Noir", il nuovo capitolo della serie di recente sua produzione, seguito ideale de "L'orologiaio di Brest".
Incontro intenso, coinvolgente, quello che si è svolto alla Biblioteca Comunale “Sac. Giovanni Alagi”, promosso dal Comune, con "La Bittega delle Parole". A dialogare con lo scrittore è stato l'autore partenopeo Martin Rua, in un confronto ricco di spunti sulla memoria, sul tempo e sulle ferite ancora aperte della storia italiana.
Ad aprire il pomeriggio, i saluti istituzionali della consigliera comunale Raffaella Iuliano, che ha introdotto gli ospiti ed il "confronto dialogante" fra loro, a chiuderlo il neo-sindaco della cittadina vesuviana Michele Carbone.
Fin dall’inizio Martin Rua ha evidenziato uno degli aspetti più affascinanti del libro: il tempo. Un tempo che nel romanzo, come nella vita vera, non è uguale per tutti, ma cambia volto e velocità. Un tempo interiore, più che cronologico, una convenzione capace però di cambiare completamente il senso della vita prima e dopo certi eventi. Ha parlato di momenti storici che trasformano il “colore” dell’esistenza collettiva e ha indicato gli anni Ottanta, in particolare la data della strage alla stazione di Bologna, come simbolica, quella in cui l’Italia perde definitivamente la propria innocenza.
Gran parte del dialogo si è concentrata sugli anni del terrorismo e delle lotte armate, tema centrale del romanzo. Lo scrittore ha ricordato quanto oggi sia difficile far comprendere ai ragazzi il clima di quegli anni: un Paese spaccato, attraversato dalla paura, dove si moriva per ideologie e appartenenze politiche.
“Gli effetti di quel periodo sono ancora presenti”, ha detto De Giovanni, sottolineando come molte persone di allora oggi siano uomini e donne comuni: giornalisti, nonni, professionisti, ex detenuti, persone che hanno cambiato vita o tradito ideali. Eppure quelle vicende continuano a lasciare tracce profonde nell'attualità.
Molto forte anche il passaggio dedicato al personaggio di Sara, nome che richiama volutamente quello di battaglia di Barbara Balzerani. Sollecitato da Martin Rua, De Giovanni ha spiegato di aver cercato di raccontare quel mondo senza semplificazioni. Le idee di cambiamento che animavano molti giovani di quegli anni potevano anche nascere da esigenze reali; ciò che si rivelò tragicamente sbagliato fu il metodo scelto per portarle avanti.
Secondo lo scrittore, quegli anni furono segnati da un nemico spesso invisibile, difficile da identificare, perché immerso nella stessa società civile. Una situazione molto diversa da quella delle mafie, dove l'avversario appare più riconoscibile. Ed è proprio questa ambiguità ad aver reso quella stagione così drammatica.
Nel romanzo trova spazio anche l'unico grande potere che attraversa, sempre uguale a se stesso, la storia italiana, capace di sopravvivere agli anni e influenzare governi, opposizioni e servizi segreti: quello legato al Vaticano. Un riferimento che inevitabilmente richiama misteri italiani mai davvero risolti, come il caso di Emanuela Orlandi.
Martin Rua ha poi definito il libro “molto cinematografico”, anticipando che dal romanzo nascerà una serie televisiva. E in effetti, ascoltando De Giovanni parlare dei personaggi e delle atmosfere, era facile immaginare quelle scene prendere vita sullo schermo.
Bellissima anche la riflessione finale sui luoghi. Pur ambientando quasi tutti i suoi romanzi a Napoli, de Giovanni non nomina mai esplicitamente la città. “Non ce n’è bisogno”, ha spiegato sorridendo. “Basta dire il Rettifilo, il Museo, la Ferrovia. Sono i nomi con cui noi li chiamiamo davvero”.
A chiudere l’incontro, una considerazione molto lucida sul ruolo della narrativa: uno scrittore non deve dare sentenze storiche, ma raccontare esseri umani, contraddizioni, illusioni e fallimenti.
Un pomeriggio di letteratura vero, arricchito dalle letture dal libro di Antonio e Cristina del Centro Teatro Spazio, che hanno accompagnato il pubblico dentro l’atmosfera del romanzo con interventi molto suggestivi. Un'opera che lascia molti spazi aperti di riflessione e il desiderio di continuare a discutere all'infinito.

